UNA PAROLA AL GIORNO.IT – 2 dicembre 2022
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Sesamo
Parole semitiche con Maria Costanza Boldrini
sè-sa-mo
SIGNIFICATO Pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae i cui semi sono commestibili
ETIMOLOGIA attraverso il latino sesamum, il greco sésamon e l’arabo simsim, da una radice semitica (forse accadica, forse babilonese o forse fenicia) che veicola il significato di grasso, oleoso.
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«Apriti, sesamo!»
- ‘Apriti, sesamo!’ è una frase che si impara molto velocemente quando si è piccoli e assetati di storie fantastiche come quella di Alì Babà e i quaranta ladroni, che tradizionalmente viene considerata facente parte del ciclo de Le mille e una notte, sebbene sia stata aggiunta alla silloge dai traduttori occidentali nel corso del Settecento e Ottocento.
Le mille e una notte è una raccolta che contiene storie e leggende proprie di culture orientali disparate – Persia, Egitto, India, Mesopotamia, Arabia – raccontate dalla celeberrima Principessa Sheherazade al re Shahryar il quale, ferito dal tradimento della prima moglie, ogni giorno prende in sposa una ragazza e la fa uccidere al termine della prima notte di nozze. La giovane, intelligente, utilizza la sete di storie e racconti del re a proprio vantaggio e ogni sera narra una leggenda diversa, rimandando alla sera successiva il finale di ciascuna, evitando così la morte.
La prima traduzione di questa raccolta la si deve al francese Antoine Galland, orientalista del XVIII secolo che volse in Sésame ouvre-toi! l’arabo iftaḥ yā simsim.
Non è chiaro il motivo che sta dietro questa parola magica. Come può l’umile sesamo, una piantina semplice dai semini profumati, alla base di golose ricette di pasticceria araba, aprire porte di caverne incantate? La risposta breve è ‘boh’. Quella lunga è costituita da una serie di ipotesi affascinanti che includono la cabala ebraica e l’utilizzo di olio di sesamo in rituali magici orientali.
Ora, relativamente all’etimologia della parola, non è possibile sbilanciarsi verso alcuna ipotesi, anche se l’idea dell’olio è evocativa, e non perché ci possa suggerire una lubrificazione dei cardini della porta segreta sul dorso della montagna. La radice semitica che si cela dietro simsim può avere a che fare con il concetto di ‘grasso’, di ‘unto’ (in arabo una delle parole per dire ‘grasso’ è sam).
Sappiamo che in Oriente, tra le altre cose, era uso ungere il capo dei re (da cui la nozione di Messia e Cristo) e il seme di sesamo è all’origine di un olio molto nutriente, sia dal punto di vista cosmetico che da quello alimentare. Forse era un unguento utilizzato davvero per compiere magie e prodigi, e qui allora entra in gioco il potere creativo delle parole, rappresentato al meglio da un passo della Genesi in cui «Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu.»
Anche senza aver con sé del sesamo magico, o dell’olio, nella storia di Alì Babà basta la parola per compiere il sortilegio e sbloccare il varco verso un antro immenso pieno di tesori di ogni tipo. ‘Le parole non descrivono la realtà, la creano’. Alcune aprono pure le porte.
testo e immagini
SEGUONO DAL LINK :
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NOTTE CCCLXIII
STORIA
DI
ALÌ BABÀ E DI QUARANTA LADRONI STERMINATI DA UNA SCHIAVA.
La sultana Scheherazade, svegliata dalla vigilanza della sorella Dinarzade, raccontò al consorte la storia ch’egli aspettava.
— Possente sultano,» diss’ella, «in una città della Persia, sui confini degli stati di vostra maestà, vivevano due fratelli, uno de’ quali chiamato Cassini o l’altro Ali Baba. II padre aveva lasciato loro scarsi beni, ed essendoseli egualmente divisi, pare che eguali esser dovessero le loro fortune; ma il caso dispose altrimenti.
«Cassim sposò una donna la quale, poco dopo il matrimonio, ereditò una bottega ben fornita, un magazzino pieno di merci ed alcune terre, che lo posero d’improvviso in grande agiatezza, costituendolo uno de’ più ricchi negozianti della città.
«Ali Baba, per lo contrario, avendo sposata una donna povera al par di lui, era meschinamente alloggiato, né aveva altra industria, per guadagnarsi il vitto, e mantener sé ed i propri figliuoli, se non di andarla a far legna in una selva vicina, venendo a venderla alla città, caricata su tre somari, che formavano tutto il suo patrimonio.
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– Storie dalle Notti Arabe, Londra 1907
«Trovavasi un giorno Ali Baba nella foresta, e finiva di tagliarvi legna bastante all’incirca per caricarne le sue bestie, allorché scorse una densa polvere sollevarsi in aria ed avanzarsi dritto al luogo dov’egli stava. Guardò allora attentamente, e distinse una numerosa comitiva di gente a cavallo che veniva di trotto.
