ANDREA BATTAGLINI, L’Aia, via col vento –LA STAMPA DEL 28 LUGLIO 2022 ++ link del blog . Museo e città

 

LA STAMPA DEL 28 LUGLIO 2022
https://www.lastampa.it/viaggi/mondo/2022/07/28/news/laia_via_col_vento-5477657/?ref=ST-LA-F-2

 

Triangoli, trapezi e quadrati gialli rossi blu e neri dipingono geometricamente i cieli saturi di Scheveningen, la spiaggia dell’aristocratica ed elegante capitale olandese.

 

Molo (De Pier) sul mare a Scheveningen
Lichtjäger– wikipedia

 

Spiaggia di Scheveningen
Gigidelneri – Opera propria – wikipedia

 

Gli aquiloni acrobatici volteggiano e sfrecciano come proiettili cromatici richiamando i quadri di Mondrian che affollano il Mauritshuis, il rinnovato ma storico museo che rivaleggia con il Rijks di Amsterdam grazie alla più grande e selezionata collezione d’arte olandese del mondo: dalle tele enigmatiche di Vermeer alle zonature cromatiche del fondatore del neoplasticismo (sono 150 i suoi capolavori conservati con dovizia a L’Aia).

La giovane e attraente donna dipinta da Johannes Vermeer intorno al 1665 non ha mai avuto un aspetto migliore. La sua pelle perfetta e gli occhi vivaci, luminosi come il suo famoso orecchino, sono squisitamente illuminati mentre apre le labbra per dire…: che cosa? L’espressione senza parole della ragazza con l’orecchino di perla allude a un’esaltazione erotica che gli storici non possono spiegare, mentre romanzieri e registi non possono fare a meno di indovinare. Era l’amante di Vermeer? Il suo oscuro oggetto del desiderio?

Anche questo dipinto seducente in cui Vermeer (di solito un artista trattenuto, freddo e cauto) sembra assecondare una passione segreta, ha da pochi anni una casa nuova, o meglio reinventata. Il capolavoro è meglio illuminato, meglio appeso e più elegantemente circondato che mai. Se il Rijksmuseum è più grande, è la collezione del Mauritshuis a possedere alcuni dei capolavori olandesi più iconici, da “La ragazza con l’orecchino di perla” a “Il cardellino” di Carel Fabritius, proprio quel cardellino dipinto che ha ispirato il bestseller di Donna Tartt il cui personaggio principale è ossessionato da questa immagine. Ora il dipinto ha la sua piccola esposizione recintata all’Aia come merita un quadro celebre e brillante: le piume del cardellino sono dipinte con ampie, libere, quasi astratte gocce di colore. Una volta superato il nuovo prologo architettonico nella seicentesca casa della collezione raccolta dal principe Johan Maurits – perfettamente restaurata e illuminata con sapiente competenza – il mondo silenzioso della pittura prende il sopravvento.

 

 

Anche Rembrandt guarda i visitatori da quello che probabilmente è il suo ultimo autoritratto: sembra esausto e distrutto ma al contempo possedere una saggezza inquietante; mentre alcune donne di Jacob Ruisdael non celano l’intero paesaggio intorno ad Haarlem dipinto con l’alta precisione di una fotografia satellitare. Ma il Mauritshuis rilanciato che combina squisitamente le comodità di un museo moderno con il carattere di una collezione e di una casa che risalgono alla stessa età dell’oro olandese non è l’unica tappa, per quanto obbligata, da non perdere all’Aia. Città un po’ misconosciuta e fuori dai canonici itinerari turistici tracciati nel Paesi Bassi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini Stock - Het Plein (The Square) è Una Piazza Nel Centro Storico Dell'Aia, Nei Paesi Bassi.. Image 76210098.

Hett Plein, è la Piazza nel centro storico della città-
da : https://it.123rf.com/photo_

 

 

Famosa per ospitare la Corte Internazionale di Giustizia, sorprende per il numero di edifici storici che ospita, per l’immensa gamma di musei e per avere chilometri di spiagge assolutamente selvagge dominate dalle forti onde e dagli instancabili venti del Mare del Nord che animano pure decine e decine di aquiloni. Che qui sono un culto.

