
Zbigniew Herbert
Rapporto dalla Città assediata
A cura di Pietro Marchesani
Biblioteca Adelphi, 267
1993,
3ª ediz.,
pp. 269
Thesaurus Graecorum Antiquitatum, vol. II,
Lugduni Batavorum, 1698.
La crudele Natura, scrive Brodskij nella appassionata Lettera al lettore italiano che apre questo libro, «con un minimo intervallo di tempo ha affibbiato alla Polonia non solo Czesław Miłosz ma anche Zbigniew Herbert. Che cosa ha cercato di fare, che cosa aveva in mente? Preparare la nazione al suo fosco avvenire, in modo che i polacchi potessero reggerlo?». Di fatto, la compresenza di due poeti di tale altezza – un’altezza dove «non c’è più gerarchia» – in una terra devastata sembra accennare a qualcosa. Lo scoprirà il lettore italiano, incontrando in queste pagine per la prima volta l’essenziale dell’opera di Herbert. Ma che specie di poeta è Herbert? Nessuno può rispondere meglio di come ha fatto Brodskij nella sua introduzione:
«È un poeta di straordinaria economia. Nei suoi versi non c’è niente di retorico o di esortativo, il loro tessuto è quanto mai funzionale: è brusco piuttosto che “ricco”. La mia impressione complessiva delle sue poesie è sempre stata quella di una nitida figura geometrica (un triangolo? un romboide? un trapezio?) incuneata a forza nella gelatina della mia materia cerebrale. Più che ricordare i suoi versi, il lettore se li ritrova marchiati nella mente con la loro glaciale lucidità. Né gli succederà di recitarli: le cadenze del tuo linguaggio cedono, semplicemente, al timbro piano, quasi neutro, di Herbert, alla tonalità della sua discrezione».
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Un semplice taccuino, una raccolta dei versi che ho incontrato e, non volendo perdere, ho trascritto.
Ho finito il mio vecchio quaderno con la copertina verde e nera. Continuo qua.
Zbigniew Herbert
Il Signor Cogito medita sulla sofferenza
da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)
Tutti i tentativi di allontanare
il cosiddetto calice amaro —
con la riflessione
l’impegno frenetico a favore dei gatti randagi
gli esercizi di respirazione
la religione —
sono falliti
bisogna accettare
chinare mitemente il capo
non torcersi le mani
ricorrere alla sofferenza con misura e dolcezza
come a una protesi
senza falso pudore
ma anche senza inutile orgoglio
non sventolare il moncherino
sulle teste degli altri
non picchiare col bastone bianco
alle finestre dei sazi
bere l’estratto d’erbe amare
ma non fino in fondo
lasciarne avvedutamente
qualche sorso per l’avvenire
accettare
ma al tempo stesso
distinguere dentro di sé
e possibilmente
trasformare la materia della sofferenza
in qualcosa o qualcuno
giocare
con essa
ovviamente
giocarci
scherzare con essa
con grande cautela
come con un bambino malato
per strappare alla fine
con sciocchi giochetti
un esile
sorriso
*****
La nostra paura
da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)
La nostra paura
non porta camicia da notte
non ha occhi di civetta
non solleva il coperchio della bara
non spegne la candela
non ha neppure la faccia d’un morto
la nostra paura
è un biglietto
trovato in tasca
“avvertire Wójcik
il nascondiglio di via Dluga scotta”
la nostra paura
non vola sulle ali della tempesta
non si posa sulla torre d’una chiesa
è terraterra
ha la forma d’un fagotto
avvoltolato in fretta
con indumenti caldi
provviste
e un’arma
la nostra paura
non ha il viso d’un morto
i morti per noi sono benevoli
li portiamo sulle spalle
dormiamo sotto la stessa coperta
chiudiamo loro gli occhi
gli aggiustiamo la bocca
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Il ciottolo
da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)
Il ciottolo è una creatura
perfetta
uguale a se stesso
attento ai propri confini
esattamente ripieno
di senso pietroso
con un odore che non ricorda nulla
non spaventa nulla non suscita desideri
il suo ardore e la sua freddezza
sono giusti e pieni di dignità
provo un grave rimorso
quando lo tengo nel palmo
e un falso calore
ne pervade il nobile corpo
– I ciottoli non si lasciano addomesticare
fino alla fine ci guarderanno
con un occhio calmo e molto chiaro.
