La Grotta dei cervi, una grotta di prevalente età neolitica, con resti paleolitici, scoperta nel 1970 — –località Porto Badisco, Comune di Otranto, provincia di Lecce – al fondo due video, 3.55 minuti e 12 minuti ca– a scelta–

 

Mappa Porto Badisco

mappa da : http://www.salentonline.it/

 

 

 

cartina salento

CARTINA DELLA PROVINCIA DI LECCE

 

 

La Grotta dei Cervi è una grotta naturale costiera, situata lungo il litorale salentino in località Porto Badisco nel Comune di Otranto (Lecce).

È stata scoperta il 1º febbraio del 1970 da cinque membri del “Gruppo Speleologico Salentino Pasquale de Lorentiis” di Maglie (Isidoro Mattioli, Severino Albertini, Remo Mazzotta, Enzo Evangelisti e Daniele Rizzo, a cui si sono aggiunti anche Nunzio Pacella e Giuseppe Salamina[1]) ed è il complesso pittorico neolitico più imponente d’Europa. In un primo momento le si diede il nome di “Antro di Enea”, per via della leggenda secondo la quale Enea sbarcò in Italia proprio a Porto Badisco. Il nome attuale deriva dalle successive scoperte dei pittogrammi.

 

 

Sciamano grotta dei cervi.svg

 

pittogramma di uno sciamano nella grotta dei cervi
Florixc – Opera propria

Lo “sciamano danzante”, figura umana stilizzata con copricapo di piume e coda di animale, è il simbolo della Grotta dei Cervi e rievoca i rituali in essa compiuti.
( NATIONAL GEOGRAPHIC, vedi sotto )

 

I pittogrammi, in guano di pipistrello e ocra rossa, raffigurano forme geometriche, umane e animali, che risalgono all’epoca neolitica, tra il 4.000 ed il 3.000 a.C.

Le figure rappresentano cacciatori, animali (cani, cavalli, cervi), oggetti, simboli magici, geometrie astratte e molte scene di caccia ai cervi (da cui il nome della grotta). Uno dei pittogrammi più famosi del mondo è il cosiddetto Dio che balla, che raffigura uno sciamano danzante .

da : https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_dei_Cervi_(Otranto)

 

Il tesoro nascosto del Salento

I pittogrammi della Grotta dei Cervi formano una sorta di linguaggio ideografico ante litteram, articolato in simboli chiari, come animali e uomini, e in raffigurazioni astratte (come i labirinti sulla sinistra che rappresentano folle danzanti) o le figure cruciformi, riunioni di personaggi importanti.

da :

NATIONALE GEOGRAPHIC 25 GENNAIO 2016
https://web.archive.org/web/20170621113053/http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2016/01/25/foto/arabeschi_nell_oscurita_-2919977/

 

 

La grotta dei cervi e la preistoria nel Salento Eventi a Lecce

foto : https://www.lecceprima.it/eventi/cultura/grotta-cervi-preistoria-salento.html

 

 

segue fino in fondo da :

 

+++ nel link, all’inizio, una scheda più ampia di quella da noi riportata

Grotta dei Cervi – Porto Badisco (LE)

 

baia di Porto Badisco  ( ph. zio Nicco )

 

Planimetria della grotta. I numeri romani indicano le zone. Rifacimento da Graziosi, 1980. ph. M L Leone, 2009

 

 

 

 

 

 

Teriomnorfo  ( forma di animale selvatico ) con le corna alle spalle del cacciatore

 

 

immagini di cervi e umani

 

foto sopra:

pittogrammi

tutte le foto :  M L Leone, 2009

 

coperchio

 

coperchio vaso con dea madre -( ph. E. Visciola, 2021 )

 

 

Pintadera  con motivo antropomorfo schematizzato che richiama gli schemi pittorici della grotta, datata al 5000- 4.500 a. C. — -( ph. E. Visciola, 2021 )

Nota : ” La pintadera è un reperto archeologico in ceramica o terracotta di forma circolare, caratterizzata da un disegno geometrico usato come stampo o timbro per decorare il corpo, il pane o i tessuti. ” – wikipedia-

 

 

Pintadera con motivo a S –5000-4500 a.C.  — -( ph. E. Visciola, 2021 )

 

 

Testa femminile in argilla, datata 4000-2000 a. C.  — ( ph. E. Visciola, 2021 )

 

NOTE STORICHE :

 

La scoperta della grotta è legata ad un aneddoto. L’1 febbraio 1970 alcuni speleologi del “Gruppo speleologico salentino de Lorentiis” di Maglie (Severino Albertini, Enzo Evangelisti, Isidoro Mattioli, Remo Mazzotta e Daniele Rizzo) stavano facendo un’escursione nell’insenatura di Porto Badisco, laddove un’antica leggenda narra che era avvenuto lo sbarco di Enea (da uno studio condotto da archeologi dell’Università di Lecce, sembra che il luogo preciso sia nella vicina Castro, in una località chiamata Castrum Minervae, laddove vi è un tempio dedicato alla dea citato da Virgilio).

Uno di loro notò una strana aria fresca provenire da un pertugio nella roccia e dopo aver smosso il materiale superficiale portò alla luce le prime rappresentazioni di cervidi lungo le pareti della Grotta. La battezzarono “Grotta di Enea”, dal nomignolo del Porto, ma presto la nominarono “Grotta dei Cervi” per la frequente presenza di scene di caccia al cervo. Da quel momento gli studi ed i rilievi furono affidati al direttore e fondatore dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, Paolo Graziosi, che studiò il sito fino al 1988, anno della sua scomparsa.

