Appuntamento questa sera alle 20.30 per l’inaugurazione. Per l’occasione è previsto il concerto d’organo Harmonies Romaines con musiche tra gli altri di Vivaldi, Bach e Handel e la voce dell’artista Jean-Christophe Clair e l’organista Gabriele Agrimonti. Presente anche Marco Frascarolo, designer della luce, ingegnere e docente universitario, che ha ideato la nuova architettura luminosa.
San Luigi de’ Francesi rinasce con la nuova illuminazione. Brillano le opere di Caravaggio
San Luigi de’ Francesi | NikonZ7II, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
da : https://www.lumsanews.it/
“Grazie a questa nuova messa in scena – spiega all’ANSA Fra Renaud – la chiesa rivela dettagli un tempo nascosti, esaltando ogni angolo della sua architettura e delle sue meraviglie artistiche. Le sculture, in passato nell’ombra, ora emergono con una sorprendente chiarezza, mettendo in risalto la loro espressività e la finezza della loro esecuzione. Le volte e le colonne, perfettamente illuminate, sottolineano la maestosità dell’edificio, mentre i giochi di luce accentuano le sottigliezze delle forme architettoniche”.
“La cappella Contarelli, principale attrazione della Chiesa, è stata riportata in relazione armonica con il resto dello spazio, eliminando il sistema di accensione con la gettoniera e garantendo così una corretta visione per tutti visitatori non solo dei capolavori del Caravaggio ma anche della loro contestualizzazione nell’architettura e nell’opera d’arte globale che è San Luigi dei Francesi”, conclude il designer.
ANSA.IT — 29 marzo 2025, 08:19
San Luigi de’ Francesi splende con la macchina delle Quarant’ore.
CINZIA CONTI
Fra Renaud Escande, un vero tesoro trovato nella soffitta

“Una macchina teatrale con oltre 200 candele che inonda San Luigi de’ Francesi di luce”.
Sono queste le parole con cui Marco Frascarolo, designer della luce, ingegnere e docente, che ha curato nei mesi scorsi la nuova illuminazione della meravigliosa chiesa romana, culla di tre fra i più meravigliosi e noti dipinti di Caravaggio, quelli del ciclo di San Matteo, descrive all’ANSA la macchina delle Quarant’ore appena ricostruita e restaurata e protagonista di un concerto e di una serie di eventi in occasione del Giubileo.

Ansa.it
A raccontare la straordinaria scoperta e il restauro della macchina, elemento emblematico del patrimonio liturgico barocco ora riportato al suo splendore, è Fra Renaud Escande, amministratore dei Pii Stabilimenti della Francia. “A seguito dell’incendio di Notre Dame de Paris – spiega – sono stati inviati dei pompieri in tutte le chiese francesi, ovunque si trovassero, anche a Roma. Ci è stato chiesto di svuotare le soffitte e proprio in quel momento abbiamo fatto delle scoperte straordinarie. Nel fondo della soffitta, c’era un insieme di travi di legno con tracce di pittura. Stavamo per bruciarle, ma dopo aver fatto delle ricerche, ci siamo resi conto che si trattava di una macchina delle Quarant’ore. Ho deciso di restaurarla per riprodurre, a San Luigi dei Francesi, questa antica liturgia”.

E aggiunge: “Tradizionalmente queste macchine erano chiamate delle Quarant’ore perché a partire dal Giovedì Santo si accendevano in Adorazione dell’Eucarestia, una serie di candele sull’altare principale della chiesa. Esattamente quaranta perché sono le ore trascorse da Gesù nel sepolcro prima di risorgere”.
Non si tratta di una macchina nel senso convenzionale del termine, con motori e ingranaggi, ma di un dispositivo realizzato con tavole e travi di legno, concepito per esaltare il Santissimo Sacramento nell’ambito della liturgia delle Quarantore, un periodo di adorazione che si svolge durante la Settimana Santa. “Quello ritrovato a San Luigi dei Francesi – dice Fra Renaud – è il più grande di Roma: copre l’intero altare maggiore e raggiunge i 12 metri di altezza. In passato, era illuminato da quasi 300 candele, ma ora, per ragioni di sicurezza, sono state sostituite con candele elettriche.
L’effetto è davvero impressionante: si tratta di un autentico muro di luce che avvolge Gesù. È importante, perché la liturgia delle Quarantore è una liturgia in onore del Santissimo Sacramento, che si è sviluppata, in particolare in Italia, durante il periodo della Controriforma. Essa fa parte della nostra storia e rischiava di scomparire”.
“La macchina delle 40 ore – dice ancora Frascarolo – è uno strumento magico, una macchina teatrale che inonda la Chiesa di luce. Originariamente dotata di oltre 200 candele, oggi è stata allestita, in conformità delle normative sulla sicurezza antincendio e sulla tutela dei Beni Culturali, con altrettante candele LED, gestite con un sistema di gestione domotica, che produrrà un’accensione morbida e progressiva e delle lievi fluttuazioni che riprodurranno la vivacità della fiamma in maniera appena percepibile”.
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Il montaggio della macchina delle 40 ore
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Il sistema luminoso è stato sviluppato da Marco Frascarolo in collaborazione con Federico Ognibene e verrà modulato in armonia con gli scenari di illuminazione della Chiesa resi possibili dal nuovo impianto, inaugurato nel mese di gennaio. La macchina delle Quarantore è composta di 27 pannelli di abete dipinti e dotati dotato di porta-ceri cilindrici che variano da un minimo di 5 ad un massimo di 11 e di un tronetto per esposizione eucaristica che è stato selezionato fra gli oggetti ritrovati nelle soffitte ed è stato posto al centro della macchina. All’interno del tronetto in legno di pioppo è stato posizionato un ostensorio con raggera, nel caso di cerimonie liturgiche come appunto le Quarant’ore. Il totale delle candele della macchina è 197.
La tecnica pittorica invece è eseguita con colori legati molto probabilmente a colla animale (quindi con legante proteico) che è una tecnica ancora oggi adottata per dipingere le scenografie, ad esempio dei teatri d’Opera. Tutta la fattura sia costruttiva che pittorica richiama un apparato scenografico eseguito in pochissimo tempo. “Per quanto riguarda la datazione di questi pezzi non è molto facile ma dagli elementi di assemblaggio dei chiodi utilizzati ed altri dettagli ci sembra che possa risalire agli inizi dell’ottocento e che quindi non si tratti di una macchina barocca, ma semmai di una sua riproduzione postuma” dice ancora Fra Renaud.
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CARAVAGGIO E LA CAPPELLA COTTARELLI


Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599-1600. Olio su tela, 3,22 x 3,40 m. Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli.

Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599-1600. Particolare con Cristo e Pietro.

Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599-1600. Particolare con il volto di Cristo.

Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599-1600. Particolare con san Matteo.

Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599-1600. Particolare con i due ragazzi.

Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599-1600. Particolare con il ragazzo giovane.

Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599-1600. Particolare con i due uomini.
Il Martirio di San Matteo
La scena del Martirio di San Matteo è più complessa della Vocazione: ha infatti un carattere brutale che la rende più simile a un assassinio che a un martirio. L’esecuzione del santo è presentata quasi come un delitto di strada ed è ambientata all’interno di una struttura architettonica che ricorda quella di una chiesa, come attesta la presenza di un altare con la croce.

Caravaggio, Martirio di San Matteo, 1599-1600. Olio su tela, 3,23 x 3,43 m. Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli.
Caravaggio, dunque, decise di attenersi alla Leggenda Aurea secondo la quale san Matteo sarebbe stato assassinato dopo una celebrazione eucaristica. Tutti i personaggi sembrano disposti sopra il palcoscenico di un teatro, un espediente che Caravaggio amava adottare per aumentare il pàthos della raffigurazione e coinvolgere maggiormente gli spettatori.

Caravaggio, Martirio di San Matteo, 1599-1600. Particolare con il sicario.

Caravaggio, Martirio di San Matteo, 1599-1600. Particolare con san Matteo.
Matteo, caduto per terra, alza una mano in cerca di difesa: la stessa mano nella quale un elegantissimo angelo adolescente si precipita a porre la palma del martirio. Lo sguardo della vittima e quello del suo assassino, che gli sta sferrando il colpo mortale, s’incontrano in un istantaneo, muto colloquio.

Caravaggio, Martirio di San Matteo, 1599-1600. Particolare con l’angelo.
Come già nella Vocazione, un fascio di luce colpisce violentemente uno dei protagonisti, in questo caso l’aguzzino, che per certi versi è presentato dall’artista come il vero protagonista dell’opera: è infatti soprattutto sui peccatori che si posa lo sguardo misericordioso di Dio.

Caravaggio, Martirio di San Matteo, 1599-1600. Particolare con il ragazzino in fuga.
Tutto intorno, i testimoni dell’omicidio si ritraggono spaventati, i loro movimenti denunciano apertamente il terrore e l’orrore, un ragazzino fugge in preda al panico. Sono i “moti dell’anima”, cui tanta importanza aveva dato Leonardo. E in effetti, c’è qualcosa, nella concitazione dei gesti e nella multiforme varietà delle espressioni, che rimanda alla Battaglia di Anghiari.

Leonardo da Vinci, Studio di testa per la Battaglia d’Anghiari, 1504-5. Budapest, Museo di Belle Arti.
Riconosciamo nel gruppo anche Caravaggio, ritrattosi sul fondo a sinistra; lo sguardo sconfortato dell’artista è la più efficace testimonianza del suo profondo pessimismo esistenziale.

Caravaggio, Martirio di San Matteo, 1599-1600. Particolare con l’autoritratto di Caravaggio.

Caravaggio, Martirio di San Matteo, 1599-1600. Particolare.
IL LINK CHE ABBIAMO SEGUITO E’ ANCHE UN LIBRO:
LINK : https://www.artesvelata.it/caravaggio-cappella-contarelli/?unapproved=4105&moderation-
LIBRO – 5 VOLUMI : x l’esame di stato

https://www.laterzalibropiuinternet.it/scheda-opera-nolog.php?isbn=9788842119319
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UN DUBBIO : è possibile che a Roma e a Parigi, non conioscessero il libro sg stampato nel 2018? Inoltre, se cercate su Google ” Macchina quarantore / per ” ci sono un sacco di chiese del nord e del sud che ce l’hanno e fotografie che la mostrano- A Roma, da ultimo, l’inaugurazione di questa tanto famosa macchina è stata già inaugurata nel gennaio di quest’anno- la foto è su Google, non l’ho reegistrata e adesso è tardi per Cenerentola
Domenico Rotella — “Macchina per le Quarantore”, Dei Merangoli Editrice, 2018
per chi volesse, Domenico Rotella illustra il magnifico apparato ligneo risalente al 1840 e denominato “Macchina per le Quarantore”. L’argomento è ampiamente trattato nel suo saggio “Santa Maria dell’Orto e i suoi segreti – Una storia romana dal 1492”.

Editore: Dei Merangoli Editrice, 2018

Interessante, curiosa e “luminosa” questa storia.