ANNA ZAFESOVA, LA STAMPA.IT –26  agosto 2025- – Stop a WhatsApp, il no dei russi a Putin. In piazza al grido di “Internet libero”. Dopo anni di silenzio su guerra e censura perfino i comunisti protestano.

 

 

 

LA STAMPA.IT –26  agosto 2025
https://www.lastampa.it/esteri/2025/08/26/news/russia_stop_chiamate_whatsapp_proteste_max-15283091/

 

Stop a WhatsApp, il no dei russi a Putin. In piazza al grido di “Internet libero”.

Il Cremlino blocca le chiamate WhatsApp. Dopo anni di silenzio su guerra e censura perfino i comunisti protestano.

 

 

Stop a WhatsApp, il no dei russi a Putin. In piazza al grido di “Internet libero”

foto de LA STAMPA

 

 

 

 

Bandiere rosse, falce e martello, e uno slogan, Distribuzione«Telefonia mobile senza limiti».

Nella Russia del 2025, la nuova battaglia del vecchio partito comunista è quella per la libertà di WhatsApp, e il giornale Sibirsky Express documenta con un certo stupore la protesta in piazza che si è svolta a Novosibirsk. In genere, il Pc russo, guidato da 35 anni dal veteromarxista Gennady Zyuganov, è più famoso per uscite come la recente condanna del “menzognero” rapporto sui crimini dello stalinismo, svelato da Nikita Krusciov al XX congresso del Pcus nel 1956, e in genere non è noto per iniziative libertarie. Eppure, al quarto anno di guerra e di censura militare, si è scoperto che esiste una libertà per la quale anche i russi più conservatori sono disposti a scendere in piazza: Internet.


Non è una battaglia politica, e infatti quel che resta dell’opposizione liberale, divisa tra la scelta dell’emigrazione e del carcere, ha taciuto. Il divieto a dire quel che si pensa è ormai stato interiorizzato, e processi come quello di Evgenia Rogozina – 38enne proprietaria di un negozio di caccia e pesca in un villaggio dell’Udmurzia, che rischia fino a 7 anni di carcere per “terrorismo” per aver scritto «bruciate questa strega» sotto un post della ministra dell’agricoltura dedicato al rincaro del burro – attirano solo l’attenzione di qualche Ong. Ma il diritto a fare telefonate gratis non si tocca, e la decisione del governo di proibire le chiamate in Whatsapp e in Telegram ha fatto infuriare anche i putiniani più convinti.

 

Lo spettacolo teatrale che sfida Putin: ecco i guanti per coprire il rumore degli applausi.- link sotto dopo le notizie sul dramma::: 

 

La “Cabbala dei bigotti” è un dramma del 1929 di Mikhail Bulgakov che racconta il rapporto tra l’artista e il tiranno attraverso il rapporto di Moliere con il Re Sole. Lo spettacolo è stato censurato dal Teatro d’Arte nel 1936 dopo solo sette spettacoli, per ordine diretto di Stalin, e la campagna contro questo testo ha ispirato a Bulgakov la storia delle persecuzioni del Maestro nel suo romanzo più famoso, “Il maestro e Margherita”. Messo in scena raramente solo a partire dagli anni ’60, viene considerato un potente manifesto contro la repressione e la censura. I biglietti per le prime rappresentazioni del nuovo allestimento sono già tutti esauriti.

NOTIZIE DA     

 

video, 2.22 minuti

il video è una propaganda di guanti di lana con i quali puoi applaudire
a teatro senza far rumore né farti notare dal vicino a quali battute le batti.
Finisce dicendo che, però, non hanno ancora avuto il permesso di usarli ( ch.)

la stampa del 26 agosto 2025

APRI QUI PER IL VIDEO

https://www.lastampa.it/esteri/2025/08/26/news/russia_stop_chiamate_whatsapp_proteste_max-15283091/

 

WhatsApp è il messenger più popolare in Russia, lo usano praticamente tutti, e infatti il Cremlino non ha osato bandirlo, come invece ha fatto con Facebook e Instagram.

Ma, dopo lunghe esitazioni e un dibattito alla Duma, ha deciso di chiudere la funzione delle telefonate, ufficialmente per «proteggere gli utenti dalle truffe telefoniche», in realtà per chiudere la possibilità di comunicare, anche con l’estero, fuori dal controllo della polizia.

