Un bellissimo racconto di Donatella DAL TITOLO ” MURI ” — credo di parecchio tempo fa, stasera lo vorrei rileggere insieme, me n’è venuta nostalgia.. + altro + UNESCO, marzo 2024

 

 

 

Donatella : sono convinta che, nelle pietre dei muri, ci sia la registrazione di tutto ciò che è avvenuto intorno.

 

 

MURI

 

 

Il classico ” muro ligure a secco ” che poi si trova anche  in altre regioni e in altri paesi ( stanno concorrendo per essere riconosciuti dall’Unesco e magari nel frattempo lo sono stati..
Sì, vedi al fondo)

 

 

 

 

 

MURI

 

 

 

E’ come parlare ad un muro: quante volte avete sentito questa frase, detta in tono sprezzante, per indicare qualcuno che non sente o non vuole sentire. Ebbene, io sono un muro e vi assicuro che sono tutte fandonie, messe in giro dagli uomini, che pensano di essere solo loro in grado di fare ogni cosa. Quanto poi ad ascoltare, se c’è una cosa per cui sono negati è proprio questa. Neppure se stessi sono capaci di ascoltare, figurarsi gli altri! Però sono capaci di parlare, e questo per me è un grande vantaggio. Non potendo spostarmi, se gli umani non parlassero in continuazione, io mi annoierei a morte. Invece ho davanti un film che cambia continuamente e gli attori sono protagonisti effettivi, completamente calati nella loro parte. Altro che neorealismo! Penso che qualsiasi proiezione cinematografica mi annoierebbe a morte e nessun grande attore riuscirebbe a muovermi le viscere ( sì, le viscere! In fondo le abbiamo anche noi), come fanno invece le donne e gli uomini che passano davanti a me.

Beh, non vi ho ancora detto dove abito: sono il muro portante di una pizzeria di Milano. Ho un bell’intonaco bianco e mi hanno messo addosso delle fotografie della città di una volta. Sembra che vada di gran moda. Non riesco a capire perché se piacevano tanto quei miei antenati, non se li siano tenuti cari. Invece hanno buttato giu’ un sacco di cose per poi mettere delle belle foto ricordo. Come uccidere qualcuno per poi tenersi la foto sul comodino. Noi siamo sicuramente più solidi dei sentimenti umani e se non interviene l’uomo o qualche terremoto restiamo lì dove ci hanno costruito, a dispetto di tutto quel gran turbinio che quotidianamente abbiamo attorno. Io sono abbastanza giovane, quindi non ho la saggezza di qualche mio conoscente che ha visto la guerra e ne ha passato di tutti i colori ( nel senso letterale del termine), però nel mio piccolo ( sono nato subito dopo la guerra, quando la gente aveva una gran voglia di ricostruire e noi di rinascere) ho accumulato un bel po’ di foto. Le chiamo così per intenderci.

Progetto "Linea 1": quando i muri parlano d'arte. Pillole di storia tra calli e campielli | Comune di Venezia - Live - Le notizie di oggi e i servizi della città

da : Comune di Venezia – Live

Nessuno sa ancora che le immagini che ci passano davanti restano in qualche modo imprigionate dentro di noi. Se un giorno si troverà il modo di liberarle e di farle scorrere come un film, se ne vedranno delle belle. Ad ogni modo il mio destino da subito è stato legato al cibo: appena nato mi sono trovato in una trattoria toscana. Ho poi capito che eravamo in tanti a Milano a chiamarci così: un po’ perché i gestori venivano effettivamente da quella regione, un po’ perché quel nome faceva pensare alle bistecche alla fiorentina. Mi sono trovato bene per parecchi anni: a mezzogiorno venivano a mangiare operai ed impiegati che lavoravano nel quartiere, alla sera stavamo aperti solo il sabato. C’è stato poi un periodo, non troppo lungo, pieno di studenti: venivano a mangiare, ma soprattutto a parlare, a discutere: il tema preferito era la rivoluzione. A me facevano tanta tenerezza perché, se c’è una cosa che adoro, è sentire parlare di cose in movimento, forse proprio per il mio handicap, chiamiamolo così. Allora eravamo già diventati pizzeria, ma fornivamo un po’ di tutto, con prevalenza di specialità pugliesi. C’erano odori meravigliosi e con tutta quella gioventù attorno si stava proprio bene.

Gradatamente la clientela è cambiata: non si sentiva più parlare di rivoluzione, ma di compatibilità col sistema, di adeguamento ai nuovi tempi, al nuovo stile di vita. Dato che tutto doveva essere nuovo o almeno sembrarlo, siamo stati rimessi a lucido anche noi, io e i miei fratelli, da un architetto alla moda. Io, come gli altri come me, eravamo terrorizzati: sentivamo parlare di impiantare piramidi di vetro, di sventrare da una parte, di mettere in luce le strutture dall’altra e via architettando. Per fortuna come muro portante non ho avuto troppe noie. I grandi cambiamenti erano nei piatti: tanta rucola, tanti carpacci, tante crudité ( che bisogno c’è di chiamarle così? ). Le porzioni diventavano sempre più piccole, scomparivano le pastasciutte, i minestroni e avanzavano le insalate, le salsine, i cibi esotici. Più diminuiva la quantità e più aumentava l’importanza dei piatti dal punto di vista estetico. Erano così belli che avrei potuto appendermeli come quadri.

