Leonid Dobrokhotov, La battaglia di Poltava lega passato e presente dello scontro tra Europa e Russia — LIMESONLINE.COM  —  il 27 Marzo 2025 alle 18:11 + altro

 

 

chiara : fa bene Limes a pubblicare il pensiero russo sulla storia e l’invasione dell’Ucraina. Si capisce bene che sono due nazioni strettamente legate fin dalle origini.
Mi pare, però, che non sia dato sufficiente rilievo alla lotta per l’Indipendenza di questa regione … determinata, tra le altre cose, da comportamenti russi durante l’invasione tedesca e,  non  ultimo, da  quello che si chiama, HOLOMODOR ( = in ucraino significa : ” infliggere la morte mediante la fame”-  ) degli anni Trenta.

se vuoi, vedi:

 

 

 

 

 

LIMESONLINE.COM  il https://www.limesonline.com/articoli/russia-svezia-guerra-ucraina-battaglia-poltava-storia-18781719/

 

 

 

La battaglia di Poltava lega passato e presente dello scontro tra Europa e Russia.

 

 

Lo scontro di tre secoli fa assume oggi un cruciale significato geopolitico. La sconfitta ha lasciato un segno profondo su Stoccolma e un’ostilità permanente nei confronti di Mosca.

 

 

 

di Leonid Dobrokhotov- vedi sotto

 

 

La battaglia di Poltava lega passato e presente dello scontro tra Europa e Russia.

 

Lo scontro di tre secoli fa assume oggi un cruciale significato geopolitico. La sconfitta ha lasciato un segno profondo su Stoccolma e un’ostilità permanente nei confronti di Mosca.

 

 

 

di Leonid Dobrokhotov

Esperto in storia e politica degli Stati Uniti e relazioni russo-americane. Professore alla facoltà di Sociologia dell’Università Statale Lomonosov, Mosca ( DA LIMES )- vedi immagine e notizie dell’Università Lomosov a Mosca- al fondo

 

 

 

Dettaglio di una carta di Laura Canali. Per la versione integrale,clicca qui.

 

 

 

Il prossimo luglio ricorreranno i 316 anni dalla battaglia di Poltava, evento che oggi ricordano solo gli storici professionisti (e nemmeno tutti), mentre è ben conosciuto da svedesi, ucraini e chiaramente dai russi. Lo scorso anno nella Federazione si sono tenute diverse celebrazioni per l’anniversario dello scontro e alcuni anni fa la data della battaglia (8 luglio) è stata ufficialmente riconosciuta come Giorno della gloria militare russa. A Poltava, come sa qualsiasi scolaro russo, la Russia sconfisse gli svedesi.

 

Tuttavia, oggi questo evento assume un significato storico e geopolitico cruciale. Lo ottiene per la guerra in Ucraina che ha scosso la Russia e tutto il mondo. Ma anche perché la Russia uscita dalle macerie dell’impero sovietico ha acquisito con Putin i contorni del nemico principale, agli occhi dell’Occidente. Questi tratti incutono ancor più timore di quanto non facessero quelli del Novecento e si possono paragonare solo alla Cina comunista e forse ora all’America di Trump – consiglio a tal proposito la lettura dell’articolo di Martin Wolf, “The US Is Now the Enemy of the West”, uscito sul Financial Times lo scorso 26 febbraio. Tutto il contrario delle previsioni dei demolitori interni ed esterni dell’Urss e del socialismo.

 

 

Il motivo di tale importanza sono le coincidenze storiche che saltano agli occhi. Un potente imperatore russo, Pietro I figlio di zar, affascinato dall’Occidente già a partire dal quartiere tedesco della Mosca di fine Seicento, riceve un’istruzione e un’esperienza imprenditoriale in Europa occidentale, introduce con il pugno di ferro nella Russia asiatica riforme occidentali e improvvisamente si mette a far la guerra all’Occidente stesso.

