TOMASO MONTANARI, Venezia, lo schiaffo di Banksy alla Biennale del potere — IL FATTO QUOTIDIANO DEL 27 MAGGIO 2019 ++ VIDEO DI BANSKY DA IL POST + ALTRO

 

Il video su Instagram è accompagnato da un testo che dice: «Sistemo il mio banchetto alla Biennale di Venezia. Nonostante sia l’evento artistico più prestigioso e importante del mondo per qualche ragione non sono mai stato invitato». — 

 

ENTRA NEL LINK SOTTO ( IL POST ) PER VEDERE IL VIDEO:::

Il video di Banksy a Venezia (per la Biennale e contro le grandi navi)

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO.IT –27 MAGGIO 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/05/27/venezia-lo-schiaffo-di-banksy-alla-biennale-del-potere/5210204/

 

 

Venezia, lo schiaffo di Banksy alla Biennale del potere

 Il murales nel quartiere Ca’ Foscari: il palazzo ora è stato valutato 4,5 milioni di euro – Ansa

L’opera – il video di Banksy a due giorni dal via della Biennale

 

 

di  | 27 Maggio 2019

 

 

 

L'immagine può contenere: testo e spazio all'aperto

Pier Luigi Olivi — facebook dell’autore

 

 

“Venezia, Venezia / Che ignori i poeti / E celebri i mercanti. / Sotto i rostri rapaci / Oscena risplende / la bianca carcassa / La piramide delle parole /Si dissolve /Nell’expo permanente / Di chiese e palazzi / Oh! Venezia Venezia / Città della diaspora / Palcoscenico della memoria /Sepolcro di alieni”.

Questi versi di Pier Luigi Olivi sono stampati in 25 lingue in un magnifico libro le cui pagine riproducono opere realizzate da Luigi Gardenal con relitti recuperati in Laguna. 40 esemplari contenuti in astucci ricavati dagli stessi materiali sono stati donati a capi di Stato di tutto il mondo, al Papa, alle autorità venete e a quelle dell’Unesco: perché capiscano – sono le parole dell’introduzione di Salvatore Settis – che “non c’è città senza cittadini. Che non c’è rigenerazione urbana senza rigenerazione umana. Che non c’è salvezza per Venezia senza una politica del lavoro, della casa, dei giovani”.

Le altre copie di Venezia, Venezia sono in vendita per finanziare “associazioni di cittadini che lottano sul territorio perché Venezia continui ad avere un futuro come comunità”. A fianco di queste associazioni si è schierato, nelle ultime ore, l’artista più influente (e certo il più intelligente) del mondo: Banksy.

Mercoledì scorso il profilo Instagram dell’artista (e del suo collettivo) ha pubblicato uno strepitoso video di un minuto girato a Venezia il 9 maggio, e ora visto da quasi tre milioni di persone. La didascalia, come sempre ironica e stringatissima, dice: “Eccomi a montare il mio stand alla Biennale di Venezia. Nonostante che sia il più grande prestigioso evento artistico nel mondo, per qualche ragione non sono mai stato invitato”.

Nel video si vede un artista di strada, dal volto nascosto, che allestisce nei pressi di San Marco una sua personalissima ‘mostra’: un sistema di cavalletti regge nove tele che compongono l’immagine di una delle mostruose grandi navi che passano nel Bacino di San Marco.

Lo stile è quello dei dipinti-souvenir che si moltiplicano per le calli veneziane, ma il soggetto è una contundente denuncia. Si vedono turisti e veneziani che si fermano a guardare e a commentare l’opera, e infine entrano in scena gli agenti della polizia municipale veneziana che fa smontare l’opera e caccia l’artista che non ha la licenza per esporre e vendere in strada: sullo sfondo passa, indisturbata, una vera Grande Nave.

E non è finita qua: venerdì alle 15 lo stesso profilo Instagram ha pubblicato (e dunque autenticato) un magnifico murale apparso, sempre quel 9 maggio, su una malridotta facciata veneziana. Il soggetto del nuovo stencil di Banksy è una piccola migrante, povera e provata, che innalza un fumogeno da cui si spande un gran fumo rosa: una richiesta di soccorso in mare, e una chiara allusione alla Statua della Libertà che con la sua fiaccola accoglieva i migranti nel melting pot americano.

