*** quasi ogni riga del testo richiederebbe una ricerca a sé, per cui, diciamo, che ci ho rinunciato. Volevo documentare un’affermazione di Donatella, ma mi sono ritrovata in un ginepraio.. ci rivedremo.. con il ginepraio .. dopo, però!
Vittoria di Shapur I ( Impero Sassanide, Persia, II sec. ) su Valeriano, imperatore romano.
Shapur (241-272), figlio di Ardashir, continuò l’opera del padre, volta, insieme al consolidamento interno dell’impero e alla conquista di sempre nuove province. La sua prima azione bellica fu contro i Kuṣāna, rei di una politica filo-arsacide e filo-romana. Egli travolse e distrusse con selvaggia violenza le resistenze degli avversarî e penetrò a S dell’Hindu Kush fin oltre Peshawar, ed a N fino nel cuore della Transoxiana (la spedizione è ricordata in una lunga iscrizione venuta alla luce nella Ka’hba-i Zardust, a Naqsh-i Rustam, vicino a Persepoli).
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mappa della provincia di FARS
https://en.wikipedia.org/wiki/File:Locator_map_Iran_Fars_Province.png

Fars e la capitale Shiraz — una bella cartina con tanti nomi che abbiamo sentito, è da:
https://annamappa.com/iran/
se avete 6 min. ca – le immagini di SHIRAZ sono straordinarie, la voce di commento nel mio computer si sente male- pubblicata da Angelo Stornelli / link youtube /, che ringraziamo molto, il blog
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Panorama of Naqsh-e Rostam, Shiraz, Iran.
Voltosi quindi verso l’Occidente, Shapur ottenne una prima volta dal debole Filippo l’Arabo, l’Armenia e la Mesopotamia e, quindici anni dopo, conquistò Antiochia e gran parte della Siria, vincendo presso Edessa (260 d. C.) l’imperatore Valeriano.
Nella rotta lo stesso Valeriano fu fatto prigioniero insieme con circa 70.000 legionari. Tale glorioso episodio rimase una pietra miliare nella storia del regno di Shapur. Ben cinque rilievi, sparsi su varî promontorî rocciosi del Fars, ricordano ed ingigantiscono l’avvenimento.
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Trionfo di Shapur I (241–272) con le Res gestae divi Saporis
Questo è forse il più famoso dei rilievi su pietra sasanidi, dove viene raffigurata la vittoria di Sapore su due imperatori romani, Filippo l’Arabo (che implora la pace) e Valeriano (che viene catturato, in ginocchio). Una versione più elaborata di questo rilievo si trova nella scultura su roccia di Bishapur dove appare anche l’imperatore romano Gordiano III, sdraiato a terra, morto.

L’imperatore romano Valente, inginocchiato chiede pietà
come vedete, l’immagine è tagliata, la lascio se a qualcuno interessasse vedere dettagli più grandi, il blog
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foto di Diego Delso

L’Impero Sassanide al suo apice– vedi sotto l’Impero Achmenide
Carta di Laura Canali
LIMESONLINE n. 7 2018
https://www.limesonline.com/rivista/eransahr-l-iran-tra-impero-e-nazione-14631679/
NAQSH-I RUSTAM
Naqsh-e Rostam (in persiano: نقش رستم, Naqš-e Rostam) è un sito funerario achemenide con tombe reali monumentali, di interesse archeologico, sito a circa 12 km a nord-ovest di Persepoli, nella provincia di Fars, in Iran, a circa 50 km a nord di Shiraz, la capitale della provincia. Persepoli fu una delle cinque capitali del regno Achmenide.
Naqsh-i Rustam giace a poche centinaia di metri da Naqsh-e Rajab con cui costituisce un unico sito archeologico chiamato: ” complesso culturale Marvdasht “, candidato all’Unesco.
La gola di N.-i R., nei pressi di Persepoli, è nota principalmente per un complesso di opere monumentali appartenenti agli Achemènidi e ai Sassanidi.
Essa conserva tuttavia anche resti di sculture rupestri che risalgono all’epoca elamita (fine III millennio- cioè dal 3.200 a.C. fino al 539 a.C.- quando furono conquistati da Ciro il Grande).
Infatti il rilievo sassanide celebrante il re Bahram II fu scolpito abbassando, e per gran parte cancellando totalmente, un preesistente, antichissimo rilievo.
