” No Other Land ” – trailer ufficiale, sottoscritte in italiano + ANSA.IT – 3 marzo 2025 – 19.30 ++ MARIA NADOTTI: No Other Land: cosa può il cinema?–DOPPIOZERO, 12 febbraio 2025

 

 

 

 

 

 

ANSA.IT — 3 MARZO 2025– 19.30

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2025/03/03/no-other-land-il-documentario-torna-in-sala-dopo-loscar_b9f94b01-e683-451e-b49b-b2b54b504590.html

 

 

No Other Land, il documentario torna in sala dopo l’Oscar

Dal 6 marzo con contenuti speciali inediti

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© ANSA/EPA

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 No Other Land, il film di un collettivo israelo-palestinese sulla distruzione di un villaggio in Cisgiordania che ha vinto l’Oscar per il miglior documentario torna nelle sale italiane il 6 marzo distribuito da Wanted Cinema, in versione originale sottotitolata in italiano in una nuova edizione con contenuti speciali inediti.

Il film ha già conquistato il Premio per il Miglior Documentario e il Premio del Pubblico alla Berlinale 2024 e il Premio come Miglior Documentario agli European Film Awards 2024.

No Other Land, scritto, diretto, prodotto e montato da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor e Hamdan Ballal, sarà prossimamente disponibile in esclusiva su Mubi.

Un’opera intensa e profondamente umana, racconta la lotta di Basel Adra, giovane attivista palestinese di Masafer Yatta, insediamento rurale della Cisgiordania, contro l’espulsione forzata della sua comunità da parte dell’esercito israeliano.

Sin dall’infanzia, Basel assiste alla progressiva distruzione del suo villaggio e inizia a documentarla con la sua videocamera: ogni volta che i carri armati e le ruspe avanzano, ogni volta che le case vengono rase al suolo, lui è lì, testimone di quello che è considerato il più grande sfollamento forzato mai avvenuto nella Cisgiordania occupata. Nel suo percorso incontra Yuval Abraham, giovane giornalista israeliano che sceglie di unirsi alla sua battaglia.

Per oltre cinque anni, i due collaborano per documentare le violenze e le ingiustizie, settimana dopo settimana, mese dopo mese.

Il loro legame, però, è segnato da una profonda disuguaglianza: Basel vive sotto un’occupazione militare brutale, mentre Yuval, da israeliano, gode di libertà e diritti che all’amico sono negati. Ciò che nasce come una collaborazione diventa un’amicizia solida, alimentata dall’urgenza di raccontare e denunciare. Il documentario, frutto del lavoro di un collettivo palestinese-israeliano, è stato realizzato con mezzi minimi e senza una produzione alle spalle, nei momenti più difficili per Basel e la sua comunità. Un’opera nata come resistenza creativa all’apartheid e atto di lotta per la giustizia e l’uguaglianza, che ha portato inaspettatamente i suoi autori a diventare tra i cineasti più premiati e acclamati del 2024.

 

 

 

 

DA QUI SEGUE DA: DOPPIOZERO- 12 FEBBRAIO 2025- testo e foto

MARIA NADOTTI

https://www.doppiozero.com/no-other-land-cosa-puo-il-cinema

 

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Da sinistra: Hamdan Ballal Al-Huraini, Yuval Abraham, Basel Adra, and Rachel Szor (foto Oren Ziv).

