LA PERSIA ANTICA RIUSCI’ A VINCERE L’IMPERO ROMANO, NON FU MAI CONQUISTATA SE NON DAGLI ISLAMICI CHE PERO’ ASSORBIRONO LA CULTURA PERSIANA ( vedi link in fondo, se mai volessi )

 

 

*** quasi ogni riga del testo richiederebbe una ricerca a sé, per cui, diciamo, che ci ho rinunciato.  Volevo documentare un’affermazione di Donatella, ma mi sono ritrovata in un ginepraio.. ci rivedremo.. con il ginepraio .. dopo, però!

 

 

Vittoria di Shapur I  ( Impero Sassanide, Persia, II sec. )  su Valeriano, imperatore romano.

 

Shapur (241-272), figlio di Ardashir, continuò l’opera del padre, volta, insieme al consolidamento interno dell’impero e alla conquista di sempre nuove province. La sua prima azione bellica fu contro i Kuṣāna, rei di una politica filo-arsacide e filo-romana. Egli travolse e distrusse con selvaggia violenza le resistenze degli avversarî e penetrò a S dell’Hindu Kush fin oltre Peshawar, ed a N fino nel cuore della Transoxiana (la spedizione è ricordata in una lunga iscrizione venuta alla luce nella Ka’hba-i Zardust, a Naqsh-i Rustam, vicino a Persepoli).

 

 

File:Mappa di localizzazione della provincia di Fars, Iran.png

mappa della provincia di FARS
https://en.wikipedia.org/wiki/File:Locator_map_Iran_Fars_Province.png

 

 

Fars e la capitale Shiraz — una bella cartina con tanti nomi che abbiamo sentito, è da:
https://annamappa.com/iran/

 

 

se avete 6 min. ca – le immagini di SHIRAZ sono straordinarie, la voce di commento nel mio computer si sente male- pubblicata da Angelo Stornelli / link youtube /, che ringraziamo molto, il blog

 

 

 

 

 

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Panorama of Naqsh-e Rostam, Shiraz, Iran.
User:Ggia – Opera propria

 

 

Voltosi quindi verso l’Occidente, Shapur ottenne una prima volta dal debole Filippo l’Arabo, l’Armenia e la Mesopotamia e, quindici anni dopo, conquistò Antiochia e gran parte della Siria, vincendo presso Edessa (260 d. C.) l’imperatore Valeriano.

Nella rotta lo stesso Valeriano fu fatto prigioniero insieme con circa 70.000 legionari. Tale glorioso episodio rimase una pietra miliare nella storia del regno di Shapur. Ben cinque rilievi, sparsi su varî promontorî rocciosi del Fars, ricordano ed ingigantiscono l’avvenimento.

 

 

 

 

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Trionfo di Shapur I (241272) con le Res gestae divi Saporis

 

Questo è forse il più famoso dei rilievi su pietra sasanidi, dove viene raffigurata la vittoria di Sapore su due imperatori romani, Filippo l’Arabo (che implora la pace) e Valeriano (che viene catturato, in ginocchio). Una versione più elaborata di questo rilievo si trova nella scultura su roccia di Bishapur dove appare anche l’imperatore romano Gordiano III, sdraiato a terra, morto.

«La scena, in grandezza tre volte il naturale, mostra Sapore I a cavallo in atto di ricevere l’omaggio di Valeriano inginocchiato. L’atteggiamento del cavallo è tipicamente romano, tuttavia manca di forza. Come tutte le sculture sasanidi, è priva di muscolatura: un manichino impagliato. Una delle teste sul lato est ha l’aria achemenide. È possibile che ci fosse qui una scultura più antica, che i Sasanidi distrussero per fare posto alla loro propaganda?»

 

 

 

L’imperatore romano Valente, inginocchiato  chiede pietà

 

 

 

come vedete, l’immagine è tagliata, la lascio se a qualcuno interessasse vedere dettagli più grandi, il blog

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foto di Diego Delso

 

 

 

Carta di Laura Canali

L’Impero Sassanide al suo apice– vedi sotto l’Impero Achmenide
Carta di Laura Canali 

LIMESONLINE  n. 7 2018
https://www.limesonline.com/rivista/eransahr-l-iran-tra-impero-e-nazione-14631679/

 

 

 

NAQSH-I RUSTAM

 

Naqsh-e Rostam (in persianoنقش رستمNaqš-e Rostam) è un sito funerario achemenide con tombe reali monumentali, di interesse archeologico, sito a circa 12 km a nord-ovest di Persepoli, nella provincia di Fars, in Iran, a circa 50 km a nord  di Shiraz, la capitale della provincia.  Persepoli fu una delle cinque capitali del regno Achmenide.

