FABRIZIO TONELLO, Trump consegna alla Cina le chiavi dell’ordine globale–IL MANIFESTO  2 SETTEMBRE 2025

 

 

IL MANIFESTO  2 SETTEMBRE 2025
https://ilmanifesto.it/trump-consegna-alla-cina-le-chiavi-dellordine-globale

 

Trump consegna alla Cina le chiavi dell’ordine globale.

 

Egemonia al tramonto L’egemonia americana post-1945 si basava su quattro fattori: un prodotto nazionale lordo che inizialmente rappresentava circa il 50% del pil mondiale; il dollaro come moneta di riserva per l’intero pianeta; […]

 

Il presidente americano Donald Trump, Ap

Il presidente americano Donald Trump – Ap

 

Fabrizio Tonello, scienza politica degli
Stati Uniti a Padova.

 

L’egemonia americana post-1945 si basava su quattro fattori: un prodotto nazionale lordo che inizialmente rappresentava circa il 50% del pil mondiale; il dollaro come moneta di riserva per l’intero pianeta; la superiorità nucleare; il soft power in tutti i campi: consumismo, musica, cinema.  Questa posizione di leadership era mantenuta e irrobustita da una infrastruttura di alleanze che coprivano il pianeta dal Polo Nord all’Australia (Nato in Europa, Seato in Asia).

Il vertice di Tianjin ha mostrato che quei tempi sono lontani. Il pil degli Stati uniti oggi è circa la metà di allora, attorno al 26%, mentre Cina e India insieme rappresentano il 24%, senza contare gli altri paesi invitati (Russia, Turchia, Iran, Pakistan e altri). Il dollaro non è più la moneta di riserva incontrastata anche se conserva un peso preponderante: oggi circa il 54% degli scambi commerciali mondiali è denominato in dollari, mentre il 30% avviene in euro, il 4% in yuan, un altro 4% in yen giapponesi e il resto in altre valute.

Le potenze nucleari nel 1945 erano una (gli Stati uniti), nel 1948 divennero due (Usa e Urss) oggi sono 9 (con Cina, India, Pakistan, Israele, Nord Corea, Francia e Gran Bretagna). Il fascino della vita americana (consumi sfrenati, corsa all’arricchimento, disprezzo per l’ambiente) si è esteso praticamente all’intero pianeta ma, proprio per questo, non è più un modello ma semplicemente la normalità del XXI secolo.

In questa situazione assai differente si potrebbe supporre che gli Stati uniti abbiano più bisogno di alleati oggi di quanto non ne avessero 80 anni fa, o anche solo 40 anni fa: al contrario, dopo il suo insediamento il 20 gennaio l’amministrazione Trump non ha impiegato neppure due settimane per dimostrare che America First significava piuttosto America Alone, facciamo da soli, non abbiamo bisogno di alleati: pagate il dazio! Non solo: la patria dell’impresa privata, il tempio del Capitalismo con la “C” maiuscola ora imita le partecipazioni statali italiane, con il governo che prende una quota di 10% di Intel, tiene a galla Boeing e annuncia altri accordi simili con le proprie multinazionali.

La brutalità con cui Trump sta estorcendo quattrini a Europa, Giappone, Canada e altri paesi “amici” ha avuto l’effetto paradossale di fare della Cina il campione del libero scambio, del rispetto delle regole internazionali, delle trattative al posto dei ricatti. Il che trascina nella sua orbita paesi che non hanno nulla a che fare con il “socialismo in salsa cinese” ma sono abbastanza grandi e nazionalisti per respingere le pretese neocoloniali di Washington: India e Brasile, per esempio. Al contrario degli inetti politici europei, da Giorgia Meloni a Emmanuel Macron passando per il cancelliere tedesco Friedrich Merz, i pur diversissimi leader di Delhi e Brasilia hanno tenuto la schiena diritta.