 

 

Siamo a Masafer Yatta, una regione semidesertica situata nel distretto meridionale di Hebron/al-Khalil, nella Cisgiordania occupata. Ci abitano circa duemilacinquecento palestinesi distribuiti in dodici villaggi o frazioni. Masafer Yatta rientra nel 60 per cento della Cisgiordania occupata designata come “Area C”, sotto il pieno dominio militare e amministrativo israeliano. Molte famiglie sono lì da prima dell’occupazione israeliana della Cisgiordania nel 1967. Oggi vivono di pastorizia e agricoltura, ma devono misurarsi quotidianamente con le politiche coloniali dello stato occupante, tra cui il divieto di costruire nuovi edifici, riedificare quelli rasi al suolo dalle IDF o riparare quelli danneggiati dai coloni,  l’impossibilità di accedere alla rete elettrica e idrica. Sono inoltre circondati da una cintura di insediamenti israeliani illegali e vivono sotto quella che le organizzazioni per i diritti umani definiscono la violenza sistematica della polizia, dell’esercito e dei coloni israeliani. Da tempo Israele ha classificato la maggior parte di Masafer Yatta come “zona di tiro” chiusa da utilizzare a fini di addestramento militare. L’ha denominata “Zona di tiro 918 ”

 

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Le aree requisite e destinate a uso militare devono essere vuote e non transitabili. Se non lo sono, vanno svuotate e rese inagibili. Le deportazioni e le annessioni avvengono anche così, grazie a quella che potremmo definire vis burocratica: io, che sono il più forte, stabilisco che da oggi il bagno di casa sarà adibito a serra. La casa diventa inabitabile? Peggio per te. Vattene, raggiungi i tuoi familiari che, privati dei mezzi di sussistenza, si sono trasferiti nelle periferie dei centri urbani trasformandosi in paria. In altre parti del mondo la chiamerebbero migrazione interna. Qui si tratta di un fenomeno diverso: non so se questa definizione esista, ma mi viene da chiamarla ‘autodeportazione forzata’.

“Hamdan e io viviamo a Masafer Yatta”, ha spiegato Basel Adra durante la Berlinale, “nel Sud della Cisgiordania occupata. Cinque anni fa Yuval e Rachel sono venuti nella nostra zona per svolgere il loro lavoro giornalistico. Quando le loro visite sono diventate meno saltuarie, abbiamo cominciato a parlare della situazione politica. Abbiamo capito che volevano sostenerci e manifestare la loro solidarietà. Erano contro l’occupazione e il sistema di apartheid. Un giorno, Hamdan ha suggerito di realizzare un documentario per far vedere ciò che stava accadendo dalle nostre parti. Nessuno di noi aveva esperienza in questo campo, così abbiamo deciso di avventurarci insieme in questo viaggio. Abbiamo filmato, scattato foto e scritto. Pensavamo che fosse molto importante montare il materiale che avevamo raccolto e mostrarlo al pubblico, soprattutto nei paesi occidentali, dove le persone non sanno con precisione a che cosa diano sostegno i loro governi. Dovrebbero sapere dove vanno a finire i loro soldi e le loro armi. Come vengono utilizzati?

Per venire nella mia comunità a distruggere case, bagni e scuole, per impedire alla gente di avere accesso all’acqua, per costruire insediamenti ed espanderli, per fare pulizia etnica sui palestinesi, per cacciarci dalla nostra terra e darla ai coloni. Questo è ciò che sta accadendo. Non si tratta di un conflitto, non ci sono due parti. È  un’apartheid, un’occupazione. Tutte le organizzazioni per i diritti umani lo hanno detto molto chiaramente. E questa è la nostra vita quotidiana. Se si piazzasse una telecamera in diverse comunità e si iniziasse a filmare, in un giorno potremmo raccogliere novanta minuti di scene simili a quelle che mostriamo nel nostro film.

 

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Proiezione di No Other Land ad At-Tuwani, Masafer Yatta, Cisgiordania occupata, 14 marzo 2024 (foto Oren Ziv).

