ARTRIBUNE
19 novembre 2022
Ritratto di Ennio Flaiano a 50 anni dalla morte
Niccolò Lucarelli – notizie in fondo
INTELLETTUALE SENZA ILLUSIONI E ARTISTA DELLA PAROLA, ENNIO FLAIANO HA SAPUTO PREVEDERE LE TRASFORMAZIONI DELLA SOCIETÀ ITALIANA CON TRENT’ANNI DI ANTICIPO. NE RIPERCORRIAMO LA VITA E LA CARRIERA

Ennio Flaiano negli anni ’60
Giornalista, scrittore, sceneggiatore, drammaturgo, Ennio Flaiano (Pescara, 1910 ‒ Roma, 1972) è stato prima di tutto un libero pensatore che mal sopportava la mediocrità dell’etica e delle idee. Disilluso e malinconico, brillante ma realista, ha espresso la sua intelligenza in acutissime riflessioni che non hanno perso attualità.
Fu, con Guareschi, Pasolini, Montanelli, Fo, Biagi, tra le poche coscienze critiche di un’Italia che cresceva tra mille squilibri e perdeva giornalmente consistenti pezzi di dignità, tradendo ideali e valori. Coscienze critiche poco lette e ascoltate, altrimenti oggi vivremmo in un’Italia diversa; migliore o peggiore? Quasi sicuramente meno ipocrita. Tutto quel mondo letterario non ha trovato adeguato ascolto nel pubblico e nella politica dell’epoca, ma ha comunque lasciato un’eredità a disposizione di chi vuole leggerla.
Parte della carriera di Flaiano si sviluppò nel giornalismo, firmò infatti per Il Mondo, il Corriere della Sera, L’Europeo, mettendo al servizio del Paese una penna acuta, intelligente, onesta, sempre intrisa d’ironia, che rifiutava l’Italietta dell’amico, del compromesso, delle mazzette, dell’approssimazione della malafede.
La copertina della prima edizione di Tempo di uccidere, Longanesi 1947
LO SGUARDO DI ENNIO FLAIANO SULLA SOCIETÀ
All’inizio degli Anni Cinquanta prese stabile dimora a Roma, e per tutto il resto della sua carriera ha seguito da vicino i cambiamenti profondi della città, a cominciare dall’incontrollata espansione urbanistica che ebbe (come altrove) profonde ripercussioni sociali; ma, commentando vizi e virtù dei romani moderni, commentava quelli di tutti gli italiani, e lo faceva con quell’ironia pungente intrisa di pietà che si ritrova nei pittori tedeschi della Neue Sachlichkeit ( ” Nuova Oggetività ” ), ma alla cui origine stava il desiderio di moralità, di libertà, di senso critico.
Dai suoi scritti emergevano le contraddizioni di un Paese il cui potenziale era ed è in larga parte inutilizzato, e non poteva che dispiacere a chi come lui frequentava le altezze del pensiero, credeva nella forza delle idee e della buona volontà kantiana come argine contro arrivismo e avidità.
Agli albori di quel caos fatto di violenza, consumismo, televisione, ignoranza, volgarità, Flaiano (pur tenendo, per sua stessa ammissione “i piedi ben piantati nelle nuvole”), ne intuì le implicazioni sociali con sorprendente lucidità, sintetizzandole in una memorabile sentenza: “Fra trent’anni gli italiani non saranno come li hanno voluti i partiti, ma come li avrà fatti la televisione”. Lo profetizzò negli Anni Settanta dimostrandosi, alla scadenza, acuto osservatore; soltanto una cosa non aveva previsto, e cioè che un giorno il partito si sarebbe confuso con la televisione diventata il misero contenitore dove “il cretino è pieno d’idee”. E chissà, oggi, cosa ne avrebbe detto o scritto.

LA LETTERATURA SECONDO ENNIO FLAIANO
La carriera di Flaiano non fu soltanto giornalismo, ma s’incrociò anche con la letteratura; lo fece fuori degli schemi, continuando nel formato del libro quelle riflessioni sulla società avviate sui giornali. Nel 1947, in piena stagione neorealista, colse di sorpresa pubblico e critica con un romanzo dal tragico sapore esistenzialista intrecciato al surrealismo, ambientato nell’Etiopia invasa dall’esercito di Mussolini (c’era anche Flaiano, con le mostrine di ufficiale del Genio), dove un ufficiale alla ricerca di una cura per il mal di denti s’imbatte in una ragazza indigena che ucciderà dopo un rapporto intimo; la scoperta che la ragazza incubava la lebbra gli toglie lucidità e lo porta a darsi alla macchia e commettere una serie di crimini dei quali però nessuno lo accusa, anzi quando si ripresenta al suo comando la situazione è del tutto normale. Nasce quindi il dubbio della natura metaforica di quei crimini, e che la lebbra descritta da Flaiano non sia troppo diversa dalla peste di Camus; si tratta, cioè, di una condizione psicologica prima ancora che fisica, la condizione di chi scopre la realtà controversa del suo essere. Ma il libro è anche una riflessione, in prospettiva storica, sul ruolo degli italiani in Etiopia perché, pur sotto un cielo democratico e repubblicano, l’Italia del 1947 non si era ancora liberata dai fantasmi del 1936. Fu Leo Longanesi (altro grande scrittore dell’Italia dell’epoca) a pubblicare il romanzo e a candidarlo per la prima edizione del premio Strega, che vinse senza difficoltà.
Tempo di uccidere resta l’unico romanzo di Flaiano, che negli anni seguenti si dedicò a racconti e testi più brevi, una parabola che si sarebbe chiusa con l’Autobiografia del Blu di Prussia, uscito postumo nel 1974 (senza contare le pubblicazioni di inediti o di materiale d’archivio nei decenni a seguire); si tratta di una raccolta di prose eterogenee, che vanno dagli Anni Trenta agli Anni Settanta, e il cui titolo richiama un colore “velenoso, sordido, intelligente e pieno di rancori sociali”, che nasce “dove i cattivi umori della terra cristallizzano”; un colore artificiale, nel quale si ritrovano “la dissoluzione morale e intellettuale” della società che si consuma tra silenzi e incomprensioni.

