Civati: «Se mi chiedono di scegliere fra Si e Pisapia starei a casa. E tanti come me»—IL MANIFESTO DI IERI

IL MANIFESTO DEL 16 LUGLIO 2017—DANIELA PREZIOSI

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POLITICA

Civati: «Se mi chiedono di scegliere fra Si e Pisapia starei a casa. E tanti come me»

Civati, sullo ius soli il Pd si è infilato in un brutto guaio?

Si è incasinato. Hanno traccheggiato, adesso la discussione è impostata male e il voto è troppo vicino perché le forze politiche siano generose.

Voi siete pronti a votare la legge?

Sì. L’abbiamo votata alla camera. È una legge timida, solo la demagogia di questo paese l’ha fatta diventare un mostro.

Dalla vostra festa, a Reggio Emilia, lanciate un appello per l’unità delle sinistre?

Siamo all’ottava edizione del nostro Camp estivo. Si chiama ’Manifesto’. Per noi è il vero nome della lista unitaria che vogliamo: è una bella parola, fa pensare alla necessità di manifestare, di fare una proposta al paese, fa pensare alla trasparenza e a un progetto politico: non basta l’incontro fra diverse sensibilità, serve anche una forte caratura politico-culturale.

Non lo dica a noi, la parola «manifesto» è bellissima. Ma è il profilo della lista unitaria il problema: ci sono differenze non dette, magari un possibile accordo di governo dopo il voto?

Non sono così pessimista. Per ora prevalgono i distinguo, ma c’è molto che ci accomuna. Sarebbe un crimine non fare una lista unica. Sono infastidito da certe insistenze polemiche.

Con chi ce l’ha? D’Alema, Fratoianni?

Ce l’ho con tutti quelli che preferiscono distinguersi sulla base di quello che è successo anni fa. Bisogna essere intelligenti e provare a costruire un progetto. Noi lo abbiamo fatto e lo mettiamo a disposizione di tutti. Al dibattito (oggi, ndr) ci saremo noi di Possibile, Sinistra Italiana con Fratoianni, Campo progressista con Capelli e Mdp con Speranza. L’area del Brancaccio non c’è per motivi di agenda, ma mi pare che Nicola la rappresenti abbastanza. Veniamo al dunque. Basta cantieri paralleli. Decidiamo subito.

Ripeto: ma se dopo il voto i vostri parlamentari fossero indispensabili per governare, accetterebbe un’alleanza?

Ma con chi? Oggi il primo partito sono i 5 stelle. Non è per ipocrisia, ma prima prendiamo i voti poi le rispondo. Se saremo necessari a un governo vorrà dire che abbiamo preso molti voti. Se invece ci saranno due liste i voti saranno pochi, perché passerebbero il tempo a distinguersi l’una dall’altra.

Quando a sinistra questo nodo è stata accantonato, è finita male. Non lo teme?

Non è detto, qui al Camp abbiamo ospitato una socialista portoghese che ci ha fatto un corso accelerato: loro governano dai socialisti ai trozkisti. Io non penso a un’alleanza con Renzi, ma quello che faremo dopo il voto dipende dal risultato. Vedremo che succederà: il Pd scaricherà Renzi? Si dividerà?

La sua alleanza è da chi a chi?

I quattro soggetti qui a Reggio Emilia (Possibile, Cp, Mdp, Si, ndr), ma la discussione è aperta alle forme più radicali.

Cioè Rifondazione.

Spero che la posizione orgogliosa del Prc cambi. Il mio slogan è «da Boccia a Che Guevara». Mandiamo un messaggio a Cuperlo, ostaggio nel Pd: Gianni, ti aiutiamo a scappare.

E il messaggio a Pisapia?

Ma ci ho parlato già. Se Pisapia e Bersani propongono il programma di Piazza di SS.Apostoli, se dicono patrimoniale e via l’art. 18, le condizioni per cui Fratoianni ed io abbiamo lottato le abbiamo ottenute.

E se alla fine lei dovesse scegliere fra Si e Insieme?

Starei a casa. E credo che farebbero così molti elettori.

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