IL SOLE 24 ORE- 30 GENNAIO 2011
Eschilo fa risentire la sua voce tragica
Daniela Marcheschi
aeschylus – agamemnon a cura di Nanni Cagnone Racconto per figure di Mimmo Paladino Modena, Galleria Mazzoli pagg. 120|S.i.p.

Nanni Cagnone – nato a Carcare, Savona, nel 1939 – è una delle maggiori personalità della nostra letteratura contemporanea. Autore di notevole originalità è anche abile traduttore, saggista, giornalista, editore. Ha inoltre scritto di pittura ed è stato anche direttore creativo di agenzie di pubblicità, docente di estetica.
Ora Cagnone si ripresenta in veste di traduttore – e che traduttore – dell’Agamennone di Eschilo, in una raffinata edizione accompagnata da un suggestivo «Racconto per figure» di Mimmo Paladino. La sensibilità per il linguaggio, la capacità inventiva dell’autore ligure risaltano nell’incontro con la potenza espressiva dell’Eschilo dell’Orestea, la trilogia di cui Agamennone è la tragedia d’apertura. Agamennone racconta del figlio di Atreo, signore di Argo e capo degli Achei vittoriosi a Troia, che fu ucciso per congiura di Egisto e di Clitennestra: l’uno voleva vendicare il padre Tieste, l’altra, già moglie di Agamennone, non gli perdonava il sacrificio della loro bellissima figlia Ifigenia, compiuto per avere venti favorevoli alla partenza per la guerra di Troia. Un Cagnone in stato di grazia dà così vita a una delle più belle versioni moderne della tragedia eschilea, tanto più ammirevole quanto più aumentano oggi i traduttori, ma scarseggiano i poeti. Cagnone riesce a restituirne la forza visionaria, l’aura mitica e gravida di oscure minacce in una lingua ricca di felici invenzioni lessicali, che sa impennarsi e solidificarsi in un «ritmo imperterrito, senza ostentazione», come si legge nell’introduzione di Cagnone. È un ritmo di sapore arcaico e moderno insieme. Bastino i versi del primo stasimo: «O Zéus sovrano e aiutante Notte, / acquisto di grandi ornamenti, / tu che sui baluardi di Troia / gettasti la rete che ben ricopre» (vv. 356-361). Oppure le parole di Agamennone, lieto di far ritorno a casa dove è accolto da una Clitennestra dissimulatrice: «Sì, rari gli uomini / in cui innato un rispetto senza invidia / per l’amico che ha fortuna, poiché / seduto presso il cuore, l’astioso veleno / raddoppia il peso a chi ha contratto il male: / è gravato colui delle sue pene / e riguardando l’estranea floridezza geme. / Per esperienza, bene conoscendo lo specchio / della società, potrei dire simulacri d’ombra / quei che credevo assai devoti» (vv. 833-840).


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