La Venezia che muore “sotto i rostri rapaci” delle Grandi Navi, la repressione delle divise che cacciano dalla strada chi è senza documenti, la mostruosa campagna neofascista contro i migranti e contro l’idea stessa di una società libera e aperta: Banksy è riuscito a raccontare insieme Venezia, l’Italia e l’Europa. Egli sa quello che dice, e lo dice con una forza di persuasione che nessun’altro artista (e quasi nessun’altro intellettuale) potrebbe avere.

Ed è sublime la presa in giro della Biennale: che, chissà perché! non lo invita. La risposta è naturalmente nell’opera stessa: la Biennale è una grande struttura di potere, legata intimamente al potere dei dominanti del momento e del tutto interna alle logiche dell’”expo permanente” che uccide Venezia.

 

Le pietre di Venezia - John Ruskin - copertina

Le pietre di Venezia

John Ruskin

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Collana: Classici
Edizione: 6
Anno edizione: 1987
Formato: Tascabile
In commercio dal: 10 luglio 1987
Pagine: 432 p. 11 EURO

 

ACQUARELLI ” LE PIETRE DI VENEZIA “–

( nel marzo 2018 a Palazzo Ducale  a Venezia c’è stata una mostra proprio con questo titolo su John Ruskin )

 

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gli acquarelli

 

Immagine correlata

 

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JOHN RUSKIN NEL 1894–

 (Londra,1819 – Brantwood1900) è stato uno scrittorepittorepoeta e critico d’arte britannico.

 

JOHN RUSKIN NEL 1870

 

Così, mentre la Brexit continua a fagocitare una classe dirigente britannica che si dice disinteressata alle sorti dell’Europa, è un artista inglese a dire la verità su Venezia e sull’Italia di oggi. Chissà se Banksy ha pensato al precedente di John Ruskin, il grande artista e intellettuale inglese che, nella seconda metà dell’Ottocento, mise al centro della sua riflessione le ‘pietre di Venezia’ (Stones of Venice è il titolo del suo capolavoro, ripubblicato in più versioni dopo il 1853).

L’intuizione fondamentale di Ruskin riguarda il nesso strettissimo che unisce le pietre di Venezia al suo popolo: nulla si può capire dell’urbs, della città materiale, se non la si mette in connessione con le vicende morali e spirituali della civitas, la città degli uomini, cioè la società. Un messaggio drammaticamente attuale sul piano sociale e politico: non salveremo la Venezia di pietre se non salveremo prima la Venezia di popolo.

Ruskin conobbe una città abitata da circa 130.000 veneziani, oggi il suo connazionale Banksy parla ad una comunità di 54.000 residenti. La “comunità civile” di cui egli scrive in Stones of Venice semplicemente ha cessato di esistere, e con essa sta per scomparire l’unico soggetto collettivo capace di comprendere davvero profondamente, e dunque capace di tutelare, la città di pietra.

 

Il riposo di San Marco-St. Mark's rest. La storia di Venezia, scritta a servizio di quei pochi viaggiatori che hanno a cuore i suoi monumenti - John Ruskin - copertina

 

Il riposo di San Marco-St. Mark’s rest. La storia di Venezia, scritta a servizio di quei pochi viaggiatori che hanno a cuore i suoi monumenti

John Ruskin

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Traduttore: M. Pretelli
Collana: Politecnica
Anno edizione: 2010
Pagine: 200 p.
26 euro prezzo èieno

 

 

In St. Mark’s Rest, l’ultimo suo grande tributo a Venezia, Ruskin spiega con un fulminante gioco di parole come la decadenza della città delle pietre sia conseguenza dell’avidità che porta a credere al reign of St. Petroleum instead of St. Peter. Ebbene, nel video di Banksy la camera inquadra un cartellino col titolo dell’opera: Venice in oil. Una pittura a olio su Venezia: o anche Venezia immersa nell’olio dei motori delle Grandi Navi.

Venezia, con la nostra stessa umanità, uccisa dal culto del petrolio: cioè del denaro.

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