ROSY BINDI, UNA RAPPRESENTANTE DELLA ” POLITICA ERRANTE ” CON ROMANO PRODI, E’ INTERVISTATA PER ” IL FATTO” DA GIAMPIERO CALAPA’ SULLA RECENTE SENTENZA SU ” MAFIA CAPITALE”

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 22 LUGLIO 2017

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sabato 22/07/2017

Bindi: “Roma è stata in mano ai mafiosi, fate ricorso”

La presidente dell’Antimafia: “Il Mondo di mezzo, per me, è una cosca”. “Abbiamo una magistratura inquirente con professionalità e strumenti adeguati a leggere i fenomeni mafiosi forse non ne abbiamo una giudicante altrettanto specializzata”

Bindi: “Roma è stata in mano ai mafiosi, fate ricorso”

“C’è poco da esultare a Roma, la città è stata per anni in mano a un patto corruttivo”. Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, sul “Mondo di mezzo” di Carminati e Buzzi fa questa riflessione: “In Italia si fa sempre un po’ fatica a capire cosa è mafia”. Per il Pd romano, colpito dall’inchiesta, crede “che il lavoro da fare sia ancora lungo, ma il M5s non è più in luna di miele con Roma e tutta la politica deve comprendere meglio la frattura creata con la parte sana della città”.

Pene esemplari in 1° grado, ma molti esultano perché non è mafia?
Auspico l’appello da parte della Procura. Le mafie a Roma coesistono con un patto di non belligeranza nato con la garanzia della Banda della Magliana. Ostia, 300mila abitanti, è commissariata per mafia. E anche il Mondo di mezzo, secondo me, è mafia.

Prima della sentenza, gip, Riesame e Cassazione sulle misure cautelari, avevano stabilito l’esistenza di Mafia Capitale. Cos’è successo?
Aspettiamo le motivazione per capirlo. Posso dire che mentre abbiamo una magistratura inquirente con professionalità e strumenti adeguati a leggere i fenomeni mafiosi forse non ne abbiamo una giudicante altrettanto specializzata: questa è un’opinione personale di cui mi prendo la responsabilità non coinvolgendo la commissione che presiedo. Ma noto che a riconoscere la mafia in sede giudicante si fa sempre un po’ fatica. Intanto il reato è stato introdotto solo nel 1982, dopo le morti di Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ci sono volute le stragi di Capaci e via D’Amelio per introdurre il 41bis. Poi si è fatto fatica ad ammettere che le mafie potevano varcare i confini geografici, che potessero essere tali anche lontano da Corleone, dalla Locride o da Caserta. Oggi la Lombardia è la quarta regione per presenza delle ’ndrine.

La sentenza romana è spia di un’altra fatica?
Sì, per alcuni se non c’è il timbro di Cosa nostra, della ’ndrangheta o della camorra non è mafia. Eppure abbiamo già riconosciuto l’esistenza di mafie nigeriane, cinesi, rumene, russe… Difficile non poter definire mafia quella del Mondo di mezzo, dal momento che il metodo mafioso utilizzato dagli imputati appare evidente: estorsione, minacce e intimidazione, corruzione, relazioni trasversali con la politica, infiltrazioni nella pubblica amministrazione.

Carminati, Buzzi e Brugia non saranno più al 41bis…
Dopo la sentenza è giusto così, non ci sono dubbi. Il 41bis è una norma giusta se correttamente applicata.

Per lei non c’è il rischio che possano ritornare leader anche dal carcere?
Se accadesse credo che in sede di Appello sarebbe più difficile sostenere che non si tratti di capi mafia.

La politica ne esce a pezzi. Anche il suo Pd. In che stato è ora il partito romano?
Il Pd ebbe una reazione degna della gravità della situazione. Certo il lavoro da fare è ancora lungo e non solo per i comportamenti perseguibili penalmente che ci sono stati. È il rapporto di fiducia con la città che non c’è più. Poi le sentenze sui partiti le emettono i cittadini con le elezioni e, infatti, così è stato a Roma. Ma anche chi ha vinto, il M5s, già non è più in luna di miele con i romani. La frattura è tra Roma e tutta la classe dirigente, credo che questo le istituzioni farebbero bene a capirlo prendendosi le proprie responsabilità perché conviene alla città. Il mio partito, la politica tutta, ma anche gli imprenditori, l’associazionismo e la cooperazione, dopo il Mondo di mezzo, dovrebbero ritornare a occuparsi del mondo reale, da cui troppo spesso sono ancora distanti.

Conferma che non si ricandiderà nel 2018?
Sì.

Dipende dall’attuale leadership del Pd?
Non solo, sono stata quasi 30 anni in Parlamento ed è un momento poco entusiasmante per la politica.

Dalla sua tenda vede quella di Romano Prodi?
Sì, entrambi sembriamo rappresentanti della politica errante.

 

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3 risposte a ROSY BINDI, UNA RAPPRESENTANTE DELLA ” POLITICA ERRANTE ” CON ROMANO PRODI, E’ INTERVISTATA PER ” IL FATTO” DA GIAMPIERO CALAPA’ SULLA RECENTE SENTENZA SU ” MAFIA CAPITALE”

  1. Carine scrive:

    Anche spiritosa la Rosy nazionale! Certo che persone come lei sarebbero indispensabili in un partito che volesse veramente attuare le promesse della vigilia elettorale.

  2. CasaAfrica scrive:

    brava Rosy, come sempre. Incredibile che a lei siano state preferite altre donne come Boschi etc. Bé neanche poi tanto incredibile dato che Rosy mai e poi mai è stata gregaria di chicchessia, loro sì.

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