Zbigniew Herbert ::: Alcune poesie dal ” Rapporto dalla città assediata “- Adelphi – da : *** PAOLO GIRONI   2004-2005 / link sotto- i nostri ringraziamenti al bellissimo ” semplice taccuino “. + notizie sul poeta in fondo + Facebook/ link di Beata Elżbieta Lechnio

 

 

 

Copertina del volume: Rapporto dalla Città assediata

 

 

Zbigniew Herbert

Rapporto dalla Città assediata

A cura di Pietro Marchesani

Biblioteca Adelphi, 267
1993,
3ª ediz.,
pp. 269

IN COPERTINA
Alfeo. Illustrazione tratta da Jacobus Gronovius,
Thesaurus Graecorum Antiquitatum, vol. II,
Lugduni Batavorum, 1698.
SINOSSI

 

La crudele Natura, scrive Brodskij nella appassionata Lettera al lettore italiano che apre questo libro, «con un minimo intervallo di tempo ha affibbiato alla Polonia non solo Czesław Miłosz ma anche Zbigniew Herbert. Che cosa ha cercato di fare, che cosa aveva in mente? Preparare la nazione al suo fosco avvenire, in modo che i polacchi potessero reggerlo?». Di fatto, la compresenza di due poeti di tale altezza – un’altezza dove «non c’è più gerarchia» – in una terra devastata sembra accennare a qualcosa. Lo scoprirà il lettore italiano, incontrando in queste pagine per la prima volta l’essenziale dell’opera di Herbert. Ma che specie di poeta è Herbert? Nessuno può rispondere meglio di come ha fatto Brodskij nella sua introduzione:
«È un poeta di straordinaria economia. Nei suoi versi non c’è niente di retorico o di esortativo, il loro tessuto è quanto mai funzionale: è brusco piuttosto che “ricco”. La mia impressione complessiva delle sue poesie è sempre stata quella di una nitida figura geometrica (un triangolo? un romboide? un trapezio?) incuneata a forza nella gelatina della mia materia cerebrale. Più che ricordare i suoi versi, il lettore se li ritrova marchiati nella mente con la loro glaciale lucidità. Né gli succederà di recitarli: le cadenze del tuo linguaggio cedono, semplicemente, al timbro piano, quasi neutro, di Herbert, alla tonalità della sua discrezione».

 

 

 

 

SEGUE DA   ::

 

PAOLO GIRONI   2004-2005/ LINK

Un semplice taccuino, una raccolta dei versi che ho incontrato e, non volendo perdere, ho trascritto.
Ho finito il mio vecchio quaderno con la copertina verde e nera. Continuo qua.

 

 

 

Zbigniew Herbert

 

Il Signor Cogito medita sulla sofferenza

da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)

 

 

Tutti i tentativi di allontanare
il cosiddetto calice amaro —
con la riflessione
l’impegno frenetico a favore dei gatti randagi
gli esercizi di respirazione
la religione —
sono falliti

bisogna accettare
chinare mitemente il capo
non torcersi le mani
ricorrere alla sofferenza con misura e dolcezza
come a una protesi
senza falso pudore
ma anche senza inutile orgoglio

non sventolare il moncherino
sulle teste degli altri
non picchiare col bastone bianco
alle finestre dei sazi

bere l’estratto d’erbe amare
ma non fino in fondo
lasciarne avvedutamente
qualche sorso per l’avvenire

accettare
ma al tempo stesso
distinguere dentro di sé
e possibilmente
trasformare la materia della sofferenza
in qualcosa o qualcuno

giocare
con essa
ovviamente
giocarci

scherzare con essa
con grande cautela
come con un bambino malato
per strappare alla fine
con sciocchi giochetti
un esile
sorriso

 

*****

 

La nostra paura

da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)

 

La nostra paura
non porta camicia da notte
non ha occhi di civetta
non solleva il coperchio della bara
non spegne la candela

non ha neppure la faccia d’un morto

la nostra paura
è un biglietto
trovato in tasca
“avvertire Wójcik
il nascondiglio di via Dluga scotta”

la nostra paura
non vola sulle ali della tempesta
non si posa sulla torre d’una chiesa
è terraterra

ha la forma d’un fagotto
avvoltolato in fretta
con indumenti caldi
provviste
e un’arma

la nostra paura
non ha il viso d’un morto
i morti per noi sono benevoli

li portiamo sulle spalle
dormiamo sotto la stessa coperta
chiudiamo loro gli occhi
gli aggiustiamo la bocca

 

 

***********

 

 

Il ciottolo

da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)

 

Il ciottolo è una creatura
perfetta

uguale a se stesso
attento ai propri confini

esattamente ripieno
di senso pietroso

con un odore che non ricorda nulla
non spaventa nulla non suscita desideri

il suo ardore e la sua freddezza
sono giusti e pieni di dignità

provo un grave rimorso
quando lo tengo nel palmo
e un falso calore
ne pervade il nobile corpo

– I ciottoli non si lasciano addomesticare
fino alla fine ci guarderanno
con un occhio calmo e molto chiaro.

 

**************

 

 

Due gocce

da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)

 

I boschi bruciavano –
e loro
s’intrecciavano le mani intorno al collo
come mazzi di rose

la gente correva nei rifugi –
lui diceva mia moglie ha capelli
in cui ci si può nascondere

avvolti nella stessa coperta
sussurravano parole prive di vergogna
litania d’innamorati

Quando il pericolo era grande
si saltavano negli occhi
chiudendoli forte

così forte da non sentire il fuoco
che gli arrivava alle ciglia

fino alla fine coraggiosi
fino alla fine fedeli
fino alla fine somiglianti
come due gocce
sospese sull’orlo d’un viso.

