
Il giudice Guido Salvini ( Milano, 1953 ) — foto Il Manifesto 11 dicembre 2019

Guido SalviniAndrea Sceresini
La maledizione di piazza Fontana
L’indagine interrotta. I testimoni dimenticati. La guerra tra i magistrati. Le rivelazioni esclusive del giudice che ha condotto l’ultima istruttoria su piazza Fontana-
editore CHIARELETTERE, 2019
segue dall’editore: link sopra
“Se un nuovo processo venisse celebrato oggi,
con i dati contenuti in questo libro,
è probabile che i responsabili della strage
di piazza Fontana avrebbero tutti o quasi un nome.”
Guido Salvini
“In Argentina Giovanni Ventura mi ha confidato
che Delfo Zorzi ha partecipato
all’operazione di piazza Fontana.
La cellula di Padova aveva un deposito
di armi ed esplosivi, mai scoperto, in un casolare
di campagna alla periferia di Treviso.”
Giampaolo Stimamiglio, ex ordinovista di Verona
“I dettagli del piano erano certamente noti
ai massimi vertici politici, in Italia come negli Stati Uniti.”
Gianadelio Maletti, ex numero due del Sid
Giugno 2005: la Corte di cassazione conferma l’assoluzione degli ultimi neofascisti imputati per la strage del 12 dicembre 1969. Settembre 2008: il giudice Guido Salvini, autore dell’istruttoria che ha portato all’ultimo processo sulla strage, riceve la lettera di un ex ordinovista padovano. “La prego contattarmi personalmente – recita – per novità su piazza Fontana.” è il primo passo di
una lunga e puntigliosa inchiesta privata che in questo libro, scritto con la collaborazione del giornalista Andrea Sceresini, è raccontata e resa pubblica per la prima volta.
Una vera e propria ricerca degli uomini di piazza Fontana. I nomi e le storie dei terroristi neri sfuggiti alla giustizia. Un documentato atto d’accusa contro una parte della magistratura, le sue responsabilità e inadempienze, che farà discutere.
Nel corso di dieci anni Salvini è tornato a parlare con le sue vecchie fonti, ne ha trovate di nuove, ha smontato le bugie e gli alibi che avevano messo in difficoltà le accuse, e raccolto elementi e riscontri a carico di soggetti mai sfiorati dalle indagini.
Chi era il giovanissimo neofascista che quel pomeriggio d’inverno sarebbe entrato in azione alla Banca nazionale dell’agricoltura? Cosa aveva da raccontare la “fonte Turco” del Sid, insabbiata in tutta fretta per ordine dei vertici dei servizi segreti? Cosa lega il suicidio di un ex legionario nel Sud della Francia con la morte in Angola di un ricco imprenditore padovano? Ma soprattutto: perché i magistrati non sono stati in grado di compiere fino in fondo il loro dovere?
Una narrazione ricca di elementi inediti, a cinquant’anni dalla strage. La vicenda più drammatica della nostra Repubblica raccontata come un grande giallo italiano.
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IL MANIFESTO 12 dicembre 2025
https://ilmanifesto.it/il-filo-nero-che-lega-le-stragi-la-verita-ce-tutta-o-quasi
Il filo nero che lega le stragi «La verità c’è tutta. O quasi»
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Il salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana dopo l’attentato, Milano, 12 dicembre 1969 – Ansa
Cinquantasei anni dopo, la strage di piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 – 17 morti, 88 feriti – è ancora una maledizione. Anche se la storia e la giustizia hanno fatto il loro corso, e molto si è scoperto, molto si è detto, molto si è scritto. Piazza Fontana è una maledizione perché, al di là della più o meno condivisibile retorica sulla perdita dell’innocenza e sulla «madre di tutte le stragi», la verità continua ad essere incompleta, anche se in realtà esiste e può essere raccontata. Il giudice Guido Salvini, in pensione dal dicembre 2023 dopo quarant’anni di carriera, nel 2019, con Andrea Sceresini, ha pubblicato un libro che s’intitola proprio
«La maledizione di piazza Fontana».
Ora fa l’avvocato, ma negli anni ’90 è stato lui a scrivere l’ultima pagina giudiziaria sull’eccidio del 12 dicembre. Carta canta: è stato Carlo Digilio insieme ad altri militanti veneti di Ordine Nuovo.

