Il favoloso Museo Nazionale Archeologico di Taranto (MArTA) istituito nel 1887– due maschere della farsa ” fliacica ” ( vedi sotto ) in terracotta della Magna Grecia + una, fatta dalla natura postata da Gino Caffarelli / link sotto

 

 

 

 

 

logo MArTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maschera in terracotta  conservata nel Museo archeologico nazionale (Taranto).
Museo MArTA
via Cavour, 10

Autore: Livioandronico2013

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Greek_mask_in_terracotta_in_Museo_archeologico_nazionale_(Taranto).jpg

 

 

segue da : 

ARTE.IT

Il Museo Nazionale Archeologico di Taranto (MArTA) è fra i più importanti d’Italia e fu istituito nel 1887. Il Museo occupa fin dalle origini l’ex Convento dei Frati Alcantarini, costruito a metà del XVIII secolo e, in seguito ad interventi di ingrandimento a metà del XX secolo, l’adiacente corpo settentrionale dell’Ala Ceschi. A partire dal 1998 sono iniziati i lavori di ristrutturazione che hanno portato alla parziale riapertura al pubblico del Museo, avvenuta nel dicembre 2007.

Dal 2013 sono state riaperte al pubblico le nuove sezioni espositive del Museo dedicate alla città romana, alla città tardoantica e altomedievale fino alla rifondazione bizantina dell’XI secolo d.C

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Oltre agli spazi già visitabili, in tutti i casi integrati con l’esposizione di nuovi reperti (monumenti funerari, vasi figurati, mosaici, intonaci dipinti, arredi), sono fruibili nuove sale dedicate alla ricca documentazione delle produzioni tarantine e delle importazioni di età romana, dei variegati corredi della necropoli della città, a partire dalla conquista di Q. Fabio Massimo del 209 a.C. fino al III secolo d.C.

Nelle vetrine risaltano le bellissime oreficerie, arricchite da paste vitree e pietre colorate, le terrecotte policrome ancora di tradizione greca, ossi, avori, e soprattutto vetri colorati importati che caratterizzano le sepolture ad incinerazione di età imperiale, fino ai frammenti di eccezionale eleganza di un sarcofago in marmo con scena di assalto alle navi.

La sezione dedicata alla città dal tardoantico all’età bizantina offre una vasta documentazione dei pavimenti musivi dell’edilizia pubblica e privata, con motivi geometrici e figurati policromi e materiali da scavi stratigrafici recenti (Villa Peripato, Palazzo delli Ponti, Cattedrale di San Cataldo) che hanno fornito dati rilevanti per la ricostruzione del centro antico in tali fasi cronologiche. Nell’ultima sala sono anche inserite epigrafi funerarie di Ebrei, Cristiani e Musulmani, che documentano la presenza a Taranto di genti di cultura e religione diverse fra il IV e l’XI secolo d.C.

La sezione dedicata alla storia del Museo è stata completamente rinnovata, con la ricostruzione di ambientazioni d’epoca del periodo di Q. Quagliati e C. Drago e con l’esposizione di acquisti e donazioni pervenute al Museo dalla fine dell’Ottocento ad oggi, con i vasi figurati di importazione e di produzione locale, trafugati dai siti archeologici del territorio apulo, confluiti in musei stranieri e oggi restituiti alla fruizione pubblica nel MArTA.

Una nuove veste espositiva è stata inoltre riservata ai quadri donati da Monsignor Ricciardi al Museo agli inizi del ‘900, in uno spazio a piano ammezzato che prospetta sulla Sala IX.

 

TARANTO ● MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI TARANTO MARTA

 

 

 

dal::

FACEBOOK DEL MUSEO  DI TARANTO

 

 

 

 

 

Questa maschera teatrale di terracotta riproduce le fattezze di uomo dal volto deforme e calvo.
I fori sugli occhi e sulla bocca ne consentono un’identificazione come maschera teatrale relativa alla farsa fliacica, un particolare genere diffuso a Taranto e in Magna Grecia su ispirazione della commedia attica.