Naqsh-i Rustam giace a poche centinaia di metri da Naqsh-e Rajab con cui costituisce un unico sito archeologico chiamato:   ” complesso culturale Marvdasht “, candidato all’Unesco.

La gola di N.-i R., nei pressi di Persepoli, è nota principalmente per un complesso di opere monumentali appartenenti agli Achemènidi e ai Sassanidi.

Essa conserva tuttavia anche resti di sculture rupestri che risalgono all’epoca elamita (fine III millennio- cioè dal 3.200 a.C. fino al 539 a.C.-  quando furono conquistati da Ciro il Grande).

 

Infatti il rilievo sassanide celebrante il re Bahram II fu scolpito abbassando, e per gran parte cancellando totalmente, un preesistente, antichissimo rilievo.

Si trattava, a quanto si può intravvedere, di una scena di culto. Due divinità in vesti sumeriche erano sedute su un trono formato da serpenti, mentre alcuni personaggi maschili e femminili, posti su un’unica fila, rendevano loro omaggio. In piedi, dietro alla coppia divina, stava un inserviente, il quale, per la sua posizione periferica, è sfuggito quasi totalmente alla distruzione. Tali resti nelle loro parti ancora leggibili ricordano molto da vicino, per stile, soggetto e costumi, le suggestive sculture rupestri di Karangun delle quali possono essere considerati contemporanei.

In entrambi i siti fortissime influenze sumeriche (insediati nella regione già nel 5° millennio a.C- Treccani / link )  si affiancano all’elemento più originale dello stile elamita, che consiste nella visione della figura umana posta integralmente di profilo, torso e spalle compresi.

 

*****

nota minima sull’epoca elamita

 

La regina elamita del XII secolo a.C –  da Shakaft-e Salman II., sito archeologico, è situata nel Museo elamita, cioè Museo dell’Iran antico a Teheran

 

 

 

Vaso a forma di cinghiale, 3100-2900 a.C.; ceramica dipinta; Iran di sud-ovest; Metropolitan Museum of Art (New York)

 

Toro inginocchiato con vaso, periodo proto-elamico (3100-2900 a.C.). Metropolitan Museum of Art

Toro con vaso, è inginocchiato-periodo proto-elamico (3100-2900 a.C.).
Metropolitan Museum of Art
Sajjadi Livejournal – https://www.flickr.com/photos/62896794@N02/6539754641/

 

fine nota Elamiti

 

 

 

 

 

Tomba di Dario I

Tomba di Dario I–   Naghsh-e rostam, Iran
ph.  Diego Delso– wikipedia 

 

LImpero achemenide ( primo impero persiano) fondato nel 550 a.C. da Ciro II di Persia. Per le sue conquiste l’Impero achemenide fu il secondo più esteso della storia antica dopo l’impero nomade degli Xiongnu-sul finire del VI secolo a.C. 

 

 

 

 

Sotto gli Achemènidi la gola acquistò il preciso carattere di un sacrario dinastico. Lungo la vasta parete di roccia che delimita il monte di Kuh-i Husaīn, furono scavate le tombe dei re, Dario I (521-486 a. C.), Serse I (484-466 a. C.), Artaserse I (464-424 a. C.) e Dario II (424-404). Sono tutti sepolcri a carattere monumentale, costruiti secondo lo stesso schema, con facciata cruciforme.La sezione centrale, mossa da quattro semicolonne in altorilievo con capitelli a protomi taurine, simula un portico; al centro si apre una porta rettangolare che conduce nell’interno del monumento, formato da un numero variabile di stanze poste talvolta su due piani. Nella camera sepolcrale sono scavate una o più fosse, ricoperte poi con un lastrone di pietra.