«Benché nel paese non si parlasse di ladroni, non ostante venne ad Ali Baba il pensiero che tali esser potessero quei cavalieri, e senza considerare cosa sarebbe accaduto de’ suoi asini, pensò a mettersi in salvo. Salito sur un grosso albero, i cui rami, a poca altezza, spartivansi in cerchio, sì vicini l’un all’altro, da non essere se non da piccolo spazio disgiunti, vi s’appiattò nel bel mezzo, con tanta maggior sicurezza, che potea vedere senza essere veduto; ergevasi l’albero appiè d’una rupe isolata da tutte le parti, molto più alta dell’albero stesso, e scoscesa in modo che per niun verso vi si poteva salire.
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Aubrey Beardley 1897
«I cavalieri, grandi, robusti, tutti ben montati e meglio armati, giunsero presso la rupe, ove smontarono; ed Ali Baba, contatine quaranta, dal loro aspetto e dall’equipaggio non dubitò non fossero ladroni. Nè s’ingannava: erano infatti malandrini, i quali, senza far alcuna violenza nei contorni, andavano ad esercitare le loro ruberie assai lontano, tenendo convegno in quel luogo; e ciò ch’ei li vide fare, confermollo nella sua opinione. Ogni cavaliere, sbrigliato il palafreno, lo legò ad un albero, gli passò al collo un sacco pieno d’orzo che portava in groppa, e tutti poi caricaronsi delle loro valige, la maggior parte delle quali parvero ad Ali Baba cosi pesanti, ch’ei le giudicò piene d’oro e d’argento.
«L’uomo più appariscente, carico come gli altri della sua valigia, che Ali Baba prese pel capo dei ladroni, si accostò alla rupe, assai vicino alla grossa pianta su cui stava ricoverato, e schiusosi il varco framezzo alcuni cespugli, pronunciò queste parole: «Sesamo, apriti!» cosi distintamente, che Ali Baba poté intenderle. Appena il capo de’ ladroni ebbele pronunziate, si apri una porta; ed egli, fatti passare prima gli altri, introdotti che furono tutti, entrò anch’egli, e la porta si richiuse.
«I ladroni rimasero a lungo entro lo scoglio, ed Ali Baba, il quale temeva che qualcuno di loro, o tutti assieme ne uscissero, s’egli abbandonava il suo posto per fuggire, fu costretto a restare sull’albero, aspettando con pazienza. Si sentì però tentato di scenderne per impadronirsi di due cavalli, balzare su d’uno, condur l’altro per la briglia, e correre in città, cacciandosi innanzi i tre somari; ma l’incertezza dell’evento l’indusse ad appigliarsi al partito più sicuro.
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Aubrey Beardsley, 1897 – per l’edizione inglese
«Finalmente si riaprì la porta, i quaranta ladroni ne sortirono, ed il capitano, entrato per l’ultimo, uscì pel primo, e dopo averseli veduti sfilare davanti, Alì Baba udì che faceva chiudere la porta, pronunciando queste parole: «Sesamo, rinchiuditi.» Tornò ciascuno al suo cavallo, gli ripose la briglia, attaccò di nuovo la valigia alla sella, e vi salì. Quando in fine il capitano vide che tutti erano pronti alla partenza, si mise alla testa, e ripigliò con essi la strada d’ond’erano venuti.
«Alì Baba non discese però subito dall’albero. — Possono essersi dimenticata qualche cosa,» pensò fra se, «che li costringa a tornare indietro, ed io, se ciò accadesse, mi troverei accalappiato.» Li seguì dunque coll’occhio sinchèé li ebbe perduti di vista, e non discese, per maggior sicurezza, se non molto tempo dopo. Avendo tenuto a memoria le parole in forza delle quali il capitano de’ ladroni aveva fatto aprire e chiudere la porta, fu curioso di provare se, pronunziandole, farebbero il medesimo effetto. Passato in mezzo ai cespugli, e veduta la porta che nascondevano, vi si presentò davanti, e disse: «Sesamo, apriti!» Sull’istante la porta si spalancò.»
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Illustration for a book of tales. One of several editions.
NOTTE CCCLXIV
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Edmund Dulac, Storie dalle notti arabe, Londra 1907
— Sire, Alì Baba erasi aspettato di vedere un luogo di tenebre e d’oscurità, ma fu maravigliatissimo trovandone uno ottimamente rischiarato, vasto e spazioso, scavato dalla mano degli uomini, a volta altissima, che dall’alto della rupe riceveva la luce per un’apertura al modo medesimo praticata. Quivi scorse grandi provvigioni da bocca, balle di ricche merci accumulate, stoffe di seta e di broccato, tappeti di gran valore, e soprattutto oro ed argento monetato a mucchi, ed in sacchi o grandi borse di cuoio le une sulle altre; al vedere le quali cose, gli parve non fossero lunghi anni, ma secoli che quella grotta servisse di rifugio a ladroni succedutisi l’un l’altro.