La maschera è stata rinvenuta all’interno di una sepoltura a incinerazione databile tra la fine del II sec. a.C. e il I sec. a.C. a Taranto in contrada Corti Vecchie, via Regina Elena nel 1932
Venite ad ammirarla, si trova al MArTA nella sala XXII, vetrina 58A

 

commento alla maschera sopra nel link del Museo Facebook:

Bellissima opera di tempi passati mi viene in mente questa, opera creata da madre natura

*** Gino Caffarelli è un illustre artista, forse scultore, di Potenza o dintorni.. Taranto? Sul suo Facebook non l’ho trovato.

 

 

 

 

https://www.facebook.com/gino.cafarelli.3?__tn__=-UC*F

 

 

 

I reperti del passato incontrano il design del presente, in uno scambio continuo.
Come in questo attualissimo boccale attico a vernice nera ritrovato a Rutigliano (BA), Contrada Purgatorio, che risale al 430-400 a.C.

Vi aspetta al MArTA, sala VI, vetrina 47

 

 

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*** per chi si occupa di bellezza e di arte, anche antica o anche moderna ( vedi sopra )– visitate senz’altro il Facebook del Museo MARTA DI TARANTO di cui riporto un’altra volta il link:

 

basta fare clic qui sotto e si apre !
https://www.facebook.com/MuseoMARTA/?locale=it_IT

 

 

NOTA : link sotto

*** Farsa fliacica

 

Nel teatro classico non esistono solo due forme teatrali (cioè tragedia e commedia) ma anche esiste una terza che si chiama farsa fliacica.

Con Aristofane comincia un teatro nuovo che si chiama farsa fliacica. E questo teatro si sviluppa in Magna Grecia, Sicilia Salento ecc.

I Fliàci erano una sorta di saltinbanchi girovaghi, che allestivano semplici palchi su pali di legno in giro per la Magna Grecia e nell’isola di Sicilia. Fliaci è un epiteto dello stesso Dioniso del suo seguito deriva dal verbo φλύω in greco antico cioè scorro. Dato che, Dioniso era originariamento la linfa vitale che scorre nel mondo vegetale e determina la riproduzione.

Nella loro prima fase (V secolo a.C.) tali attori non usavano testi scritti, ma un canovaccio col quale aiutarsi improvvisando dialoghi in dialetto dorico. Il loro lavoro contribuiva ad esaltare l’atmosfera gioviale e sconcia delle feste dedicate a Dionisio. Gli attori indossavano dei costumi buffi, rigonfi, e addobbati con riferimenti all’organo genitale maschile. Farsa fliacita recita tata cioè da fliaci, autori travestiti con enormi pancioni e muniti di gigantesco fallo.

Fissata in forma letteraria da Rintone di Siracusa, tutto quello che ne è rimasto sono le raffigurazioni su vasi, ritrovate nei pressi di Taranto, il cui studio ha permesso solo una parziale ricostruzione del genere. Rintone di Siracusa fliacografo e poeta diede al genere una maggior eleganza e finezza letteraria: cosa non semplice considerando lo scopo che si prefiggeva tal genere di farsa.

Della produzione scenica di Rintone, che probabilmente era formata da 38 drammi ilari, ci rimangono nove titoli (Dulomeleagro, Eracle, Anfitrione, Ifigenia in Aulide, Ifigenia fra i Tauri, Medea, Meleagro schiavo, Oreste, Telefo) e 28 frammenti, scritti tutti in dialetto dorico di Taranto.

—  E’ sicuro che la forma espressiva del mimo abbia avuto la sua origine in Sicilia..e secondo Aristotele, che nella Poetica attribuisce ai siciliani Formide ed Epicarmo i primi testi teatrali comici, la commedia siracusana precedette quella attica.  Cosi la commedia nacque prima in Italia (Magna Grecia) e poi abbiamo la forma della commedia con un’altra struttura ad Atene.

Apostolos Apostolou
Docente di filosofia

 

 

dramma.ithttps://www.dramma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=25026&catid=51&Itemid=28

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1 risposta a Il favoloso Museo Nazionale Archeologico di Taranto (MArTA) istituito nel 1887– due maschere della farsa ” fliacica ” ( vedi sotto ) in terracotta della Magna Grecia + una, fatta dalla natura postata da Gino Caffarelli / link sotto

  1. DONATELLA scrive:

    La commedia “all’italiana”!

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