 

Il rilievo della tomba di Dario I

Il rilievo della tomba di Dario I

I bassorilievi che occupano la parte superiore delle facciate rappresentano invariabilmente scene di omaggio: gruppi di popoli sottomessi sostengono il trono sul quale siede il re. Accanto si eleva un altare e al disopra si libra l’immagine cultuale del dio Ahuramazdāh (Hormizd).

 

Questo tipo di monumento funebre rupestre, preceduto da un portico, era già noto e diffuso tra i Medi, i quali a loro volta ne trassero verosimilmente l’idea dalle tombe anatoliche della Paflagonia. Gli Achemènidi aggiunsero soltanto una maggior ricchezza di ornamentazione e generalizzarono l’uso del finto portico, già noto in epoca precedente anche se saltuariamente impiegato (esempio la tomba di Da-u Dukhtar, presso Karangun, del 650-600 a. C. circa).

 

nota breve :  PAFLAGONIA:

CARTINA XIV secolo, Turchia, sul Mar Nero- — foto di sconosciuto
https://it.wikipedia.org/wiki/Paflagonia#/media/File:15th_century_map_of_Turkey_region.jpg

fine nota

Tomba di Serse I

Tomba di Serse I

 

 

Rilievo della tomba di Serse I

Rilievo della tomba di Serse I

Tombe di Artaserse a destra e Dario II a sinistra

Tombe di Artaserse a destra e Dario II a sinistra

 

 

Di fronte ai sepolcri reali si eleva la così detta “Ka’hba-i Zardust” una delle più antiche costruzioni architettoniche dell’Iran.

Si tratta di un santuario del fuoco achemènide, a forma di torre quadrata, eretto su un triplice zoccolo e costruito con blocchi regolari di calcare. Una scala monumentale conduce all’unica stanza interna il cui accesso era permesso soltanto ai sacerdoti.

Ka'ba-ye Zartosht (La "ka'ba di Zoroastro": struttura a forma di cubo in primo piano), tempio zoroastriano di epoca achemenide. Sullo sfondo, Naqsh-e Rostam.

Ka’ba-ye Zartosht (La “ka’ba di Zoroastro”: struttura a forma di cubo in primo piano), tempio zoroastriano di epoca achemenide. Sullo sfondo, Naqsh-e Rostam.

 

 

 

Al disotto delle tombe si trovano per lo meno otto rilievi rupestri di epoca sassanide che vanno dall’inizio della dinastia (240 d. C.) fino alla fine del III sec. d. C.

Questi rilievi, anche per la loro collocazione, rivelano fin troppo apertamente la dichiarata volontà sassanide di richiamarsi alla grande tradizione aulica degli antichi sovrani persiani, distrutta dai Seleucidi ed incompresa dagli Arsacidi.

Tale ritorno al passato non era causato soltanto dal desiderio di legittimare dinasticamente la nascita del nuovo impero, ma traeva origine da un’esigenza di rivolta nazionale profondamente sentita negli ambienti aristocratici del Fars (Persia meridionale).

 

 

 

I Sassanidi tuttavia, pur pretendendo teoricamente di risalire alla grande tradizione iniziata da Ciro, proseguirono in pratica, per gran parte, sulla linea della complessa ed originale cultura irano-ellenistica che si era venuta formando nelle terre dominate dai Parthi.

Cosicché, in sostanza, la loro arte rappresentò l’estrema evoluzione di un’arte iranica antichissima, che si era espressa, di volta in volta attraverso i secoli, per mezzo delle creazioni dei Medi, dei Persiani, degli Arsacidi.

 

Anche le scene che si susseguono lungo le pareti di roccia di N.-i R., fanno rivivere gli eterni e limitati temi di questo repertorio iranico.

Esse infatti rappresentano – con una maggiore sottolineatura aulica – investiture divine di re, scene di ossequio, lotte a cavallo. Siamo dunque di fronte ad opere decisamente orientali anche se non esclusivamente neo-achemènidi. Pure non mancano elementi che tradiscono la presenza di un influsso greco.

 

 

La grandezza di Bahram II (276293)

Su ogni lato del re, che è raffigurato con una spada di grandi dimensioni, figurano la faccia del sovrano. Sulla sinistra ci sono cinque figure (forse i membri della famiglia imperiale, di cui tre con diadema). A destra tre cortigiani, una delle quali potrebbe essere Kartir. Questo rilievo è immediatamente a destra di quello dove troviamo l'”investitura” di Ardashir (vedi sopra).

