MARIO DI VITO, Ascoli, il panificio antifascista contro l’indifferenza – La fornaia Lorenza Roiati espone uno striscione per la Liberazione davanti al suo negozio e arriva la polizia. – IL MANIFESTO  27 APRILE 2025 + FACEBOOK ABOLIZIONE DEL SUFFRAGIO UNIVERSALE, 28 aprile ore 10/11.00 — link sotto

 

 

LE MARCHE

 

File:Ascoli mappa.png - Wikivoyage, guida turistica di viaggio

 

 

 

IL MANIFESTO  27 APRILE 2025
https://ilmanifesto.it/ascoli-il-panificio-antifascista-contro-lindifferenza

 

Ascoli, il panificio antifascista contro l’indifferenza

La storia La fornaia Lorenza Roiati espone uno striscione per la Liberazione davanti al suo negozio e arriva la polizia. Due volte. Poi la solidarietà, il fastidio e la vendetta della città: “Ai forni”

Ascoli, il panificio antifascista contro l’indifferenza

Lorenza Roiati e Davide Nanti davanti al panificio “L’assalto ai forni” di Ascoli Piceno

 

 

ASCOLI PICENO

 

Dice Lorenza che quando la polizia è arrivata per identificarla ha pensato ai partigiani della sua famiglia: il nonno Renzo e suo fratello Vittorio, di Giustizia e Libertà.

 

La vicenda è avvenuta ad Ascoli Piceno, il giorno della Liberazione: Lorenza Roiati ha un panificio in pieno centro, “L’assalto ai forni”, e davanti al piccolo ingresso del negozio, insieme al suo collaboratore Davide Nanti, aveva esposto uno striscione: “25 aprile. Buono come il pane, bello come l’antifascismo”. Prima si è fermata una volante della polizia. Poi sono arrivati anche degli agenti in borghese. “Li ho filmati e ho diffuso il video sui social”, racconta la fornaia. Certo i toni degli agenti non erano dei più gentili. “Mi sono sentita intimidita”.

 

La questura si è difesa parlando di attività di routine, ma ha negato di sapere nulla del secondo intervento della polizia locale. Che pure, interpellata sui motivi di tanta solerzia, ha parlato di attività di normale amministrazione.

 

Sarà, ma è difficile ravvisare nello striscione un qualche messaggio minaccioso. E il 25 aprile sarebbe una festa nazionale, dunque celebrarlo non dovrebbe dare luogo ad attività di polizia.

L’ondata di solidarietà per Lorenza è stata imponente: messaggi, telefonate, visite, una fila per entrare che ieri mattina si allungava per diverse decine di metri. Sabato pomeriggio si è fatto vedere anche Matteo Ricci, il candidato in pectore del centrosinistra per le prossime elezioni regionali. Dal Pd, da Avs e dal M5s sono arrivate promesse di future interrogazioni parlamentari: Piantedosi deve spiegare come mai le forze dell’ordine si dedicano con tanto scrupolo all’identificazione degli antifascisti nel giorno in cui si ricorda la Liberazione.

 

Il problema di questa storia, comunque, è il suo contorno. Cioè la città di Ascoli Piceno, feudo di Fratelli d’Italia, città che dal 1945 ha avuto una breve giunta a guida socialdemocratica negli anni ’80 e una sfortunata amministrazione di centrosinistra nel decennio successivo. E per il resto è sempre stata governata dalla destra: quella paramassonica della prima repubblica e quella “ereditiera” della seconda. “Il potere – spiega uno dei non moltissimi militanti della sinistra cittadina – è sempre stato sospeso tra il notabilato padronale con lo scudo crociato e il sindacalismo missino”.

