Rizzoli, maggio 2025, I. Anna Zafesova, Russia l’impero che non sa morire. Il passato di Mosca, il futuro di Kyiv. II. Pietroburgo. Dagli assassini degli zar a…Paesi Ed. 2025 + IL FATTO QUOTIDIANO, 9 agosto 2025

 

 

michele boldrin– intervista anna zafesova

*** ha un cagnetto in casa — e :
come si presenta sembra ” simpatica ”

*** luca lovisolo, gli imperi non vogliono morire, Archomai, 2025

Dopo esperienze con diversi giornali sovietici e italiani, dal 1992 scrive per La Stampa ed è analista politica per Il Foglio e Linkiesta. Fino al 2004 è stata corrispondente del quotidiano torinese a Mosca, dal 2005 vive e lavora in Italia. A lei si devono importanti libri tradotti dal russo, come I cinocefali e ha firmato la postfazione de Nel primo cerchio di Aleksandr Solzenicyn (Voland, 2018).

 

LIBRI::

I.

Russia l’impero che non sa morire.
Il passato di Mosca, il futuro di Kyiv

Anna Zafesova

maggio 2025
Sinossi ( = riassunto breve di un’opera letter. cinem. o teatrale )

 

«A guardarla da fuori sembra che la Russia sia cambiata troppo poco, ma i russi credono che sia cambiata eccessivamente, anche perché prima era rimasta immutata per decenni.» Con queste parole cominciava un libro di Anna Zafesova pubblicato esattamente vent’anni fa. Era un’altra fase storica, se è vero come è vero che gli ultimi decenni sono stati scenario di un’accelerazione del mutamento politico, sociale e tecnologico che ha coinvolto il mondo intero. È il future shock su cui questo libro si concentra: per capire «la testa» dei russi di oggi, per indagare le dinamiche di potere attive nel regime di Putin, per spiegare come l’aggressione all’Ucraina del 2022 ha reso ancora più evidente «la sete di passato di un Paese che non vede un futuro». Sulla linea di questa dicotomia Zafesova insiste, indicando nella biforcazione storica degli anni Novanta il momento sliding doors ( = porte scorrevoli ) : la narrazione putiniana, per certi versi rassicurante, della restaurazione della potenza sovietica (senza reali assunzioni di responsabilità rispetto a settant’anni di dittatura), opposta a quella ucraina, capace di dare le «colpe» al passato coloniale e cementare dal basso un’identità nazionale cresciuta nel tempo per contrasto a Mosca e per affinità al sogno europeo. «Nessuno possedeva il manualetto di istruzioni per la costruzione di una nazione post-sovietica» scrive Zafesova, eppure l’Ucraina è riuscita in questo processo ben prima dello scoppio della guerra. E ha già vinto una battaglia per la propria esistenza che quindi non si svolge solo sul campo, ma sul piano dell’autonarrazione, del rapporto con la verità, della reale possibilità di autodeterminazione dei due popoli.

da :
https://www.rizzolilibri.it/libri/russia-limpero-che-non-sa-morire/

 

RECENSIONE / PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE-
LINKIESTA /
link sotto

Ritorno al passato. L’immobilismo della Russia, e il desiderio di Putin di fermare il mondo

16 maggio 2025

L’immobilismo della Russia, e il desiderio di Putin di fermare il mondo

 

 

2.

segue da:

paesi

EDIZIONI

collana città geopolitiche
marzo 2025

https://paesiedizioni.it/citta-geopolitiche/pietroburgo/

 

  sinossi

Lenin e Pietro I, Nicola II e Zhdanov, Putin e Rasputin, Diderot e Cagliostro, Dostojevskij e Dovlatov, Potiomkin e Prigozhin, navigatori, rivoluzionari, scienziati e avventurieri, poeti e generali, sovrani e favoriti, riformatori e golpisti, ballerini e bombaroli, architetti e spie, santi e guru del rock, filosofi e banditi: la lista dei personaggi che hanno reso celebre la capitale degli zar, dei bolscevichi e degli oligarchi putiniani è sterminata. Anna Zafesova ci accompagna in un viaggio letterario unico nella Piter meno battuta dalle pagine di storia.

Link per leggere l’estratto che è subito interessante

 

 

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RECENSIONE 

 

IL FATTO QUOTIDIANO   9 agosto 2025
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/08/09/la-giornalista-russa-zafesova-i-nemici-di-putin-lo-vogliono-fuori-ma-sono-terrorizzati-dal-collasso-dopo-di-lui-lanalisi/8089941/

 

La giornalista russa Zafesova: “I nemici di Putin lo vogliono fuori ma sono terrorizzati dal collasso dopo di lui” – L’analisi

La nota analista spiega che il timore del vuoto di potere post Putin freni fortemente i rivali del presidente russo: “Dopo si rischia una guerra tra bande”

“Il sistema putiniano è quello di Putin che privatizza lo Stato russo e lo appalta ai suoi amici – osserva Zafesova – Se noi guardiamo la cerchia di Putin, i suoi oligarchi, le persone più ricche della Russia, quelli che possiedono o gestiscono come top manager le compagnie statali e i maggiori asset del Paese, oppure che occupano cariche chiave dello Stato, scopriremo che sono compagni di scuola di Putin, compagni di università, compagni di KGB, compagni di palestra di judo, colleghi del municipio di Pietroburgo dell’epoca in cui era vicesindaco. Putin è un uomo che non si fida del sistema, si fida solo delle persone“.

