FRANCESCO STRAZZARI, Il “Comintern” dei sovranisti contro la democrazia. America oggi : l’Europa si faccia carico della maggior parte della difesa convenzionale, dall’intelligence ai missili, entro il 2027. -IL MANIFESTO  7 dicembre 2025-

 

 

 

 

 

 

IL MANIFESTO  7 dicembre 2025– aggiorn. il 9-12
https://ilmanifesto.it/il-comintern-dei-sovranisti-contro-la-democrazia

 

 

Il “Comintern” dei sovranisti contro la democrazia

 

 

On #InternationalDayofDemocracy, the question isn’t WHERE democracy is being challenged., The signals are clear:, ⚠️ Elections and separation of powers strained in #Ukraine, ⚠️ A governance crisis ...

” la democrazia è completamente morta  ( al palo ) ”

foto da Instagram

 

Francesco Strazzari, prof. di relazioni intern. alla Scuola Sup. di Sant’Anna dal 2009

 

 

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Gli Usa non vedono minacce da cui difendere gli alleati europei. Se non da loro stessi, «coltivando la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa». La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca sembra mutuare un linguaggio di sinistra, ma esprime «grande ottimismo per la crescita dei partiti patriottici» (leggi: la destra nazionalista), avendo per bersaglio l’Europa (leggi: la Ue), che andrebbe ricondotta ad «operare come gruppo di nazioni allineate» (leggi: pronte ad assumersi oneri militari acquistando dagli Usa).

 

Il documento specifica che gli europei godono di vantaggio sulla Russia in termini di capacità militari «in quasi tutti i settori, ad eccezione delle armi nucleari». Non è una sottolineatura casuale: l’inferiorità delle atomiche del Regno Unito e della Francia è reale, ma fino a oggi la deterrenza è stata letta, alla luce dell’Art. 5 della Nato, includendo ombrello americano.

 

Oggi gli Usa premono irrealisticamente perché l’Europa si faccia carico della maggior parte della difesa convenzionale, dall’intelligence ai missili, entro il 2027. Sottolineare l’inferiorità nucleare europea è dunque un messaggio preciso agli alleati, ma anche un assist ai russi.

 

Nel frattempo, in una cornice da Monty Python, Donald Trump veniva reso felice con la consegna di un inesistente “Premio Fifa per la Pace” dal presidente della Fifa Infantino – quello per il quale il calcio va tenuto lontano dalla politica.

Il giorno prima, lo US Institute of Peace era stato ribattezzato Donald Trump Institute of Peace, mentre il genero di Trump, Jared Kushner, e l’inviato speciale, l’immobiliarista Steve Witkoff, rientravano da Mosca.

Intrattenuti a lungo dal capo negoziatore Kirill Dmitriev, i due ripartendo, dopo aver assistito a una nuova lezione di storia di Vladimir Putin, s’impegnavano a non far sosta in Europa per incontrare gli ucraini. E il capo della diplomazia Usa, Marco Rubio, aveva disertato a Bruxelles l’incontro dei ministri degli Esteri Nato.

 

Per quanto il nuovo documento strategico faccia professione di «realismo flessibile», è evidente come la politica estera americana sia un’estensione diretta della culture war dichiarata dai Maga in casa.

Nella loro visione, esplicitamente fondata sul «dominio energetico» di combustibili fossili e nucleare, la democrazia è del tutto irrilevante, e l’integrazione è un ostacolo al braccio di ferro bilaterale nel quale il business americano eccelle – come mostra lo strepitare di Elon Musk per le multe europee. «L’unità politica fondamentale del mondo» – si legge – è e rimarrà lo Stato-nazione».

 

La Strategia si sofferma sul declino relativo della capacità economica dell’Europa, sottolineando il calo della sua quota sul Pil globale (dal 25% del 1990 al 14% di oggi), senza però evidenziare il parallelo declino della quota degli Usa (dal 27% al 13%).

Accusa l’Unione Europea, tra le altre cose, di alimentare il rischio di «cancellazione della civiltà» a causa dell’aumento degli immigrati e del calo dei tassi di natalità.

