GIACOMO GIOSSI : COLETTE. PRIGIONI E PARADISI, DEL VECCHIO EDITORE — DOPPIOZERO, 29 MAGGIO 2012 –UNA FELICE RECENSIONE…

 

 

 

Colette, la scrittrice per caso e per noia | Tropismi

 

Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette (Saint-Sauveur-en-Puisaye, 28 gennaio 1873 – Parigi, 3 agosto 1954), è stata una scrittrice e attrice teatrale francese, considerata fra le maggiori figure della prima metà del XX secolo. Insignita delle più importanti onorificenze accademiche, nonché Grand’Ufficiale della Legion d’onore, fu la seconda donna nella storia della Repubblica Francese a ricevere funerali di stato (la prima era stata Sarah Bernhardt).

Colette è stata una delle grandi protagoniste della sua epoca, un mito nazionale: oltre che scrittrice prolifica fu attrice di music-hall, spesso nuda durante le sue esibizioni, autrice e critica teatrale, giornalista e caporedattrice, sceneggiatrice e critica cinematografica, estetista e commerciante di cosmetici. Ebbe tre mariti e un amante, più volte fu al centro di scandali per le sue disinibite relazioni sentimentali con alcune personalità mondane, di ambo i sessi, della società francese.

Pur disprezzando le femministe della sua epoca, la sua vita e la sua opera letteraria furono la testimonianza di una donna libera, anticonformista ed emancipata, che sfidò le convenzioni e restrizioni morali, e che contribuì a rompere alcuni tabù femminili già a partire dalla sua prima creazione letteraria, il personaggio di Claudine “dall’ammiccante selvatichezza, dalla spregiudicata sensualità” e, come la definirà Willy, “una tahitiana prima dell’avvento dei missionari […], più amorale che immorale”. La fortunata serie delle Claudine, piena di un certo pigmento erotico, ai primi del XX secolo rivestiva un carattere osé notevole.

continua nel link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Colette

 

 

 

 

 

COLETTE La prima teenager di Francia - MOLLY BROWN

 

 

Tutte le Claudine di Colette - Pulp libri

 

 

 

A Parigi con Colette, una passeggiata nel passato tra amore e ...

 

 

 

 

Sidonie-Gabrielle Colette - Foto e Poster - Comprare / Vendere

 

 

 

 

Colette: biografia e libri | Studenti.it

 

 

 

 

 

 

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Colette con Audrey Hepburn Foto & Immagine Stock: 209656840 - Alamy

COLETTE ED AUDREY HEPBURN

 

 

Prigioni e paradisi - Colette - copertina

Prigioni e paradisi

 Colette

 Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente
Traduttore: A. Molica Franco
Editore: Del Vecchio Editore
Collana: Racconti
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 24 febbraio 2012
Pagine: 224 p., Brossura

13 euro, prezzo pieno

 

Prigioni e paradisi” raccoglie brevi bozzetti, note di costume, impressioni, composti da Colette tra il 1912 e il 1932, molti dei quali precedentemente apparsi su riviste o volumi. Tessere che compongono un’autobiografia sensoriale affatto priva di umorismo, che restituisce l’immagine della seduttrice scandalosa, ma anche di attenta osservatrice del mondo naturale e animale: vi compaiono le “bestie”, alle quali è legata da una fascinazione per il mostruoso che allo stesso tempo è inavvicinabilità; nozioni di botanica sulle varietà floreali dei giardini della Treille Muscate; le abitudini culinarie della Borgogna e il primo bicchiere di vino bevuto a tre anni; le amicizie parigine con un ritratto insolito di Coco Chanel; il nord Africa e i viaggi delle note marocchine alla ricerca dell’arabesco, una tessitura che ricrea la trama del mondo. Nella scrittura la metafora in particolare è il mezzo per muoversi alla ricerca dei paradisi della sensibilità senza mai tralasciare l’aspetto estraneo e oscuro del reale.