 

 

 

Zbigniew Herbert - Wikipedia

(Leopoli29 ottobre 1924 – Varsavia28 giugno 1998)

è stato un poetasaggista e drammaturgo polacco e uno degli autori europei più noti del Novecento. Legato da legami di parentela con il poetapastore e oratore inglese George Herbert durante la seconda guerra mondiale prese parte alla Resistenza contro i nazisti invasori, arruolandosi nell’Armia Krajowa. Come autore, esordì nel 1950 e la sua opera più nota è forse Pan Cogito (Il signor Cogito), opera che ha saputo incarnare lo spirito della nuova e della vecchia Letteratura europea. Dal 1986 al 1992 visse a Parigi, collaborando con il giornale Zeszyty Literackie, poi tornò in Polonia, dalla quale si era allontanato per motivi politici. Nel 2007 è stato deciso di celebrarne l’opera nel 2008, in occasione del decennale della morte, con l’Anno di Zbigniew Herbert.

Di origini inglesi, come indica il cognome, era figlio di Bolesław Herbert, fante nelle Legiony Polskie nella prima guerra mondiale per la difesa di Leopoli (oggi Ucraina), avvocato e manager di banca, e di Maria Kaniaków.

Nacque nel 1924 e studiò regolarmente anche dopo l’invasione tedesca della Polonia (1939) – con la quale scoppiò la seconda guerra mondiale. In quel periodo, entrò in contatto con l’Armia Krajowa (AK), venendo impiegato come alimentatore di pidocchi nella produzione di vaccini presso l’istituto diretto da Rudolf Weigl e, successivamente, studiò filologia presso un’università clandestina.

Nel 1944, prima della seconda invasione di Leopoli da parte dell’Armata Rossa, si dovette trasferire a Cracovia e, successivamente, nella vicina Proszowice, dove rimase sino al gennaio 1945. In quei due anni, Herbert si dedicò allo studio dell’economia prima all’Università Jagellonica, poi presso l’Accademia di Belle Arti. Fu questo il periodo di maggiore collaborazione con l’AK. La guerra terminò nel 1945 e, sebbene si fosse dissolta la minaccia nazista, la storia della Polonia continuò ad essere – almeno sino al 1956 – tormentata.

Nel 1947, dopo tre anni di studi a Toruń, nel voivodato della Cuiavia-Pomerania, si laureò in legge, frequentando nello stesso tempo il corso di filosofia di Henryk Elzenberg. Nel 1948 si trasferì a Sopot, non molto lontano da Danzica, raggiungendo i genitori, che erano lì dal 1946.

SEGUE NEL LINK DI WIKIPEDIA

 

 

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dal link Facebook subito sotto::

 

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FOTO E TESTO DAL FACEBOOK DI:

Post di Beata Elżbieta Lechnio– che ringraziamo  molto. 

TRADUZIONE DAL POLACCO DI GOOGLE

 

Zbigniew Herbert sulle sue poesie.

“Ho iniziato a scrivere abbastanza presto, ma per molto tempo ho trattato la scrittura come una questione unicamente personale. Ho fatto il mio debutto nel 1956 a 32 anni. Nel mio caso, non sono solo io, ma le circostanze hanno deciso che scrivo poesie da molti anni. Prima di tutto, la guerra. L’unicità di ciò che mi stava accadendo intorno, il senso dell’orrore e il pathos della storia mi hanno costretto a scrivere un possibile breve disco di riflessione. Ho iniziato a scrivere prosa. Dopo l’occupazione delle mie esperienze di guerriglia-cospirazione, ho scritto un ciclo, che ho chiamato “Non bruciare”. È stata una resa dei conti amara del passato. Posso soffrire, lottare per un ordine morale migliore con l’aiuto della cosa divertente di scrivere poesie – cerco di difendere cose che ritengo importanti. So abbastanza velocemente se una delle mie poesie ha successo o non ha successo di mio gradimento. Per scrivere qualcosa, devo prima leggere me stesso e poi guardare. Quando mi alzo la mattina non penso: oggi devo incidere una poesia. Deve essere un processo naturale, derivante da una necessità interna. Nel momento in cui ho finito e sono arrivato alla mia forma migliore, non mi interessa più la canzone. D’altra parte mi obbliga a non scrivere peggio. Non mi sento come se avessi realizzato nulla… Trovo sempre nei miei testi alcune possibilità di miglioramento, e soprattutto di riduzione. La poesia deve essere magra, ascetica. Non parlo mai dei piani possibili. Mi piace parlare solo di finito e pronto”.

Estratti della dichiarazione di Herbert sulla scrittura di poesie che ho preso dal libro – “Herbert. Conversazioni sconosciute

Credito fotografico: AZH e archivi domestici

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1 risposta a Zbigniew Herbert ::: Alcune poesie dal ” Rapporto dalla città assediata “- Adelphi – da : *** PAOLO GIRONI   2004-2005 / link sotto- i nostri ringraziamenti al bellissimo ” semplice taccuino “. + notizie sul poeta in fondo + Facebook/ link di Beata Elżbieta Lechnio

  1. DONATELLA scrive:

    Grazie per avermi fatto conoscere questo poeta-scrittore assolutamente originale e “divertente”

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