
La democrazia stanca. Nuovi pericoli e possibili soluzioni per tempi difficili
Una critica coraggiosa e dettagliata del liberalismo americano, che ci sfida a rivedere i presupposti della nostra vita pubblica e ad affrontarne i dilemmi.
Il malcontento verso i sistemi democratici sembra essere ormai un sentimento diffuso in molti degli Stati occidentali, aggravato a tal punto da sollevare dubbi sul futuro della democrazia tout court. Dopo gli anni entusiasmanti che sono seguiti al crollo del blocco socialista, con la fine della guerra fredda, sembrava che il capitalismo liberale avrebbe trionfato. Eppure, in quel clima di pace e prosperità, i più accorti intravedevano già allora, sotto la superficie, le crepe della prossima crisi. A pagarne le spese, ci dice Michael J. Sandel, sono stati i sistemi democratici: laddove la fede in un mercato senza regole raggiungeva il suo culmine, la vita comune ha iniziato a erodersi e un profondo senso di impotenza dei cittadini ha portato a politiche sempre più polarizzate e divisive. È così che in una narrazione dettagliata e illuminante della storia politica americana, Sandel ripercorre, fin dall’origine, i dibattiti sulla ratifica della Costituzione e sull’istituzione di una banca nazionale, sull’abolizione della schiavitù e sulla diffusione del lavoro salariato, sulle riforme dell’era progressista e sul New Deal. Inoltre illustra in modo compiuto la relazione tra capitalismo e democrazia dagli anni novanta a oggi, passando per le politiche di Bush (padre e figlio), Obama, Trump, fino alla presidenza Biden, e svela come democratici e repubblicani, abbracciando una versione della globalizzazione guidata dalla finanza, abbiano creato una società di vincitori e perdenti e abbiano alimentato gli estremismi del nostro tempo.
Analizzare in quale direzione tali dibattiti si siano poi sviluppati può aiutarci a capire come siamo giunti al pericoloso momento politico che stiamo vivendo. Per dare nuova vita alla democrazia – sostiene Sandel –, dobbiamo riconfigurare l’economia e dare potere ai cittadini come protagonisti di una vita pubblica condivisa.
****
Intervista all’autore :: Michael J. Sandel
IL MANIFESTO 10 GENNAIO 2026
https://ilmanifesto.it/michael-j-sandel-discussione-intorno-a-un-mondo-piu-equo
Michael J. Sandel, discussione intorno a un mondo più equo.
Bruno Montesano ( vedi sotto )
GEOGRAFIE. Intervista con l’intellettuale e professore di filosofia politica a Harvard. Il suo ultimo saggio, per Feltrinelli, è un dialogo con Thomas Piketty e si intitola «Uguaglianza»

Trump a Washington, 4 gennaio 2026 – foto AP/Julia Demaree Nikhinson
Professore di filosofia politica a Harvard, Michael J. Sandel si distingue per le sue lezioni sulla giustizia – raccolte nl volume Giustizia (Feltrinelli 2008). Sono lezioni molto seguite e disponibili online, al punto da valergli il titolo di «rockstar» della teoria politica. Centrale nel dibattito tra anni ’80 e ’90 tra liberals e comunitaristi, il suo ultimo saggio è un dialogo con Thomas Piketty, Uguaglianza. Che cosa significa e perché è importante (Feltrinelli, maggio 2025 pp. 120, euro 13, nella traduzione di Corrado Del Bò e Eleonora Marchiafava).

Nel dialogo con Piketty discutete ampiamente dell’ascesa del populismo. C’è una minaccia fascista da parte di Trump?
Trump vuole controllare le istituzioni della società civile: le università, gli studi legali, le istituzioni culturali e i media. Queste istituzioni non devono capitolare, ma preservare la loro autonomia: è essenziale per la democrazia, centrale per la resistenza. Ci sono somiglianze e differenze tra momenti storici diversi, ma è chiaro che Trump rappresenta una svolta autoritaria nella politica americana, simile ai movimenti populisti di destra in Europa. Bisogna individuare i motivi di risentimento, soprattutto tra i lavoratori senza laurea, ai quali questi movimenti — il MAGA negli Stati Uniti e l’estrema destra in Europa — si rivolgono.
Il backlash ( = reazione ) populista deriva dalle disuguaglianze di reddito e ricchezza, ma anche di riconoscimento. Cinque decenni di globalizzazione neoliberale hanno portato a delocalizzare i posti di lavoro verso paesi a basso salario, alla stagnazione dei salari per la maggior parte dei lavoratori, alla deregolamentazione dell’economia, alla crisi finanziaria del 2008 e al salvataggio di Wall Street. Il Partito Democratico, insieme ai Repubblicani, condivide la responsabilità di quelle politiche.
L’etica meritocratica ha fatto sì che chi era in alto sentisse di essersi guadagnato tutto da solo, creando così grandi sacche di sofferenza in termini di dignità (del tema si è occupato in La tirannia del merito: Perché viviamo in una società di vincitori e di perdenti, Feltrinelli 2020, ndr). La gente pensa che il proprio voto non conti. Trump ha intercettato queste legittime preoccupazioni, ma le sue politiche danneggiano coloro che lo hanno votato: dai tagli alle tasse per i ricchi all’attacco alla sanità.
I Democratici negli USA — e in Europa coloro che si oppongono a questa tendenza autoritaria — debbano trovare modi per riconnettersi con la classe lavoratrice che i partiti mainstream hanno abbandonato negli ultimi decenni.

