18:29 per chi ha a cuore “le canzoni popolari/ polari” —DALLA DOTTISSIMA DONATELLA – che oltre a fare ricerche, le ha sempre cantate con una voce che “poteva” —secondo i momenti—essere “straordinaria di dolcezze-mille venate-alte e basse” e di odio, ricordo la canzone della guerra civile spagnola : ” galo preto e galo roxo”

 

 

 

La bevanda sonnifera- E la mia mamma l’è vecchierella.

 

 

 

E la mia mamma l’è vecchierella
suso a bonora mi fa levar

E la mi mette le secchie in spalla
a la fontana la mi fa andar

E quan l’è stata a la metà strada
un cavaliere l’ha già incontrà

Sénteve qui bélla figliéta
che intanto l’acqua si schiarerà

E io non posso e a qui séntarmi
che la mia mamma prèsia m’à dà

Io pagherei cento e ducati
solo una notte dormir con te

Torò consiglio de la mia mama
se lamia mama consiglierà

O cara mama ho già da dirti
che un cavalier m’ha dimandà

E toi, toi bela figliéta
che i verà boni da maritar

E quando è stato la mezzanotte
il cavaliere s’è indormensà

E quand’ è stato ‘n oretta sera
il cavaliere son già rivà

E quand’è stato in mezzo la cena
un bichier di acqua le à dimandà

Invece a darci un bicchiere di acqua
un bichier d’indormiaessa g’à dà

Tutta la notte lui dorme e dorme
non si rammenta più dell’amor

E suso e suso bèl cavaliere
contate i bési che m’ài ga dà

E con ‘na mano contava i bési
e con quell’altra sugava j’oci

Perché piangi sor cavaliere
piango la notte che ho mal pasà

 

 

Questa versione è delle mondine di Scardovari, Porto Tolle ( Rovigo), 10 aprile 1968, raccolta da Leydi e riportata in ” Senti le rane che cantano”, Castelli, Jona, Lovatto, pag 240-241
Il tema del cavalier che cerca di sedurre la ragazza del popolo alla fontana sta alla base di questa ballata molto conosciuta, ampiamente diffusa nell’Italia settentrionale, da cui si è propagata in quella centrale e meridionale. Nel 1866 Bolza la intitola ” L’amante deluso”, mentre Righi nel 1863 e Nigra nel 1888 la battezzano ” La bevanda sonnifera”, mettendo in evidenza il motivo del narcotico ( indormia in molti dialetti settentrionali) con cui l’astuta madre sconfigge le velleità erotiche del cavaliere, senza per questo rinunciare al lauto e imprevisto guadagno. In questa versione la madre suggerisce alla figlia di prendere i cento ducati:” Prendili, prendili, che saranno utili per maritarti”. Un’ampia disamina della ballata, delle sue filiazioni, derivazioni e metamorfosi ( sino a rappresentare un lontano antecedente di “Bella Ciao”, è stato fatto da Leydi 1995, pp.192-205, con una decina di lezioni e rispettivi esempi melodici.

 

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