«Un re sasanide e la sua corte su un pulpito o galleria. Questa scena curiosa è scolpita al centro di una sporgenza semiesagonale della roccia. Il re è in piedi al centro del gruppo, nel punto in cui un’interruzione della balaustrata permette di vedere la sua figura intera. Tre mezze figure gli fanno ala dalle due parti, e altre due sul lato ovest. Tali figurehanno caratteristiche achemenidi, invece la testa del re è tipicamente sasanide. Chissà se anticamente non c’era qui una scultura achemenide, o se la somiglianza non è il frutto di una deliberata ricerca arcaizzante.»

 

 

 

Tale deve essere considerata principalmente la tecnica dell’altorilevo sconosciuta nel mondo orientale e felicemente usata dai Sassanidi per sottolineare drammaticamente il significato allegorico delle scene rappresentate. Le figure dei rilievi mostrano sempre il volto e gli arti inferiori di profilo mentre il busto e le spalle sono di fronte. Inoltre esse sono concepite tenendo conto di una proporzione gerarchico-sentimentale delle varie parti del corpo.

Si hanno così teste e mani grandissime, gambe corte, ecc. Per lo stesso motivo i cavalli risultano spesso troppo piccoli rispetto ai cavalieri.

I ritratti dei re e dei dignitari sono sempre intesi in senso concettuale. Ogni sovrano viene individuato e reso chiaramente leggibile al pubblico attraverso una serie canonica di elementi esteriori che vanno dalla particolare composizione della corona, alla acconciatura della barba e dei capelli, alla foggia ed al colore dei vestiti, ecc.

 

 

Gli otto rilievi di N.-i R. rappresentano, da sinistra a destra:

 

  1. Primo rilievo equestre di Bahram II

 

 

Qui al fondatore della dinastia sasanide è consegnato il diadema della regalità da Ahura Mazdā. Nell’iscrizione, dove appare per la prima volta il termine “Iran” ed Ardashir ammette di tradire il suo re Artabano IV (i Sasanidi erano stati infatti uno Stato vassallo della dinastia dei Parti Arsacidi), ma legittima la sua azione sulla base del fatto che è Ahura Mazda a volerlo creare nuovo regnante.

«Vicinissimi al gruppo del pulpito, a ovest, ci sono due cavalieri contrapposti, chini entrambi per afferrare l’anello simbolico. Qui il re sasanide porta il palloncino sopra il berretto frigio, il dio invece ha la corona municipale. I cavalli calpestano i nemici dei loro cavalieri e presentano dei buoni esempi di finimenti sasanidi. Ciascuno sfoggia fra le zampe posteriori un enorme fiocco, appeso a un cordone legato alla sella.»

 

L’investitura di Ardashir I(224-241 d. C.). Ardashir, secondogenito del gran sacerdote Papak, divenne re della Persia dopo la prematura morte del fratello maggiore Shapur, al quale tuttavia egli si era sempre rifiutato di prestare atto di sottomissione. Sua prima cura fu la riorganizzazione interna del regno sulla base di un deciso accentramento politico ed amministrativo. Quindi, assicuratesi le spalle, egli estese la sua sovranità anche al di fuori dei tradizionali confini del Fars, urtandosi apertamente con l’imperatore arsacide Artabano V. Scoppiata ben presto la guerra, Ardashir vinse a più riprese il rivale ed infine lo uccise (224 d. C.) in battaglia nei pressi di Susa. Due anni dopo egli veniva incoronato imperatore a Ctesifonte. Il nuovo sovrano dell’Iran dovette subito fare fronte ad una potente coalizione filo-arsacide, capeggiata dal re dell’Armenia Chosroe I e della quale facevano parte tanto i Romani quanto i Kuṣāna. La lotta durò a lungo ma alla fine il nascente impero sassanide uscì non solo vittorioso ma anche rafforzato nelle sue interne strutture. Ardashir negli ultimi anni di regno associò ai trono il figlio Shapur.

