video, 6.26 min / 1976 — Norberto Bobbio ci comunica l’interpretazione del Fascismo di Piero Gobetti- ” IL FASCISMO SIAMO NOI, E’ L’AUTOBIOGRAFIA DELLA NAZIONE ” —

 

 

 

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Norberto Bobbio (Torino, 18 ottobre 1909 – Torino, 9 gennaio 2004)

 

Norberto Bobbio nasce a Torino da Luigi e Rosa Caviglia. Studia al Ginnasio e poi al Liceo Massimo d’Azeglio. Nel 1931 si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Filosofia del diritto, seguita da Gioele Solari. Sempre a Torino nel 1933 si laurea in Filosofia con Annibale Pastore. Nel marzo 1934 consegue la libera docenza in Filosofia del diritto, materia di cui ottiene l’incarico d’insegnamento all’Università di Camerino dal 1935 al 1938. Il 15 maggio 1935 viene arrestato per la prima volta a Torino, insieme agli amici del gruppo di Giustizia e Libertà. Nello stesso anno diventa redattore della “Rivista di Filosofia”, ispirata da Piero Martinetti.  Alla fine del 1938 si presenta al concorso per una cattedra di Filosofia del diritto ed è dichiarato primo e unico vincitore.
Il 1 gennaio 1939 è chiamato all’Università di Siena e alla fine del 1940 all’Università di Padova. Il 1 gennaio 1942 matura la nomina a professore ordinario. Nell’ottobre 1942 aderisce al Partito d’Azione clandestino, dopo avere partecipato alla formazione del movimento liberalsocialista, nato all’ombra della Scuola Normale Superiore di Pisa e fondato da Guido Calogero e Aldo Capitini. Il 28 aprile 1943 sposa Valeria Cova, dalla loro unione nasceranno i figli Luigi, Andrea e Marco. Il 6 dicembre 1943 è arrestato a Padova per attività clandestina e rimane in carcere agli Scalzi di Verona fino alla fine di febbraio del 1944. Dal 1940 al 1948 insegna a Padova salvo il 1943-1944 che trascorre in gran parte a Torino, impegnato nell’attività politica clandestina come membro del Partito d’Azione, e il 1944-1945 durante il quale tiene il corso di Filosofia del diritto come supplente del maestro Solari. Dopo la Liberazione, dall’aprile del 1945 all’autunno del 1946, collabora regolarmente a “Giustizia e Libertà”, quotidiano torinese del Partito d’Azione diretto da Franco Venturi. Candidato per il Partito d’Azione alle elezioni del 1946 per l’Assemblea costituente nella circoscrizione di Padova, Rovigo, Vicenza e Verona ma non viene eletto. Partecipa all’attività del Centro di studi metodologici, nato a Torino nel ’46 per iniziativa di Ludovico Geymonat e di Nicola Abbagnano con lo scopo di favorire l’incontro tra cultura scientifica e cultura umanistica.
Il 3 marzo 1948 è chiamato all’Università di Torino, titolare di Filosofia del diritto fino al 1972, presso la Facoltà di Giurisprudenza, dove trascorre la metà dei suoi quasi cinquant’anni d’insegnamento. Sempre all’Università di Torino, nel 1962 assume l’incarico, che terrà fino al 1971, d’insegnante di Scienza politica. Nel 1972 si trasferisce nella da poco costituita Facoltà di Scienze Politiche di Torino, titolare della cattedra di Filosofia della politica, e vi insegna fino al 16 maggio 1979, giorno in cui tiene l’ultima lezione universitaria. Il 1° novembre 1984 lascia definitivamente l’Università. E’ stato collaboratore di importanti riviste scientifiche tra cui la Rivista di Filosofia, di cui è stato prima condirettore insieme a Nicola Abbagnano e poi direttore fino al 1984, e Comprendre, la rivista della Société Européenne de Culture, fondata da Umberto Campagnolo nel 1950: Bobbio ha diretto la rivista per alcuni anni dopo il 1976 e, fin dalla fondazione, ha partecipato all’attività della Società, nata con lo scopo di promuovere una “politica della cultura” distinta dalla “politica dei politici”. Socio nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia dei Lincei, ha collaborato all’attività di altre istituzioni nazionali e internazionali. Tra le onorificenze si ricordano il Premio Balzan (1994) e il Premio Hegel (2000). Dopo l’esperienza del Partito d’Azione, non ha aderito ad altri partiti. Ha partecipato alla lotta condotta dal movimento di Unità popolare contro la legge elettorale maggioritaria nel 1953 e alla Costituente del Partito socialista unificato nel 1967.  Il 18 luglio 1984 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini lo ha nominato Senatore a vita. 1 Edita in occasione dell’emissione di un francobollo commemorativo di Norberto Bobbio nel centenario della nascita, in PosteItaliane Filatelia, Roma 16 ottobre 2009.
