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“In questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso…” (Carlo Levi)
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Questa è l’immagine di un uomo che porta via un neonato (miracolosamente illeso) dalle rovine del mercato nella città antica di Aleppo, bombardato (sembra) dal regime di Assad per contrastare i ribelli che occupano la zona.
E’ una delle poche fotografie non macchiate di sangue che testimoniano una mattanza ormai protratta da tempo, spesso particolarmente crudele proprio nei confronti dei bambini.
Poco importa che l’immagine sia stata ripresa in Siria od altrove: in quell’immenso groviglio che è il mondo arabo-musulmano diventa difficile (almeno per i più) districarsi tra etnie e fazioni, ed è praticamente impossibile capire chi siano i ‘buoni’ e chi i ‘cattivi’.
Rimangono le testimonianze, questa come altre, che stanno, giustamente, facendo il giro del mondo, superando molte parole.
Al di là della reazione emotiva che può suscitare, lo scatto è potente perché, nella sua semplicità, è equilibrato (la composizione è perfetta, con le due diagonali create dalla postura dell’uomo e del bambino e i loro sguardi che ‘spingono’ verso i due lati opposti dell’immagine), ricco di contrapposizioni (il candore dell’abito del neonato e della T-shirt dell’uomo che ‘staccano’ dal fondo fatto di macerie ma, soprattutto, le due ‘età’ dell’uomo e il sottile confine tra la vita e la distruzione) e ci racconta una storia (ci sarà un legame parentale tra l’adulto e il bambino?) come solo le grandi fotografie sanno fare.
Postato 3rd June da Giulia Lich
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E’ bello pensare che le immagini abbiano una vita propria e un destino diverso da quello dei ritratti in carne e ossa. Sicuramente questa avrà una vita lunga e felice.