
Dina Mattar, Gaza, 2009, acrylic on canvas, cm. 90×90
da: ARTE.IT
Brescia, in mostra le opere del collettivo palestinese Eltiqa sopravvissute alle bombe su Gaza

Dina Mattar, The Peace, opera rimasta sotto le macerie di Gaza durante i bombardamenti del 2023

Mohammed Al-Hawajri, Valley of the sheep, acrylic on canvas, 2018, 100 x 140 cm- Valle della pecora

Mohammed contempla la distruzione dalla casa di sua sorella. Foto: fornita

“Miftaħ al-Hadaya” (La chiave dei doni), l’opera fa parte di una mostra del collettivo di artisti palestinesi Eltiqa.
Eltiqa (“incontro” in arabo) è un collettivo di artisti con sede a Gaza City, fondato nel 2000 soprattutto da Dina Mattar e Mohammed Al-Hawajri.

Il ritorno dal pascolo- 2021; acrilico su tela, 200 x 150 cm
Mohammed Al-Hawajri
La mostra è a cura di Sara Alberani che ricostruisce idealmente lo spazio artistico del collettivo Eltiqa Group for Contemporary Art, distrutto nel bombardamento di Gaza nel 2023. Promossa dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei, con il patrocinio di Amnesty Italia, l’esposizione è uno degli appuntamenti centrali dell’ottava edizione del Festival della Pace. Il progetto nasce come risposta alla distruzione di Eltiqa, luogo simbolo per l’arte contemporanea palestinese fondato nel 2002 e punto di riferimento per gli artisti di Gaza. Due dei suoi fondatori, Mohammed Al-Hawajri (1976) e Dina Mattar (1985), sono tra i protagonisti della mostra insieme all’artista libanese Haig Aivazian (1980) e alla palestinese Emily Jacir (1970), Leone d’oro alla Biennale di Venezia 2007. Le loro opere, provenienti da zone segnate da guerra, esilio e frammentazione, si incontrano a Brescia per restituire una testimonianza collettiva sulla resistenza culturale e sulla capacità dell’arte di creare legami tra le diverse geografie del Mediterraneo.
il giardino dello studio di Mohammed Al-Hawajri
il giardino dopo il bombardamento israeliano

Leone di Gaza, Mohammed Al-Hawajri. Foto: fornita

Brutto – Bello, Mohammed Al-Hawajri. Foto: Fornita- 1999
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TITOLO DI CIASCUNA : Maryam, 2015, Mohammed Al-Hawajri. Foto: fornita
foto sopra e testo da ::
“Esporre al Museo di Santa Giulia le opere di Eltiqa Group for Contemporary Art sopravvissute alla distruzione e proporre a Mohammed Al-Hawajri e Dina Mattar una residenza artistica nella nostra città”, dice Laura Castelletti, Sindaca di Brescia, “significa riconoscere che l’arte è testimonianza, costruzione di legami, strumento di conoscenza reciproca. Grazie ai loro lavori e a quelli di Haig Aivazian e di Emily Jacir possiamo comprendere come l’espressione creativa sia spazio di resilienza anche nei contesti più drammatici. Material for an Exhibition ci invita a guardare oltre le narrazioni semplificate per incontrare le storie e le vite di chi il conflitto lo vive quotidianamente, ricordandoci che la cultura è sempre ponte tra mondi diversi e che proprio per questo possiamo e dobbiamo, come città ma anche individui, agire per la tutela e la protezione del patrimonio culturale di tutte le comunità, in quanto preziosa eredità che unisce l’umanità travalicando confini geografici e temporali. La mostra rappresenta un momento cardine del Festival della Pace e testimonia la grande qualità del nostro sistema museale, capace di proporre iniziative di profilo internazionale, mettendosi al servizio di un’idea dell’arte come promozione della pace, del rispetto tra le persone e della scoperta di nuovi orizzonti culturali”.
Il titolo della mostra rende omaggio all’opera Material for a Film di Emily Jacir, dedicata alla memoria del poeta palestinese Wael Zuaiter.
Material diventa qui una parola chiave: indica sia la varietà dei linguaggi in mostra, installazioni, video, disegni, pittura, fotografia, sia la dimensione concreta e fragile in cui molti artisti operano, tra perdita di archivi, distruzione di opere e cancellazione di luoghi della memoria. In Palestina, l’archivio stesso è oggi uno strumento di sopravvivenza, un modo per affermare l’esistenza di una storia minacciata. Il percorso espositivo si apre con i lavori di Mohammed Al-Hawajri e Dina Mattar, che con Eltiqa hanno promosso per vent’anni la crescita dell’arte contemporanea a Gaza. Dopo il bombardamento del 2023, i due artisti sono riusciti a mettere in salvo alcune opere, ora custodite tra Sharjah e Dubai, e presentate per la prima volta in Europa.
Le opere salvate arrivano a Brescia come testimonianza di un’eredità che resiste alla distruzione. Il museo diventa così un luogo di ricostruzione simbolica: Eltiqa rinasce temporaneamente nei suoi spazi. Mohammed Al-Hawajri indaga nelle sue opere la relazione tra memoria storica e vita quotidiana palestinese. Le sue tele, caratterizzate da ironia e paradosso, trasformano immagini di guerra in racconti visivi che mescolano dolore e immaginazione. Serie come The Animal Farm (2011) o Maryam (2015) intrecciano simboli di resistenza e riferimenti culturali, con figure umane e animali che diventano testimoni di sopravvivenza.
EMILY JACIR
(Betlemme, 1970) è un’artista e produttrice cinematografica palestinese. Vive e lavora tra New York e Ramallah.
“Materiale per un film”: sulle tracce di Wael Zuaiter (Parte 1)