 

 

Ora c’è Vladimir Putin, a suo tempo non meno affascinato dall’Ovest. Putin ha lavorato in Germania Est, è stato testimone della demolizione del socialismo, della DDR e dell’Urss ed è tornato in Russia, dove sognava un modello occidentale di capitalismo e l’amicizia con l’Occidente. Ora si è trasformato agli occhi di quell’Occidente in un nuovo imperatore russo, un acerrimo nemico simile a Stalin o a Trump.

 

 

C’è poi l’Ucraina, che ai tempi degli zar e dell’Unione Sovietica – ossia in totale per circa 340 anni, dal 1654 al 1991, senza considerare la coesistenza nella Rus’ di Kiev tra i secoli IX e XII – era volutamente la parte più consistente e sviluppata dell’impero dopo la Russia.

Mentre ora guidata dal presidente Volodymyr Zelensky svolge il ruolo di “Stato per procura” separato dalla Russia, che porta avanti una sanguinosa guerra con Mosca per la sopravvivenza, grazie al sostegno decisivo e negli interessi dell’Occidente.

 

 

 

Carta di Laura Canali - 2024

Carta di Laura Canali – 2024

 

 

Per risolvere la quadratura del cerchio, occorre almeno per un momento rivolgersi alla storia. Nel Settecento tutta l’Europa temeva il re di Svezia Carlo XII: aveva sbaragliato con successo e ripetutamente il re polacco Augusto, dopodiché aveva mosso verso Mosca. A quel tempo il giovane zar Pietro I, che nell’agosto del 1700 aveva dichiarato guerra alla Svezia – da qui ebbe inizio la Grande guerra del Nord – puntava a una rivincita, dopo essersi ripreso dall’onta della sconfitta subita in quel primo anno di conflitto contro le forze di Carlo presso la fortezza di Narva nel Nord Europa. Le forze russe conquistavano città dopo città in Curlandia (oggi parte della Lettonia).

 

 

L’atamano ( = capo militare dei Cosacchi )  ucraino Mazepa aveva inizialmente servito il re polacco Jan Kazimierz (Giovanni Casimiro), ma passò poi allo zar.

La massima autorità russa lo amava, lo aveva decorato con le onoreficenze più illustri e lui da parte sua eseguiva diligentemente gli ordini di Pietro I, inviando le sue truppe cosacche a prender parte alle guerre dello zar. Quest’ultimo si fidava senza riserva alcuna dell’atamano e non credeva alle innumerevoli delazioni sul suo conto. Tuttavia dopo l’inizio della campagna di Carlo XII in Russia Mazepa cambiò casacca a favore della corona svedese, promettendo sostegno in Ucraina e migliaia di uomini di rincalzo. Ciò convinse il re a muovere su Mosca da sud, proprio passando attraverso l’Ucraina.

 

 

Così come molti altri invasori prima e dopo di lui, è noto agli storici che Carlo intendeva smembrare lo Stato russo in frammenti indipendenti e ostili l’uno all’altro, cancellando così dalla scena storica internazionale questa grande entità autonoma. Dello stesso avviso e intenzioni erano Napoleone e Hitler, così come ora lo sono molti leader occidentali. Questi, quantomeno prima che l’esercito di Zelensky iniziasse ad accusare delle battute d’arresto, parlavano pubblicamente della necessità di imporre alla Russia una “sconfitta strategica”, che di fatto è la stessa cosa. Tuttavia al posto del sostegno promesso da Mazepa in Ucraina ad attendere il re svedese c’erano rappresaglie e una guerra partigiana da parte della popolazione che non voleva il dominio svedese. Lo stesso Mazepa riuscì a procurare a Carlo appena duemila baionette.

 

 

Nella storica battaglia svoltasi presso la città ucraina di Poltava l’esercito svedese fu distrutto dai russi guidati da Pietro: fino a novemila soldati svedesi rimasero sul campo; caddero stendardi militari, la maggior parte dei generali e la reputazione di “invincibilità”. Lo stesso successe nel 1812 in Russia all’esercito paneuropeo di Napoleone e nel 1945 in Urss all’esercito paneuropeo di Hitler.