C’è stata poi una specie di crollo. Quei pochi clienti che venivano parlavano di giudici, di tangenti, di manette. Non so come, ma ci siamo ritrovati in poco tempo da soli, noi muri. Infine, l’ultima resurrezione: siamo una pizzeria alla moda, forniamo 50 tipi di pizza, dalla Margherita a quella zen; c’è la birra, la Coca Cola, perfino il vino ma non si può fumare. Alla fine forniamo anche, per digerire, una tisana alle erbe mediterranee; di sottofondo c’è musica etnica. Sento parlare di globalizzazione e non ho ancora capito bene cosa sia perché non lo sa nessuno. In fondo sono soddisfatto della mia vita e penso che l’ideale sia stare fermi come me, guardando la grande agitazione che mi frulla attorno e aspettando tempi migliori. Ho proprio nostalgia di quella gioventù che si scannava a dire che la rivoluzione era così e non cosà. Ma io ho tempo e tanta pazienza, “è questione di feeling” come diceva un tempo Mina, la si sentiva dappertutto, e il mio feeling è tenace.

 

 

 

IMMAGINI DI MURI  ” TUTTI DA LEGGERE ”  COME IL NOSTRO  RACCONTO

 

 

La comunicazione sul muro

Murale ad Orgosolo

Forumlive.net

 

 

CIBIANA ( BL )– 

un edificio con vari murales a Cibiana del Cadore in provincia di Belluno,
noto come il ” paese dei murales delle Dolomiti  ”

 

 

 

L’inquietante e stucchevole storia del murales sul Papa a Roma

Artribune

 

 

 

 

 

 

 

 

*** INFORMAZIONI DALL’UNESCO:

 

UNESCO.IT29 Marzo 2024

https://www.unesco.it/it/iniziative-dellunesco/patrimonio-culturale-immateriale/larte-della-costruzione-in-pietra-a-secco-conoscenza-e-tecniche-elemento-transnazionale-comprendente-oltre-allitalia-croazia-cipro-francia-grecia-slovenia-spagna-svizzera/

 

TITOLO :

 

L’Arte della costruzione in pietra a secco: conoscenza e tecniche, elemento transnazionale (comprendente, oltre all’Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Andorra, Austria, Belgio, Irlanda e Lussemburgo)

 

L ”Arte della costruzione in pietra a secco: conoscenza e tecniche” riguarda il saper fare costruzioni in pietra accatastando le pietre una sopra l’altra senza usare altri materiali se non, a volte, la terra secca. Praticata in diversi paesi europei, richiede una conoscenza innata della geometria e della fisica, nonché abilità nella manipolazione delle materie prime utilizzate.

Pratica intrinsecamente sociale, la costruzione in pietra a secco promuove la coesione sociale attraverso la collaborazione e la trasmissione delle tecniche e delle conoscenze correlate alle generazioni future.

Per le comunità coinvolte, le strutture in pietra a secco sono motivo di orgoglio e fattore identificativo, dato il loro impatto visivo distintivo sui paesaggi locali. Per sua stessa natura, l’arte della costruzione in pietra a secco incoraggia il dialogo, poiché le comunità lavorano insieme per costruire, mantenere e restaurare strutture di dimensioni e pesi molto diversi. La pratica promuove inoltre il rispetto reciproco per la diversità culturale attraverso la collaborazione a livello locale, regionale, nazionale e internazionale, poiché professionisti provenienti da diverse regioni e paesi viaggiano per lavorare insieme e imparare gli uni dagli altri.

I muretti a secco, utilizzati per l’allevamento, l’agricoltura o come abitazioni e diffusi in molte aree rurali, soprattutto nei terreni scoscesi, hanno modellato molti paesaggi testimoniando metodi e pratiche usati sin dalla preistoria per organizzare gli spazi dove vivere e lavorare ottimizzando le risorse locali naturali.

I muretti a secco, la cui stabilità è assicurata dall’attenta selezione delle pietre e dal loro preciso posizionamento, rivestono un ruolo primario nella prevenzione di frane, alluvioni e valanghe e nella lotta contro l’erosione e la desertificazione, allo stesso tempo rafforzano la biodiversità e creano adeguate microcondizioni climatiche per l’agricoltura. Essi riflettono un rapporto equilibrato con l’ambiente e la relazione armoniosa tra l’uomo e la natura.

L’”Arte della costruzione in pietra a secco, conoscenza e tecniche” è iscritta nella Lista del Patrimonio Immateriale  dal 2018 come elemento transnazionale di 8 paesi: Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

Nel 2024 si sono aggiunti Andorra, Austria, Belgio, Irlanda e Lussemburgo.

 

Per ulteriori approfondimenti è possibile visitare il sito del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

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1 risposta a Un bellissimo racconto di Donatella DAL TITOLO ” MURI ” — credo di parecchio tempo fa, stasera lo vorrei rileggere insieme, me n’è venuta nostalgia.. + altro + UNESCO, marzo 2024

  1. DONATELLA scrive:

    Sono convinta che, nelle pietre dei muri, ci sia la registrazione di tutto ciò che è avvenuto presso di loro.

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