Feltrinelli, 2023
Pensa che la coalizione multietnica di Zohran Mamdani a New York rappresenti un’alternativa universalista rispetto al populismo nazionalista e al liberalismo incarnata dalla cd. «Abundance Agenda» di Ezra Klein e dell’ala moderata del Partito Democratico?
Mamdani incarna il fatto che, finora, nel Partito Democratico gran parte dell’energia sia provenuta dall’ala progressista. Resta da vedere se ci saranno altri tentativi di ridefinire gli obiettivi del partito. Bisogna definire un’alternativa a quel modo di concepire l’economia e la politica.
Ci sono alcune buone proposte politiche nel movimento dell’abundance ( 2). Come quella di ridurre il costo delle abitazioni riconsiderando, ad esempio, le norme urbanistiche che limitano la possibilità di costruire nuove case. Ma sono un insieme di proposte pratiche legate alle politiche pubbliche: alcune più interessanti, altre meno. Non credo che la revisione di alcune politiche, anche se in una direzione desiderabile, possa sostituire la necessità di ripensare lo scopo della politica e dell’economia. Ciò di cui c’è bisogno per salvare la democrazia è una visione di governo audace.
La dignità del lavoro deve tornare centrale: non siamo solo consumatori, ma anche cittadini, uniti intorno a un obiettivo di bene comune. Contro l’individualismo, per avere più solidarietà, serve un riconoscimento delle reciproche obbligazioni. La socialdemocrazia e la solidarietà hanno bisogno del patriottismo, che non va lasciato alla destra — e non coincide con xenofobia e deportazioni.
La globalizzazione neoliberale limitava la libera circolazione a capitali e merci, escludendo quella delle persone. Non le sembra che neoliberismo, autoritarismo e xenofobia siano intrecciati?
Sono d’accordo sul fatto che negli anni ’80 non ci sia stata libertà di movimento delle persone. Anche se il quadro ideologico svalutava l’importanza delle frontiere nazionali, c’era un’asimmetria tra la mobilità dei capitali e la mobilità delle persone. Il capitale è diventato più mobile del lavoro, il che spiega la stagnazione dei salari e la perdita di posti di lavoro. Si può restringere la mobilità incontrollata del capitale, e recentemente si è assistito ad alcuni timidi tentativi in tal senso, oltre che ad un allontanamento dagli accordi di libero scambio. Ma non risolveremmo il problema introducendo il libero movimento delle persone accanto al libero movimento del capitale. Non sarebbe una soluzione adeguata, né porterebbe a una politica progressista, né a una maggiore giustizia per i lavoratori.
Il patriottismo e il nazionalismo, anche socialdemocratico, condividono l’idea che la solidarietà sia limitata a una certa comunità e a una cultura specifica. È la prospettiva politica giusta da abbracciare?
L’etica della solidarietà deve essere limitata a una particolare comunità nazionale, o può avere una portata più globale o universale? Una risposta afferma che possiamo identificarci davvero e prenderci cura solo delle persone vicine a noi, con le quali condividiamo una storia, una vita, una tradizione comune. E quindi la solidarietà può essere, nella migliore delle ipotesi, solo un progetto nazionale. La seconda risposta afferma che la solidarietà del genere umano sia l’unica solidarietà possibile, dal momento che riguarda ciò che condividiamo in quanto esseri umani. Questa è un’etica universalista o cosmopolita.
Io non condivido nessuna delle due. Aderisco ad una terza alternativa: una visione dialettica su come le identità si formano, una visione pluralista su come si coltivano le solidarietà e le identità condivise. Penso che sia vero che la ragione per cui resisto alla seconda alternativa cosmopolita, è che l’amore per l’umanità è un sentimento nobile a cui dovremmo aspirarvi. E ci sono certi doveri che dobbiamo agli esseri umani in quanto tali, qualunque sia la loro nazionalità o comunità o fede o tradizione. Ma impariamo ad amare l’umanità non in astratto, ma attraverso le sue espressioni particolari.
Impariamo a prenderci cura degli altri esseri umani a partire da coloro con cui condividiamo qualcosa: prima le famiglie, e poi le comunità locali. E talvolta si arriva a comunità più ampie dove si condivide una qualche preoccupazione generale.
Qualsiasi movimento operaio dipende da una solidarietà locale, che poi può aprirsi verso l’esterno. Ma deve essere radicata in attività, storie, lotte, impegni particolari per avere effetto e motivare le persone. Successivamente, si possono creare alleanze più ampie. Serve un’alternativa. E c’è una grande confusione tra coloro che vedono la solidarietà come fissa, definitiva e locale — prospettiva che è troppo limitante — e un’etica cosmopolita talmente astratta da essere molto difficile da rendere realizzabili.
(2 ) E’ il movimento che pensa che diminuendo le restrizioni per es. di costruire, i prezzi si abbassino e più persone possano avere una casa, senza occuparsi dei conti pubblici e neanche dell’ambiente. In generale è ritenuto un a forma di neoliberismo
Da : Il “movimento dell’abbondanza” (Abundance Movement)_ link di AI Overview
******
l’autore dell’articolo: BRUNO MONTESANO

Bruno Montesano è dottorando in Mutamento sociale e politico (UniTo/UniFi), ha studiato alla Soas di Londra. Si occupa del rapporto tra razzismo, economia e cittadinanza
foto e articolo da Altraeconomia 27 nov. 2024 / link sotto
Bruno Montesano. Essere ebrei al di fuori di Israele dopo il 7 ottobre

AUTORI VARI – a cura di Bruno Montesano
e/o 2024