FLAIANO TRA CINEMA E TEATRO
Oltre 60 le sceneggiature da lui firmate, fra cui spiccano I vitelloni, La strada, La dolce vita e 8½, scritte a quattro mani con Federico Fellini, e La notte scritta con Antonioni; con quest’ultima e La dolce vita, Flaiano lascia emergere quella lebbra già affrontata in Tempo di uccidere, e che Guareschi identifica nel “vento caldo e polveroso che sa di cadavere, di sesso e di fogna” che soffia tra i grattacieli del “miracolo economico”. Quelle sceneggiature sono i suoi momenti più alti in fatto di cinema, e riflettono sulla crisi dello scrittore, dell’artista, dell’intellettuale.
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NOTE DEL BLOG

ADELPHI 2020
IN COPERTINA
Un ascari, uno zaptiè e un caporale del Regio corpo truppe coloniali d’Eritrea.
Artwork by Raffaele Ruggeri from The Italian Invasion of Abyssinia 1935-36.
@ osprey publishing, part of bloomsbury
SINOSSI (= [dal lat. tardo synopsis, gr. sýnopsis “sguardo d’insieme”]. – esposizione sintetica e schematica di un argomento ( TRECCANI )
«Quando la campagna sarà finita non pochi si precipiteranno a scrivere dei libri» annota Flaiano nel febbraio del 1936, mentre, sottotenente del Genio, partecipa alla guerra d’Etiopia. «Già immagino il contenuto e i titoli: “Fiamme nel Tigrai”, “Africa te teneo”, “Tricolore sull’Amba”!». Non a caso, attenderà dieci anni prima di ricavare da quella sofferta esperienza – fatta di sete e stanchezza, caldo e paura – un romanzo. Un romanzo sconcertante, tanto più in pieno clima neorealista, che ha come sfondo non la «terra ideale dei films Paramount», ma il paese triste, ingrato, ambiguo, sfuggente delle iene (e che dunque cela di necessità «qualcosa di guasto»), e al centro una vicenda «assolutamente fantastica»: un delitto futile e fatale, che scatena in chi l’ha commesso un corrosivo delirio. E gli trasmette il morbo di un «impero contagioso», di un senso di colpa inscindibile dal rancore, di una pietà commista a disprezzo per un mondo ignoto, l’Africa – «lo sgabuzzino delle porcherie», dove gli occidentali vanno «a sgranchirsi la coscienza».
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ADELPHI- 5a edizione — 2003
SINOSSI
«Se in un quadro i cattivi umori del pittore, le sue torbide malinconie, i suoi errori, le sue sfrenate ambizioni condensano e s’esprimono, state certi che là, in quel punto, troverete la mia ombra, l’ombra del Blu». Flaiano scrive i testi – racconti, apologhi, stralci di cronaca, epigrammi – che formano questa composita raccolta con la stessa livida cromia, e li tramuta in autobiografia indiretta. Descrive luoghi dell’Abruzzo natio in cui la desolazione è profondamente radicata e figure che, su quei fondali, paiono inesorabilmente votate all’autodistruzione: come l’intellettuale romantico e decadente che sospende un’assunzione fatale di veronal solo per la momentanea fioritura di una rosa, o il giovane, ultimo di sei fratelli, cui la famiglia non perde occasione di rinfacciare il suo status di indesiderato, di nato «a tavola sparecchiata». E quando, nel più lungo di questi racconti, Flaiano rievoca la vicenda di uno zio prete, don Oreste, la narrazione affonda ancor più tra quelle rocce scarne, dove «i cattivi umori della terra cristallizzano» e generano quel blu di Prussia «velenoso, sordido, intelligente e pieno di rancori sociali». Ma sarebbe strano se questo brulichio di volti ignoti e misconosciuti non celasse fisionomie storiche: le troviamo nella luce autunnale di una Roma così toccata dalla grazia da far dire a Vincenzo Cardarelli, appena uscito dal cinema, che «con un cielo simile si può rinviare un suicidio».
altri libri o libretti di Ennio Flaiano pubblicati da Adelphi li trovate nel link:
https://www.adelphi.it/libro/9788845934056
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per chi volesse…
Ennio Flaiano: gli aforismi più belli
FILODIRITTO.COM– 20 novembre 2021
https://www.filodiritto.com/ennio-flaiano-gli-aforismi-piu-belli#:~:text=Ennio%20Flaiano%3A%20gli%20aforismi%C2%A0pi%C3%B9%20belli
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L’AUTORE DELL’ARTICOLO:

FOTO DI NICCOLO’ LUCCARELLI – DA : SIPARIO.IT
NICCOLO’ LUCCARELLI – ( Prato, 1983 ), è laureato in Studi Internazionali, è critico d’arte e teatrale per Artribune e ArtsLife. Collaboratore di Rivista Militare, come storico militare.
NOTIZIA DA :
https://issuu.com/rivista.militare1/stacks/ed363195faeb4e47a598ef1d49e15cae
PUBBLICO UN LINK DOVE SI TROVANO SUOI ARTICOLI DAI TITOLI ASSAI INTERESSANTI:
EXIBART.COM
https://www.exibart.com/autore/niccolo-lucarelli/


Il sarcasmo, l’umorismo nero può essere un modo per “sopravvivere” alla realtà infame che soffoca l’umanità.