 

 

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29 maggio 2012

 

https://www.doppiozero.com/materiali/oltreconfine/colette-prigioni-e-paradi

 

 

Colette. Prigioni e paradisi

Giacomo Giossi

 

Prigioni e paradisi (Del Vecchio editore, pp. 208, € 13) non è semplicemente una raccolta di abbozzi, racconti brevi o note. Colette è nell’occhio delle cose, i suoi scritti sono fatti di un insieme di frammenti sensibili, la biografia, il corpo, l’arte culinaria che si mescolano tra di loro. Colette modella con maestria il senso dell’esistenza, quel raro momento nella vita che è pienezza, quel frammento che ogni cosa fa risplendere.

 

Libro vitale eppure docile, irrazionale e icastico, in poche righe definisce un mondo dandogli forma e contenuto attraverso brevi annotazioni biografiche su Chanel o Landru, o descrivendo minuziosamente un pranzo marocchino. Ogni parola assume un odore, un gusto. Il lettore annusa e si sazia di una densità femminile e di una grazia letteraria il cui equilibrio è pressoché inimitabile. I racconti sono raggruppati tematicamente, dai viaggi alle ricette di cucina, dagli animali – quasi sempre animaletti, anche quando racconta di leopardi e leoni – agli umani sempre un po’ animaleschi, ma tutto si tiene: il filo è unico e il lettore vi cammina sopra fremendo pagina dopo pagina. Il tempo è il collante e il condimento, perché se evidentemente le sue storie sono frammenti, il tempo rimane continuo da una storia all’altra.

 

Colette costruisce come per magia un racconto unico, la voce narrante è una luce che trasforma in essenziale tutto ciò che illumina, nulla è descritto perché tutto è in luce. Il nichilismo novecentesco qui non ha ancora occupato il discorso, anzi la presenza di Colette ribadisce la forza di un soggetto che si fa portatore di un’ostinata vitalità. Anche le nostalgie, come le malinconie, non sono ancora i sintomi di una patologia contemporanea, ma piuttosto spezie essenziali per una vita piena nella sua quotidianità ancora molto ottocentesca. Scritti tra il 1919 e il 1932, godono di un occhio curioso sulla modernità capace di rivelarne le bizzarrie e le noie. Con una facilità imprevedibile, Colette racconta il mutamento dei tempi, l’abbandono della lentezza, o meglio delle lentezze, ma l’incanto scalza sempre la perplessità. Il giudizio è sotto traccia, in superficie scivola il gioco e il piacere: il tempo scorre e va arraffato senza indugio: “La rugiada della notte e il sole del giorno le sono sufficienti, il bagliore di una stella e il sudore essenziale di un’altra. Meraviglie…”.

 

Colette utilizza il meraviglioso come un impasto, è concreta, dà consigli, non è la purezza a interessarla. La prelibatezza si nutre d’imprevisti, il piacere scaturisce oltre ogni forma di controllo. Un piacere pari a quello che il lettore può ottenere dalla lettura di un’autrice troppo spesso dimenticata e forse oggi ancor più isolata perché non facilmente catalogabile, così “alle prese con la matassa informe e straripata della materia memoriale”, come ricorda nell’appassionata quanto utile postfazione Gabriella Bosco (da segnalare anche il pregevole apparato di note in un’edizione tanto ben curata, quanto graficamente criticabile).

 

Leggere o rileggere Colette significa riappropriarsi di una parte della vita, succulenta e soleggiata, che predilige il tocco, la materia, all’allusione del gesto: l’occhio prima ancora dello sguardo, seduce senza l’obbligo di scegliere dove cadere.

 

 

Colette, Prigioni e paradisi, Del Vecchio editore, Roma, febbraio 2012, 208 pp. Trad. di Angelo Molica Franco con la collaborazione di Rosalia Botindari; postfazione di Gabriella Bosco

 

 

 

 

 

 

 

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1 risposta a GIACOMO GIOSSI : COLETTE. PRIGIONI E PARADISI, DEL VECCHIO EDITORE — DOPPIOZERO, 29 MAGGIO 2012 –UNA FELICE RECENSIONE…

  1. Donatella scrive:

    Questo libro incuriosisce molto. Grazie di avercelo segnalato.

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