 

La storia di Lorenza ci spiega cosa significa: “Il silenzio della mia città è stato raggelante,  parlo soprattutto del sindaco e della sua giunta”. Nessuna dichiarazione di vicinanza, tantomeno di solidarietà. Ascoli vive il clamore della vicenda con il fastidio di chi vorrebbe tenere i forestieri sempre fuori dalle sue porte. O al massimo dentro, ma come turisti che arrivano, spendono senza fare domande e poi tornano da dove sono venuti. Dopo la crisi dell’industria che dieci anni fa ha spazzato via decine di migliaia di posti di lavoro, del resto, il turismo è divenuto la scommessa principale dell’attuale sindaco, Marco Fioravanti, FdI, al secondo mandato. Peccato che i numeri siano insoddisfacenti, lontanissimi da quelli delle città costiere, nonostante una narrazione che imporrebbe Ascoli al centro del mondo come inimitabile gioiello. Provincialismi, certo, ma l’unico vero momento recente di grandezza cittadina si rintraccia nel film di Citto Maselli – “I delfini” – che scelse proprio Ascoli come location per descrivere quell’Italia che si guarda allo specchio e si ripete di essere la più bella di tutte. Anche se il riflesso è solo quello della noia. Anche se i colori del travertino sbiadiscono di fronte a un clima di cupezza che sembra inscalfibile. Nessuno deve alzare la testa qui. Altrimenti la città si vendica.

 

Infatti, nella notte tra sabato e domenica, le solite mani ignote hanno appeso ben due striscioni a commento del “caso Lorenza”. Il primo: “Da quel forno un tale fetore che diventa simpatico anche il questore”. Il secondo: “L’assalto ai forni”. Con “L’assalto” barrato, quindi si legge solo “ai forni”.

 

Nessuno si è scandalizzato troppo. Molti hanno sorriso. La storia che si racconta nei bar è questa: il clamore mediatico è solo un’abile mossa pubblicitaria di Lorenza Roiati per il suo panificio. Di fronte a questa accusa è lei a sorridere: non cita i premi vinti né i riconoscimenti internazionali ottenuti da quando ha aperto, nel 2019. Roba che dovrebbe rendere fiera una città che invece fa finta di niente. “Torno a fare il pane. È la cosa più politica che conosco”.

 

Mario Di Vito   — Cronista politico, si occupa per lo più di giustizia e ingiustizia. Ha scritto alcuni libri, l’ultimo è “La pista anarchica” (Editori Laterza)

 

 

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SEGUE DAL FACEBOOK::::

ORE 10/11.00 ca – 28 APRILE 2025

 

 

 

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A “In altre parole”, Lorenza Roiati — la fornaia di Ascoli finita nel mirino dei nostalgici del ventennio — ha risposto a una domanda diretta di Gramellini:
ha paura, dopo gli striscioni fascisti comparsi nella sua città?

La sua risposta è diventata un piccolo manifesto di resistenza civile:

“Non sono preoccupata nello specifico per questi due striscioni vigliaccamente appesi di notte, come è nello stile dei fascisti.

Sono più preoccupata per il clima francamente irrespirabile che si sta diffondendo in tutta italia.

Perché oggi posso dirlo sulla mia pelle: gli antifascisti, le persone che difendono i valori democratici del nostro Paese, vengono identificati e fermati per un nonnulla, mentre i fascisti che vanno in giro a braccio teso in manifestazione o che cercano di intimidire i cittadini che si esprimono liberamente la fanno franca.

Io non ho paura, io sono cresciuta con i racconti di mio nonno e mio zio. Erano due partigiani, hanno fatto la Resistenza in montagna e hanno combattuto faccia a faccia con i nazisti, quelli veri.

Se lo rifarò? Certo. Ho ricevuto consigli anche per fare magliette e non solo striscioni con quella frase. Pane e antifascismo uniscono ancora oggi tutti”.

 

 

 

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ASCOLI PICENO

 

cathedral of st. emidio - ascoli piceno foto e immagini stock

 

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1 risposta a MARIO DI VITO, Ascoli, il panificio antifascista contro l’indifferenza – La fornaia Lorenza Roiati espone uno striscione per la Liberazione davanti al suo negozio e arriva la polizia. – IL MANIFESTO  27 APRILE 2025 + FACEBOOK ABOLIZIONE DEL SUFFRAGIO UNIVERSALE, 28 aprile ore 10/11.00 — link sotto

  1. DONATELLA scrive:

    Incredibile che una scritta del genere, del tutto pacifica nel modo di esprimersi, generi tanto odio e tanta indifferenza, quella sì davvero preoccupante.

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