All’Aia si trova un po’ di tutti. Da un lato, il suo passato coloniale in Sud Africa, Sri Lanka o Indonesia, grazie all’importanza della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, significa che ci sono molte tracce di queste destinazioni nella città a cominciare dai negozi di antichità. Non solo, naturalmente l’Aia ha anche la sua Chinatown. Situata nella zona di Wagenstraat, in pieno centro, occupa la parte della città che prima della seconda guerra mondiale era stata il quartiere ebraico. Due cancelli d’ingresso cinesi e le tipiche lanterne di carta rossa accolgono i viaggiatori alla ricerca del lato più orientale della città. Ovviamente non è la Chinatown di New York, ma può essere divertente perdersi in quest’altra Den Haag.

 

 

 

 

Certo, per conoscere la magnetica pittura di Vermeer che fino al 1842, quando l’aristocratico francese Thore-Burger iniziò a valorizzarla,rimase misconosciuto, bisogna recarsi anche nella vicina minuta ma fascinosa Delft che distando solo 20 chilometri è collegata alla capitale anche da barche e tram a cavalli: gli stessi mezzi di trasporto usati ai tempi di Vermeer.

Non solo. “La residenza dei ministri ha fatto dell’Aia un luogo di spie, e l’ozio dei ricchi abitanti un luogo di pettegolezzi. Non ci sono che ambasciatori di sovrani e i rappresentanti degli Stati, tutta gente che si osserva di continuo e si vede poco. E’ forse il più bel villaggio che ci sia al mondo”. Le note redatte dall’illuminista Denis Diderot nel 1773 pure a distanza di due secoli riassumono il carattere della “capitale” governativa olandese. Monumentale, verde e residenziale anche se piccola, come tutte le sedi nordiche di governo, un po’ assonnata come le capitali amministrative e poco dinamica e commerciale. Il primato nella frenesia imprenditoriale spetta infatti ad Amsterdam, seguita a ruota dal porto commerciale di Rotterdam ora polo dell’arte contemporanea. Il fatto di non essere mai stata protetta da mura ma solo da canali che si chiudono ad angolo retto, rendendola città aperta, le regalò l’appellativo di “più grosso villaggio d’Europa”, usato anche dall’enciclopedista francese.

In realtà contrastano con la vecchia immagine un po’ opaca della città di Spinoza, l’eleganza e la signorilità di alcuni edifici come la gotica Ridderzaal annunciata da una spettacolare fontana nera e oro, il palladiano Mauritshuis, l’aristocratica concentrazione di botteghe di antiquariato indonesiano (un libretto in vendita presso gli uffici turistici ne descrive un itinerario) e altri importanti musei artistici. Tra i tanti, curioso l’affollato allestimento di tele fiamminghe della Galleria del Principe Guglielmo V (Schilderijenzall, Buitenhof 35) e selezionata la collezione olandese del Museum Bredius (Lange Vijverberg 14)affacciato al laghetto di Hofvijver. Tanto per restare nel periodo vermeeriano.

Altrettanto sorprendente il Museo Escher: Nell’ex palazzo della regina (Palazzo Lange Voorhout) vicino all’Hotel des Indes, si trova una delle migliori collezioni del pittore di mondi e figure impossibili. Forse uno dei pochi artisti che ha saputo cogliere perfettamente il concetto di infinito. E la mostra permanente di Escher a Het Paleis permette di apprezzare il creatore olandese vissuto tra il 1898 e il 1972.

 

 

Ormai unita con Scheveningen che è la più nota stazione balneare olandese, Den Haag ( L’Aia ) ha una superficie verde superiore a quella edificata e sono proprio i giardini a conferirle un nobile e colorato aspetto contrastato dal pallore di alcuni angoli che fu lucidamente espresso nella pittura malinconica della Scuola dell’Aia che riunì tra il 1870 e il 1890 una decina di pittori paesaggisti i cui lavori oggi sono esposti al Museo H.Willem Mesdag (al 7 di Laan van Meerdervoort).
Episodi architettonici, quelli dei boulevard, delle strade pedonali e dei passaggi coperti, sovente rigorosi come alcune tele neoplastiche di Mondrian.

 

Veduta del Binnenhof e del Mauritshuis.
Prasenberg – Opera propria– wikipedia

 

Cuore diplomatico del paese l’Aia vanta, nei pressi del palazzo di governo –  il Binnenhof – , numerosi locali di tendenza che vivacizzano nel tardo pomeriggio quella che altrimenti è una gradevole, colta ma tranquilla cittadina frequentata da businessmen, avvocati, giovani politicanti e 3000 diplomatici. Sessantaquattro ambasciate, tre palazzi reali tra cui la residenza estiva della regina Beatrice “fuori porta” (nel grandioso e lussureggiante parco di Haagse Bos) e le torri dei quartier generali delle più importanti compagnie assicurative (la Nederlanden e la Aegon) regalano un tocco di cosmopolitismo a un “grande villaggio” assai chiuso in se stesso, diffidente. Mai provinciale però come dimostra l’attività culturale. Ciò non toglie che l’Aia resti più una città da vivere che non tanto da visitare: non a caso solo da poco si sta proponendo come luogo turistico-artistico. Perché fino a oggi, e soprattutto dai tedeschi che amano tanto il mare del nord, solo l’ex borgo di pescatori di Scheveningen inglobato alla città è preso di mira dal turismo canonico. Più che altro dagli aquilonisti che, ancorati alla sabbia, colorano il cielo sfidando venti forza 7, dai nudisti corazzati da elefantiache epidermidi e da giocatori di azzardo che abbandonano fortune all’Hotel Kurhaus.

La lunga Promenade a mare di Scheveningen e il porto inizio secolo, fondato nel 1904 e affollato da pescherecci colorati in caccia perenne di aringhe, accolgono i weekendisti locali. Ancora oggi a maggio per la pesca alle giovani aringhe (matijes o nieuwe haring) le mogli dei pescatori si agghindano con i costumi tipici scuri e i marinai regalano alla regina con tanto di cerimonia la prima botte di aringhe. Qui pulsa l’anima popolare dell’Aia.

 

 

 

 

L’Aia più mondana e intellettuale (il vero hagenaar) abita nel quartiere di Wassenaar e passeggia dietro il lussuoso Hotel des Indies. In un’area disegnata intorno alla strada degli antiquari esotici, soprattutto indonesiani: la Denneweg che conta più di cento vetrine tra librerie, gallerie, antiquari, show-room di memorabilia e bric-a-brac più o meno di tendenza. Di fronte al celebre albergo si assiepano il giovedì e la domenica dalle 9 del mattino alla sera le bancarelle del mercato delle pulci: antichi pattini da ghiaccio di legno e ferro, teiere esotiche, macinini da caffè orientali. Un francobollo di Jakarta europeo.

L’Aia comunque ha due facce. Una è appunto quella dei viali con edifici solenni, palazzi, ambasciate e hotel a cinque stelle come Les Indes, e un’altra è quella che non è visibile. Questa, almeno, fu l’intenzione di coloro che edificarono tanti patii abitativi “celati” destinati in teoria ai più svantaggiati ma in pratica affittati ai benestanti che potevano assicurare succose rendite. Si stima che all’Aia ci siano circa


Un hofje a Naaldwijk
M.Minderhoud – Opera propria– wikipedia, ” Hofje “

 

115 cortili o hofjes che non è facile trovare a meno non si abbia l’indirizzo esatto o si conosca un locale disponibile a mostrarli. Nonostante le loro “umili” origini e supposte destinazioni (per poveri, orfani, vedove, ecc.) oggi questi giardini interni con appartamenti signorili hanno acquisito enorme valore poiché sono stati curati a dovere.

 

INFO

– holland.com

– visitholland.nl

– denhaag.com

– netherlands-tourism.com

 

ARRIVARE
A Schiphol/A’dam con klm.com e poi in treno dall’aeroporto in circa 35/45 minuti di treno.

 

DORMIRE E MANGIARE
Non mancano alberghi in stile. L’Hotel des Indies (Lange Voorhout 54) è l’albergo più famoso della città frequentato da reali, politici e diplomatici. È arredato con i mobili d’epoca appartenuti al barone olandese che lo costruì. Magnifico e sontuoso il lounge centrale sovrastato da una cupola vetrata colorata e da giganti lampadari del XIX secolo.

 

 

 

 

Il ‘T Goude Hooft (Groenmarkt 13) è un tipico locale olandese con interni in legno scuro. Propone piatti regionali e in stagione le matijes (aringhe giovani). Ottime birre belghe. La distilleria Van Kleef (Lange Beestenmarkt nº 109), aperto dal 1842, ebbe come cliente abituale lo stesso Vincent Van Gogh durante il periodo in cui visse in città. Ora è un luogo imprescindibile per degustare distillati con tutti i gusti possibili o gin maturati negli anni.

 

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KUNSTMUSEUM DEN HAAG — ” IL MUSEO D’ARTE DELL’AIA ” – ++ IMMAGINI DELLA CITTA’ DELL’AIA

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1 risposta a ANDREA BATTAGLINI, L’Aia, via col vento –LA STAMPA DEL 28 LUGLIO 2022 ++ link del blog . Museo e città

  1. DONATELLA scrive:

    Viene proprio voglia di visitarla!

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