 

Il rilievo è consacrato all’investitura di Ardashir I il quale riceve dal dio Ahuramazdāh un diadema ornato di nastri. I due personaggi, immersi in un’atmosfera eroica, sono rappresentati a cavallo, l’uno di fronte all’altro. Ai piedi del dio giace vinto lo spirito del Male, riconoscibile per i capelli a forma di serpenti.Gli zoccoli del cavallo regale calpestano invece le spoglie di Artabano V. L’opera è realizzata con uno studio attento della simmetria bilaterale, in puro stile araldico. Il significato della composizione viene ad acquistare così un risentito sapore cavalleresco ed aristocratico. Il panneggio delle figure non ha ancora raggiunto la disinvolta e spesso verbosa grazia che caratterizzerà la successiva scultura sassanide. Le pieghe cadono in verticale ed hanno una loro plastica pesantezza. Sul pettorale del cavallo di Ardashir si legge un’iscrizione trilingue (parsik, pahlevi, greco) alla quale fa da riscontro un’iscrizione in aramaico sulla spalla del cavallo del dio.

 

 

2. Secondo rilievo equestre di Bahram II

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Il secondo rilievo equestre, che si trova immediatamente sotto la tomba di Dario I, è diviso in due parti, uno superiore ed uno inferiore. Nel registro superiore il re sembra costringere un nemico romano a scendere da cavallo. Nel registro inferiore, il re combatte ancora con un soldato romano a cavallo. Entrambi i rilievi raffigurano un nemico morto sotto gli zoccoli del cavallo del re.

«Un re sasanide con acconciatura a palloncino combatte all’asta con un nemico. Molto danneggiato.Al di sotto, le teste e le spalle di altri due guerrieri con l’asta. Qui il terreno non è stato rimosso e la maggior parte del pannello è nascosta.»

Il re Bahram (Vahram) II (276-293 d. C.), in piedi, è circondato dai membri della sua regale famiglia. Salito al trono in un momento critico dell’impero sassanide, Bahram II dovette simultaneamente difendere la propria corona da una guerra con Roma nelle marche occidentali e da una grossa rivolta nelle marche orientali. Egli – preso fra due fuochi – fu costretto così ad una umiliante pace con Roma alla quale cedette la Mesopotamia del N e l’Armenia.

Si tratta del rilievo scolpito cancellando un precedente rilievo elamita. Il re, col volto di profilo ed il corpo frontale, sta al centro, mentre ai due lati convergono verso di lui parenti e cortigiani rappresentati a mezzo busto.

Bahram II  combatte a cavallo, la lancia in resta, contro un avversario romano (l’imperatore Caro ?). A sinistra, dietro al re, si nota la figura di un attendente che reca lo stendardo. Questo rilievo, insieme con i rilievi n. 5 e 7 di cui si parlerà tra breve, fa parte di un gruppo di opere databili verso la fine del III sec.anche se non sicuramente attribuibili a questo o a quel sovrano.

È particolarmente interessante vedere come il tema – notissimo in tutta l’arte iranica – della lotta a cavallo, sia stato risolto – qui – dagli scultori sassanidi ricorrendo alla convenzione del cosiddetto galoppo volante. Il galoppo volante con ogni probabilità ebbe origine tra gli Iranici esteriori e comunque fu diffuso in Persia ed in Mesopotamia durante l’impero arsacide; ciò dimostra, ancora una volta, quanto peso avessero, sul concreto articolarsi del pensiero artistico sassanide, molte suggestioni ed eredità estranee, o solo marginali, alla tradizione aulica degli Achemènidi.

 

 

 

3.

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Investitura di Narsete (293303)

In questo rilievo, il re è raffigurato quando riceve il diadema della regalità da una figura femminile che si ritiene essere la divinità di Arədvī Sura Anahita. Tuttavia, il re non è raffigurato in una posa che ci si aspetterebbe in presenza di una divinità, ed è quindi probabile che la donna sia una sua parente, forse la regina Shapurdokhtak.

«Il re, vestito di pantaloni di mussola da mandriano, con le scarpe a punta quadra da cui sventolano lunghi nastri e l’acconciatura a palloncino, si oppone a una figura allegorica la cui corona municipale, su un alto strato di riccioli a salamino, potrebbe essere un bozzetto di Bernard Partridge. Questa creatura, il cui sesso è controverso, tiene un anello indicante il patto stipulato con il re. Tra i due si vede la figura di un bambino, dietro il re c’è invece un uomo con il berretto frigio. Questo pannello si trova ora sotto il livello del terreno, ed è stato messo in luce da uno scavo.»