Il bando delle chiamate digitali infatti è coinciso con il varo del “messenger nazionale Max”, che dovrebbe svolgere le stesse funzioni di WhatsApp, ma trasmette i dati direttamente al “Grande fratello” del regime. Perfino molti fedelissimi putiniani, dopo averlo testato, hanno riferito che, oltre a non funzionare benissimo, il software autarchico è praticamente una spia portatile. Ma siccome Max è già diventato obbligatorio per la installazione su tutti i telefoni venduti in Russia, viene imposto ai dipendenti pubblici e collegato ai servizi digitali dell’amministrazione pubblica, evitarlo è praticamente impossibile. Molti consigliano di installarlo su un secondo telefono, da utilizzare solo per le pratiche e le chat lavorative, ma nei social girano già le storie di dipendenti licenziati per essersi rifiutati di usare Max o averlo messo su un telefono diverso da quello privato. Il presidente del comitato per le tecnologie della Duma Sergey Boyarsky ha proposto di indagare chi critica i difetti di Max, per scoprire se «il discredito di questo servizio sia promosso da nemici della Russia».

Intanto, i russi stanno scaricando in massa Google Meet – che per ora non viene bandito – e altre app di messaggistica, oppure si attaccano a WhatsApp e Telegram attraverso il Vpn, un’altra tecnologia il cui uso è perennemente a rischio di divieto, in quanto permette di visitare anche i siti oscurati dalla censura.

Il Grande fratello vuole sapere cosa pensano i russi, come dimostra il contratto per ben 228 mila euro che il teatro Bolshoy ha appena firmato per installare sui computer dei suoi 3.500 dipendenti un software che monitorerà non solo eventuali critiche al regime e alla sua guerra, ma anche quelle alla gestione del teatro, affidata al direttore d’orchestra putiniano Valery Gergiev. Il programma, intitolato InfoWatch, spierà mail e messaggi, e anche le pagine web visitate da ballerini e musicisti.

 

 

Ma tutti questi rischi, e i sotterfugi per evitarli, potrebbero presto non essere più necessari: diverse zone della Russia si stanno ormai abituando a blackout totali della Rete. In diverse regioni, il traffico di dati mobili viene oscurato regolarmente per rendere più difficili gli attacchi dei droni ucraini, e per chi abita nei pressi di aeroporti militari, raffinerie o altri bersagli strategici la vita senza essere connessi è ormai un’abitudine. Con conseguenze devastanti non solo per i genitori che vogliono chiamare i figli, o per gli amici che vogliono chattare, ma anche per l’economia: in una Russia iperdigitalizzata, i tassisti, i pizzaioli, i negozianti e tante altre categorie non possono lavorare senza connessione.

Ora che perfino Mosca e Pietroburgo restano regolarmente senza traffico dati, soprattutto in giorni di festività o eventi pubblici, molte imprese stanno tornando alle vecchie tecnologie del telefono fissoDal 1 settembre, tutte le farmacie saranno obbligate a dotarsi di sistemi che permetteranno di collegarsi ai registri dei ticket anche offline. E la Banca Centrale russa comunica che negli ultimi due mesi i russi hanno prelevato una somma record di contanti, 400 miliardi di rubli (più di 4 miliardi di euro) in più, per far fronte alle interruzioni del banking online. E intanto le compagnie telefoniche segnalano un brusco calo delle chiamate-truffa su WhatsApp, ma anche una impennata dell’80% di quelle sulla rete cellulare, e anche delle prime frodi a danni degli utenti di Max.

 

 

per chi volesse:

+++ l’abbiamo già pubblicato il 16 agosto 25 insieme ad altro–sotto il link

 

 

Rizzoli, maggio 2025, I. Anna Zafesova, Russia l’impero che non sa morire. Il passato di Mosca, il futuro di Kyiv. II. Pietroburgo. Dagli assassini degli zar a…Paesi Ed. 2025 + IL FATTO QUOTIDIANO, 9 agosto 2025

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1 risposta a ANNA ZAFESOVA, LA STAMPA.IT –26  agosto 2025- – Stop a WhatsApp, il no dei russi a Putin. In piazza al grido di “Internet libero”. Dopo anni di silenzio su guerra e censura perfino i comunisti protestano.

  1. DONATELLA scrive:

    Quanto sono brutte le dittature!

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