CARTA DEL LIBANO – LIMES giugno 2017 + VITO TODESCHINI ( AMNESTY INT. )– Sulle macerie libanesi. «Nessun luogo dove tornare»—IL MANIFESTO – 26  agosto 2025 + link libano LIMES – luglio 2025 + LINK RAPPOTO AMNESTY, 26 – 08. 2025

 

 

 

[Carta di Laura Canali]
LIMES ONLINE -Aggiornato il 
https://www.limesonline.com/carte/il-libano-in-stallo-14734745/

 

 

 

IL MANIFESTO – 26  agosto 2025
https://ilmanifesto.it/sulle-macerie-libanesi

 

Sulle macerie libanesi

 

 

 

Edifici distrutti a Kfar Kila, nel sud del Libano, in un raid israeliano foto Ap

Edifici distrutti a Kfar Kila, nel sud del Libano, in un raid israeliano – foto

Vito Todeschini*
*Consigliere giuridico di Amnesty International

 

Più di 10.000 strutture civili gravemente danneggiate o distrutte nell’arco di quattro mesi. Villaggi in cui tra il 50% e il 70% degli edifici ha subito danni tali da renderli irriconoscibili. Case, moschee, cimiteri, parchi pubblici e campi coltivati devastati o rasi al suolo. È questo il risultato delle distruzioni e delle demolizioni controllate portate avanti dall’esercito israeliano nel sud del Libano tra l’ottobre 2024 e il gennaio 2025.

 

Nowhere To Return: Israel’s Extensive Destruction of Southern Lebanon (Nessun luogo dove tornare: la distruzione su vasta scala del sud del Libano da parte di Israele) è il titolo del rapporto con cui Amnesty International analizza l’impatto di tale devastazione sulle comunità che vivevano nelle 26 municipalità situate lungo i 120 km che fanno da confine tra i due paesi. Luoghi in cui l’esercito israeliano ha dapprima impedito alla popolazione di tornare, arrivando a far fuoco contro chiunque tentasse di raggiungere i propri villaggi, e che in seguito ha reso di fatto inabitabili.

«Non riesco a descrivere ciò che ho visto: l’enorme distruzione, la totale devastazione di Kfar Kila. Non riuscivo a riconoscere la mia casa, nessuna casa! Ho trovato solo macerie, distruzione e sassi sul terreno. Non ci sono case, né elettricità, né acqua, né beni di prima necessità; non è solo che non possiamo tornare a vivere nel villaggio, non possiamo nemmeno passarci una giornata», ha raccontato Zeinab, una residente del villaggio di Kfar Kila.

Il rapporto si concentra sui danni e le distruzioni causati in cinque villaggi: Kfar Kila, Maroun el Ras, Odeisseh, Aita Ash-Shaab e Dhayra. Sebbene l’organizzazione non abbia potuto analizzare la liceità di ogni distruzione o danneggiamento delle strutture civili registrati nel sud del Libano, questi cinque casi studio offrono un chiaro esempio delle modalità di condotta delle forze israeliane, della portata della distruzione e delle sue conseguenze sulla vita civile, nonché delle violazioni del diritto internazionale che sono state commesse.

ALL’INIZIO DELL’INVASIONE (1 ottobre 2024) l’esercito israeliano ha affermato di stare conducendo «incursioni localizzate, limitate e mirate basate su un’intelligence precisa contro obiettivi e infrastrutture terroristiche di Hezbollah». L’analisi di Amnesty International rivela però l’opposto: una distruzione su vasta scala lungo quasi l’intero confine meridionale di 120 km con Israele.

La portata della devastazione emerge in modo drammatico nelle parole di Hajj Muhammad Srour, sindaco del villaggio di Aita Ash-Shaab: «La distruzione è indescrivibile e senza precedenti. Le piazze, i luoghi in cui le persone si incontravano, il parco giochi per i bambini – tutto ciò è ormai solo un ricordo. Tutto è stato distrutto».

IL RAPPORTO DOCUMENTA come la maggior parte delle distruzioni sia avvenuta dopo l’entrata in vigore il 27 novembre 2024 del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, quindi una volta terminati i combattimenti, e come le forze israeliane abbiano agito usando esplosivi posizionati manualmente e bulldozer, ossia modalità che richiedono tempo, pianificazione, accesso alle strutture e controllo delle zone interessate.

In assenza di combattimenti attivi fra i belligeranti il diritto internazionale umanitario (l’insieme di regole che governano i conflitti armati) vieta la distruzione o il danneggiamento grave della proprietà civile, pubblica o privata, se non in base a ragioni di «necessità militare imperativa».

Secondo la Corte penale internazionale «imperativa» significa che una parte in conflitto «non ha altra opzione» per raggiungere uno specifico obiettivo militare se non distruggere una determinata proprietà civile. La necessità militare deve essere «convincente», rispondere a criteri di urgenza e inevitabilità, ed essere «valutata caso per caso».

In mancanza di ciò la distruzione o il danneggiamento grave della proprietà civile viola il diritto internazionale umanitario, e nei casi più gravi si configura come un crimine di guerra.