 

 

 

4. Rilievo equestre di Ormisda II (303309)

 

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Rilievo molto rovinato; si indovinano i contorni di un re seduto, visto di fronte, il quale si appoggia alla spada. Potrebbe trattarsi di Shapur II (309-379 d. C.).

Questo rilievo è sotto alla cosiddetta tomba n.3 (forse quella di Artaserse I) e raffigura Ormisda che tenta di disarcionare un nemico da cavallo, forse Papak di Armenia. Immediatamente sopra il rilievo e al di sotto della tomba, vi sarebbe un rilievo gravemente danneggiato di quello che sembra essere Sapore II (309379), accompagnato da alcuni suoi cortigiani.

 

 

LA ” CASA CENTRALE “

La “casa centrale”

Al centro del sito vi è un edificio a base quadrata chiamato Bun Khanak, per lungo tempo ritenuto un tempio del fuoco. Le moderne ricerche invece propendono per l’ipotesi che sia stata la sede del Tesoro di Stato.[5]

Robert Byron si sofferma particolarmente su questo edificio e sui suoi dettagli architettonici:

«Se appartenesse a un paese mediterraneo, sarebbe salutata come la fonte originale dell’architettura domestica nell’Italia del Quattrocento e nell’Inghilterra georgiana. A differenza del tempio greco, che si è sviluppato da una forma lignea e dalla necessità di risolvere il problema del carico di punta, questa cappella funeraria deriva da una forma di mattoni crudi o cotti, esprimente un’idea di serenità; la sua bellezza consiste nella disposizione degli elementi ornamentali sulle pareti lisce. Si è stupiti di vedere questo principio, su cui si è basata tutta l’edilizia domestica di qualità a partire dal Rinascimento, pienamente affermato nella Persia del VI secolo a.C. È altrettanto sorprendente che i visitatori di Naqsh-e-Rustam le abbiano dedicato così scarsa attenzione, da questo punto di vista.»

 

 

ALTRE IMMAGINI SEMPRE DA WIKIPEDIA

 

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Naghs Rotsam,Fars,Iran

 

 

Mappa del sito archeologico con le tombe dei grandi re persiani

 

Mappa del sito archeologico con le tombe dei grandi re persiani-
Naqsh-e Rostam (Iran, fars Province, city of Marvdas )

 

 

 

per chi mai volesse, un commento più ampio sulla vittoria e l’umiliazione dell’imperatore romano Valeriano

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6) Vittoria di Shapur I su Valeriano. Shapur (241-272), figlio di Ardashir, continuò l’opera del padre, volta, insieme al consolidamento interno dell’impero e alla conquista di sempre nuove province. La sua prima azione bellica fu contro i Kuṣāna, rei di una politica filo-arsacide e filo-romana. Egli travolse e distrusse con selvaggia violenza le resistenze degli avversarî e penetrò a S dell’Hindu Kush fin oltre Peshawar, ed a N fino nel cuore della Transoxiana (la spedizione è ricordata in una lunga iscrizione venuta alla luce nella Ka’hba-i Zardust, a Naqsh-i Rustam).

 

Voltosi quindi verso l’Occidente, Shapur ottenne una prima volta dal debole Filippo l’Arabo, l’Armenia e la Mesopotamia e, quindici anni dopo, conquistò Antiochia e gran parte della Siria, vincendo presso Edessa (260 d. C.) l’imperatore Valeriano. Nella rotta lo stesso Valeriano fu fatto prigioniero insieme con circa 70.000 legionari. Tale glorioso episodio rimase una pietra miliare nella storia del regno di Shapur. Ben cinque rilievi, sparsi su varî promontorî rocciosi del Fars, ricordano ed ingigantiscono l’avvenimento.

 

In campo religioso Shapur I donò la propria protezione a Mani, forse sperando di trovare nella nuova religione sincretistica un ulteriore, potente elemento coesivo per il proprio vasto impero.

