Papa demi la bela — La Lionetta + Canzoniere Monferrino + testo e traduzione + notizie del Canzoniere Monferrino

 

 

 

 

 

 

La Lionetta – Papa demi la bela

 

Questa ballata, eseguita a ritmo di danza, è conosciuta in tutto il Piemonte con il titolo “Il Genovese” (sul mio canale c’è un’altra versione sempre in piemontese raccolta da La Cantarana nelle valli del Pinerolese), che parla di un innamorato che trova mille espedienti per far uscire di casa l’amata e sposarla a dispetto dei suoi genitori protettivi e ci riesce fingendo un funerale. Questa versione viene dall’astigiano, raccolta da Roberto Leydi. Dal primo album della Lionetta “Danze e ballate dell’area celtica italiana” (1978).

 

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“Papà démi la béla” è una ballata piemontese riportata da Costantino Nigra nel suo “Canti del Piemonte” al numero 41 con il titolo Il Genovese.

L’argomento è un classico, quello dell’amore romantico contrastato dalla famiglia, qui s’inscena un finto funerale, per riuscire a ingannare i genitori di lei e permettere alla bella di uscir di casa. In chiesa però si celebra un matrimonio, perchè il morto resuscita, non appena entra la bella!
Non si trovano versioni simili in Francia se non in una ballata anglo-scozzese dal titolo Willie’s Lyke-Wake (Child #25)

 

 

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CanzoniereMonferrino / link

 

 

 

 

TESTO E TRADUZIONE DA:

https://terreceltiche.altervista.org/papa-demi-la-bela/

 

 

Papà démi la béla, papà démi la béla
démi la béla che mi la veuj, démi la béla se nò mi meur
Com veus-to mai ch’i fasa? Déti la béla che mi peuss pà
përché sò pari la ten sarà.
Papà fé fé ‘n giardino, o félo fé de reuse e fior
cosi la béla la vènrà antorn.

Tuti ‘ndavo për fiori, ma la pù béla andasìa pà
përché sò pari la ten sarà,
Papà fé fé d’un pòzzo, o félo fé tut andorà
cusì la béla la venerà.
Tuti ‘ndavo per aqua, ma la pù béla ‘ndasìa pà
përché sò pare la ten sarà
Papà fé soné ‘l ciòchi, feji soné longh e distèis
a dì chi é mòrti lo re ingléis

La béla a la finestra, a la ciamà a sò ausin
chi é-lo mòrti ‘sta matìn?
Béla duvrì savèilo, s’a j’é-lo mòrti ‘l vòst prim amor
andé an cesa a feje j’onor.
La béla la và ‘n stanssa, ‘s buta a pianzi, ‘s buta a pioré  dimmi o padre lasémi ‘ndé
Sì sì ti lascio andare, ti lascio andare, ti lascio andé
Basta ch’ t’ a n’ dighi ‘d pù nèn pioré.
La béla la va ‘n stanssa, ‘s buta la vésta, ‘s buta ij guant
la cala giù tuta ‘n piorand,
Quand a l’é stàita ‘n césa, ël fieul del re l’é ressussité
o mnì o béla andoma a sposé

 

TRADUZIONE

“Padre datemi (1) la bella, padre datemi la bella,
datemi la bella che la voglio, datemi la bella che muoio”
“Cosa mai vuoi che faccia, non posso darti la bella
perché suo padre la tiene rinchiusa.”
“Padre fai costruire un giardino, pieno di rose e fiori
così che la bella venga a farci un giro.”

Tutte andavano a fare fiori, ma la più bella non ci andava, che il padre la teneva rinchiusa.
“Padre fate costruire un pozzo, fatelo fare tutto d’oro
così la bella verrà (ad ammirarlo)”
Tutte andavano all’acqua, ma la più bella non ci andava
che il padre la teneva rinchiusa.
“Padre fate suonare le campane, fatele suonate in lungo e in largo, dite che è morto il re inglese.”

La bella alla finestra, ha chiesto ai suoi vicini
“chi è morto questa mattina?”
“Bella dovreste saperlo, è morto il vostro primo amore
andate in chiesa a rendere gli omaggi
La bella va nella stanza, si mette a piangere
“Dimmi padre, lasciami andare”
“Si ti lascio andare, ti lascio andare, ti lascio andare
basta che la smetti di piangere”
La bella va nella stanza, si mette la veste, si mette i guanti e scende giù piangendo.
Quando è arrivata in chiesa, il figlio del re è resuscitato “Venite bella, andiamo a sposarci”

 

NOTE

La versione che ha spopolato nel Folk Revival è però quella della cantora astigiana Teresa Viarengo (raccolta da R. Leydi e F. Coggiola) nell’arrangiamento musicale del gruppo La Lionetta, che la eseguono a ritmo di danza.


( 1 )  il testo di Teresa Viarengo nella trascrizione riveduta da Valerio Rollone in piemontese unificato, traduzione italiana Cattia Salto

 

 

 

IL CANZONIERE MONFERRINO

di Sergio Palumbo

Del l loro primo disco “Al prinsi e al Ninin”,
ci colpì in particolare l’affetto per le proprie tradizioni che il gruppo di autentici appassionati di Moncalvo (Asti) aveva saputo trasfondere nei brani del disco, tradendo una peraltro malcelata intenzione di mantenersi distanti dal folk-revival come da qualsiasi altro genere musicale, interessati soltanto a mettere in primo piano le tradizioni musicali e linguistiche del Basso Monferrato astigiano. Lo si capisce dalla cura con cui è stato redatto il libretto.. Ci sono le ballate raccolte dal Nigra, ma ci sono anche molti canti da cantastorie e canzoni d’occasione, come una inattesa versione di “Cielito Lindo” con testo ironico e satirico che rimanda a una probabile origine di osteria.

Il gruppo : Gianluca Alasio (basso, crina, tastiere), Dino Bertolotti (chitarra), Dario Corino (chitarra, voce), Emily Follador (voce), Mario Moro (fisarmonica, tastiere, voce), Renato Rossi (voce, percussioni) con il contributo di Dorian Muci (violino)

 

DA :

FOLK BULLETIN– 25 NOVEMBRE 2010 / link sotto

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