«Non titubò Alì Baba sul partito da prendere: s’introdusse nella grotta, ed appena vi fu entrato, la porta si rinchiuse; ma non n’ebbe alcuna inquietudine, conoscendo il segreto di riaprirla. Non si attaccò alle monete d’argento, ma bensì all’oro, particolarmente a quello dei sacchi, e levatone in più volte quanto ne potea portare, in quantità sufficiente per formare il carico de’ suoi tre asini, raccolse le bestie ch’eransi disperse, le fece avvicinare alla rupe, le caricò de’ sacchi, e per nasconderli, vi accomodò sopra la legna in modo che non si potessero scorgere. Si presentò quindi dinanzi alla porta, e non ebbe appena pronunziate le parole: «Sesamo, rinchiuditi!» che quella si chiuse; essendosi chiusa da se ogni volta ch’eravi entrato, e rimasta aperta ogni volta ch’erane uscito.
«Ciò fatto, Alì Baba ripigliò la via della città, e giunto a casa, fece entrare gli animali in un cortiletto, chiudendone con gran cura la porta; poi, deposta la poca legna che copriva i sacchi, li portò in casa, ponendoli ed accomodandoli davanti a sua moglie, seduta sur un sofà.
«Apri la donna quei sacchi, ed accortasi ch’erano pieni di danaro, sospettò non il marito li avesse rubati; dimodoché, allorché questi ebbe finito di portarli, non poté trattenersi dal dirgli: — Alì Baba, sareste mai tanto sciagurato per… —
«Alì Baba l’interruppe. — Zitto, moglie, non allarmatevi; io non sono ladro, a meno che non sia esserlo il togliere ai ladri. Cesserete d’avere questa sinistra opinione di me quando vi avrò narrata la mia buona ventura. —
«Vuotò quindi i sacchi, che formarono un grosso mucchio d’oro, dal quale sua moglie rimase abbagliata; poi, le fece l’esposizione del fatto dal principio alla fine, e, terminando, le raccomandò sopra ogni altra cosa di conservare il segreto.
«La donna, rinvenuta dal suo spavento, si rallegrò col marito della loro fortuna, e volle contare pezzo per pezzo tutto l’oro che stavale davanti.
«— Moglie,» le disse Alì Baba, «non avete giudizio; cosa pretendereste fare? quando avrete terminato di contarlo? Corro a scavare una fossa per nascondervelo; non abbiamo tempo da perdere.
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Eden-Théâtre. Ali-Baba. Manifesto dello spettacolo, litografia, 1890- Bibliothèque nationale de France
«— Ma pure è meglio,» rispose la moglie, «sapere almeno all’incirca la quantità che ve n’ha. Vado a cercare nel vicinato una piccola misura, e mentre lo misurerò, voi scaverete la fossa.
«— Donna,» ripigliò Alì Baba, «quello che volete fare non serve a nulla, e ve ne asterrete, se vorrete darmi ascolto. Nonostante, fate ciò che vi piace; ma ricordatevi di conservare il segreto. —
«Per soddisfarsi, la donna esce di casa, e va da Cassim, suo cognato, che non abitava molto lontano. Cassim non trovavasi in casa, ed in mancanza di lui, essa si volge alla moglie, pregandola di prestarle per alcuni momenti una misura; chiestole dalla cognata se la volesse grande o piccola, la moglie di Alì Baba ne domandò una piccola.
«— Volentieri,» disse la cognata; «aspettate un momento, che ve la porto subito. —
«La cognata va a cercare la misura e la trova; ma conoscendo la povertà di Alì Baba, curiosa di sapere che sorta di grano volesse misurare la donna, immaginò di applicare destramente sotto alla misura un po’ di sego, e così fece. Tornò quindi, e presentandola alla cognata, scusossi di averla fatta aspettare, dicendo che aveva penato molto a trovarla.
«La moglie di Alì Baba tornò a casa, pose la misura sul mucchio d’oro, la empi e votolla un po’ più lontano sul sofà, e per più volte, sinché ebbe finito, e contenta del buon numero di misure trovato, partecipollo al marito, il quale aveva allora finito di scavare la fossa.
«Mentre Alì Baba nascondeva sotterra l’oro, ella, per dimostrare alla cognata la sua esattezza e diligenza, le riportò la misura, ma senza osservare esservisi attaccata sotto una moneta d’oro.
«— Cognata,» le disse, rendendogliela, «vedete che non ho tenuto molto tempo la vostra misura; ve ne sono gratissima, e ve la restituisco. —

Queste fiabe non cessano di affascinare