 

 

Mazepa scappò nell’impero ottomano assieme al re svedese. Dopo il tradimento, in Russia venne scagliato un anatema su di lui e vi fu anche una simbolica condanna a morte. Inoltre, Pietro concepì anche un’ironica onorificenza che portò il nome del traditore biblico Giuda, pensando proprio a Mazepa. A Mosca si tenne una parata trionfale in onore della Vittoria sulla Svezia, durante la quale vennero gettati a terra i vessilli militari scandinavi conquistati in battaglia. Una simile cerimonia fu ripetuta da Stalin in Piazza Rossa il 24 giugno 1945, nel corso della Parata della Vittoria sulla Germania di Hitler.

 

 

Nella Russia di oggi è ben chiaro l’enorme significato della Grande guerra del Nord e del suo culmine, la battaglia di Poltava, per la storia del paese e del continente europeo. Infatti non si è trattato di una semplice guerra russo-svedese, il conflitto ha avuto dimensioni paneuropee. Sconfitta, la Svezia ha perso per sempre lo status di grande potenza, mentre la Russia al contrario è entrata nel club elitario dei vincitori mondiali, più volte poi riconfermandosi tale. All’epoca la battaglia di Poltava rivela a un’Europa sorpresa una nuova Russia a lei sconosciuta: un impero di grandezza mondiale potente, vigorosa e da rispettare – in quanto nemico forte, non come amico.

 

 

Molti esperti affermano che gli svedesi non considerano la sconfitta di allora una catastrofe, pur ritenendola una tragedia nazionale. Ciò perché a Poltava vengono sepolte le loro ambizioni imperiali: dopo la “brutta figura” la Svezia sembrerebbe essersi ravveduta, non ha preso posizione nei conflitti militari europei, comprese le due guerre mondiali, dichiara la propria neutralità, ha profuso tutti i propri sforzi nel migliorare il benessere della popolazione.

 

 

Chi scrive è però di un’altra opinione. Secondo le mie osservazioni nel corso degli anni, la sconfitta a Poltava ha lasciato un segno profondo nella coscienza nazionale svedese. Nonostante la sua dichiarata neutralità, nel corso della seconda guerra mondiale il governo e la stampa svedesi non nascosero le proprie simpatie per Berlino, secondo quanto riferito dall’ambasciatrice sovietica a Stoccolma Aleksandra Kollontaj e da altre fonti. Stoccolma intrattenne con la Germania un’intensa attività commerciale, fornendole anche materiale bellico e non mostrando alcuna simpatia per l’Armata Rossa in guerra contro i nazisti.

 

 

 

La nuova cortina di acciaio – settore nordico / APRI QUI

 

 

 

Dopo la guerra, gli svedesi hanno portato avanti una politica ostile nei confronti dell’Urss, poi mantenuta verso la Russia attuale. L’apice è stato raggiunto ora con l’adesione di Stoccolma alla Nato. Né l’Urss né la Russia hanno mai perseguito politiche di ostilità e nemmeno d’inimicizia nei confronti della Svezia. Prendiamo solo due esempi del comportamento antitetico dei due paesi. In dichiarazioni del loro governo e in accese pubblicazioni sui loro media, gli svedesi hanno accusato per decenni l’Urss e ora la Russia di inviare sottomarini militari nelle acque territoriali svedesi, senza che siano mai state presentate prove concrete e inconfutabili delle affermazioni. Per decenni invece in Urss/Russia le opere degli scrittori svedesi sono state pubblicate in grandi tirature e le pièce dei drammaturghi svedesi sono state messe in scena nei teatri. La scrittrice più amata da generazioni di bambini russi è stata Astrid Lindgren, per esempio: i personaggi del suo libro Karlsson sul tetto sono diventati protagonisti di un famoso cartone animato sovietico (al pubblico russo si teneva nascosto il fatto che Lindgren non celasse le proprie opinioni russofobe).

 

 

Anche oggi il destino dell’eterno confronto tra Occidente e Russia non lascia ben sperare, nonostante i tentativi di moderazione attuati dal nuovo presidente statunitense Trump – un confronto che, secondo il ricercatore svizzero Guy Mettan, è più che millenario: si veda il suo volume Russofobia. Mille anni di diffidenza.