Wael Zuaiter (Nablus, 2 gennaio 1934 – Roma, 16 ottobre 1972) è stato un traduttore e politico palestinese con cittadinanza giordana.
Fu la prima vittima in Europa di una serie di omicidi di artisti, intellettuali e diplomatici palestinesi perpetrati da agenti israeliani, già in corso in Medio Oriente. Zuaiter fu ucciso a colpi di arma da fuoco da 12 proiettili fuori dal suo appartamento in Piazza Annibaliano, a Roma, il 16 ottobre 1972.
Nel 1979, la compagna di Zuaiter per otto anni, l’artista nata a Sydney Janet Venn-Brown, pubblicò ” For a Palestinian: A Memorial to Wael Zuaiter “.
Un capitolo, intitolato “Material for a film” di Elio Petri e Ugo Pirro, è composto da una serie di interviste condotte con le persone che hanno fatto parte della vita di Zuaiter in Italia, tra cui la stessa Venn-Brown. Avrebbero dovuto realizzare un film, ma Petri morì poco dopo e il film non fu mai realizzato. Questo capitolo è stato il punto di partenza del mio progetto.
SEGUE NEL LINK:
https://electronicintifada.net/content/material-film-retracing-wael-zuaiter-part-1/7054
“Materiale per un film”: una performance (Parte 2)
https://electronicintifada.net/content/material-film-performance-part-2/7053

Uno dei 13 proiettili sparati a Wael Zuaiter colpì il secondo volume delle Mille e una notte, che Zuaiter portava con sé quando fu assassinato dal Mossad israeliano a Roma, in Italia, il 16 ottobre 1972.
Zuaiter concluse un articolo scritto due o tre settimane prima per il quotidiano L’Espresso citando il mistico inglese Francis Thompson:
“Che non puoi muovere un fiore
senza turbare una stella”
Il sogno di Zuaiter era tradurre Le mille e una notte direttamente dall’arabo all’italiano. Lavorava a questo progetto fin dal suo arrivo in Italia nel 1962. Ad oggi non esiste una traduzione italiana dall’arabo; tutte le traduzioni italiane provengono da altre traduzioni.

L’artista Emily Jacir spara a 1.000 libri bianchi in un poligono di tiro a Sydney, in Australia. Jacir ha sparato ai libri con una pistola calibro .22, la stessa usata dagli agenti del Mossad israeliano quando hanno assassinato Zuaiter.

Parte dell’installazione e performance di Emily Jacir alla Biennale di Sydney del 2006. L’opera di Jacir comprendeva 1.000 libri bianchi, fotografati dall’artista , tecnica mista e 67 stampe fotografiche.

un’altra immagine dell’installazione di Emily Jacir
da :
FINESTRE SULL’ARTE
https://www.finestresullarte.info/opinioni/koons-hirst-murakami-kaws-jr-cinque-superstar-che-non-convincono-piu
WAEL ZUAITER

FOTO DA IL MANIFESTO
Wael Zuaiter, Fatah e le ragioni della Palestina: una cartolina dagli anni ’70
Tommaso Di Francesco
La storia Quando Janet Venn-Brown partì da Roma per tornare nella sua Sidney, dove è morta nel 2016, ci lasciò un pesante faldone, pieno di documenti di – e su – Wael Zuaiter, e una preghiera che per noi è un impegno: «Scrivi su Wael, non farlo dimenticare mai». È quello che facciamo riproponendo l’intervista che le facemmo nel 2006, riveduta alla luce di novità emerse e proprio in questi giorni di fronte all’ultima tragedia palestinese in corso.
SEGUE sotto:
IL MANIFESTO 11 novembre 2023
https://ilmanifesto.it/wael-zuaiter-fatah-e-le-ragioni-della-palestina-una-cartolina-dagli-anni-70

Dina Mattar, Images from Gaza (2005; disegno su fotografia, acrilico su carta, 17 X 11 cm)
EMILY JACIR

Emily Jacir, Memorial to 418 Palestinian Villages Which Were Destroyed, Depopulated, and Occupied by Israel in 1948 ( Paesi della Palestina distrutti, sfollati,e occupati da Israele nel 1948-
Una tenda per rifugiati dove sono cuciti i nomi di tutti gli «scomparsi». Un monumento vulnerabile, un testamento di una tragedia che evoca – data la leggerezza del suo materiale – anche la fragilità e gli strappi possibili della memoria. ( da: Il Manifesto )
Emily Jacir, tra le voci più significative dell’arte contemporanea palestinese, utilizza invece media diversi per indagare i movimenti personali e collettivi nello spazio e nel tempo.
HAIG AIVAZIAN -Beirut, Libano, 1980
Haig approfondisce i modi in cui il potere radica, influenza e muove persone, oggetti, animali, paesaggi e architettura. Esplora i dispositivi di controllo e sovranità nello sport, nei musei, in ufficio, nella musica e in qualsiasi altro luogo in cui possano essere impiegati.
SEGUE NEL LINK SOTTO LA FOTO

https://princeclausfund.nl/people/haig-aivazian
VIDEO:: 12 minuti
Haig Aivazian – Video Sound Art XI edizione – Rythmòs
Video Sound Art Festival
in inglese, si vedono i lavori oltre a lui che parla–

In genere conosciamo il popolo palestinese attraverso la distruzione che ne ha fatto e ne fa Israele. E’ un approccio molto diverso e positivo poterlo vedere nelle sue varie manifestazioni, specialmente quelle artistiche, che ce lo rendono ancora più vicino.