Una parola al giorno.it — ” TEPORE ” — di LUCIA MASETTI, Univ. Cattolica, Milano + poesia di LUCIANO CECCHINEL, poeta contemporaneo veneto, vedi link

 

 

 

 

 

 

il mio nostro Didì era il ” nostro dolce tepore “..

 

 

 

 

UNA PAROLA AL GIORNO.IT

https://unaparolaalgiorno.it/significato/T/tepore

 

Tepore

 

 

te-pó-re

SIGNIFICATO ::: Calore confortevole, piacevole

dal latino tepor, derivato di tepère ‘essere tiepido’.

Questa è una delle parole più graziose che abbiamo in sorte di poter pronunciare. E la sua non è una grazia ricercata, astrusa: è una parola comune e cardinale, anche perché ha pochi sinonimi percorribili. Si tratta di un lieve calore, ma ‘lieve calore’ è un’espressione piuttosto didascalica; il termine che le si avvicina di più è ‘calduccio’, che però ha un tono naïf. Per non parlare di ‘tiepidezza’: pur avendo la medesima origine nel latino tepere richiama un ‘tiepido’ spesso evocato come calore scarso. Essa descrive con precisione netta un calore confortevole, che col suo essere moderato dà un piacere schietto. Nelle ultime giornate dell’inverno cerchiamo il nuovo tepore dei raggi del sole, entrando in casa veniamo accolti da un tepore avvolgente, siamo restii ad abbandonare il tepore del letto, e il tepore di una conversazione ci mette intimamente ad agio. E proprio il carattere d’intimità è uno degli esiti più efficaci di questa parola: perché il consunto ‘calore umano’ può essere calor bianco, di rabbia, di passione. Il tepore invece appartiene a un campo di sentimenti tutti positivi e posati, di incontro calmo e condivisione sincera.

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Poesia di

Luciano Cecchinel,

Come il respiro di un profumo

 

 

Luce bianca d’inverno,

come il respiro di un profumo

io ti avevo sentito

nel tepore ubriaco

di un lento vorticante

cielo stellato.

E fosti

sbrecciando le muraglie del buio,

ammutolendo gli urli

remoti delle notti.

Perché anche l’ora più oscura

Si facesse casa.

 

 

DAL LINK —

https://unaparolaalgiorno.it/significato/T/tepore

 

LUCIA MASETTI

 

 

 

 

Luciano Cecchinel, un poeta veneto contemporaneo.

 

La prima strofa ruota attorno al presentimento della neve. Nell’aria c’è qualcosa, ma non un profumo distinto: è come se sentissimo sulle guance il respiro di una persona cara. Peraltro la neve è qui associata alla figura femminile, e dunque all’avvento dell’amore.

Perciò, nonostante il freddo, sentiamo un tepore confuso: il cielo sopra di noi sembra addolcirsi, come lo sguardo caldo di qualcuno che ci vuol bene; ma al tempo stesso la sua immensità ci dà le vertigini. Siamo pieni di un’ebbrezza d’attesa, che non sappiamo spiegare. La volta stellata ruota lentamente, e forse quelle piccole luci preannunciano già i cristalli di neve, che fioccheranno al suolo come visitatori da un altro mondo.

Poi la neve arriva (“e fosti”), e ha tutta la forza dell’inaspettato. Così, in pochi istanti, tutto il mondo sembra trasfigurarsi nella luce e nel silenzio.

Il baluginio della neve, infatti, apre una breccia nelle “muraglie del buio”: nelle prigioni della solitudine e della monotonia s’infiltra un’intuizione di libertà, di gioia. Mentre un silenzio serafico zittisce “gli urli remoti” del dolore e della paura, ispirando una fiducia senza ragione… quasi portasse un’aria di casa.

E allora ecco, forse, perché non sappiamo immaginare un Natale senza la neve. Perché questa è la festa della (sacra) famiglia, in cui si concretizza il desiderio di essere amati e accolti, di sentirsi al proprio posto. Dunque il Natale è il momento in cui tutto il mondo ha il tepore di una casa; o, per chi crede, in cui ogni casa ha il tepore di una capanna. E la neve, con la sua dolcezza solenne, porta in sé questo segreto.

 

 

COMMENTO DI

Lucia Masetti, dottoranda in studi umanistici all’Università Cattolica di Milano, ogni lunedì apre uno scorcio letterario sulla parola del giorno.

