LIMESONLINE, 4 GENNAIO 2018 — LE DUE NARRAZIONI DEI MEDIA ARABI SULLE MANIFESTAZIONI IN IRAN

 

LIMESONLINE.COM—4 GENNAIO 2018

http://www.limesonline.com/le-due-narrazioni-dei-media-arabi-sulle-manifestazioni-in-iran/103968

 

Le due narrazioni dei media arabi sulle manifestazioni in Iran

Iranian students protest at the University of Tehran during a demonstration driven by anger over economic problems, in the capital Tehran on December 30, 2017. Students protested in a third day of demonstrations sparked by anger over Iran's economic problems, videos on social media showed, but were outnumbered by counter-demonstrators. / AFP PHOTO / STR (Photo credit should read STR/AFP/Getty Images)

Proteste a Teheran, dicembre 2017. Foto di STR/AFP/Getty Images.

I moti di piazza iraniani hanno naturalmente attirato l’attenzione delle piattaforme mediatiche arabofone.

Teheran(al-Sharq al-Awsat, al-Mayadin)

 

I moti di piazza iraniani hanno naturalmente attirato l’attenzione delle piattaforme mediatiche arabofone.
Quelle di proprietà saudita si sono “gettate” sugli eventi dedicandogli rubriche ad hoc: il quotidiano panarabo al-Sharq al-Awsat presenta le proteste come se fossero ancora al proprio apice, elencando numerose fulcri del dissenso e un numero crescente di violenze nel paese.
La copertura saudita si trova ormai controcorrente rispetto anche a quella occidentale, che narra la fase calante dei moti esplosi nel mese scorso e culminati negli ultimi sei giorni. La visione dominante sulle pagine di al-Sharq al-Awsat è quella di un regime iraniano in cui convivono due anime, quella riformista del presidente Rohani e quella militarista dei pasdaran, con la prima incaricata per il momento di gestire il dissenso popolare e la seconda che si è già detta disponibile a intervenire con il pugno di ferro se necessario.
La narrazione dei media filo-iraniani come al-Mayadin è invece incentrata sui tentativi di infiltrazione delle potenze “nemiche dell’Iran”, ricalcando le parole della Guida Suprema Ali Khamenei. Le notizie dell’ultim’ora, riprese dal ministero dell’Interno iraniano, narrano pertanto l’arresto di un gruppo di “terroristi” nell’area frontaliera di Piranshahr, non lontano dal confine con il Kurdistan iracheno. Il quadro degli agenti esterni “infiltratisi di recente” e già attivi nella destabilizzazione del paese è tessuto attraverso una fitta rete di comunicati governativi.
La realtà degli eventi in corso appare più complessa di come viene dipinta sui media arabofoni, caratterizzata da diverse componenti anche all’interno del fronte dei manifestanti. Le proteste sono state innescate da rivendicazioni di carattere socio-economico, ma sono state anche connotate da una polarizzazione politica prettamente iraniana, con alcuni sostenitori di Rouhani restii a appoggiare un movimento che ritengono sia stato innescato a Mashad dai seguaci dell’ex-candidato conservatore alla presidenza Ebrahim Raisi.
La componente anti-regime appare per il momento marginale, ma destinata comunque a fare notizia per una dichiarazione di sostegno del premio nobel Shirin Ebadi, o per le immaginicircolate sui social media che mostrano presunti manifestanti iraniani intenti a sventolare le bandiere della rivoluzione siriana e bruciare i ritratti di Bashar al-Asad.
I mercati petroliferi nel frattempo risentono della crisi iraniana e registranoil principale rialzo dei prezzi del greggio dalla metà del 2015: uno sviluppo che fa temporaneamente gli interessi del taglio sulla produzione decretato dall’intesa russo-saudita.


Dettaglio di una carta di Laura Canali. Localizzazione a cura di SiriaLibano.

Dettaglio di una carta di Laura Canali. Localizzazione a cura di SiriaLibano.


Partito di governo iracheno verso la scissione in funzione elettorale
Baghdad (al-Hayat) Le indiscrezioni trapelate dalla commissione elettorale irachena parlano di una possibile modifica del regolamento attuale che permetterebbe al partito di governo al-Da’wah di presentarsi in due liste diverse alle prossime elezioni in programma il 12 maggio. Al-Da’wah è un partito islamista sciita e vi appartengono sia l’attuale primo ministro Haidar al-Abadi che il suo predecessore Nuri al-Maliki. Tale eventuale scissione in funzione elettorale sarebbe solamente la conferma della crescente polarizzazione interna al partito, di cui Maliki rappresenta l’ala più “iraniana” e Abadi quella più attenta a equilibrare le pressioni regionali, con tanto di aperture all’Arabia Saudita.


Omar al-Bashir annuncia estensione del cessate il fuoco nelle zone calde del Sudan
Al-Khartum (al-Sharq al-Awsat) Il presidente sudanese Omar al-Bashir ha annunciato l’estensione unilaterale di tre mesi del cessate il fuoco in vigore nelle regioni del Nilo Blu, del Kordofan Meridionale e del Darfur. La tregua era terminata a fine 2017, ma sulla base di quest’ultimo decreto presidenziale verrebbe estesa fino alla fine di marzo.

Condividi
Questa voce è stata pubblicata in GENERALE. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *