da:

Un cultore del territorio, Daniele Russo, le ha censite una per una nell’ultimo decennio arrivando a identificare 376 turrette distribuite nelle diverse aree dell’Etna. In una dettagliata pubblicazione Russo ha elencato anche la ripartizione -versante per versante- e le diverse tipologie.

“Muragghiu” ragusano
Le Turrette sono delle vere e proprie piramidi le cui origini, ancora oggi, sono avvolte dal mistero. L’egittologa francese Antoine Gigal ne ha individuate quaranta sparse lungo i fianchi della Muntagna. Sono strutture a gradoni, con base conica o quadrata, realizzate con blocchi di roccia vulcanica messe in opera secondo la tecnica delle pietre a secco. Salii attraverso le scale incastonate nelle pareti di lava e giunsi fino alla sommità, alta quaranta metri all’incirca dal piano di posa. Erano passati decenni dall’ultima volta che avevo messo piede in una chiesa. Non potevo definirmi un cattolico, ma di sicuro non ero un ateo. Avevo vissuto, in questi lunghi anni, in una sorta di limbo. Mi sentii attraversato da un flusso sovrannaturale: sembrava che Dio fosse entrato dentro la mia carne.
Salvatore A. P. Virzì– Kairòs_I_2023
(www.kairosrivista.it)
Piramidi dell’Etna – Passopisciaro
STESSO LINK PER LE ALTRE FOTO SOTTO
Torre di Calafato
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Presunta piramide etnea a Pedara
– Opera propria
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da qui segue da :
FAI –
PIRAMIDI DELL’ETNA – LINGUAGLOSSA, CATANIA
https://fondoambiente.it/luoghi/piramidi-dell-etna?ldc

ANTOINE GIGAL NEL FAYUM
https://gigalresearch.com/uk/antoine-gigal-pictures.php
Alle pendici del vulcano più alto d’Europa, tra i territori di Linguaglossa e Adrano, sorgono decine e decine di strutture piramidali immerse nell’amena campagna etnea. Secondo alcuni esperti – in particolare l’egittologa francese Antoine Gigal che dopo aver sentito parlare delle piramidi ha deciso di volare dal Cairo fino a Catania per studiarle – le strutture dovrebbero essere più di quaranta e sono tante, al momento, le ipotesi sulla loro genesi e datazione, dal mito alla storia.


Le cosiddette “Piramidi dell’Etna” presentano una struttura a gradoni o conica, su base rotonda o quadrata. Sono state realizzate con la tecnica della posa delle pietre a secco, utilizzando blocchi di roccia vulcanica.
Le strutture possono essere alte fino a quaranta metri, caratterizzate da scale, gradoni e talvolta altari sommitali. Nonostante le diverse forme, sembrerebbe che tutte le piramidi abbiano una vista privilegiata sull’Etna. In un primo momento, si supponeva che fossero destinate ad attività di tipo prevalentemente agricolo e che fossero, addirittura, di recente costruzione.

Tuttavia, ricerche più approfondite hanno permesso di rilevare l’effettiva datazione delle stesse: sarebbero antecedenti allo sbarco del popolo greco in Sicilia, dunque retrodatate a migliaia di anni fa.
La scoperta di antichi sentieri e di rudimentali tecnologie per la canalizzazione delle acque, attigui al sito archeologico, rende lo stesso un vero e proprio rompicapo per gli studiosi e gli appassionati della materia.

Sarebbero due, in particolare, i popoli che concorrono al titolo di costruttori delle piramidi siciliane: primi tra tutti i Sicani, artefici di ulteriori strutture piramidali situate, questa volta, nella Sicilia centrale, il cui periodo di attività coincide con quello precedente all’arrivo dei Siculi sull’isola, ossia il XV sec. a.C.;
l’altra popolazione concorrente agli stessi meriti, secondo un’ulteriore ipotesi, sarebbe quella dei Šekeleš (o Shekelesh), una tribù della confederazione dei Popoli del Mare, provenienti dalla zona del Mare Egeo e che secondo alcuni archeologi coinciderebbe con gli antenati dei Siculi o, addirittura, coi Siculi stessi.
Al centro di miti, leggende e curiosità, le “Piramidi dell’Etna” rappresentano sicuramente un enorme patrimonio culturale che rischia spaventosamente di scomparire a causa dell’edilizia molesta. L’associazione Free Green Sicilia – Beni Culturali nell’agosto 2018 ha lanciato un appello per salvare le misteriose piramidi dell’Etna da speculazioni edilizie e piani regolatori che potrebbero cancellare per sempre queste testimonianze del passato. Alcune di queste, tra l’altro, si trovano in terreni privati, dunque risulta quasi impossibile accedervi e questo rende molto più ardua qualsiasi prassi attuabile per la loro conservazione.
ANTOINE GIGAL :
«Sapevo dell’esistenza di una decina di piramidi da alcuni fotografi italiani, ma durante la nostra missione esplorativa ne abbiamo trovate circa una quarantina – spiega l’archeologa francese – tutte le piramidi, nonostante le diverse forme, avevano un sistema di rampe o scale d’accesso alla cima con vista privilegiata sulla sommità dell’Etna, un fattore che potrebbe fare pensare a un culto di adorazione del vulcano».

Le Turrette sono manufatti architettonici conosciuti come Piramidi dell’Etna, simili ai Sesi di Pantelleria, ai Nuraghi della Sardegna e uguali alle Piramidi di Güímar, nelle isole Canarie. Si tratta di strutture a gradoni o coniche, su una base rotonda o quadrata, realizzate con blocchi di roccia vulcanica, secondo la tecnica della posa delle pietre a secco.

Come riporta il sito del FAI, le Piramidi dell’Etna rappresentano sicuramente un enorme patrimonio culturale che rischia spaventosamente di scomparire a causa dell’edilizia molesta: per questo motivo, l’associazione Free Green Sicilia – Beni Culturali, nell’agosto del 2018 ha lanciato un appello per salvarle.
FOTO E TESTO DA:
https://catania.liveuniversity.it/
LE IMMAGINI SEGUONO DA:
++++ PIRAMIDI DELL’ETNA | Luogo FAI













sopra da :::
PIRAMIDI DELL’ETNA | Luogo FAI
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Etna, Piramide di pietra lavica, chiamata Turretta, nel versante sud ovest

Etna, Piramide di pietra lavica, chiamata Turretta, nel versante sud ovest
FOTO DI ALESSANDRO SAFFO 2024– 101 ZONE
Etna, Piramide di pietra lavica, chiamata Turretta, nel versante sud ovest
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SEGUE DA:
https://catania.liveuniversity.it/2022/04/29/piramidi-etna-turrette/
Le Turrette sono manufatti architettonici conosciuti come Piramidi dell’Etna, simili ai Sesi di Pantelleria, ai Nuraghi della Sardegna e uguali alle Piramidi di Güímar, nelle isole Canarie. Si tratta di strutture a gradoni o coniche, su una base rotonda o quadrata, realizzate con blocchi di roccia vulcanica, secondo la tecnica della posa delle pietre a secco.
La presenza dei Šekeleš (o Shekelesh)– una delle tribù dei Popoli del Mare -in Sicilia sarebbe testimoniata dal ritrovamento di anfore presso il Monte Dessueri vicino Pozzillo, in provincia di Caltanissetta ( vedi sotto : DESSUERI ), identiche a quelle trovate ad Azor, nei dintorni di Giaffa in Israele. Inoltre, questo popolo si sarebbe spinto fino alle coste delle isole Canarie, dove sono stati trovati manufatti molto simili a quelli etnei.
DESSUERI è una necropoli preistorica tra i territori di Butera, Mazzarino e Gela in Sicilia appartenente alla cultura di Pantalica.
La necropoli fu scoperta da Paolo Orsi agli inizi del Novecento. L’archeologo vi giunse con il disegnatore Rosario Carta e dei Carabinieri che lo avrebbero difeso in caso di assalto da parte di banditi che erano presenti nella regione. In quell’occasione furono censite 1500 tombe, ma non venne scoperto l’insediamento abitativo.
Dopo Orsi il sito non venne più indagato fino al 1992 quando la sovrintendenza di Caltanissetta avviò una campagna di scavo scoprendo finalmente l’insediamento abitativo.
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NECROPOLI DI DESSUERI, POZZILLO- CALTANISETTA
– Opera propria

DISSUERI –MAPPA DI LOCALIZZAZIONE- WIKIMEDIA
Lo stile delle tombe appartiene a quello della civiltà di Pantalica e viene datato (grazie ai ritrovamenti) tra il XIII e il IX secolo a.C. Le tombe pertanto sono a grotticella di cui alcune riutilizzate in epoca romana. Oggi si contano 4000 tombe. Le camere tombali sono di forma ellittica o circolare con volta continua. A volta con doppia camera e a tholos. L’ingresso è rettangolare, trapezoidale o ovale. In genere sono precedute da un breve corridoio (dromos). La chiusura era assicurata da portelli in pietra o da un muro di pietrame. I corpi inumati variavano da uno a sei in posizione fetale, raramente sdraiati o sul fianco. Il corredo era vario: brocche, scodelle, coltelli, rasoi o fibule.
L’insediamento abitativo era posto sul Monte Mario, dove sono presenti strutture murarie di abitazioni, tra cui un palazzo databile al XI-X secolo a.C.
BIBLOGRAFIA::
^ (EN) Fabrizio Nicoletti, Dessueri. L’abitato protostorico di Monte Maio (scavi 1993-2001), in M. Blancato, P. Militello, D. Palermo, R. Panvini, a cura di, Pantalica e la Sicilia nell’età di Pantalica, Atti del convegno di Sortino (Siracusa), 15-16 dicembre 2017, 2019.
https://it.wikipedia.org/wiki/Dessueri
ANFORA GLOBULARE A FIASCO
da Monte Canalotti (Dessueri) Necropoli della Cresta nord-ovest Tomba 12 Pantalica II: XII-XI sec a.C.
– Opera propria
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IN GIALLO LA PLANIMETRIA DELL’ABITATO
– Opera propria
segue dal MUSEO DI AZOR IN ISRAELE —
DA : https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Azor_Museum?uselang=it#/media/File:Azor-V2-1987.jpg
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– Opera propria
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MANUFATTI DELLE ISOLE CANARIE:


NEL LINK SUBITO ALL’INIZIO C’E’ UN BREVE VIDEO CHE SPIEGA ASSAI
https://www.ciaoisolecanarie.com/esperienze/ceramica-delle-isole-canarie/

Mistero e fascino!