**************
Due gocce
da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)
I boschi bruciavano –
e loro
s’intrecciavano le mani intorno al collo
come mazzi di rose
la gente correva nei rifugi –
lui diceva mia moglie ha capelli
in cui ci si può nascondere
avvolti nella stessa coperta
sussurravano parole prive di vergogna
litania d’innamorati
Quando il pericolo era grande
si saltavano negli occhi
chiudendoli forte
così forte da non sentire il fuoco
che gli arrivava alle ciglia
fino alla fine coraggiosi
fino alla fine fedeli
fino alla fine somiglianti
come due gocce
sospese sull’orlo d’un viso.

(Leopoli, 29 ottobre 1924 – Varsavia, 28 giugno 1998)
è stato un poeta, saggista e drammaturgo polacco e uno degli autori europei più noti del Novecento. Legato da legami di parentela con il poeta, pastore e oratore inglese George Herbert durante la seconda guerra mondiale prese parte alla Resistenza contro i nazisti invasori, arruolandosi nell’Armia Krajowa. Come autore, esordì nel 1950 e la sua opera più nota è forse Pan Cogito (Il signor Cogito), opera che ha saputo incarnare lo spirito della nuova e della vecchia Letteratura europea. Dal 1986 al 1992 visse a Parigi, collaborando con il giornale Zeszyty Literackie, poi tornò in Polonia, dalla quale si era allontanato per motivi politici. Nel 2007 è stato deciso di celebrarne l’opera nel 2008, in occasione del decennale della morte, con l’Anno di Zbigniew Herbert.
Di origini inglesi, come indica il cognome, era figlio di Bolesław Herbert, fante nelle Legiony Polskie nella prima guerra mondiale per la difesa di Leopoli (oggi Ucraina), avvocato e manager di banca, e di Maria Kaniaków.
Nacque nel 1924 e studiò regolarmente anche dopo l’invasione tedesca della Polonia (1939) – con la quale scoppiò la seconda guerra mondiale. In quel periodo, entrò in contatto con l’Armia Krajowa (AK), venendo impiegato come alimentatore di pidocchi nella produzione di vaccini presso l’istituto diretto da Rudolf Weigl e, successivamente, studiò filologia presso un’università clandestina.
Nel 1944, prima della seconda invasione di Leopoli da parte dell’Armata Rossa, si dovette trasferire a Cracovia e, successivamente, nella vicina Proszowice, dove rimase sino al gennaio 1945. In quei due anni, Herbert si dedicò allo studio dell’economia prima all’Università Jagellonica, poi presso l’Accademia di Belle Arti. Fu questo il periodo di maggiore collaborazione con l’AK. La guerra terminò nel 1945 e, sebbene si fosse dissolta la minaccia nazista, la storia della Polonia continuò ad essere – almeno sino al 1956 – tormentata.
Nel 1947, dopo tre anni di studi a Toruń, nel voivodato della Cuiavia-Pomerania, si laureò in legge, frequentando nello stesso tempo il corso di filosofia di Henryk Elzenberg. Nel 1948 si trasferì a Sopot, non molto lontano da Danzica, raggiungendo i genitori, che erano lì dal 1946.
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FOTO E TESTO DAL FACEBOOK DI:
Post di Beata Elżbieta Lechnio– che ringraziamo molto.
TRADUZIONE DAL POLACCO DI GOOGLE

Grazie per avermi fatto conoscere questo poeta-scrittore assolutamente originale e “divertente”