Le due discipline insegnate da Bobbio nell’università torinese corrispondono ai suoi due principali campi d’indagine e di studio: il diritto e la politica. Le principali opere del filosofo del diritto sono: Studi di teoria generale del diritto (1955), Giusnaturalismo e positivismo giuridico (1965), Studi per una teoria generale del diritto (1970), Dalla struttura alla funzione. Nuovi studi di teoria del diritto (1977). Dei corsi universitari ci si limita a ricordare Teoria della norma giuridica (1957-’58) e Teoria dell’ordinamento giuridico (1959-’60), poi compresi in Teoria generale del diritto (1993). Alla politica Bobbio guarda da più punti di vista, anche se quello prevalente è quello filosofico: sono da prendere in considerazione Stato governo società (1985), concepito come una raccolta dei “primi frammenti di un dizionario politico” e la successiva Teoria generale della politica (1999). Strettamente connesse alla filosofia della politica sono, da un lato la storia del pensiero politico: in questo campo Bobbio è tornato più volte sui grandi scrittori politici moderni e contemporanei (restano un punto di riferimento ineludibile i volumi su Hobbes, Hegel, Marx, Kelsen); dall’altro la scienza della politica: in questo settore si è occupato soprattutto dei maestri italiani del realismo politico Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto. Un particolare riguardo egli ha dedicato alla storia della cultura in Italia, a cominciare dall’incontro negli anni della formazione con Carlo Cattaneo. In questo ambito il contributo più importante è il Profilo ideologico del Novecento, che ha avuto più riprese ed edizioni, di cui una in lingua inglese. Rientrano in questo tipo di ricerche i lavori sulla cultura torinese, su autori come Gramsci e Gobetti, nonché i saggi compresi in Dal fascismo alla democrazia (1997) e gli scritti di testimonianza raccolti in Italia civile (1964), Maestri e compagni (1984), La mia Italia (2000). Bobbio ha svolto un ruolo di primo piano come filosofo militante, tornando con continuità e insistenza sui grandi problemi del nostro tempo affrontati in alcune opere importanti: Politica e cultura (1955), Il problema della guerra e le vie della pace (1979), Il futuro della democrazia (1984), L’età dei diritti (1990), Il dubbio e la scelta. Intellettuali e potere nella società contemporanea (1993). Tra i dibattiti di attualità politica di cui è stato uno dei protagonisti sono da ricordare quello “intorno al problema dei diritti di libertà, difesi in polemica contro la tesi della contrapposizione frontale fra liberalismo e comunismo, sostenuta dagli intellettuali militanti del Partito comunista, negli anni Cinquanta” e quello “intorno al tema della teoria dello stato e della democrazia in Marx” negli anni Settanta.
Sin dai primi passi della nostra vita democratica, è stato un osservatore partecipe e attento della vita politica nazionale. Sulle pagine de “La Stampa” di Torino, egli ha svolto commenti periodici dei principali fatti politici nazionali e internazionali a partire dal 1976 per oltre vent’anni. Fin dall’inizio “fedele agli ideali di una sinistra moderata”, ha ribadito le sue posizioni nel fortunato libretto Destra e sinistra (1994), tradotto in una ventina di lingue. Accanto al diritto e alla politica, la sua vena letteraria si è allargata ad altri due generi, quello della riflessione morale, con la raccolta Elogio della mitezza e quello autobiografico con il De senectute (1996) e Autobiografia (1997). Muore a Torino il 9 gennaio 2004.

