MALAK MATTAR, PITTRICE PALESTINESE DI GAZA, OGGI E DOMANI, UNA SUA MOSTRA A SUPINO ( FROSINONE ), NEL VECCHIO MUNICIPIO DI VIA ROMA: ” DONNE ARTE RESISTENZA “

 

 

Malak Mattar - Greenbelt

Malak Mattar

Malak Mattar, pittrice di Gaza, Palestina, terrà una mostra delle sue opere a Supino (FR), nel Vecchio Municipio di via Roma, nei giorni di sabato 2 e domenica 3 luglio.
” Donne arte resistenza ”

 

 

 

 

 

Malak Mattar Donne, Arte e Resilienza | Cultura Bologna

foto : Cultura Bologna

 

Malak Mattar (1999) è una giovane artista palestinese, nata e cresciuta nella Striscia di Gaza da una famiglia di rifugiati, che ha già vissuto sulla propria pelle tre guerre. La passione per la pittura è nata quando aveva 14 anni, proprio durante un attacco militare, e la sua arte è diventata molto presto, grazie ai social che ne hanno fatto un caso internazionale, un inedito e sorprendente biglietto da visita di Gaza nel mondo.
Quelli di Malak Mattar sono ritratti quasi esclusivamente femminili di donne con gli occhi sgranati o chiusi, che riconnettono idealmente i fili del suo sguardo alla sofferenza individuale di Frida Kahlo o alla tragedia collettiva della “Guernica” di Picasso. I dipinti, immersi in un tripudio di colori, raffigurano figure semi-astratte e visioni oniriche, che esprimono il dolore delle donne sotto una doppia costrizione: quella dell’esercito israeliano che assedia Gaza e quella della cultura patriarcale palestinese.

 

La resilienza delle donne nei quadri di Malak Mattar - Lazio - ANSA.it

 

Malak Mattar, che attualmente studia alla Istanbul Aydin University, ha già esposto le sue opere in diversi Paesi, tra cui Inghilterra, Usa, Germania.

“I motivi dei suoi dipinti spaziano da sentimenti profondi a visioni oniriche e concetti astratti. Malak mira a essere un’ambasciatrice del suo popolo in Occidente attraverso la sua arte” (“Artnet”)

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

dal Facebook Malak Mattar, 3 ottobre 2019
https://www.facebook.com/MalakMattarArtist/photos/a.540576349430999/1323273074494652

 

 

“I dipinti di Mattar sono ritratti espressionisti pieni di sentimento che rivelano il suo amore per i colori e le forme di Picasso e Matisse e la sua ammirazione per l’autoespressione bruciante di Frida Kahlo” (“The National”, Abu Dhabi)

“Attraverso le sue immagini, il pubblico viene trasportato in un’oasi serena di calma, qualcosa che contraddice direttamente il tormentato contesto di assedio da cui scaturiscono” (“It’s Nice That”, Londra)

 

 

La mostra a Bologna è avvenuta :

dal 12 al 15 maggio 2022 @ Teatri di Vita

https://www.culturabologna.it/events/malak-mattar-donne-arte-e-resilienza

 

 

 

dal suo Facebook, 30 marzo 2020 — link sopra

 

 

 

MOSTRA NEGLI STATI UNITI

 

 

Facebook, 10 febbraio 2020

 

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

IL SUO FACEBOOK – 18 DICEMBRE 2019

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

STORIA DI UNA BAMBINA – ACQUARELLO

FACEBOOK, 26 FEBBRAIO 2019

 

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

FACEBOOK, 27 OTTOBRE 2016

 

 

 

FACEBOOK, 12 APRILE 2016

 

INTERNAZIONALE  DEL 22 FEBBRAIO 2022

https://www.internazionale.it/notizie/catherine-cornet/2022/02/22/malak-mattar-pittrice-gaza

 

Malak Mattar ritrae il desiderio di libertà delle donne di Gaza

 

Malak Mattar è una ragazza minuta, graziosa, vivace, con due occhi neri intensissimi, già sopravvissuta, a soli 22 anni, alle quattro guerre che ci sono state a Gaza. Tuttavia questo suo status di “sopravvissuta” l’infastidisce, perché da quando ha 14 anni dipinge senza sosta: ha già realizzato circa cinquecento tele e vuole farsi largo nel mondo come artista e non solo come sopravvissuta di un territorio in guerra.

Grazie ai social network – che hanno tolto almeno virtualmente l’embargo che vige nella Striscia – è riuscita a farsi conoscere all’estero ed espone in gallerie di tutto il mondo. Una sua mostra itinerante, arrivata anche in Italia, ci ha permesso di scoprire un’arte espressionista al femminile, molto intima.

L’ossessione di Mattar per donne alte, colorate e protettrici, spesso chine in un abbraccio, è qualcosa che lei stessa non riesce a spiegare fino in fondo: “Quando comincio una tela, provo a dipingere uomini, ma poi mi scappa la mano e si trasformano in donne”, spiega durante il nostro incontro a Roma, dove è stata ospitata da Assopacepalestina.