Il sito è stato usato come riparo a partire dal Paleolitico, ma è al Neolitico che si fanno risalire le maggiori frequentazioni, come luogo di culto in cui svolgere rituali religiosi; l’oggetto della devozione era la Madre Terra, responsabile della fertilità del suolo e della ricchezza dei raccolti. Indubbiamente le pitture della Grotta dei Cervi, nel loro complesso, sono caratterizzate da una schematicità che richiama le forme neolitiche, ma tra esse si distinguono anche forme che derivano da una tradizione stilistica paleolitica, simile ai più noti affreschi di stile realistico delle grotte franco-cantabriche di Altamira, Font-de Gaume, Lascaux, Niaux, Peche  Merle, ecc.

 

CRONOLOGIA :

 

Per quanto concerne la datazione, sin da subito si decise di non sottoporre le pitture parietali in grotta a qualsiasi tipo d’indagine tecnologica e chimico-fisica, per il rischio di poterle intaccare irrimediabilmente; invece si fece ricorso alla datazione con il metodo del carbonio 14 applicato sui manufatti mobili, un corredo di contenitori di offerte rinvenuti sui pavimenti dei corridoi dipinti, che risultarono appartenenti allo stile ceramico di Piano Conte e di Serra dall’Alto, ossia al V millennio a.C. Infine, venne effettuata un’indagine al carbonio 14 sui resti organici combusti di un focolare rinvenuto nel suo l’interno, studio determinante per la datazione della produzione pittorica della grotta alla fase neolitica recente (anno 3900 ± 55 a. C.). Il problema della datazione delle pitture parietali è da ritenersi ancora aperto, poiché esse non sono necessariamente coeve dei manufatti mobili rinvenuti nei corridoi della grotta (V millennio a.C.) o collegate a coloro che hanno usato il focolare datato al IV millennio a.C.

 

LOCALITA’ DEL RITROVAMENTO:

 

Grotta situata in località Porto Badisco, circa 10 Km a sud del comune di Otranto. L’ingresso principale è situato a circa 28-30 metri s.l.m., sul promontorio dell’insenatura di Porto Badisco, e la sua profondità massima è di circa 26 metri sotto il livello del mare, per una estensione totale delle gallerie di circa 1500 metri. Il percorso si sviluppa interamente nella superficie carsica di colore biancastro; sull’antica spianata si aprono altri pozzi carsici testimoni di antiche vie di penetrazione dell’acqua nel sottosuolo marino, oggi in gran parte occluse da terre rosse. – Provincia di Lecce

 

REPERTI ESPOSTI :

Nel febbraio 2004 si è dato inizio ad un progetto coordinato dall’Università degli Studi di Lecce in collaborazione con il National Research Council of Canada e la Soprintendenza Archeologica della Puglia per la realizzazione di un modello 3D ad alta risoluzione della grotta al fine dello studio approfondito, della fruizione a distanza e della valorizzazione della stessa grotta. Dal 2016 è stato allestito un virtual tour 3D della grotta al Castello Aragonese di Otranto (Lecce), che consente di apprezzare al meglio le pitture; alla realizzazione di questo film ha collaborato Jean Marie Chauvet, scopritore della Grotta Chauvet in Francia.

Al Castello Aragonese di Otranto sono anche esposte riproduzioni a grandezza naturale delle pitture, materiali ceramici e le pintadere, per un totale di circa 250 reperti provenienti dalla grotta.

Altri reperti, in gran parte inediti, sono nei depositi museali di Firenze e Lecce, mentre nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto sono esposte le Pintadera, il coperchio di vaso raffigurante la “Dea Madre” e la testina femminile in argilla.

Tutta la documentazione fotografica delle pitture è riportata nella monografia di Paolo Graziosi (colui che ha effettuato i rilievi ed i primi studi sull’interpretazione delle pitture), nel volume “Le pitture preistoriche della Grotta di Porto Badisco”, edito nel 1980 dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria.

Museo Castello Aragonese di Otranto Piazza Castello, Otranto (Lecce) – Tel. 0836-210094;

Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Via Cavour 10, Taranto, tel. 099-4532112

 

STATO DI CONSERVAZIONE :

La grotta non è visitabile perché le delicate condizioni di umidità (98-100%) e di temperatura (18°C) che hanno permesso la conservazione delle pitture fino ad oggi, verrebbero alterate dalla presenza dei visitatori che quindi causerebbero un rapido degrado dei disegni, cancellando del tutto le tracce lì lasciate dagli antichi frequentatori della grotta. L’accesso è consentito solo per monitoraggi ambientali o per motivi di studio a coloro che ne fanno formale richiesta presso la Sovrintendenza Archeologica di Taranto. Per motivi di sicurezza l’area è recintata.

 

 

video, 3.55 minuti

 

 

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1 risposta a La Grotta dei cervi, una grotta di prevalente età neolitica, con resti paleolitici, scoperta nel 1970 — –località Porto Badisco, Comune di Otranto, provincia di Lecce – al fondo due video, 3.55 minuti e 12 minuti ca– a scelta–

  1. ueue scrive:

    Questi luoghi sono affascinanti: ci rimandano ad un passato che è anche dentro di noi.

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