24 MARZO 2013 ORE 15:53 DA “OSSI DI SEPPIA” (1925) DI EUGENIO MONTALE

 

 

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Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

 

Autore Eugenio Montale
Titolo dell’opera Ossi di seppia
1ª edizione 1925
Genere poesia lirica
Forma metrica Due quartine composte da 7 endecasillabi ed un doppio settenario. Rima: ABBA-CDDA. Interna la rima con “strozzato” del v. 2.

 

Figure retoriche

  • Anafora: vv. 2-3-4-6-7 “era”
  • Allitterazione: vv. 2-3-4 “era il rivo strozzato che gorgòglia,/era l’incartocciarsi della foglia/riarsa, era il cavallo stramazzato” v. 8 “…e il falco alto levato
  • Enjambement: vv. 3-4; vv. 5-6; vv.7-8
  • Si segnala la tecnica del correlativo oggettivo che genera, a livello retorico, le metafore introdotte da “era”

 

Commento

Spesso il male di vivere ho incontrato è una delle più alte poesie della raccolta Ossi di seppia presente nella sezione eponima. Già partendo dal titolo dell’intera raccolta e della particolare sezione in cui risiede la poesia, è possibile segnalare alcune caratteristiche fondanti di tutta l’opera. La poesia di Ossi di seppia è una poesia che, come l’osso di seppia, si lima, si fa «scabra ed essenziale», riduce le pretese eroiche e celebrative dei “poeti laureati” (in particolare Gabriele d’Annunzio, come si legge nei I limoni), per avvicinarsi alla quotidianeità, alla concretezza delle cose e spostandosi verso l’uso di toni ironici e colloquiali desunti in parte dal crepuscolare Guido Gozzano.

 

 

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