Secondo Zafesova, questa impostazione ha radici profonde: “Per quanto Putin sia un uomo cresciuto in due grandi sistemi, il Partito comunista sovietico e il KGB, probabilmente il collasso di entrambi lo rende profondamente diffidente nei confronti dei sistemi e delle regole. Infatti abbiamo visto come anche i suoi rapporti internazionali spesso li costruisce come rapporti personali: ha bisogno di un feeling personale con Berlusconi, con Trump, con Angela Merkel, così come sviluppa antipatie personali, perché non riesce a ragionare secondo le regole”.

La popolarità iniziale di Putin, sottolinea Zafesova, è stata reale e decisiva: “Uno dei motivi della sua enorme popolarità è che, soprattutto all’inizio della sua presidenza ma anche in tanti momenti successivi, ha acquisito un consenso tale da schiacciare chiunque all’interno della nomenclatura russa. Nato come un delfino di Eltsin, messo lì perché considerato inoffensivo, è riuscito ad acquisire grande potere perché aveva alle spalle i russi”.

Quel sostegno popolare affonda le sue ragioni profonde in un trauma collettivo: “I russi si sono riconosciuti in lui perché il vero problema degli anni ’90 non era nemmeno la povertà, la criminalità o la corruzione, benché fossero diffuse. Era stato un periodo di grande libertà, come la libertà di viaggiare. Alla fine degli anni ’90 la maggior parte di russi, ucraini, moldavi o kazachi aveva maggiori possibilità. Il problema – spiega – era stato il collasso di un sistema di valori nel quale la gente abitava. Lo shock della modernizzazione, accompagnato dall’impoverimento e dall’inflazione, che prima sembrava una malattia tipicamente occidentale, è un trauma che Putin ha assorbito in pieno“.

Putin, osserva la giornalista, è “il tipico sovietico che non rimpiange il comunismo, perché aveva capito benissimo che il socialismo sovietico non aveva funzionato e aveva riconosciuto, suo malgrado, la vittoria dell’Occidente nella competizione con il capitalismo. Nello stesso tempo, faticava ad accettare e a capire una democrazia o un’economia di mercato“.

Il risultato è un ibrido: “Ricostruisce, con il consenso di tanti suoi elettori, una sorta di Unione Sovietica con la libertà di commercio e i negozi pieni. Ma il sistema che costruisce non ha più il partito comunista, il che è una buona notizia, e conserva invece il KGB di fatto. Quella vecchia regola coniata da Krusciov nel 1956, che la polizia politica non deve mai dominare il partito, viene ribaltata: la polizia politica resta e nessuno la controlla più”.

Il quadro finale, per Zafesova, è quello di una monarchia personale: “L’Unione Sovietica, pur dittatura totalitaria, aveva meccanismi politici interni e mediazioni di potere. Dopo Stalin, nessun leader ha mai avuto il potere che ha Putin. Lo abbiamo visto nel famoso consiglio di sicurezza prima dell’invasione dell’Ucraina, quando interroga i suoi ministri e capi dei servizi segreti, ridendo delle risposte che non ritiene corrette. Loro cercano di indovinare cosa vuole lui, perché la Russia è una monarchia e parliamo di cortigiani“.

Questo sistema rende il leader difficilmente sostituibile: “L’unica via è eliminarlo. Non ci sono congressi o plenum. L’impeachment è previsto dalla Costituzione ma praticamente impossibile. Anche se Putin fosse rovesciato da un complotto (e i golpe e le congiure sono una tradizione della storia russa), il rischio è che il sistema crolli”.

La giornalista conclude: “Sono sicura che la maggior parte della nomenclatura russa si svegli ogni mattina sperando di leggere che Putin è caduto, ma nello stesso tempo ne è terrorizzata. Tolto Putin, temono non una successione pilotata, ma un collasso, una guerra tra bande.

Il fallito golpe di Prigožin – chiosa – ha dato un assaggio di cosa potrebbe accadere, in assenza di un sistema di potere diverso da una corte e da clan, perché anche i servizi segreti sono divisi al loro interno“.

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1 risposta a Rizzoli, maggio 2025, I. Anna Zafesova, Russia l’impero che non sa morire. Il passato di Mosca, il futuro di Kyiv. II. Pietroburgo. Dagli assassini degli zar a…Paesi Ed. 2025 + IL FATTO QUOTIDIANO, 9 agosto 2025

  1. DONATELLA scrive:

    Molto interessante questa intervista che ci permette di vedere un po’ più da vicino la realtà della Russia.

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