 

 

 

qualcosa sul poeta :

 

LUCIANO CECCHINEL (LAGO, 1947) —qualcosa sul poeta e qualche poesia

 

 

Autori 2025 : pordenonelegge : Luciano Cecchinel

Autori 2025 : pordenonelegge : Luciano Cecchinel

 

 

Per i giovani figli perduti

Ronzani Editore 2022

 

a cura di Luciano Cecchinel

“Probabilmente nella vita non ci può essere sofferenza più grande di quella della perdita di un figlio, come senza proporzioni è la crisi che ne consegue: l’universo si sgretola, l’esistenza implode ed è risucchiata in un vortice confuso di impotente ribellione e insopportabile pena, che finisce per delineare la livida prospettiva di non poter reggere di fronte al presente e al futuro”.
(dall’introduzione di Luciano Cecchinel)


Una straordinaria antologia di poesie e prose di autori della letteratura mondiale, accomunati – in queste pagine ispirate e sofferte – dalla comune tragica perdita di un figlio o di un affetto caro.

 

 

INDICE:

La Sacra Bibbia – Antologia Palatina – Servio Sulpicio (105 ca. a. C. – 43 a. C.) – Marco Tullio Cicerone (106 a. C. – 43 a. C.) – Plutarco (46-48 d. C. – 125-127 d. C.) – Khaquani (1121-1199) – François De Malherbe (1555-1628) – Pier Jacopo Martello (1665-1727) – Friedrich Rückert (1788-1866) – Victor Hugo (1802-1888) – Walt Whitman (1819-1892) – Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1881) – José Maria De Pereda Y Porrua (1833-1906) – Giosuè Carducci (1835-1907) – Stéphane Mallarmé (1842-1907) – Rabindranath Tagore (1861-1941) – Angiolo Silvio Novaro (1866- 938) – Corrado Govoni (1884-1965) – Virgilio Giotti (1885-1957) – Giuseppe Ungaretti (1888-1970) – Biagio Marin (1891-1985) – Mario Prevedello (1897-1976) – Emmanuel Mounier (1905-1950) – Mario Dell’arco (1905-1969) – Alfonso Gatto (1909-1976) – Graziana Pentich (1920-2013) – Andrea Zanzotto (1921-2011) – Pier Paolo Pasolini (1922-1975) – Enzo Mazza (1924) – Elio Filippo Accrocca (1923-1996) – Cesare Ruffato (1924) – Jerry Chesnut (1931) – Luciano Cecchinel (1947) – Dana Gioia (1950) – David Grossman (1954) – Anne-Dauphine Julliand (1973)

 

 

 

Luciano Cecchinel (1947) è nato a Revine-Lago (Treviso). Già insegnante di materie letterarie, ha pubblicato articoli e studi sulla cultura popolare e le raccolte di poesia Al tràgol jért (I.S.Co. 1988 – Scheiwiller 1999, con postfazione di Andrea Zanzotto), Lungo la traccia (Einaudi 2005), Perché ancora /Pourquoi encore (Istituto per la Storia della Resistenza di Vittorio Veneto 2005, con traduzione di Martin Rueff e note dello stesso Rueff e di Claude Mouchard), Le voci di Bardiaga (Il Ponte del Sale 2008), Sanjut de stran (Marsilio 2012, con prefazione di Cesare Segre), In silenzioso affiorare (Tipoteca Italiana Fondazione 2015, con prefazione di Silvio Ramat e 6 acquerelli di Danila Casagrande), Da un tempo di profumi e gelo (Lieto Colle 2016, con postfazione di Rolando Damiani) e Da sponda a sponda (Arcipelago Itaca, 2019). Del 2018 presso Marcos y Marcos la sua prima prova narrativa dal titolo La parabola degli eterni paesani.

Ha curato l’antologia di poesie e prose di vari autori Per i giovani figli perduti, Ronzani Editore 2022.

Gli sono stati assegnati importanti premi letterari. Fra questi nel 2006 il Premio Noventa-Pascutto per l’opera poetica complessiva. Nel 2012 per la raccolta Sanjut de stran il Premio nazionale letterario Pisa (poi finalista al Premio Viareggio) e nel 2014 il premio nazionale di poesia Biagio Marin. Nel 2020 il Premio Viareggio-Rèpaci per la raccolta Da sponda a sponda.

Nel giugno del 2022 gli è stato conferito dall’Università di Bologna il premio Alma Mater– Violani Landi alla carriera per la poesia.

Designato da Andrea Zanzotto suo erede poetico, è per Cesare Segre, che lo definisce grande artista ma anche grande artefice, al livello più alto della poesia e per Pier Vincenzo Mengaldo, che lo considera poeta di grande cultura, è tra i poeti dialettali più recenti senza dubbio il più interessante.

 

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