 

 

Un ruolo particolare in tutto questo è oggi svolto dalla guerra in Ucraina e proprio per questo la città-fortezza di Poltava, scenario della battaglia che abbiamo descritto, acquisisce un significato particolare. Come sottolineano gli studiosi russi, emergono così tante coincidenze storiche e geografiche che è impossibile non farci caso. Così come oltre tre secoli fa, oggi l’esercito russo cerca di liberare le proprie terre storiche dall’essere di fatto incorporate economicamente, militarmente e politicamente dall’Occidente. Così come oltre tre secoli fa quando l’esercito svedese di Carlo XII, considerato il migliore del mondo, fu spazzato via a Poltava e la Grande guerra del Nord fu vinta dalla Russia. Così come nel 1812, quando l’esercito di Napoleone fu pressoché annientato nelle vaste distese dell’impero russo, pur avendo conquistato Mosca per un breve periodo. Così come nel 1945, quando l’Armata Rossa issò la bandiera della Vittoria su Berlino, avendo precedentemente liberato il territorio dell’Ucraina sovietica. Così oggi in Russia si ritiene che quantomeno il territorio dell’Ucraina non dovrebbe rappresentare una minaccia per la sicurezza della Federazione e soprattutto dovrebbe diventare un’entità amica dello Stato e del popolo russo.

 

 

 

Eppure, per ora in Ucraina gli eventi storici descritti sono interpretati in maniera del tutto diversa. Il governo che esiste a Kiev dal 1991 e che si sta radicalizzando sempre di più ha fatto del nazionalismo, dell’odio per la Russia, per tutto ciò che è russo e per la storia condivisa con il popolo russo il fondamento dell’ideologia che instilla nella sua popolazione. Di qui derivano l’odio per Pietro I e il culto dell’atamano Mazepa, presentato come un eroe nazionale e un guerriero immolatosi per l’indipendenza ucraina. Di qui derivano le descrizioni della battaglia di Poltava come un evento tragico della storia ucraina e della Grande guerra del Nord come una catastrofe nazionale che determinò per il popolo ucraino l’avvento di una schiavitù coloniale organizzata dai russi. Di qui derivano le tinte eroiche con cui si descrive Simon Petljura, capo dell’esercito nazionale in Ucraina durante la guerra civile e l’intervento militare portato avanti da quattordici potenze occidentali e dal Giappone contro la Russia sovietica nel periodo 1918-1922. Di qui deriva la trasformazione in eroi nazionali di Bandera e Šuchevič, capi degli eserciti nazionalisti ucraini che combatterono contro l’Urss al fianco della Germania nel 1941-1945.

 

 

 

Carta di Laura Canali - 2022

Carta di Laura Canali – 2022

 

 

 

Sempre seguendo questa ideologia a Kiev si è iniziato con la demolizione della famosa statua del fondatore dello Stato sovietico Vladimir Lenin – unione cui l’Ucraina aderì volontariamente nel 1922. Per poi continuare con la rimozione di tutti i monumenti dedicati a imperatori e scrittori legati alla Russia e agli eroi dell’Armata Rossa che liberarono l’Ucraina dall’occupazione nazista e nella quale combatterono sette milioni di ucraini, insieme agli altri popoli sovietici. Per arrivare infine alla cancellazione della toponomastica storica e all’annientamento della letteratura russa nelle biblioteche e nella mente degli ucraini. Tutto ciò non è iniziato con l’avvio delle azioni militari di Mosca contro l’Ucraina nel febbraio del 2022, ma trentacinque anni prima.