Se è difficile ignorare la dimensione razziale implicita in questa retorica, è facile mostrare come si tratti di un’operazione ideologica con profonde implicazioni sulla scena politica europea. In questi mesi, i funzionari dell’amministrazione Trump hanno ripetutamente dichiarato il loro sostegno all’estrema destra in quasi tutti i paesi europei, celebrando il nazionalismo civilizzatore, l’enfasi identitaria (anti-islamica), i leader forti, i valori giudaico-cristiani e i ruoli di genere tradizionali. Molti hanno ricordato le parole virulente che JD Vance pronunciò a Monaco in febbraio, prima di incontrare, in piena campagna elettorale, la leader dell’opposizione di estrema destra.

 

In maggio, dichiarandosi ispirato da Vance, un consigliere del Dipartimento di Stato, Samuel D. Samson, propugnò l’idea di un’alleanza di civiltà con i leader patriottico-nazionalisti europei, denunciando come la sicurezza americana fosse danneggiata dalla «una campagna aggressiva contro la civiltà occidentale stessa” di governi europei che mirerebbero a smantellare i “punti di riferimento di nazionalità, cultura e tradizione”.

In quegli stessi giorni, la segretaria alla Sicurezza interna Usa, Kristi Noem, interveniva a Varsavia nella campagna elettorale presidenziale, accusando «i leader europei deboli» e sostenendo il candidato dell’estrema destra, Karol Nawrocki, poi accolto alla Casa Bianca – come del resto il leader ungherese Orbán.

Il disegno è chiaro ed è già illustrato dalle aperture all’estrema destra di leader politici conservatori europei, seguendo l’esempio italiano: la sostituzione di governi di centro-sinistra e centro-destra con coalizioni che includono l’estrema destra. Ovvero i partiti che meglio si allineano con le idee di nazione, religione, genere e valori culturali proprie del variegato mondo Maga, un mondo che in Trump trova un delicato punto di equilibrio.

Per quanto riguarda l’erosione delle libertà democratiche denunciata dalla Strategia, è opportuno ricordare come il diritto di espressione, al pari dell’invocazione della sovranità, funzioni solo a senso unico: si ricordi la risposta all’omicidio di Charlie Kirk. La pista antifa non regge, ma l’episodio ha esasperato la battaglia ideologica, intensificando la criminalizzazione del dissenso e gli sforzi per reprimere presunti «incitamenti all’odio» da parte della sinistra. Un discorso simile vale per i decreti taglia-e-incolla che un po’ ovunque provano a limitare il diritto di espressione sulla deriva genocida a Gaza.

 

Ormai esistono diversi studi sull’internazionale reazionaria. Lo storico olandese Luuk van Middelaar sostiene che i funzionari di Trump sono ideologi nel Comintern dell’estrema destra, chiamati a esercitare potere per costruire, militarizzandolo, un nuovo ordine occidentale.

La Commissione Ue ha recentemente annunciato uno scudo democratico per proteggere le elezioni dalla disinformazione e dalle interferenze straniere. Il commissario responsabile ha dichiarato che la Russia «non è l’unico attore» interessato a influenzare le elezioni.

Le divisioni ideologiche dell’Occidente, le continue ingerenze statunitensi nella scena politica europea, il via libera di fatto all’espansionismo russo, la stessa fine dell’ordine internazionale liberale aprono la strada in potenza a un ribilanciamento dell’Europa verso la democrazia, la coesione sociale, la sicurezza comune, la transizione sostenibile e un nuovo multilateralismo.

 

Parlando di erosione della civiltà, i morti per armi da fuoco sono 6.700 all’anno nell’Ue, 47.000 negli Stati Uniti.

La risposta richiede il coraggio di porre termine all’illusione di poter gestire un’uscita alla crisi industriale grazie alla corsa agli armamenti: il suicidio delle élite centriste liberali con consegna chiavi-in-mano del potere alla destra nazionalista.

09/12/2025, 16:20 articolo aggiornato

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