 

Si tratta con molta probabilità del primo rilievo scolpito da Shapur per commemorare la vittoria di Edessa. L’imperatore romano, in ginocchio, il corto mantello gonfiato dal vento, chiede pietà al re persiano il quale avanza a cavallo da destra. Shapur solleva la mano di un personaggio in vesti occidentali (probabilmente si tratta di Cyriades) per infeudarlo del titolo di imperatore romano. Questa interpretazione storica dell’avvenimento, per il suo carattere ovviamente presuntuoso ed arbitrario, rientra perfettamente nel tono magniloquente ed eroico della storiografia di corte sassanide.

L’immagine dell’imperatore Valeriano rivela per molti versi una forte influenza occidentale, specie se messa a confronto con l’impassibile monumentalità degli altri personaggi. Si vedano a questo proposito il drammatico dinamismo della sua posizione e la testa che ha il carattere di un ritratto naturalistico e può essere avvicinata al profilo delle monete.

Il panneggio delle figure sembra imitare tessuti serici; esso si increspa come sconvolto dal vento e si dispone sulla potente struttura dei corpi in molteplici, contorte e trite piegoline.

Questa tecnica, elegante ed un poco oziosa, rimarrà, nell’arte sassanide, come una delle caratteristiche esteriori più immediatamente individuabili.

 

 

 

Bibliografia:

Bibl.: M. Dieulafoy, L’art antique de la Perse, vol. III, Parigi 1884, pp. 1-71; 113-116-117, tav. I-III; F. Sarre – E. Herzfeld, Iranische Felsreliefs, Berlino 1910, pp. 43 ss.; pp. 67-91; E. Herzfeld, Am Tor von AsienFelsdenkmäler aus Irans Heldenzeit, Berlino 1920, pp. 37-38, tav. XXIV; id., La sculpture rupestre de la Perse Sassanide, in Revue des Arts Asiatiques, V, 1928, pp. 129-142; id., Archaeological History of Iran, Londra 1935, p. 5, tav. IV; R. Byron, An Early Rock Carving at Naqsh-i Rustam, in Bulletin of American Institut of Persian Art and Architecture, IV, 1935, p. 39 s.; A. Stein, An Archaeological Tour in the Ancient Persis, in Iraq, III, 1936, pp. 112-125; M. Sprengling, A New Pahlavi Inscription, in The American Journal of Semitic Languages and Literatures, LIII, 1937, pp. 126-144; F. Sarre, Sasanian Stone Sculptures, in A Survey of Persian Art, A. U. Pope edit., Oxford 1938, p. 593 s.; F. Wachtsmuth, Achaemenid Architecture. a) The Principal Monuments, in A Survey of Persian Art, A. U. Pope edit., Oxford 1938, p. 309 s.; E. F. Schmidt, The Treasury of Persepolis and Others Discoveries, Chicago 1939, p. 105, fig. 72; E. Herzfeld, Iran in the Ancient East, Londra 1941, pp. 312-315; 324-326; K. Erdmann, Die Altäre von Naqsh-i Rustam, in Mitt. d. Deutschen Orient Gesellschaft, 81, 1949, pp. 6-15; R. Ghirshman, A propos de bas reliefs rupestres Sassanides, in Artibus Asiae, XIII, 1950, p. 97 s.; W. B. Henning, Corpus Inscriptionum Iranicarum, III; Pahlavi Inscriptions, Vol. 2: The Inscriptions of Naqsh-i Rustam, pp. 1-48, Londra 1957; L. Vanden Berghe, Archéologie de l’Iran Ancien, Leida 1959, pp. 22-24, 41-46, 57-58, 108.

 

 

da : 

 

TRECCANI, ENCICLOPEDIA – DELL’-ARTE – ANTICA

https://www.treccani.it/enciclopedia/naqsh-i-rustam_(Enciclopedia-dell’-Arte-Antica)/

 

 

LA CONQUISTA ISLAMICA DELLA PERSIA 

https://it.wikipedia.org/wiki/Conquista_islamica_della_Persia

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1 risposta a LA PERSIA ANTICA RIUSCI’ A VINCERE L’IMPERO ROMANO, NON FU MAI CONQUISTATA SE NON DAGLI ISLAMICI CHE PERO’ ASSORBIRONO LA CULTURA PERSIANA ( vedi link in fondo, se mai volessi )

  1. DONATELLA scrive:

    Affascinante la storia dell’antica Persia, che forse andrebbe un po’ più conosciuta.

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