 

A cura di Pietro Polito

https://www.centrogobetti.it/

 

 

 

Piero Gobetti (Torino 19 giugno 1901 – Parigi 16 febbraio 1926)

 

Piero Gobetti nasce a Torino da genitori di origine contadina, Giovanni Battista e Angela Canuto, trasferitisi da Andezeno in città poco prima della sua nascita. Piero frequenta il liceo Gioberti e, nell’ottobre del 1918, si iscrive alla facoltà torinese di Giurisprudenza. Ancora al liceo, nel novembre 1918, fonda la prima rivista “Energie Nove” di cui fanno parte Ada GobettiGiuseppe ManfrediniEdmondo RhoEdoardo Ravera. Nel 1919 aderisce ai Gruppi d’azione degli amici dell’“Unità”. Nell’aprile partecipa a Firenze al primo congresso degli unitari: in quest’occasione conosce Salvemini, dal quale riceve la proposta di assumere la direzione dell’“Unità”, che Gobetti rifiuta. Nel febbraio 1920 sospende la pubblicazione di “Energie Nove”, motivando la decisione con il bisogno di approfondire in silenzio le ragioni del proprio impegno.

Tra l’agosto e il settembre 1920 guarda con entusiasmo all’occupazione delle fabbriche, “la più grande battaglia del secolo”. È il segno di un reciproco diverso atteggiamento tra l’ambiente dell’“Ordine Nuovo” e Gobetti, che intensifica il rapporto con la redazione del giornale dove, durante il 1921, scrive come critico teatrale.

Il 12 febbraio 1922 esce il primo numero della “Rivoluzione Liberale”. La nuova rivista si propone di formare “una classe politica che abbia chiara coscienza delle sue tradizioni storiche e delle esigenze sociali nascenti dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato” e di studiare il Risorgimento e la Storia d’Italia, l’esame delle forze politiche, dei partiti e delle questioni politiche attuali. Un tratto peculiare della rivista è l’opposizione al fascismo, di cui si occupa sin dal maggio 1922.

L’11 gennaio 1923 sposa Ada Prospero. Nello stesso anno pubblica La filosofia politica di Vittorio Alfieri, la sua tesi di laurea in giurisprudenza, sostenuta nel luglio 1922 con Gioele Solari; Felice Casorati pittore, che è la prima monografia dedicata all’artista piemontese; La frusta teatrale, nato dalla sua passione per il teatro; Dal bolscevismo al fascismo.

Nel marzo dà vita ad una casa editrice che in poco più di due anni pubblica oltre cento libri di alcuni tra i giovani più promettenti e di alcuni dei più autorevoli esponenti dell’antifascismo: Luigi Einaudi, Francesco Saverio Nitti, Giovanni AmendolaFrancesco Ruffini, Luigi Sturzo e Igino Giordani, il socialista Alfredo Poggi, il sindacalista rivoluzionario francese Edouard Berth, il “fascista” Curzio Malaparte, il meridionalista Guido Dorso. Pubblica Nazionalfascismo di Luigi Salvatorelli e, nel 1925, Ossi di seppia di Eugenio Montale, “una delle più severe e delle più originali esperienze poetiche della nostra nuova letteratura”.

Il primo luglio Gobetti pubblica sulla sua rivista un saggio dedicato a Giacomo Matteotti, tra il luglio e il novembre lavora alla formazione dei “Gruppi della Rivoluzione Liberale”. Il 10 luglio il governo fascista vara dei provvedimenti di forte limitazione della libertà di stampa. Il 5 settembre Gobetti viene aggredito da un gruppo di fascisti in via XX Settembre. Il 23 dicembre esce il primo numero del periodico letterario “Il Baretti”: testimonianza dell’interesse letterario di Gobetti. A partire dalla letteratura egli si propone di creare un nuovo strumento di coinvolgimento e di mobilitazione che ponga in primo piano la questione fondamentale della dignità e dell’indipendenza degli intellettuali.

Nel 1924 presso l’editore Cappelli di Bologna esce il capolavoro politico di Gobetti, La Rivoluzione Liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia.

Nel gennaio 1925 “La Rivoluzione Liberale” viene sequestrata: è il primo di una serie di sequestri, un vero e proprio stillicidio che si prolunga per tutto il 1925. L’11 novembre, dopo una diffida da parte del prefetto di Torino, “La Rivoluzione Liberale” cessa le pubblicazioni. Gobetti decide di andare in esilio per poter continuare il suo lavoro. Il 28 dicembre, nasce a Torino, al numero 6 di via Fabro, il figlio Paolo. Il 6 febbraio Gobetti parte per Parigi, lasciando a Torino la sposa e il figlio. Il 13, ammalatosi gravemente di bronchite, viene trasportato in clinica; muore la notte tra il 15 e il 16 febbraio. È sepolto al Père Lachaise.

Dopo la morte, a cura di Santino Caramella, nel 1926 escono i due volumi storici Risorgimento senza eroi, che reca la dedica “A mio figlio Paolo” e Paradosso dello spirito russo. Nel 1927 Caramella cura una scelta degli articoli di Gobetti: Opera critica, Edizioni del Baretti, Torino 1927, in due volumi.

 A cura di Pietro Polito
https://www.centrogobetti.it/piero-gobetti.html

 

 

 

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