Si trattava, a quanto si può intravvedere, di una scena di culto. Due divinità in vesti sumeriche erano sedute su un trono formato da serpenti, mentre alcuni personaggi maschili e femminili, posti su un’unica fila, rendevano loro omaggio. In piedi, dietro alla coppia divina, stava un inserviente, il quale, per la sua posizione periferica, è sfuggito quasi totalmente alla distruzione. Tali resti nelle loro parti ancora leggibili ricordano molto da vicino, per stile, soggetto e costumi, le suggestive sculture rupestri di Karangun delle quali possono essere considerati contemporanei.
In entrambi i siti fortissime influenze sumeriche (insediati nella regione già nel 5° millennio a.C- Treccani / link ) si affiancano all’elemento più originale dello stile elamita, che consiste nella visione della figura umana posta integralmente di profilo, torso e spalle compresi.
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nota minima sull’epoca elamita
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La regina elamita del XII secolo a.C – da Shakaft-e Salman II., sito archeologico, è situata nel Museo elamita, cioè Museo dell’Iran antico a Teheran

Vaso a forma di cinghiale, 3100-2900 a.C.; ceramica dipinta; Iran di sud-ovest; Metropolitan Museum of Art (New York)

Toro con vaso, è inginocchiato-periodo proto-elamico (3100-2900 a.C.).
Metropolitan Museum of Art
– https://www.flickr.com/photos/62896794@N02/6539754641/
fine nota Elamiti
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Tomba di Dario I– Naghsh-e rostam, Iran
ph. Diego Delso– wikipedia
L‘Impero achemenide ( primo impero persiano) fondato nel 550 a.C. da Ciro II di Persia. Per le sue conquiste l’Impero achemenide fu il secondo più esteso della storia antica dopo l’impero nomade degli Xiongnu-sul finire del VI secolo a.C.

Sotto gli Achemènidi la gola acquistò il preciso carattere di un sacrario dinastico. Lungo la vasta parete di roccia che delimita il monte di Kuh-i Husaīn, furono scavate le tombe dei re, Dario I (521-486 a. C.), Serse I (484-466 a. C.), Artaserse I (464-424 a. C.) e Dario II (424-404). Sono tutti sepolcri a carattere monumentale, costruiti secondo lo stesso schema, con facciata cruciforme.La sezione centrale, mossa da quattro semicolonne in altorilievo con capitelli a protomi taurine, simula un portico; al centro si apre una porta rettangolare che conduce nell’interno del monumento, formato da un numero variabile di stanze poste talvolta su due piani. Nella camera sepolcrale sono scavate una o più fosse, ricoperte poi con un lastrone di pietra.
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Il rilievo della tomba di Dario I
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Tombe di Artaserse a destra e Dario II a sinistra
La grandezza di Bahram II (276–293)
Su ogni lato del re, che è raffigurato con una spada di grandi dimensioni, figurano la faccia del sovrano. Sulla sinistra ci sono cinque figure (forse i membri della famiglia imperiale, di cui tre con diadema). A destra tre cortigiani, una delle quali potrebbe essere Kartir. Questo rilievo è immediatamente a destra di quello dove troviamo l'”investitura” di Ardashir (vedi sopra).
«Un re sasanide e la sua corte su un pulpito o galleria. Questa scena curiosa è scolpita al centro di una sporgenza semiesagonale della roccia. Il re è in piedi al centro del gruppo, nel punto in cui un’interruzione della balaustrata permette di vedere la sua figura intera. Tre mezze figure gli fanno ala dalle due parti, e altre due sul lato ovest. Tali figurehanno caratteristiche achemenidi, invece la testa del re è tipicamente sasanide. Chissà se anticamente non c’era qui una scultura achemenide, o se la somiglianza non è il frutto di una deliberata ricerca arcaizzante.»
Gli otto rilievi di N.-i R. rappresentano, da sinistra a destra:
- Primo rilievo equestre di Bahram II
Qui al fondatore della dinastia sasanide è consegnato il diadema della regalità da Ahura Mazdā. Nell’iscrizione, dove appare per la prima volta il termine “Iran” ed Ardashir ammette di tradire il suo re Artabano IV (i Sasanidi erano stati infatti uno Stato vassallo della dinastia dei Parti Arsacidi), ma legittima la sua azione sulla base del fatto che è Ahura Mazda a volerlo creare nuovo regnante.