 

 

C’è un momento, in No Other Land, in cui la fiducia nell’attivismo mediatico, nella capacità delle immagini di svelare e sensibilizzare, sembra incrinarsi. A che cosa serve ‘mostrare’, si domanda il palestinese Basel, se l’atto cinematografico non è in grado di rompere se non fugacemente la barriera dell’indifferenza o se lo sdegno emotivo che si accompagna alla sua visione rischia di bastare a sé stesso. Il grande interrogativo è sempre il medesimo: si è indifferenti perché si è ignari o è proprio il sapere a creare un tale vortice di impotenza, un tale di più di sofferenza, da indurre a chiudere gli occhi? A che cosa serve sapere? E supponendo che serva – se non altro a permetterci di capire in che girone della storia siamo finiti e a toglierci da una disorientata e pur comoda passività – può l’accumulo di materiali che indignano, commuovono, sgomentano, chiarire una volta per tutte che nei Territori occupati di Palestina l’abuso è un ‘atto di stato’? In tal caso noi occidentali saremmo costretti ad ammettere che, dati i tempi, starcene con le mani in mano ad aspettare che passi, facendo magari qualche piccolo gesto di solidarietà militante, è quantomeno inadeguato.

 

Cedo di nuovo la parola a Basel Adra, che dalle pagine di “+972 magazine” ci manda a dire:“Forse la prova più evidente che il nostro film ha avuto un impatto non si è avuta sui palcoscenici di Berlino e nemmeno sulla stampa. Piuttosto, è stata la proiezione del film ad At-Tuwani, dove non solo centinaia di stranieri, ma gli stessi residenti di Masafer Yatta sono venuti a vedere il film. Dal 7 ottobre, i coloni e l’esercito hanno istituito grandi blocchi stradali in tutta Masafer Yatta, rendendo incredibilmente difficile spostarsi da un luogo all’altro. La maggior parte dei residenti non lascia le proprie case e non si mette in viaggio se non è strettamente necessario, soprattutto di notte, perché le strade e il buio possono essere pericolosi. Eppure, sono venuti lo stesso. Perché hanno corso il rischio e fatto lo sforzo di venire a vedere il nostro film? mi sono chiesto. Conoscono queste storie. Le hanno vissute in prima persona. Ma a quanto pare vedere la propria storia su un grande schermo è un’esperienza completamente diversa.”

 

Vedersi visti. Non come le vittime innocenti o i feroci uomini in armi che tanto piacciono ai media occidentali, ma come si è: pacifici, resistenti, tutt’uno con la propria terra come le piante autoctone.

Tanti anni fa, a Ramallah, scoprii una metafora esilarante: il fantasma del fico d’India. Tu lo tagli e lui ricresce, perché le sue radici sono inestirpabili. I palestinesi usavano piantarli sulla soglia di casa…. Taglialo pure, il fico d’India, prima o poi lui rispunta, come un revenant o un incubo vegetale.

Ecco, No Other Land – documentario, diario di una militanza collettiva o prezioso manifesto politico della non-violenza – parla di questa forma morenica di resistenza e lo fa accumulando materiali, tornando di continuo sui propri passi, inceppando il ritmo narrativo del film per meglio aderire al tempo immobile e ripetitivo della storia di Palestina.

 

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Poliziotti israeliani davanti a un bulldozer che demolisce case a Masafer Yatta,Cisgiordania occupata, 1 giugno 2022 (B’Tselem).

 

 

 

 

sopra, testo e immagini da:

https://www.doppiozero.com/no-other-land-cosa-puo-il-cinema

 

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3 risposte a ” No Other Land ” – trailer ufficiale, sottoscritte in italiano + ANSA.IT – 3 marzo 2025 – 19.30 ++ MARIA NADOTTI: No Other Land: cosa può il cinema?–DOPPIOZERO, 12 febbraio 2025

  1. DONATELLA scrive:

    La sensazione più brutta che sento in questo momento è quella dell’impotenza.

  2. roberto scrive:

    bello e coraggioso.
    ( stavo scrivendo un panegirico su “due stati due popoli” e poi ho cancellato tutto. Qui non c’entra.)

    • Chiara Salvini scrive:

      ogni tanto ritrovi la strada di casa poi la perdi subito, caro Cappuccetto, hai paura del lupo o della nonna ? un bell’abbraccio, come sempre felice di rivederti, hai visto le tue poesie ?

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