ansa.it — 31 marzo 2020 –21.30
Coronavirus, Conte, io e Merkel due visioni diverse ma qui scriviamo la storia
“Se la reazione non sarà coaesa l’Europa diventerà meno competitiva nel mondo”

Il premier italiano Giuseppe Conte entra nelle case dei tedeschi per spiegare il suo punto di vista sulla necessità di un’azione comune da parte dell’Unione europea per gestire l’emergenza sanitaria ed economica legata alla pandemia di coronavirus. Lo fa con un’intervista alla tv tedesca Ard.
“Io e la Merkel abbiamo espresso due visioni diverse durante la nostra discussione. Ne approfitto e lo dico a tutti cittadini tedeschi: noi non stiamo scrivendo una pagina di un manuale di economia, stiamo scrivendo una pagina di un libro di storia“.
“E’ un’ emergenza della quale non è responsabile nessun singolo Paese, non si tratta di tensioni finanziarie. L’Ue come risponde? L’Ue compete con la Cina, con gli Usa che hanno stanziato 2mila miliardi per reagire, in Ue cosa vogliamo fare? Ogni Stato membro vuole andare per conto suo? Se la reazione non sarà coesa, vigorosa, coordinata, l’Europa diventerà sempre meno competitiva nello spazio globale di mercato”.
“L’Europa – ha detto Conte in un altro passaggio dell’intervista – deve mostrare se è una casa comune europea, una casa in grado di dare una risposta a una sfida epocale”. L’Europa deve mostrare “se è cresciuta per i suoi compiti; nel segno di come fu concepita da Schuman, De Gasperi e Adenauer”.
“L’Italia – ha puntualizzato Conte – ha sempre pagato i suoi debiti e continuerà a farlo. Vorrei ricordare che il meccanismo degli eurobond non significa che i tedeschi dovranno pagare un solo euro per i debiti italiani” ma agire insieme per ottenere “migliori condizioni economiche” a beneficio di tutti.
I coronabond sarebbero “soltanto una reazione comune per avere condizioni favorevoli sul mercato”, ha continuato. “Anche per poter finanziare gli sforzi di questa ricostruzione, in modo che tutti se ne giovino”, ha spiegato Conte.
“Io rispetto l’opinione di Angela Merkel con la quale ho eccezionali relazioni. E rispetto l’opinione di tutti”. “Ma attenzione: qui non parliamo di shock asimmetrici. Qui non parliamo dei problemi finanziari di un solo Paese. Come può l’Europa, di fronte a una sfida epocale come quella attuale, pensare di tornare a usare strumenti concepiti in un altro tempo, in cui erano in vigore anche altre regole da tempo superate?”.
“Abbiamo dato assoluta priorità alla protezione della salute dei cittadini“, ha detto ancora Conte nell’intervista. Parlando del modello italiano, il premier ha spiegato che “sin dall’inizio siamo stati in stretto contatto con scienziati ed esperti, abbiamo preso misure severe, e abbiamo progressivamente verificato che fossero adeguate. Abbiamo agito nella massima trasparenza. Questa va sempre garantita ai cittadini. Queste sono le specificità del modello italiano, che è stato più volte riconosciuto come particolarmente efficace dall’ Oms”.
IL FATTO QUOTIDIANO DEL 31 MARZO 2020

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La sfida è ancora aperta e dalla soluzione a cui arriveranno le potenze si decideranno le stesse sorti dell’Unione europea. Proprio la Germania che ora osteggia l’uso dei coronabond per fermare la crisi, è la stessa alla quale l’Europa 60 anni fa decurtò il debito per farla ripartire dopo la guerra. E, in queste ore, non c’è solo Conte ad appellarsi ai tedeschi. Oggi i primi ad esporsi sono stati i sindaci e i governatori italiani che hanno deciso di scrivere una lettera aperta alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei maggiori quotidiani della Germania. E, nella missiva, hanno chiesto agli “amici tedeschi” di schierarsi con i “grandi Paesi dell’Ue” e non al seguito di “piccoli egoismi nazionali”.
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Coronavirus, sindaci e governatori agli “amici tedeschi”: “State con i grandi Paesi Ue, non con piccoli egoismi. Dopo la guerra vostro debito fu dimezzato per evitare default. Oggi Olanda senza etica e solidarietà”
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La resistenza ai coronabond e le misure allo studio.
La commissione Ue pensa a un piano da 100 miliardi di euro contro la disoccupazione. Nel Consiglio europeo della settimana scorsa, dopo i ripetuti proclami dei vari rappresentanti europei perché si utilizzassero “misure straordinarie” di fronte a una crisi “straordinaria”, i leader non sono riusciti ad arrivare a una soluzione condivisa. La richiesta di Italia, ma anche Francia e Spagna, insieme ai Paesi più colpiti dall’emergenza, è che vengano dati strumenti per ripartire che non abbiano condizioni vincolanti. Per questo i coronabond rimangono l’opzione auspicata dal fronte italiano.
Non è questo però che ci si immagina di portare sul tavolo del prossimo Eurogruppo.
Secondo quanto rivelato dal Financial Times in queste ore, la commissione Ue sta mettendo a punto, tra le varie ipotesi, una proposta per mobilitare risorse fino a 100 miliardi di euro per aiutare i Paesi a combattere l’impennata della disoccupazione.
L’idea sarebbe quella di sostenere i Paesi in difficoltà attraverso prestiti per finanziare le iniziative destinate a chi si trova in cassa integrazione per favorirne il rientro nel mondo del lavoro attraverso impieghi part-time e programmi di formazione. I prestiti Ue potranno essere garantiti da fondi ancora a disposizione nel bilancio europeo e da risorse messe a disposizione dai Paesi membri. Un modello applicato in occasione della passata crisi finanziaria con la creazione dell’Efsm (European financial stabilisation mechanism), organismo poi sostanzialmente sostituito dal Mes.
Sono solo indiscrezioni al momento, ma difficile che possano trovare il favore di chi chiede maggiori aiuti. “Un ‘no’ alla solidarietà” tra Paesi dell’Ue “in questo momento metterebbe in pericolo tutto il nostro progetto”, ha detto oggi il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, intervistato da Euronews.
Peccato che il fronte del Nord sembri ancora compatto. Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha chiuso ai coronabond e aperto invece all’uso delle Eccl del Mes.
Le Enhanced Conditions Credit Lines del Mes, ovvero le tanto contestate “condizioni”, sono uno degli altri strumenti sul tavolo, che l’Italia rifiuta a prescindere. Le condizioni, è il ragionamento, comporterebbe uno stigma perché la decisione di attivarle spetterebbe ad ogni singolo Paese. Il ricorso al Mes, contro il quale si sono schierate non solo le opposizioni ma lo steso Movimento 5 stelle, non sembra gradito a Roma neppure se comportasse una condizionalità molto ridotta, come quella ventilata dal presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno.
Insomma, la discussione e le trattative sono aperte. Tanto che non mancano, neppure in Olanda (Paese capofila dei ‘falchi’), voci più solidali: il governatore della Banca dei Paesi Bassi Klaas Knot ha detto che i coronabond sono “un modo” per dare solidarietà ad Italia e Spagna, cosa che, ha dichiarato, sarebbe “perfettamente logica”.

Mi pare che questo giro di opinioni di personaggi importanti apra la strada ad un po’ di speranza.