 

 

 

Chi scrive, passeggiando recentemente per Mosca, ha visitato una delle famose “sette sorelle”, la serie di edifici costruiti per volere di Stalin nella capitale sovietica dopo la guerra. Era l’albergo di lusso “Ucraina”. Così si chiama tuttora (“Ucraina-Radisson”). Accanto, su una collinetta, si erge una maestosa statua dell’iconico poeta e scrittore ucraino Taras Ševčenko. È rivolta verso il lungofiume sulla Moscova, via che prende il suo nome. Lasciato l’hotel, sono capitato in un bel viale alberato che si chiama Ukrainskij bul’var (boulevard ucraino). Qui tra le aiuole e le fontane ci sono monumenti dedicati ad altri famosi scrittori ucraini dell’Ottocento. Il viale porta alla stazione ferroviaria Kievskij che conserva tuttora il suo nome storico, sebbene i treni per la capitale ucraina non partano più da tempo. Accanto, c’è la stazione metro Kievskaja dove all’interno sono perfettamente preservati quadri pittoreschi legati alla storia ucraina. Di recente è stata visitata da Tucker Carlson, famoso giornalista televisivo americano e amico del presidente Trump. È rimasto piacevolmente stupito di questa pittoresca Ucraina nel centro di Mosca e lo ha mostrato ai suoi spettatori. Sempre di recente ho passeggiato per Mosca, dove ho fatto caso al ristorante ucraino “Korčma” (una catena diffusa in tutta Mosca), all’incrocio tra piazza Gagarin, che ospita l’enorme statua del primo uomo che è stato nello spazio, e il Leninskij prospekt, alla fine del quale si trova una statua di Lenin diversa da quella rimossa a Kiev. Accanto, ho notato un ristorante di cucina nazionale russa che porta il nome dell’eroe del folklore russo, Il’ja Muromec. I due locali erano pacifici l’uno accanto all’altro. Ho pensato che questo simbolismo non sia casuale. In ragione dello stesso Dio ortodosso e della loro grande storia e cultura comune, a Russia e Ucraina è dato non solo di vivere fianco a fianco ma anche di essere intimamente amiche, non di farsi la guerra. E così dev’essere.

(traduzione di Martina Napolitano)

 

.

NOTA::

L’UNIVERSITA’ STATALE DI MOSCA

( costruita  con decreto del 25 gennaio 1775 ), la più grande della Russia intera

*** qualcosina sulla sua storia con immagini

 

 

undefined

L’edificio centrale dell’università in via Mokhovaya (1798). Oggi decanato ( uffici del  rettore o anche ” ufficio delle parrochie ” – in ambito ecclesiastico)
Autore sconosciuto

 

 

 

undefined

vista aerea

L’Università venne fondata dall’imperatrice Elisabetta di Russia, che, con decreto del 25 gennaio 1755, accolse le istanze di Ivan Šuvalov  e Michail Lomonosov . Le prime lezioni si tennero il 26 aprile dello stesso anno.

Situata originariamente sulla Piazza Rossa, fu trasferita nell’attuale sede neoclassica di via Mochovaja sotto il regno di Caterina II di Russia (17621796). L’edificio principale fu costruito tra il 1782 e il 1793, per poi essere interamente ristrutturato dopo l’incendio di Mosca del 1812 da Domenico Gilardi.

 

Nel XVIII secolo l’Università contava tre facoltàfilosofiagiurisprudenza
medicina. Quest’ultima fu articolata nel 1804 in tre distinte facoltà: medicina clinica, chirurgia e ostetricia. Tra il 1884 e il 1897 il Dipartimento di Medicina fece costruire un vasto campus Devič’e pole, che nel 1918 fu separato dall’Università e successivamente affidato all’Accademia medica di Mosca.

 

undefined

L’edificio di via Mochovaja ospita oggi le facoltà di giornalismo e psicologia ( vecchio quartiere dell’Università )
Alexander Viktorovich Shipilin (Александр Шипилин)  – http://ashipilin.narod.ru/Galery.files//stuniver4.jpg

 

sopra::
TESTO E IMMAGINI DA IT.WIKIPEDIA.ORG

https://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_statale_di_Mosca#:~:text=L%27Universit%C3%A0%20venne%20fondata,medica%20di%20Mosca.