 

PER VALUTARE L’ESISTENZA della «necessità militare imperativa» nei casi presi ad esame, il rapporto analizza innanzitutto gli obiettivi tattici dichiarati dall’esercito israeliano, in particolare la distruzione delle infrastrutture di Hezbollah, inclusi tunnel, depositi di armi e posizioni di combattimento.

L’esercito israeliano ha infatti affermato che la distruzione di una parte delle strutture civili nel sud del Libano era volta a prevenire futuri attacchi, particolarmente quando queste fossero state precedentemente utilizzate da Hezbollah per scopi militari. Secondo l’analisi giuridica di Amnesty International, tuttavia, tali obiettivi non possono giustificare la distruzione su vasta scala di proprietà civili in base allo standard della «necessità militare imperativa».

La giurisprudenza internazionale ha infatti chiarito che qualsiasi vantaggio militare perseguito attraverso la distruzione di una proprietà civile «deve essere definito e non può in alcun modo essere indeterminato o potenziale». Nemmeno il precedente utilizzo da parte di Hezbollah trasforma automaticamente un edificio in un obiettivo militare.

 

LA RICERCA CONDOTTA nei cinque villaggi presi ad esame ha inoltre dimostrato l’evidente assenza di una «necessità militare imperativa» sottostante alle demolizioni delle strutture civili da parte dell’esercito israeliano.

Un esempio lampante è la distruzione del “giardino iraniano” nel villaggio di Maroun el Ras, un luogo d’incontro e di svago per famiglie e bambini che comprendeva un campo da calcio e un parco giochi.Video pubblicati sui social media mostrano soldati che innalzano la bandiera israeliana sulle rovine del giardino, un bulldozer che rade al suolo la vegetazione del giardino e i lampioni circostanti, nonché un escavatore che abbatte una statua.

 

Secondo un documento pubblicato dall’esercito israeliano, la distruzione del “giardino iraniano” avrebbe costituito «un importante risultato operativo, simbolico e psicologico» poiché non solo vi sarebbero stati presenti simboli «del rifiuto dell’Iran di riconoscere l’esistenza dello stato di Israele», ma esso stesso sarebbe stato «un simbolo della resistenza per Hezbollah e il governo iraniano». Ciò è tuttavia in palese contrasto con il diritto internazionale umanitario e, data la sua natura dolosa, tale distruzione potrebbe costituire un crimine di guerra.

Il rapporto ha inoltre preso in considerazione gli obiettivi strategici dichiarati dall’esercito israeliano: «Respingere la minaccia rappresentata da Hezbollah e consentire agli abitanti del nord di Israele di tornare in sicurezza alle loro case».

Sebbene perseguire simili scopi non sia di per sé vietato dal diritto internazionale umanitario, lo standard della «necessità militare imperativa» non consente demolizioni su vasta scala sulla base di obiettivi strategici ampi o astratti come la deterrenza o la prevenzione di attacchi futuri, imponendo invece a Israele un obbligo di giustificare, individualmente e caso per caso, ogni distruzione di proprietà civile.

 

IN CONCLUSIONE LE PROVE raccolte dimostrano che la scia di devastazione lasciata dall’esercito israeliano nel sud del Libano è stato il frutto di una scelta deliberata, fatta nel palese disprezzo delle comunità locali. Israele ha perciò un obbligo di fornire riparazioni integrali ed effettive a tutte le vittime delle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei crimini di guerra commessi dal proprio esercito.

Il rapporto chiede inoltre al governo libanese di accettare la giurisdizione della Corte penale internazionale a perseguire i crimini previsti dallo Statuto di Roma, e a tutti gli stati di cessare il trasferimento di armi a Israele dato il rischio che queste siano usate per commettere violazioni del diritto internazionale.

 

*Consigliere giuridico di Amnesty International

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SE PUO’ INTERESSARE:

 

Dettaglio di una carta di Laura Canali. Per la versione integrale clicca qui

Stati Uniti e Israele pressano il Libano per disarmare Hezbollah

La questione della smilitarizzazione e la normalizzazione dei rapporti con la Siria costituiscono due dossier intrecciati. Le Forze armate dello Stato ebraico hanno sfruttato il caos per assediare il Partito di Dio. Le autorità di Beirut starebbero trattando una soluzione di compromesso con la formazione sciita.

DI LORENZO TROMBETTA

LIMESONLINE.COM – 10 LUGLIO 2025

https://www.limesonline.com/articoli/libano-usa-israele-barrack-hezbollah-disarmo-siria-al-shara-a-19621245/?ref=LHTP-BH-I19432708-P5-S3-T1

 

 

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ALTRO : 

 

*** per chi volesse :::: 

 

LEGGERE IL RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL

26  AGOSTO 2025

Libano: proprietà e terreni civili distrutti da Israele

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  1. DONATELLA scrive:

    La distruzione che fa Israele dei suoi “nemici”, malgrado qualsiasi regola internazionale, fa arretrare l’umanità ad uno stadio in cui vale solo la forza delle armi e la potenza del denaro da buttare negli armamenti. O l’umanità avrà un soprassalto di orrore o si tornerà davvero ad un degrado anche e soprattutto morale.

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