CARLO DIGILIO, passaporto rilasciato PIERINO MARTIELLI NEL 1984
da: GUIDO SALVINI IMMAGINI
https://guidosalvini.it/immagini/
Salvini, perché secondo lei il percorso giudiziario di questa strage è stato così accidentato?
Partiamo da un dato: anche le sentenze di assoluzione affermano comunque la responsabilità di Ordine Nuovo. Per quanto riguarda Carlo Digilio, detto «zio Otto», che era il tecnico-logistico di quell’organizzazione in Veneto, è stato giudicato responsabile in primo grado dopo aver confessato. Però in virtù della sua collaborazione, il concorso nella strage è stato dichiarato prescritto, così vuole il codice.
Le sentenze attestano anche la sua responsabilità per la strage di piazza della Loggia del 1974 e per quella della Questura di Milano del 1973. Tutto questo lo ha confermato la Cassazione, evidenziando che la responsabilità di Ordine nuovo è pacifica anche in virtù delle nuove prove raccolte su Franco Freda e Giovanni Ventura, in precedenza assolti al processo di Catanzaro.
Il dato giudiziario è dunque fuori discussione. Ma crede che il lavoro degli inquirenti sia stato scientemente sabotato per allontanare la verità?
Se parliamo dei primi processi di certo sì, i depistaggi sono documentati. Ma negli anni ’90 a Milano piuttosto c’è stata una stupida guerra tra magistrati, causata da invidie e che di certo io non ho dichiarato e che e stata il principale ostacolo al raggiungimento di una verità completa. È tutto scritto nel mio libro e nessuno lo ha mai smentito.
E allora?
Cosa vuole che le dica? In quegli anni ho passato quasi più tempo a difendermi davanti al Csm che a indagare su queste vicende e nessuno ha chiesto scusa non tanto a me quanto ai parenti delle vittime. Comunque molti risultati sono stati raggiunti…
Per esempio, nella sua ordinanza del febbraio 1998, tra le altre cose, lei inserisce nel quadro della strategia della tensione anche Gilberto Cavallini, recentemente condannato all’ergastolo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Ricordo molto bene gli interrogatori di Cavallini. Quando si parlava di Digilio tremava. Evidentemente sapeva che era uscito solo una parte di quello che Digilio sapeva di lui. Digilio ha raccontato che da anni lui e Maggi rifornivano Cavallini di armi. Interrogato nel febbraio del 1997, Digilio raccontò poi che quel 2 agosto Cavallini si era recato in segreto da lui al poligono di tiro di Venezia anche se non si incontrarono direttamente. In ogni caso risultava chiaro il legame operativo tra Cavallini e Ordine nuovo. Per questa parte delle mie indagini la condanna è divenuta definitiva ed è stata il punto di partenza per le nuove indagini su Bologna. Altrimenti non ci sarebbero mai state.
Infatti il dettaglio è divenuto importante anche negli ultimi processi sulla strage di Bologna.
Sì, secondo me quello era un messaggio, un modo che Digilio ha usato per collocare in qualche modo Cavallini nel contesto della strage, senza dire di più. Del resto Digilio era una persona molto particolare.
In che senso?
Era molto intelligente, ha deciso sino all’ultimo cosa dire e cosa non dire. Non era il classico pentito, perché non ha mai fatto un racconto completo e si capiva che sapeva molto più di quello che sceglieva, lui, di dirci. Aveva rapporti ad alto livello, anche con i servizi segreti americani. Sapeva come sfilarsi dalle situazioni: quando parlava degli episodi più gravi li descriveva come se fosse un osservatore esterno più che un complice. Purtroppo i suoi interrogatori erano resi complicati dalle sue condizioni di salute: nel 1995 aveva avuto un ictus e questo ha molto rallentato gli interrogatori. Comunque in me aveva una certa fiducia e riuscivo sempre a ottenere qualcosa. Una volta scaduto il termine per le mie indagini nessuno è andato più a interrogarlo sino a quanto nel 2005 è morto. Lascio il giudizio a chi legge.
Lei è d’accordo con l’espressione «strage di stato»?
Non credo che lo stato abbia deciso la strage di piazza Fontana.

Il Partigiano ( Pittaluga ) — Paolo Emilio Taviani –il 26 luglio 1945 annuncia alla radio la Liberazione di Genova
DA :: RADIO CULTURA 1 GENNAIO 2019
Però di certo ( lo Stato ) sapeva cosa faceva Ordine Nuovo. Emilio Taviani ci raccontò la storia dell’avvocato e agente del Sid Matteo Fusco di Ravello che proprio il 12 dicembre stava partendo da Roma verso Milano per impedire che l’attentato, che doveva essere solo dimostrativo, si trasformasse in una strage. Ma non fece in tempo. Ciò significa comunque che c’era consapevolezza di cosa facesse Ordine Nuovo e questo vale sia per le autorità italiane sia per quelle statunitensi. Penso che la decisione di arrivare alla strage sia stata però una scelta dei diretti esecutori. Oggi li chiameremmo «accelerazionisti»: volevano creare una situazione irreversibile, portare il paese alla guerra civile contando su un intervento dei militari…
Pensa che ci sia ancora spazio per iniziative giudiziarie sulla strage di piazza Fontana?
No. Credo che ormai abbiamo raggiunto i limiti estremi della conoscenza. Ma quello che sappiamo, mettendo insieme il contenuto indiscutibile dei vari processi che si sono celebrati , mi pare già moltissimo.
Aggiornamenti12/12/2025, 00:14 articolo aggiornato


Si tratta di una realtà atroce, che purtroppo penso sia ancora poco conosciuta.