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Goran Bregović & His Wedding And Funeral Band at Rudolstadt Festival 2022 ( BANDA PER MATRIMONI E FUNERALI )– se vuoi, vedi nota sul Festival *** al fondo
Goran Bregović (Sarajevo, 22 marzo 1950) è un musicista e compositore bosniaco.

Goran Bregovic e la Wedding and Funeral Orchestra in concerto a Trenčín (2007) – ( ORCHESTRA PER MATRIMONI E FUNERALI )

Goran Bregović a Tbilisi il 3 ottobre 2007.
segue in : https://it.wikipedia.org/wiki/Goran_Bregovi%C4%87
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NOTA: IL FESTIVAL DI RUDOLFSTADT – GERMANIA
SEGUE DA :
IL MANIFESTO 18 LUGLIO 2025
https://ilmanifesto.it/rudolstadt-festival-una-comunita-che-ascolta-il-mondo

Al Bilali Soudan – foto Ciro De Rosa
Rudolstadt festival, una comunità che ascolta il mondo.
Ritmi La storica manifestazione folk, roots e world, ha celebrato la ricca vena musicale del Mali
Ciro De Rosa
RUDOLSTADT (GERMANIA)
Se il pubblico del Rudolstadt Festival, inclusivo e aperto al mondo, rappresentasse l’intera Germania, non si temerebbero i rigurgiti neo-nazisti che, invece, dilagano in Turingia, dove Afd si è imposto come primo partito alle ultime elezioni regionali.
Nato nel 1991, Rudolstadt è oggi uno dei maggiori folk, roots e world music festival europei che, nel palinsesto e dai palchi, ribadisce che le culture sono da sempre in comunicazione. Ogni edizione sceglie un focus nazionale, offrendo un programma denso e variegato, «un festival di festival», rispetto al quale il visitatore traccia la propria personale traiettoria sonora. Dal 3 al 6 luglio, la cittadina è diventata una comunità musicale: 30 palchi, quasi 300 concerti, workshop, stage di danza e dibattiti. In scena oltre 120 artisti da circa 40 Paesi. Gli spettacoli sono dislocati tra centro storico e Heinepark lungo il fiume Saale. Musica ovunque, nelle strade si suona e danza fino a tarda notte. Intorno, miriadi di stand di street food e drink, abbigliamento, strumenti musicali, aree per bimbi e famiglie a disposizione delle circa 90 mila presenze, il tutto in un’atmosfera rilassata e pacifica.
30 palchi, quasi 300 concerti, live set di Sadio Sidibe, il gruppo Al Bilali Soudan e le lettoni Saucêjas
AL CENTRO della trentatreesima edizione le molte anime musicali del Mali. L’incipit tematico subsahariano è stato sancito da Sadio Sidibe, cantante e danzatrice Peul del Wassoulou. Se un’altra vocalist, Ami Yerewolo, permea il suo rap di elementi bambara, la berlinese Le Mali 70 Earkestra rivisita il sound delle big band dei ‘70. Il chitarrista e cantante Vieux Farka Touré dà vita a un set rock dalle sfumature acide, laddove Petit Goro imprime una spinta rock&blues all’universo ritmico Dogon. Da Timbuktu il gruppo familiare tuareg Al Bilali Soudan magnetizza il pubblico con l’incedere ipnotico dei liuti tehardent, sostenuti dal ritmo profondo di calabash, mentre il desert rock firmato da Kader Tarhanime assume una vena più morbida. Hunter Folk, guidato da Nfaly Diakité (voce e donso n’goni), spinge nella contemporaneità il corpus della confraternita dei cacciatori Donso. Superlativo il calabro-maliano Baba Sissoko con la sua energica band dal profilo blues-rock.

Il quartetto polifonico lettone Saucejas, foto Ciro De Rosa
IMPOSSIBILE dar conto di tutti gli scenari sonori del cartellone, in cui spicca senza dubbio la contrabbassista franco-colombiana Ëda Diaz, nella cui cifra convergono strutture poetiche e ritmiche latinoamericane, elettronica e un elegante «touche». Al Main Stage del Castello di Heidecksburg, Mauro Durante e Justin Adams impongono formidabili architetture taranta-rock-blues-punk-sahariane. Il quartetto polifonico lettone Saucojas celebra il canto a più parti, con begli incastri vocali e passaggi dissonanti. Fascino polivocale emana anche il coro georgiano Shemodzakhili. Pure, si notano le ricercatezze timbriche scandinave di Kalejdoskop Trio e Mojna. Applausi scroscianti per il duo serbo-bosniaco Daniel Lazar & Almir Mešković, dialogo virtuosistico tra violino e fisarmonica: combinazione di danze balcaniche e composizioni originali. Il nonetto britannico Shovel Dance Collective, fautori di un avant-folk che metabolizza drone music, stilemi tradizionali, impro jazz e canto a cappella di sea shanty e ballate. Dal Libano i Sanam pescano nella poesia araba con attitudine post-folk. Altro filone esplorato, quello degli incroci inclusivi: Jusur – organico da camera arabo takht – è l’incontro tra due musicisti rifugiati siriani e quattro tedeschi (qanun, saz, fiati, oud, violino, percussioni); la grammatica musicale di un tablista e suonatore di harmonium esule afghano si unisce alle melopee iberiche nel progetto Além Cabul.
TRA I NOMI di casa, occhio di riguardo per la JugendFolkOrchester, giovanissimi musicisti (12-26 anni), interpreti di inediti repertori popolari tedeschi a cui conferiscono nuova fisionomia, distante da istanze reazionarie, del passato come del presente. Indimenticabili i momenti vissuti con Abdullah Ibrahim, il cui pianismo dal fraseggio scarno e digressivo non allenta mai la tensione. La platea di Heidecksburg è pervasa da un’atmosfera di raccolta riverenza fino alla standing ovation tributata al novantenne artista sudafricano.
Conclusione domenicale a Heinepark, prima con il virtuosismo dell’orchestrina lautari del fisarmonicista Ionica Munine, poi tutti a ballare con i rutilanti bosniaci Dubioza Kolektiv. Rendez-vous al primo weekend di luglio 2026: riflettori puntati sull’Austria.