L’investitura di Ardashir I(224-241 d. C.). Ardashir, secondogenito del gran sacerdote Papak, divenne re della Persia dopo la prematura morte del fratello maggiore Shapur, al quale tuttavia egli si era sempre rifiutato di prestare atto di sottomissione. Sua prima cura fu la riorganizzazione interna del regno sulla base di un deciso accentramento politico ed amministrativo. Quindi, assicuratesi le spalle, egli estese la sua sovranità anche al di fuori dei tradizionali confini del Fars, urtandosi apertamente con l’imperatore arsacide Artabano V. Scoppiata ben presto la guerra, Ardashir vinse a più riprese il rivale ed infine lo uccise (224 d. C.) in battaglia nei pressi di Susa. Due anni dopo egli veniva incoronato imperatore a Ctesifonte. Il nuovo sovrano dell’Iran dovette subito fare fronte ad una potente coalizione filo-arsacide, capeggiata dal re dell’Armenia Chosroe I e della quale facevano parte tanto i Romani quanto i Kuṣāna. La lotta durò a lungo ma alla fine il nascente impero sassanide uscì non solo vittorioso ma anche rafforzato nelle sue interne strutture. Ardashir negli ultimi anni di regno associò ai trono il figlio Shapur.
Il rilievo è consacrato all’investitura di Ardashir I il quale riceve dal dio Ahuramazdāh un diadema ornato di nastri. I due personaggi, immersi in un’atmosfera eroica, sono rappresentati a cavallo, l’uno di fronte all’altro. Ai piedi del dio giace vinto lo spirito del Male, riconoscibile per i capelli a forma di serpenti.Gli zoccoli del cavallo regale calpestano invece le spoglie di Artabano V. L’opera è realizzata con uno studio attento della simmetria bilaterale, in puro stile araldico. Il significato della composizione viene ad acquistare così un risentito sapore cavalleresco ed aristocratico. Il panneggio delle figure non ha ancora raggiunto la disinvolta e spesso verbosa grazia che caratterizzerà la successiva scultura sassanide. Le pieghe cadono in verticale ed hanno una loro plastica pesantezza. Sul pettorale del cavallo di Ardashir si legge un’iscrizione trilingue (parsik, pahlevi, greco) alla quale fa da riscontro un’iscrizione in aramaico sulla spalla del cavallo del dio.
2. Secondo rilievo equestre di Bahram II
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Il secondo rilievo equestre, che si trova immediatamente sotto la tomba di Dario I, è diviso in due parti, uno superiore ed uno inferiore. Nel registro superiore il re sembra costringere un nemico romano a scendere da cavallo. Nel registro inferiore, il re combatte ancora con un soldato romano a cavallo. Entrambi i rilievi raffigurano un nemico morto sotto gli zoccoli del cavallo del re.
«Un re sasanide con acconciatura a palloncino combatte all’asta con un nemico. Molto danneggiato.Al di sotto, le teste e le spalle di altri due guerrieri con l’asta. Qui il terreno non è stato rimosso e la maggior parte del pannello è nascosta.»
Il re Bahram (Vahram) II (276-293 d. C.), in piedi, è circondato dai membri della sua regale famiglia. Salito al trono in un momento critico dell’impero sassanide, Bahram II dovette simultaneamente difendere la propria corona da una guerra con Roma nelle marche occidentali e da una grossa rivolta nelle marche orientali. Egli – preso fra due fuochi – fu costretto così ad una umiliante pace con Roma alla quale cedette la Mesopotamia del N e l’Armenia.
Si tratta del rilievo scolpito cancellando un precedente rilievo elamita. Il re, col volto di profilo ed il corpo frontale, sta al centro, mentre ai due lati convergono verso di lui parenti e cortigiani rappresentati a mezzo busto.
Bahram II combatte a cavallo, la lancia in resta, contro un avversario romano (l’imperatore Caro ?). A sinistra, dietro al re, si nota la figura di un attendente che reca lo stendardo. Questo rilievo, insieme con i rilievi n. 5 e 7 di cui si parlerà tra breve, fa parte di un gruppo di opere databili verso la fine del III sec.anche se non sicuramente attribuibili a questo o a quel sovrano.
