domenica 03 giugno ore 02:24 dal blog di nemo: UNA LEZIONE DI CIVILE RIPENSAMENTO CHE RIGUARDA TUTTI NOI- ALLE RADICI- DI ROBERTO ROVERSI

 

 

Mario Bardelli.l’innocente

 

 

 

 

 

 

[audio:https://www.neldeliriononeromaisola.it/wp-content/uploads/2012/06/Mozart-Requiem.mp3|titles=Mozart Requiem]

 

 

 

 

 

da Wikipedia

 

 

(Bologna28 gennaio 1923) è uno scrittorepoeta italiano, libraio ed autore di testi di canzoni, ex direttore del giornale Lotta Continua

Si arruolò fra i partigiani, appena ventenne, e combatté nella Resistenza in Piemonte. Dal 1948 al 2006 ha svolto l’attività di libraio antiquario gestendo a Bologna la Libreria Palmaverde.

Nel 1955 ha fondato con Francesco LeonettiPier Paolo Pasolini la rivista Officina. Nel 1961 ha dato alla luce una nuova rivista, Rendiconti. Di entrambe è stato anche editore. Attorno alla metà degli anni sessanta ha compiuto una scelta destinata a segnare profondamente la sua attività letteraria: ha smesso di pubblicare con i grandi editori, limitandosi esclusivamente a fogli fotocopiati distribuiti liberamente e a collaborazioni con piccole riviste autogestite.

Negli anni settanta Roversi ha scritto numerosi testi di canzoni per Lucio Dalla (per gli album Il giorno aveva cinque testeAnidride solforosa e, sotto pseudonimo, Automobili), e successivamente altri per il gruppo degli Stadio (ad esempio, Chiedi chi erano i Beatles, il più grande successo del gruppo, ma anche MaledettamericatiamoDoma il mare, il mare domadedicata a Maradona).
In particolare alcuni brani scritti da Roversi per Dalla (come Il coyoteNuvolariAnidride solforosa) vengono apprezzati particolarmente da critici musicali e pubblico.

Recentemente, le edizioni Pendragon hanno ristampato tre dei suoi testi teatrali (UnterdenlindenIl CrackLa macchina da guerra più formidabile) sotto la cura del professor Arnaldo Picchi, e hanno pubblicato l’ancora inedito La macchia d’inchiostro.

 

Nel 2006 la Libreria Palmaverde ha chiuso i battenti. Dopo oltre 50 anni di attività, Roberto Roversi e la moglie Elena hanno deciso di ritirarsi a vita privata. Tutti i libri sono stati acquistati da Coop Adriatica. Parte di essi sono stati venduti. Quelli invece di maggiore interesse sono stati donati a biblioteche.

Nel giugno del 2007 ha subìto la prematura morte (causata da un tumore) del figlio, Antonio Roversi, Sociologo e Professore Ordinario all’Università di Bologna.

Nel 2010 dà alle stampe in cinquanta esemplari fuori commercio la versione integrale del poema “L’Italia sepolta sotto la neve”.

 

Il 2 giugno del 2011, in occasione della Festa della Repubblica, la Sigismundus Editrice di Ascoli Piceno pubblica la quarta parte del poema “L’Italia sepolta sotto la neve” con il titolo”Trenta miserie d’Italia”.

 

 

 


 

 

 

 

 

ROBERTO ROVERSI

 

 

ROBERTO ROVERSI CON GIORGIO MORANDI

 

 

 



nemonemo ha postato sul blog cinelibri

————————————-
Roberto Roversi: La mia terra ferita una crepa indelebile nel cuore dell’ Italia

 


C´è una crepa nel cuore dell´Italia. Una crepa nella terra che abbiamo dimenticato e una crepa nella storia che spesso ci pesa ricordare. Sono abbastanza vecchio da aver vissuto il terremoto del 1929: l´Emilia doveva essere infrangibile e invece dormimmo all’aperto per giorni, qualcuno nelle poche macchine che c’erano, tanti nelle tende, e poi fummo sfollati´ a San Marino di Bentivoglio, un piccolo paese in campagna, vicino a Bologna. Costruimmo casette in legno,  ricordo ancora l’odore di colla,  per provare a difenderci e ricominciare.

Anche allora nessuno ricordava le scosse della storia, quando nei secoli passati persino la Torre degli Asinelli era stata danneggiata. L’ Emilia pensa spesso di essere indenne: viene colpita, soffre e dimentica.

Quel che sta succedendo adesso purtroppo
riguarda tutti: abbiamo cementificato i fiumi, trapanato campi e colline. Dalla terra abbiamo risucchiato l´anima rispettabile, senza pietà. E quando arriva un terremoto, la catastrofe ci ricorda la forza imprevedibile e ci trascina nello sgomento.

Conosco bene quelle zone, la Bassa tra Modena e Ferrara, ricordo i campi e l’agricoltura. Poi è arrivato lo sfruttamento, qui come altrove. Ci sono posti con nomi bellissimi, Concordia, Mirandola, San Felice. Sono paesi della pianura, zone che circondano Bologna, paesi a un pugno dalle nostre finestre. Che hanno tremato con loro.

Ma oggi non credo che serva poesia né demagogia, perché la nostra terra l’abbiamo abbandonata. Servirebbe speranza, quella sì. Ma per la speranza occorre una passione che può nascere solo da una visione più grande che non schiaccia i deboli, gli umili, gli indifesi.


Parliamo spesso del senso di comunità che qui, in queste zone, è forte e saldo. Eppure credo, senza essere apocalittico, che
anche quello possa andare smarrito. Nelle disgrazie ritroviamo la reciproca pietà: vengono fuori sentimenti austeri, di collaborazione. Ma sono sentimenti. Quello che serve è una visione, larga, del futuro. Che riconosca il passato e quel che è successo. Che ce lo faccia leggere, finalmente, e che lo voglia cambiare.

Come fecero gli illuministi dopo il terremoto di Lisbona: lo racconta Kant, lo spiega Voltaire. Un progetto per una città nuova. E, senza più bisogno di citare i grandi filosofi, come successe in Friuli. Quella ricostruzione è stata una vera ricostruzione: non c’è esempio uguale.

Oggi viviamo in un tempo arretrato, anche qui, in Emilia. E abbiamo sotto gli occhi le transenne che ancora imprigionano L’Aquila. Serve una tensione operativa, qualcosa che non sia solo percepito come elemosina di Stato ma diventi volontà di Governo per dare un segnale vero.

Per questo vorrei sfuggire alla retorica della comunità ferita che si rialza: può
essere pericolosa perché ogni individuo deve contare su se stesso sapendo di poter contare sullo Stato. Su un’idea di progresso, di futuro. Abbiamo massacrato la terra, l’abbiamo manovrata e vilipesa, abbiamo deviato le acque e consumato natura: anche qui. Impietosamente. E ci siamo dimenticati della crepa, delle tante crepe che si possono aprire.

L´unica vera vittoria sulla tragedia del terremoto sarebbe quella che riconsegnasse alla gente la convinzione culturale, morale e istituzionale del mondo in cui si vuole vivere, lasciando da parte utopie liberistiche, falsamente democratiche. Dobbiamo ritrovare il coraggio di difenderci dal vortice della mortificazione del presente,alzando da terra il sole.

 


( da La memoria di Roberto Roversi, la Repubblica di Giovedì 31 Maggio 2012 )

commenta: http://www.iobloggo.com
————————————-

Condividi
Questa voce è stata pubblicata in GENERALE. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *