FULVIO SCAGLIONE, Zelens’kyj. L’uomo e la maschera, Meltemi 2024 – con prefazione di Lucio Caracciolo– RECENSIONE DI MICHELA JACCARINO- IL LIBRO CHE RACCONTA LE ORIGINI—IL FATTO QUOTIDINAO 15 NOVEMBRE 2024

 

 

 

 

Zelens'kyj. L'uomo e la maschera - Fulvio Scaglione - copertina

 

Zelens’kyj. L’uomo e la maschera

Prima di diventare uno dei personaggi più conosciuti sulla scena politica internazionale, Volodymyr Zelens’kyj, attore di tv e cinema, era già uno degli uomini più famosi in Russia, in Ucraina e nelle ex Repubbliche Sovietiche. Il 20 maggio 2019 è stato eletto alla presidenza dell’Ucraina e da quel momento la sua notorietà è cresciuta a dismisura in tutto il mondo. Ma davvero possiamo dire di conoscerlo? Nella sua breve e tumultuosa esperienza politica, Zelens’kyj è stato – o ha interpretato – un personaggio sempre diverso: l’attore che si è fatto politico con l’appoggio degli oligarchi; il presidente che ha ingaggiato una rovinosa battaglia per riformare l’Ucraina; il complottista guidato dall’opportunismo; il leader in tenuta militare protagonista della resistenza ucraina di fronte all’invasione russa; il democratico che sognava l’Europa, ma che si è appoggiato all’estrema destra; il rappresentante del popolo che ha accentrato tutti i poteri nelle proprie mani e in quelle di una ristretta cerchia di fedelissimi, talvolta dal passato di dubbia trasparenza. Con audacia e schiettezza, Fulvio Scaglione ci racconta la parabola – ancora poco limpida – di Volodymyr Zelens’kyj tra luci e ombre, consensi e contraddizioni, alla scoperta dell’uomo e del politico.

 

 

 

 

RECENSIONE :

 

IL FATTO QUOTIDIANO — 15 NOVEMBRE 2024 – L’NTERVISTA

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/11/15/fulvio-scaglione-zelensky-prima-delle-presidenziali-era-vicino-ai-russi-e-lavorava-per-loro/7767993/

 

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Fulvio Scaglione: “Zelensky prima delle Presidenziali era vicino ai russi e lavorava per loro”

 

Il libro che racconta le origini – “La sua era una famiglia ebreo-sovietica”

 

 

 

Foto profilo di Michela AG Iaccarino

 

Dopo la laurea in lingue slave, è diventata giornalista professionista e reporter freelance. Ha lavorato per quotidiani e magazine, nazionali ed internazionali, nelle zone di conflitto in Ucraina/Russia, Medio Oriente, Africa. I suoi articoli sono stati pubblicati da: La Stampa, il Fatto Quotidiano, New Times Russia, il Reportage, Huffington Post, Colors magazine, Vice e altri.
( DA Il Giornale )

Finora è stato descritto solo come il Davide ucraino contro il Golia russo, ma Zelensky non è solo questo. Tutte le metamorfosi del presidente le ripercorre nel libro Zelens’skyj, l’uomo e la maschera, edizioni Meltemi, Fulvio Scaglione, a lungo corrispondente in Russia e oggi direttore di Insideover. Una biografia lontana dall’agiografia: “Intorno alla figura di Zelensky c’era un profondo buco informativo. I media, quando è diventato presidente, hanno solo raccontato di un comico che arrivava al potere di colpo. Poi ce ne siamo dimenticati. Quando è iniziata la guerra su larga scala, è stato invece congelato nell’icona con la maglietta verde. Di lui abbiamo sempre saputo poco oltre l’immagine stereotipata. È l’uomo che ha spinto l’Ue a cambiare sistema economico, non possiamo accontentarci di favole gratificanti”. 

Lei ripercorre da principio quella che chiama “mitopoiesi zelenskiana”: inizia tutto a Kryvyj Rih, la città natale del presidente…

È l’epoca in cui Zelensky non è ancora Zelensky. Nasce in una famiglia ebreo sovietica, i parenti vengono sterminati dai nazisti. Suo padre era uno scienziato che lavorava ad un progetto secretato in Mongolia, godeva della fiducia delle autorità sovietiche.

 

Nel libro c’è il titolo della tesi del padre di Zelensky.

Il mio libro ha 157 pagine e 161 note: il lettore può andare a verificare fonti e controllare. Ci tengo a dirlo, per il clima da derby e liste di proscrizione, o pro o contro, nel quale viviamo.

 

Evidenzia la duplice natura di Zelensky: russa e ucraina.

Ha avuto sempre questa duplice natura, per lingua, attività, cultura. Non è sempre stato un critico della Russia: a 30 anni era milionario in dollari per la sua bravura personale, ma ha avuto grande fortuna esibendosi sul primo canale della tv di Stato russa. Non ha mai preso posizione durante la rivoluzione arancione o Maidan. Ha lavorato con oligarchi russi finché ha deciso di diventare “solo” ucraino. La parte ucraina di Zelensky era dormiente: poi alla vigilia delle elezioni presidenziali, va a lezione di ucraino da un noto linguista di Kiev.

 

“In quel regno di mezzo”, mentre è un po’ russo, un po’ ucraino, scrive la fortunata serie tv Servo del popolo, lo sceneggiato che darà nome al suo partito. Lei però scrive che non è arrivato al potere quasi costretto, come l’insegnante Holoborodko.

È una narrazione di comodo dire che sia arrivato al potere come l’onesto professore che diventa per caso presidente e combatte corruzione, nepotismo, evasori e oligarchi. Mentre scrive lo sceneggiato nel 2015, apre società offshore, acquista ville all’estero, fa affari con oligarchi come Kolomojskyj, da molti considerato un pescecane con squadre di picchiatori che mandava ai rivali in affari. Zelensky una potenziale carriera politica l’aveva in mente prima del 2019, ma ha raccontato di aver deciso dopo la serie. Poi quando diventa presidente, 30 dei suoi collaboratori della sua compagnia Kvartal ricevono incarichi nelle istituzioni. Un cerchio magico. Il suo amico di infanzia Bakanov diventa capo dei Servizi segreti. Shefir, primo consigliere, Jermak, oggi a capo dell’amministrazione presidenziale, era un avvocato di diritti cinematografici. C’è un travaso da Kvartal ai palazzi del potere a Kiev.

NOTA:

Holoborodko  è il personaggio della seconda serie di  Servire il popolo in cui interpreta un insegnante di storia divorziato che vive con i genitori in un vecchio appartamento di Kiev e proclama che, se potesse governare, farebbe vivere l’insegnante come il presidente e il presidente come l’insegnante. I suoi allievi diffondono simili comizi sui social network, avviando una raccolta fondi per fare di Holoborodko il “candidato della gente” alle elezioni presidenziali, che lo vedono trionfare con il 76 per cento dei voti. ( DA: Succede oggi )

 

 

Lucio Caracciolo ha scritto nella prefazione che siamo alle prese con le conseguenze del conflitto, “una scelta di cui forse, in cuor suo, lo stesso presidente russo si pente”. E “l’uomo e la maschera” Zelensky?

Nessuno sa cosa accade nel loro intimo, ma pubblicamente entrambi non possono smentirsi. Nessuno dei due ha un’exit strategy. Comunque Zelensky non si è mai nascosto. La maschera gliel’abbiamo messa noi.

 

 

per chi volesse:

Uno studio del 2021

Il metodo Zelensky

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