29 gennaio 2014 ore 11:08 SE VOGLIAMO FARE UN PASSETTO PER DIMINUIRE I NOSTRI LUGUBRI PRECONCETTI SULLA MENTE IN RELAZIONE AL CORPO—COMINCIAMO DA UN PREMIO NOBEL : ERIC KANDEL —PER ORA CONOSCIAMO QUESTO STRAORDINAIO VECCHIETTO, PER LE PARTI TECNICHE LE GUARDIAMO COME FIGURE DI GEROGLIFICI—AVENDO GRANDE FEDE! RAGAZZI, LO SAPRETE ANCHE VOI SE AVETE STUDIATO COSE ASTRUSE: IL METODO CHE VI SUGGERISCO E’ PROVATO—PERO’ LE PALLE DA METTERCI SONO VOSTRE!—! “NON E’ IMPORTANTE” OCCUPARSI DI QUESTE COSE!”—CON 2 ESCLAMATIVI!!!!!!!!!!!!!!

INN

Istituto Nazionale di Neuroscienze

Intervista a Eric Kandel 

 

 

Eric Richard Kandel (Vienna7 novembre1929) è un neurologopsichiatraneuroscienziatostatunitense.

Professore di biofisicabiochimica presso la Columbia University dal 1974: è uno dei maggiori neuroscienziati

del secolo appena trascorso. È il primo psichiatra americano[1] ad aver vinto il Premio Nobel per la medicina

(nel 2000), conseguito per le sue ricerche sulle basi fisiologiche della conservazione della memoria nei neuroni[2],

premio che condivide con i colleghi Arvid CarlssonPaul Greengard. Kandel lavora alla Columbia University dal 1974

 

05.10.2010 

 

Eric Kandel, in visita all’INN, racconta i traguardi recenti della ricerca scientifica nell’ambito

dei meccanismi che regolano la memoria. Le scoperte rilevanti sono almeno tre,

ma il futuro è nelle mani delle tecniche di “imaging”.

 

Per il futuro delle neuroscienze l’attenzione è puntata sul perfezionamento

delle tecniche di imaging

 

Eric Kandel, austriaco di nascita, è un neurologo, psichiatra e neuroscienziato. Dal 1974 è titolare

della cattedra di biofisica e biochimica presso la Columbia University e nell’anno 2000

ha vinto il Premio Nobel per la medicina, conseguito grazie alle ricerche sulle basi fisiologiche

della conservazione della memoria nei neuroni.

Tra il 4 e il 5 ottobre il professor Kandel è stato a Torino per incontrare il Presidente dell’Istituto

Nazionale di Neuroscienze (Inn) e visitare il Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso”.

Riportiamo l’intervista che Premio Nobel ha gentilmente rilasciato in quella occasione.

 

Professor Kandel, a che punto è arrivata la nostra comprensione dei meccanismi

della memoria? E in che modo ritiene stia evolvendo?

Oggi disponiamo di dati scientifici che ci hanno permesso di comprendere quali sono i meccanismi

generali che regolano l’archiviazione dei ricordi. Sappiamo ancora poco, invece, dei circuiti neurali

coinvolti nell’archiviazione dei diversi tipi di memoria.

Riguardo ai meccanismi generali, possiamo riassumere che: la memorizzazione a breve termine

coinvolge proteine capaci di regolare l’efficienza della trasmissione sinaptica; la memoria a lungo termine,

invece, dipende dalla modificazione dell’espressione dei geni che regolano i processi di crescita

delle nuove connessioni sinaptiche.

A partire da queste conoscenze di base è stato possibile individuare altri elementi coinvolti

nei processi di memorizzazione. Uno di questi è il cromo, metallo che partecipa

alla formazione di ricordi a lungo termine.

 

Tra le recenti scoperte neuroscientifiche, quali sono le più rilevanti?

Direi che sono almeno tre.

Grazie ai lavori dello statunitense Tom Jessel, conosciamo meglio lo sviluppo del cervello e,

in particolare, del midollo spinale;

i coniugi norvegesi Edvard Moser e May-Britt Moser hanno scoperto le “cellule grid”,

situate nell’ippocampo e responsabili della costruzione delle mappe spaziali.

 

Infine, non possiamo tralasciare i neuroni specchio, scoperti nel sistema motorio dei primati

dall’italiano Giacomo Rizzolati. Nonostante i passi avanti in queste tre direzioni, ritengo che il vero

motore verso una conoscenza sempre più approfondita del cervello umano sia il progressivo

aumento del potere risolutivo delle tecniche di imaging.

 

Durante questi anni molti ricercatori italiani hanno avuto l’opportunità di lavorare

con lei negli Stati Uniti. Qual è la sua impressione riguardo alle menti italiane?

Finora sono stati davvero molti i postdoc italiani passati per il mio laboratorio, a partire da Marcello Brunelli

che ha lavorato con me negli anni Settanta. Si tratta di ricercatori estremamente bravi; alcuni di loro poi,

sono semplicemente straordinari. Personalmente credo sia più semplice per gli scienziati italiani

dimostrare il loro valore all’estero, e negli Stati Uniti in particolare.

Il motivo è che, una volta tornati in Italia, il loro impegno come docenti è così gravoso

da prosciugare molta della loro creatività.

 

Può dirci qualcosa sui nuovi farmaci per la cura delle malattie mentali?

Purtroppo conosciamo così poco delle basi neuro-anatomiche e dei meccanismi cellulari alla base

delle malattie neurologiche e psichiatriche che è molto difficile sviluppare nuovi farmaci.

L’unico a fare eccezione è il sistema dopaminergico di cui conosciamo bene i circuiti nervosi regolatori.

Per la schizofrenia, e lo stesso discorso vale in parte per la depressione, non siamo riusciti

ad andare oltre il blocco dei recettori della dopamina e l’inibizione selettiva del recupero

pre-sinaptico della serotonina.

 

Ogni mese lei partecipa in qualità di esperto al programma televisivo

The Charlie Rose Show. Crede sia uno strumento di comunicazione efficace?

Io mi diverto moltissimo a partecipare al The Charlie Rose Show. Propongo le tematiche e gli ospiti

con cui approfondirle in diretta. Credo che il programma stia avendo un buon impatto

sulla divulgazione scientifica negli Stati Uniti e sono sicuro che strumenti di comunicazione

di questo tipo sarebbero estremamente efficaci in Italia, forse addirittura più che negli Stati Uniti.

 

 

 

Contatti

Ufficio stampa dell’Istituto Nazionale di Neuroscienzewww.ist-nazionale-neuroscienze.unito.it

Elisa Frisaldi

elisa.frisaldi@unito.it

Cell. 340 2809442

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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