IL CODICE MENDOZA E’ UN CONDICE AZTECO CREATO TRA IL 1529 E IL 1553 COMMISSIONATO DAL VICERE’ MENDOZA PER FARNE DONO A CARLO V–RACCONTA I SOVRANI E LA VITA QUOTIDIANO DI QUESTO POPOLO — I PITTOGRAMMI SONO FATTI DA SCRIBI AZTECHI–

 

 

 

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Il Codice Mendoza, conosciuto anche come Codice Mendocino (in spagnolo Códice Mendoza o Códice Mendocino), è un codice azteco, creato nel 1540, circa vent’anni dopo la conquista spagnola del Messico. Compilato nei tradizionali pittogrammi da scribi aztechi, con l’aggiunta di traduzione e commento in spagnolo. È diviso in tre sezioni: la prima presenta la storia di tutti i sovrani aztechi e le loro conquiste; nella seconda si trova un elenco delle città tributarie della capitale azteca e dei tributi pagati da ciascuna provincia; e nella terza una descrizione generale della vita quotidiana degli aztechi.

Il codice prende il nome da Antonio de Mendoza, primo viceré della Nuova Spagna dal 1535 al 1550, che lo avrebbe commissionato per farne dono a Carlo V.

Dal 1659 è conservato presso la Biblioteca Bodleiana dell’Università di Oxford

 

 

 

Gli aztechi che vogliono attaccare la città ribelle e i capi dell'esercito azteco, dal "Codex Mendoza" "(1535-1550), Civiltà precolombiana del XVI secolo, Biblioteca Bodleiana, Oxford

GLI AZTECHI CHE VOGLIONO ATTACCARE LA CITTA’ RIBELLE E I LORO CAPI…

 

 

 

LE IMMAGINI SOPRA SONO DI ALINARI

https://www.alinari.it/it/dettaglio/DEA-S-009600-1784

 

Una volta ultimato, il codice fu spedito in Spagna dalla città di Veracruz, nel 1549, ma la nave fu assalita dai corsari francesi e assieme al resto del bottino fu trasportato in Francia. Ne venne in possesso André Thevetcosmografo del re Enrico II, che vi scrisse sopra il proprio nome in ben 5 parti, due volte con la data 1553. In seguito venne acquistato, per 20 corone francesi, dal geografo e ambasciatore inglese Richard Hakluyt che lo portò a Londra. Qualche tempo dopo passò a Samuel Purchase, poi al figlio di lui e infine a John Selden.

Nel 1659, cinque anni dopo la morte di Selden fu depositato alla Biblioteca Bodleiana, dove rimase dimenticato fino al 1831, anno in cui fu riscoperto e portato all’attenzione degli studiosi.

 

 

Particolare del secondo foglio del Codice Mendoza. Al centro il glifo di Tenochtitlán e intorno i glifi degli imperatori aztechi–FONTE: SCONOSCIUTA — WIKI

 

 

FOGLIO V

 

FOGLIO 10

 

FOGLIO 13

 

FOGLIO 15 VERSO

 

FOGLIO 17 VERSO

 

FOGLIO 19 RECTO

 

FOGLIO 20 RECTO

 

FOGLIO 30 RECTO

 

FIGLIO 37 RECTO

 

FOGLIO 42 RECTO

 

FOGLIO 46 RECTO

 

FOGLIO 52 RECTO

 

FOGLIO 69 RECTO

 

LE ILLUSTRAZIONI SOPRA SONO DA: 

https://commons.wikimedia.org/wiki/Codex_Mendoza?uselang=it

 

 

vita antica, preindustriale e primitiva

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Il Codice Mendoza

 

Il Codice Mendoza, noto anche come Codice Mendocino o La colección Mendoza, è un codice azteco creato tra il 1529 e il 1553 contenente una serie di preziose informazioni sulla vita dell’impero azteco, come la lista dei regnanti, i tributi pagati dai popoli sottomessi e una descrizione sulla vita quotidiana delle culture mesoamericane.

 

La storia del Codice Mendoza

Il Codice prende il nome dal viceré della Nuova Spagna Antonio de Mendoza, che lo commissionò per donarlo a Carlo V. Il codice è stato compilato utilizzando i pittogrammi tradizionali degli scribi aztechi, in aggiunta a traduzioni e commenti in spagnolo.

 

 

Codice Mendoza: La fondazione di Tenochtitlan

 

Codice Mendoza: La fondazione di Tenochtitlan

 

Il manoscritto fu realizzato tra il 6 luglio 1529 e il 1553, dato che si cita Hernan Cortes e reca la firma del cosmografo francese André Thevet, possessore del Codice Mendosa che scrisse il suo nome in cinque pagine diverse datando la sua firma in due occasioni con l’anno 1553.

Sembra che il manoscritto sia stato scritto in fretta e furia prima del suo invio in Spagna e la data certa della sua composizione è materia di dibattito ancora oggi.

 

 

Codice Mendoza: La conquista di Itzcoatl

 

Codice Mendoza: La conquista di Itzcoatl

 

Una volta terminato, il Codice Mendoza si imbarcò da Veracruz verso la Spagna, ma nel 1549 la nave su cui veniva trasportato fu attaccata da corsari francesi e depredata. Il Codice, insieme al bottino, raggiunse quindi la Francia ed entrò in possesso di André Thevet, cosmografo di Enrico II.

 

 

Codice Mendoza: La conquista di Ahuitzotl
Codice Mendoza: La conquista di Ahuitzotl

Secondo Samuel Purchas, scrittore del XVI-XVII secolo e penultimo possessore del Codice Mendoza, il manoscritto fu poi acquistato dall’inglese Richard Hakluyt per 20 corone francesi, per poi giungere nelle mani di Purchas nel 1616. Il Codice Mendoza fu depositato nella Bodleian Library di Oxford nel 1659 e si perse la memoria della sua esistenza fino al 1831, anno in cui gli accademici inglesi si resero conto della sua rilevanza storica.

La pagina finale del Codice Mendoza spiega le circostanze della sua produzione:

 

 

 

Codice Mendoza

Contenuto del Codice Mendoza

Il Codice Mendoza è compostoda 71 pagine divise in tre sezioni.

Sezione I

Storia degli Aztechi dal 1325 al 1521, dalla fondazione di Tenochtitlan fino alle prime battute della conquista spagnola. Contiene un elenco di tutti i regnanti e delle città da loro conquistate.

 

 

Codice Mendoza: Lista delle città tenute a pagare tributi

Codice Mendoza: Lista delle città tenute a pagare tributi

 

Sezione II

Lista di tutte le città conquistate dalla Triplice Alleanza e dei tributi che pagavano all’impero azteco. Questa sezione è probabilmente copiata dal manoscritto Matrícula de Tributos, un elenco dei tributi pagati dalle città sottomesse all’influenza azteca, ma il Codice Mendoza contiene cinque province non elencate nel Matrícula.

Codice Mendoza: Lista dei tributi
Codice Mendoza: Lista dei tributi

Sezione III

Contiene un elenco di raffigurazioni della vita quotidiana degli Aztechi.

Codice Mendoza
Codice Mendoza: attività quotidiane

 

Lo scopo iniziale del Codice era quello di fornire ai regnanti una serie di informazioni affidabili sui popoli mesoamericani conquistati dalla Spagna.

Codice Mendoza

Buona parte del suo contenuto potrebbe essere stato copiato da fonti pre-ispaniche, quasi tutte andate distrutte durante le campagne di eradicazione del primo vescovo messicano Juan de Zumarraga.

Codex Mendoza

 

 

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