Più che la presenza di Putin, che ha firmato senza neanche alzare il sopracciglio la dichiarazione comune che invoca rispetto per «sovranità, indipendenza e integrità territoriale», che lui viola da tre anni e mezzo in Ucraina, a Tianjin si è vista una distensione tra India e Cina che potrebbe trasformarsi in alleanza, mettendo insieme due paesi assai differenti ma che insieme rappresentano tre miliardi di persone, un terzo della popolazione mondiale. All’incontro erano presenti anche i paesi dell’Asia centrale oltre a Iran, Turchia e Vietnam: palesemente non era un meeting di ordinaria amministrazione.

In altre parole, l’incontro è stato possibile solo e soltanto perché l’amministrazione Trump ha di fatto consegnato le chiavi del nuovo ordine mondiale a Xi Jinping: se gli Stati uniti intendono prosperare nel disordine, a lanciare l’ordine post-occidentale sarà qualcun altro. Washington è ancora in grado di fare ottimi affari, costringendo per esempio i servili governi europei a comprare energia e armi negli Stati uniti, ma il potere di coordinamento è l’essenza dell’egemonia e, se l’America rinuncia a esercitarlo, la Cina è un buon candidato alla successione.

In tutto questo il problema è che l’impero in declino può e vuole fare molti danni al resto del globo: non è chiaro quanto i paesi della Shanghai Cooperation Organization siano in grado di trovare approcci comuni a problemi come la fine della guerra in Ucraina, le tensioni fra Cina e Taiwan, il varo di una moneta alternativa al dollaro, la cooperazione commerciale fra loro. I sorrisi e le strette di mano a beneficio delle telecamere hanno mandato un messaggio potente al resto del mondo ma Xi Jinping resta Xi Jinping, Narendra Modi resta Narendra Modi e Vladimir Putin resta Vladimir Putin.

Non solo: per creare un nuovo ordine multilaterale occorre in qualche modo inglobare l’Unione europea, che in questo momento recita la parte del servo sciocco degli Stati uniti ma è pur sempre un’entità che rappresenta 450 milioni di consumatori e il 15% del pil mondiale.

 

 

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UN LIBRO DELL’AUTORE DELL’ARTICOLO:  PROF.FABRIZIO TONELLI

L’America in 18 quadri

Dalle piantagioni a Silicon Valley
Fabrizio Tonello
LATERZA 2025

Tutti pensiamo di conoscere, almeno a grandi linee, la storia degli Stati Uniti dalla guerra d’Indipendenza all’affermazione del ‘sogno americano’ e dell’American Way of Life. Ma siamo pronti a guardare questa storia con occhi nuovi?
A guidarci saranno 18 quadri che ci porteranno dentro una realtà diversa rispetto al nostro immaginario e ci sveleranno ciò che resta nascosto nella storia ufficiale.

A New York c’è un luogo magnifico: è il Whitney Museum. Nelle sue collezioni ci sono opere che raccontano la storia americana, con dettagli che diventano visibili solo a chi le interroga con attenzione e sensibilità. Così partiremo da 18 quadri qui conservati per raccontare una storia diversa e sorprendente degli USA, dalle idee di uguaglianza e libertà scolpite nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776 fino al governo dei miliardari dell’amministrazione Trump nel 2025.
Perché proprio dei quadri? Perché la pittura ispeziona, indaga, svela. La pittura ha la capacità di rappresentare l’invisibile e ciò che è accaduto negli ultimi due secoli e mezzo in America è stato spesso invisibile, o dimenticato.

Questi dipinti, quasi del tutto ignoti al pubblico italiano, assieme alla storia di chi li ha realizzati e di chi li ha commissionati e posseduti, ci porteranno a contatto diretto con momenti fondamentali e poco studiati della storia degli Stati Uniti: l’impero del cotone nel Sud e le lotte per l’emancipazione; i conflitti tra lavoratori e plutocrati a fine Ottocento, spesso armi alla mano; il sorprendente rapporto tra whisky e lotta di classe; i profughi climatici creati dai tornado che devastarono le grandi praterie negli anni Trenta; l’isteria collettiva per il timore dello spionaggio russo negli anni Cinquanta; le conseguenze dei test nucleari nell’atmosfera. Non mancano storie curiose e divertenti, come quella della flotta di baleniere del Massachusetts preda della marina sudista durante la guerra di Secessione, con grande beneficio dei cetacei.