È particolarmente interessante vedere come il tema – notissimo in tutta l’arte iranica – della lotta a cavallo, sia stato risolto – qui – dagli scultori sassanidi ricorrendo alla convenzione del cosiddetto galoppo volante. Il galoppo volante con ogni probabilità ebbe origine tra gli Iranici esteriori e comunque fu diffuso in Persia ed in Mesopotamia durante l’impero arsacide; ciò dimostra, ancora una volta, quanto peso avessero, sul concreto articolarsi del pensiero artistico sassanide, molte suggestioni ed eredità estranee, o solo marginali, alla tradizione aulica degli Achemènidi.
3.
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Investitura di Narsete (293–303)
In questo rilievo, il re è raffigurato quando riceve il diadema della regalità da una figura femminile che si ritiene essere la divinità di Arədvī Sura Anahita. Tuttavia, il re non è raffigurato in una posa che ci si aspetterebbe in presenza di una divinità, ed è quindi probabile che la donna sia una sua parente, forse la regina Shapurdokhtak.
«Il re, vestito di pantaloni di mussola da mandriano, con le scarpe a punta quadra da cui sventolano lunghi nastri e l’acconciatura a palloncino, si oppone a una figura allegorica la cui corona municipale, su un alto strato di riccioli a salamino, potrebbe essere un bozzetto di Bernard Partridge. Questa creatura, il cui sesso è controverso, tiene un anello indicante il patto stipulato con il re. Tra i due si vede la figura di un bambino, dietro il re c’è invece un uomo con il berretto frigio. Questo pannello si trova ora sotto il livello del terreno, ed è stato messo in luce da uno scavo.»
(Robert Byron)
4. Rilievo equestre di Ormisda II (303–309)
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Rilievo molto rovinato; si indovinano i contorni di un re seduto, visto di fronte, il quale si appoggia alla spada. Potrebbe trattarsi di Shapur II (309-379 d. C.).
Questo rilievo è sotto alla cosiddetta tomba n.3 (forse quella di Artaserse I) e raffigura Ormisda che tenta di disarcionare un nemico da cavallo, forse Papak di Armenia. Immediatamente sopra il rilievo e al di sotto della tomba, vi sarebbe un rilievo gravemente danneggiato di quello che sembra essere Sapore II (309–379), accompagnato da alcuni suoi cortigiani.
LA ” CASA CENTRALE “
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La “casa centrale”

Al centro del sito vi è un edificio a base quadrata chiamato Bun Khanak, per lungo tempo ritenuto un tempio del fuoco. Le moderne ricerche invece propendono per l’ipotesi che sia stata la sede del Tesoro di Stato.[5]
Robert Byron si sofferma particolarmente su questo edificio e sui suoi dettagli architettonici:
«Se appartenesse a un paese mediterraneo, sarebbe salutata come la fonte originale dell’architettura domestica nell’Italia del Quattrocento e nell’Inghilterra georgiana. A differenza del tempio greco, che si è sviluppato da una forma lignea e dalla necessità di risolvere il problema del carico di punta, questa cappella funeraria deriva da una forma di mattoni crudi o cotti, esprimente un’idea di serenità; la sua bellezza consiste nella disposizione degli elementi ornamentali sulle pareti lisce. Si è stupiti di vedere questo principio, su cui si è basata tutta l’edilizia domestica di qualità a partire dal Rinascimento, pienamente affermato nella Persia del VI secolo a.C. È altrettanto sorprendente che i visitatori di Naqsh-e-Rustam le abbiano dedicato così scarsa attenzione, da questo punto di vista.»
(Robert Byron)
ALTRE IMMAGINI SEMPRE DA WIKIPEDIA
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Naghs Rotsam,Fars,Iran

Mappa del sito archeologico con le tombe dei grandi re persiani-
Naqsh-e Rostam (Iran, fars Province, city of Marvdas )
per chi mai volesse, un commento più ampio sulla vittoria e l’umiliazione dell’imperatore romano Valeriano
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6) Vittoria di Shapur I su Valeriano. Shapur (241-272), figlio di Ardashir, continuò l’opera del padre, volta, insieme al consolidamento interno dell’impero e alla conquista di sempre nuove province. La sua prima azione bellica fu contro i Kuṣāna, rei di una politica filo-arsacide e filo-romana. Egli travolse e distrusse con selvaggia violenza le resistenze degli avversarî e penetrò a S dell’Hindu Kush fin oltre Peshawar, ed a N fino nel cuore della Transoxiana (la spedizione è ricordata in una lunga iscrizione venuta alla luce nella Ka’hba-i Zardust, a Naqsh-i Rustam).