A sinistra, Thawra, 2019. A destra, Nel mio cuore c’è un festival, 2018. - Malak Mattar

A sinistra, Thawra, 2019. A destra, Nel mio cuore c’è un festival, 2018. (Malak Mattar) 

Questo ha anche a che vedere con il fatto che è nata “in gabbia”, spiega ancora. Nella più grande prigione a cielo aperto al mondo, Gaza, Mattar non si sentirebbe mai di dipingere piante o fiori, perché la natura che la circonda è vista come nemica: “Io vivo sul mare, ma il mare è angosciante, ricorda gli attacchi navali e il fatto che siamo chiusi qua”. La seconda gabbia che teme è quella di una società conservatrice, quella di Gaza, che non le ha offerto finora la possibilità di conoscere davvero gli uomini: “Credo che dipingo solo donne perché sono anche gli esseri umani che conosco meglio: mia nonna, mia madre sono dei modelli per me, anche le mie compagne di classe. Ho avuto così pochi rapporti veri con gli uomini, mi sono un po’ sconosciuti”.

Avendo vissuto attraverso una lunga serie di guerre, è stata anche depressa, come molti a Gaza: “È un posto dove le persone sembrano più vecchie che altrove, un posto che sembra andare a ritroso: il mondo va avanti mentre noi torniamo sempre e inesorabilmente indietro”.

Dipingere è stato chiaramente un modo per uscire dal trauma: giovanissima, ha visto morire davanti a sé la sua vicina, uccisa da un raid aereo: “Quando la mia vicina è morta, lei che era così dolce, così carina, non aveva mai fatto male a nessuno, ho pensato che dovevo morire anch’io, visto che neanch’io avevo fatto qualcosa di sbagliato”.

La pittura permette di dare un senso a questa assurdità che è la Striscia di Gaza. Lei non dipinge i palazzi distrutti o i tanti morti che le sono rimasti impressi. Per uscire dall’assurdità dipinge invece delle figure pacifiche, avvolgenti, donne che diventano case, nonne che diventano tende dove potersi nascondere, figure umane che sono le sue uniche vere case.

 

Last painting before the 2021 war, 2021. - Malak Mattar

Last painting before the 2021 war, 2021. (Malak Mattar) 

E se ci tiene tanto a essere vista in primis come artista – anche se è molto attiva nel difendere i diritti della Palestina – è anche perché ha lottato molto per arrivarci e per trovare un suo “paese”, una sua identità: “A Gaza nessuno è di Gaza! Mia nonna ci è arrivata nel 1948 da rifugiata con nove figli e senza più niente. Da bambina mi correggevano quando dicevo che ero di Gaza”, l’arte almeno non ha bisogno di passaporti.

La sua carriera internazionale, oggi di tutto rispetto, sembra una favola da social network. Comincia a dipingere a 15 anni per curarsi dalla depressione e dall’angoscia, pubblica le sue opere su Twitter, Instagram, e diventa un’artista riconosciuta a livello internazionale senza mai essere uscita dalla Striscia. Con il tempo Malak ha ricevuto messaggi di incoraggiamento dal mondo intero: “È stata davvero una cosa folle, incredibile. Non potevo crederci ogni volta che mi scriveva qualcuno. Non parlavo bene inglese e provavo a rispondere alle persone usando il traduttore di Google” (al momento su Instagram ha circa 34.600 followers).

Quando ha cominciato a essere invitata a esporre in tutto il mondo, la realtà di Gaza le ha provato che le favole sono diverse dalla realtà, visto che non ha mai avuto il diritto di accompagnare i suoi quadri: “Andavo all’ufficio postale per inviare le mie tele, e mi sentivo talmente strana pensando che loro erano più libere di me. Loro potevano viaggiare”. Per questo una sua tela s’intitola Nel mio cuore c’è un festival, dedicata a un appuntamento mancato.

La sua battaglia ha avuto dei frutti. Ora vive a Istanbul. Dopo avere lottato con la famiglia che non la voleva lasciare viaggiare da sola, dopo essere arrivata seconda al concorso generale scolastico palestinese riuscendo così a convincere i genitori, dopo le umiliazioni subite alla frontiera egiziana, Mattar è riuscita a lasciare Gaza grazie a una borsa di studio in Turchia.

Anche qui però non si sente pienamente felice: non riesce a distogliere lo sguardo dai fenomeni d’oppressione, dalla situazione drammatica dei rifugiati siriani. È difficile liberarsi dalla gabbia interiorizzata dell’occupazione, da Gaza. Ma la sua voglia di dipingere permane nella sua purezza.

 

Condividi
Questa voce è stata pubblicata in GENERALE. Contrassegna il permalink.

1 risposta a MALAK MATTAR, PITTRICE PALESTINESE DI GAZA, OGGI E DOMANI, UNA SUA MOSTRA A SUPINO ( FROSINONE ), NEL VECCHIO MUNICIPIO DI VIA ROMA: ” DONNE ARTE RESISTENZA “

  1. ueue scrive:

    Mi pare che questi quadri esprimano anche una grande gioia di vivere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.