 

 

 

SEGUE DA : 

moscow-photos.com
https://www.moscow-photos.com/photo.phtml?e=2907

 

 

Distretto di Ramenki. Complesso residenziale Krylya.

Il quartiere Ramenki (in russo Район Раменки?) è un quartiere di Mosca sito nel Distretto Occidentale. Vi si trovano l’Università Statale di Mosca, gli studi della casa di produzione Mosfil’m e alcune presunte strutture sotterranee, tra cui il bunker della cosiddetta “Metro 2“.
Il nome deriva probabilmente dal termine ramen’e, che indica una foresta fitta.

Sull’area sorgeva l’abitato di Vorob’ëvo – che dà il nome all’altopiano delle Vorob’ëvy Gory, ex “colline Lenin” – di cui si ha menzione scritta nel 1453.

 

 

 

 

foto e scritto da : Wikipedia Ramenki
https://it.wikipedia.org/wiki/Ramenki

 

 

 

Ramenki District

foto 2025

 

 

 

Ramenki District

foto 2020

 

 

 

LA COLLINA DEI PASSERI, UNO DEI SETTE COLLI DI MOSCA-
da Wikipedia, link in fond0

 

La Collina dei passeri (in russo Воробьёвы горы?), o Vorob’ёvy gory’, è uno dei sette colli di Mosca. Dal 1924 al 1991 conosciuta con il nome di “Collina Lenin”, rappresenta uno dei punti più alti della capitale russa raggiungendo i 220 metri. È sita nell’area sud-orientale di Mosca, sulla riva destra del fiume Moscova. Classificata come riserva naturale, nelle sue immediate vicinanze sorge il maestoso edificio principale dell’Università statale di Mosca.

Questo nome, ” collina dei passeri ” appare anche nell’opera Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov ed è nominato in Guerra e Pace di Lev Tolstoj come “Monti dei Passeri “.

Tra il 1949 ed il 1953 nei pressi della collina fu costruito un complesso architettonico destinato ad ospitare l’Università statale di Mosca. Fu anche allestita una piattaforma d’osservazione capace di offrire la visione di un grandioso panorama di Mosca. Tale piattaforma rappresenta una meta turistica di notevole importanza. Nel 1953 fu installata anche una sciovia. La collina è inoltre luogo di gare di mountain biking e corse motoristiche. Nel 1958 fu costruito il metroponte Lužniki che collega la prospettiva Komsomol’skij alla zona dell’Università.

 

Nel 1998 la collina divenne ufficialmente riserva naturale statale e quindi area protetta. Ospita oltre cento specie di vertebrati, mentre gli alberi più comuni sono l’Acer platanoides, la Tilia cordata, la Quercus robur, la Betula pendula e il Fraxinus excelsior.

Nei pressi dell’area ha sede il grande complesso dell’ambasciata cinese.

 

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

Edificio principale dell’Università

© Vyacheslav Argenberg / http://www.vascoplanet.com/

 

 

 

 

 

Chiesa della Trinità sulla Collina dei passeri ( 1811 )
Ludvig14 – Opera propria

 

 

Stazione della metro Vorob'ëvy Gory

Stazione del metro di Vorob’ëvy Gory
Serguei S. Dukachev

 

 

Vista dello stadio Lužniki

Vista dello stadio Lužniki

 

 

 

 

Bosco della Collina dei passeri

Bosco della Collina dei passeri
Sheptor – Opera propria

 

 

undefined

L’autunno d’oro (Collina dei passeri) –  (Monti Vorob’ovy, Villa Noyev)Leonid Pasternak
1912. Pastello su carta.

Alex Bakharev

 

testo e foto da Wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Collina_dei_passeri

Condividi
Questa voce è stata pubblicata in GENERALE. Contrassegna il permalink.

1 risposta a Leonid Dobrokhotov, La battaglia di Poltava lega passato e presente dello scontro tra Europa e Russia — LIMESONLINE.COM  —  il 27 Marzo 2025 alle 18:11 + altro

  1. DONATELLA scrive:

    Eccezionalmente interessanti queste notizie sull’Ucraina e la Russia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *