IL FATTOQUOTIDIANO 8 SETTEMBRE 2021
Specchio, specchio delle mie brame, ma tu lo sai chi era davvero la regina di Biancaneve?
Nel 1935, di ritorno da un viaggio in Europa, Walt Disney porta con sé molti libri. In uno di questi nota la fotografia di una statua tedesca: è la bellissima Uta degli Askani di Ballenstedt, dallo sguardo malinconico e austero. Ma la vera storia di Grimilde si perde nel castello di Lohr am Main
di Allegra Romana Monti | 8 SETTEMBRE 2021
Le matrigne sono una categoria molto diffusa nei racconti popolari, quasi sempre rappresentata in chiave negativa. La più nota è sicuramente quella di Biancaneve, favola dei fratelli Grimm nella quale Grimilde, invidiosa della bellezza della giovane, cercherà di ucciderla.

Si tratta di una storia di cui è difficile conoscere l’origine visto che, come tutti i racconti popolari, si è tramandata nei secoli mescolando vite e leggende, passato e presente. Esiste però chi ha provato a mettere insieme i frammenti di realtà che hanno ispirato questo racconto. Come Eckhard Sander, il quale nella ricerca “Biancaneve: fiaba o verità?” pubblicata nel 1994, ipotizza che Biancaneve fosse in realtà la contessa Margaretha von Waldeck, nata nel 1553 da Filippo IV, conte di Waldeck-Wildungen.

Rimasto vedovo, il conte sposa Katharina di Hatzfeld, con cui pare Margharetha avesse pessimi rapporti. La giovane, descritta dai documenti della città di Bad Wildungen come di straordinaria bellezza, fu allontanata dal castello quando aveva sedici anni e poi esiliata a Bruxelles. Morì in circostanze misteriose, avvelenata dall’arsenico all’età di ventuno anni.

Ma non è l’unica storia simile a quella di Biancaneve. Nel XVIII secolo il ministro degli esteri tedesco Philipp-Cristoph von Erthal, spesso lontano da casa per lavoro, lascia nelle mani della seconda moglie Claudia Elisabeth Maria von Venningen, la figlia Maria Sophia. La ragazza sarà costretta a fuggire di casa e a vivere nei boschi, lontano dal castello di Lohr am Main nel quale, ancora oggi, vi è uno specchio “parlante” (probabilmente chiamato così per le iscrizioni presenti sulla cornice).

Vi sono poi altre coincidenze: l’intricata foresta vicino al castello e la presenza delle miniere di Bieber, nelle quali per estrarre rame e argento spesso si ricorreva ai bambini. I “Sette nani” poi, hanno nomi che ricordano la fanciullezza (Pisolo, Cucciolo, ecc).
Si tratta, inoltre, di una zona ricca di piante di belladonna, dalle quali si estrae un veleno che ben si adatta alla mela avvelenata di Biancaneve.
Tra le due ipotesi, la storia di Maria Sophia von Erthal presenta più collegamenti con la fiaba di Biancaneve. E se aggiungiamo il fatto che i fratelli Grimm vivevano ad Hanau, cioè a soli 50 Km dal castello di Lohr am Main, la correlazione pare ancora più probabile. Insomma, non vi sono certezze se non che, in mezzo a tante coincidenze, la matrigna del racconto popolare resterà un personaggio senza nome e senza volto comune, almeno fino a che Walt Disney deciderà di illustrare questa fiaba.
Nel 1935, di ritorno da un viaggio in Europa insieme al fratello, Disney porta con sé molti libri. In uno di questi nota la fotografia di una statua tedesca: è la bellissima Uta degli Askani di Ballenstedt, dallo sguardo malinconico e austero. La bellezza tanto fredda e regale di Uta colpisce fortemente Walt Disney, che con questa ispirazione darà vita a Grimilde, la matrigna più affascinante di sempre.

La somiglianza tra Grimilde e Uta è evidente: il viso di entrambe è incorniciato da una benda, gli zigomi sono alti, le sopracciglia sottili e un ampio mantello le avvolge nel loro regale portamento. I seducenti occhi di Grimilde sono invece ispirati a quelli di Joan Crawford, diva di quegli anni.
In un momento storico in cui l’Europa è asfissiata dal nazismo, Disney ribalta l’ideale di purezza e bellezza ariana nella mora e malvagia Grimilde: che fosse un atto di protesta?

A favorire questa teoria è l’incontro tra Disney e Marlene Dietrich, attrice antinazista, a cui parlerà della statua di Uta e della sua idea. Ma non solo, anche la scelta di Goebbels di impedire la diffusione di “Biancaneve” in Germania sembra confermare questa ipotesi.

Come spiegato nella ricostruzione di Stefano Poggi, nel testo “La vera storia della Regina di Biancaneve, dalla Selva Turingia a Hollywood”, Goebbels ,colpito dal “furto” dell’icona trasformata in una strega, scelse di vietarne la visione a tutto il popolo tedesco. C’era solo un uomo che poteva sfuggire a questo divieto: Adolf Hitler, grande ammiratore di Disney. Sembra infatti che la sera, a porte chiuse, amasse intrattenersi con “Biancaneve e i sette nani” e persino disegnarne i personaggi.