 

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*** UN MAGNIFICO RACCONTO DEL LIBRO, LO TROVATE  NEL LINK SOTTO:–al fondo

La lotta secolare tra élite e popolo

 

 

Il ritratto della fondatrice del museo Gertrude Vanderbilt Whitney del pittore Robert Henri,1916, un quadro che annuncia i processi emancipatori femminili degli anni ’20

Il ritratto della fondatrice del museo Gertrude Vanderbilt Whitney del pittore Robert Henri,1916, un quadro che annuncia i processi emancipatori femminili degli anni ’20

Nel 1907, in The American Scene (Mondadori in Italia), Henry James faceva la lista delle «assenze», delle cose che mancavano in America e che a suo parere vi rendevano difficile la formazione di una letteratura nazionale: «Niente sovrani, niente corte… niente aristocrazia, niente clero… niente gentiluomini di campagna, niente palazzi, niente castelli… niente rovine coperte d’edera, niente cattedrali, niente abbazie».

IN ASSENZA di tutto questo, la letteratura americana aveva imparato a lavorare con quello che c’era: marinai, naufraghi e rinnegati a caccia di una balena bianca, uno schiavo e un fuggiasco su una zattera sul Mississippi, una puttana, un giocatore d’azzardo e altri due «outcast» nei dintorni di Poker Flat… In assenza di conservatori, la musica era salita su dalle piantagioni, dai ghetti e dai bordelli. E, come ci fa vedere questo insolito e originale libro di Fabrizio Tonello, lo stesso succedeva con la pittura: fra le «assenze» lamentate da James c’era anche «niente musei»; così, in mancanza di re e regine, santi e madonne, quando nel 1930 si inaugura col Whitney Museum la prima grande raccolta di arte americana, le sue pareti espongono raccoglitrici di cotone, treni e battelli traghetti, giacimenti di petrolio, acciaierie, sindacalisti, linciaggi, interni domestici, bar.

In L’America in 18 quadri. Dalle piantagioni a Silicon Valley (Laterza, pp. 200, euro 20), Fabrizio Tonello parte dal Whitney Museum per tracciare un percorso (e altri con cui essi dialogano): un’esplorazione della storia degli Stati Uniti e dei suoi conflitti, dalle origini ad oggi.

In L’America in 18 quadri. Dalle piantagioni a Silicon Valley (Laterza, pp. 200, euro 20), Fabrizio Tonello parte dal Whitney Museum per tracciare un percorso (e altri con cui essi dialogano): un’esplorazione della storia degli Stati Uniti e dei suoi conflitti, dalle origini ad oggi.

Tonello la storia degli Stati Uniti la conosce nelle pieghe meno familiari e scontate, ed è capace di partire da queste immagini per evocarne i momenti chiave (schiavitù, rivoluzione industriale, guerre, migrazioni, la formazione dell’oligarchia …) in una narrazione intrisa di fatti e dettagli anche apparentemente minori che suscitano la curiosità e la sorpresa del lettore ma si dimostrano poi rivelatori di tendenze e relazioni molto più vaste e profonde.

segue nel link:

 

IL MANIFESTO, 16 luglio 2025

https://ilmanifesto.it/la-lotta-secolare-tra-elite-e-popolo

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2 risposte a FABRIZIO TONELLO, Trump consegna alla Cina le chiavi dell’ordine globale–IL MANIFESTO  2 SETTEMBRE 2025

  1. DONATELLA scrive:

    Da questo quadro mondiale cambiato, il comportamento più cieco sembra essere proprio quello dell’Europa.

  2. DONATELLA scrive:

    Mi sembra molto interessante e accattivante questo libro, che mi pare ci illustri un’America a noi sconosciuta. Siamo abituati ad avere sentimenti contrastanti nei confronti degli USA. Probabilmente “L’America in 18 quadri” ci darà una immagine più veritiera e più “umana” di questo Paese così ingombrante.

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