Voltosi quindi verso l’Occidente, Shapur ottenne una prima volta dal debole Filippo l’Arabo, l’Armenia e la Mesopotamia e, quindici anni dopo, conquistò Antiochia e gran parte della Siria, vincendo presso Edessa (260 d. C.) l’imperatore Valeriano. Nella rotta lo stesso Valeriano fu fatto prigioniero insieme con circa 70.000 legionari. Tale glorioso episodio rimase una pietra miliare nella storia del regno di Shapur. Ben cinque rilievi, sparsi su varî promontorî rocciosi del Fars, ricordano ed ingigantiscono l’avvenimento.
In campo religioso Shapur I donò la propria protezione a Mani, forse sperando di trovare nella nuova religione sincretistica un ulteriore, potente elemento coesivo per il proprio vasto impero.
Si tratta con molta probabilità del primo rilievo scolpito da Shapur per commemorare la vittoria di Edessa. L’imperatore romano, in ginocchio, il corto mantello gonfiato dal vento, chiede pietà al re persiano il quale avanza a cavallo da destra. Shapur solleva la mano di un personaggio in vesti occidentali (probabilmente si tratta di Cyriades) per infeudarlo del titolo di imperatore romano. Questa interpretazione storica dell’avvenimento, per il suo carattere ovviamente presuntuoso ed arbitrario, rientra perfettamente nel tono magniloquente ed eroico della storiografia di corte sassanide.
L’immagine dell’imperatore Valeriano rivela per molti versi una forte influenza occidentale, specie se messa a confronto con l’impassibile monumentalità degli altri personaggi. Si vedano a questo proposito il drammatico dinamismo della sua posizione e la testa che ha il carattere di un ritratto naturalistico e può essere avvicinata al profilo delle monete.
Il panneggio delle figure sembra imitare tessuti serici; esso si increspa come sconvolto dal vento e si dispone sulla potente struttura dei corpi in molteplici, contorte e trite piegoline.
Questa tecnica, elegante ed un poco oziosa, rimarrà, nell’arte sassanide, come una delle caratteristiche esteriori più immediatamente individuabili.
Bibliografia:
Bibl.: M. Dieulafoy, L’art antique de la Perse, vol. III, Parigi 1884, pp. 1-71; 113-116-117, tav. I-III; F. Sarre – E. Herzfeld, Iranische Felsreliefs, Berlino 1910, pp. 43 ss.; pp. 67-91; E. Herzfeld, Am Tor von Asien; Felsdenkmäler aus Irans Heldenzeit, Berlino 1920, pp. 37-38, tav. XXIV; id., La sculpture rupestre de la Perse Sassanide, in Revue des Arts Asiatiques, V, 1928, pp. 129-142; id., Archaeological History of Iran, Londra 1935, p. 5, tav. IV; R. Byron, An Early Rock Carving at Naqsh-i Rustam, in Bulletin of American Institut of Persian Art and Architecture, IV, 1935, p. 39 s.; A. Stein, An Archaeological Tour in the Ancient Persis, in Iraq, III, 1936, pp. 112-125; M. Sprengling, A New Pahlavi Inscription, in The American Journal of Semitic Languages and Literatures, LIII, 1937, pp. 126-144; F. Sarre, Sasanian Stone Sculptures, in A Survey of Persian Art, A. U. Pope edit., Oxford 1938, p. 593 s.; F. Wachtsmuth, Achaemenid Architecture. a) The Principal Monuments, in A Survey of Persian Art, A. U. Pope edit., Oxford 1938, p. 309 s.; E. F. Schmidt, The Treasury of Persepolis and Others Discoveries, Chicago 1939, p. 105, fig. 72; E. Herzfeld, Iran in the Ancient East, Londra 1941, pp. 312-315; 324-326; K. Erdmann, Die Altäre von Naqsh-i Rustam, in Mitt. d. Deutschen Orient Gesellschaft, 81, 1949, pp. 6-15; R. Ghirshman, A propos de bas reliefs rupestres Sassanides, in Artibus Asiae, XIII, 1950, p. 97 s.; W. B. Henning, Corpus Inscriptionum Iranicarum, III; Pahlavi Inscriptions, Vol. 2: The Inscriptions of Naqsh-i Rustam, pp. 1-48, Londra 1957; L. Vanden Berghe, Archéologie de l’Iran Ancien, Leida 1959, pp. 22-24, 41-46, 57-58, 108.
da :
TRECCANI, ENCICLOPEDIA – DELL’-ARTE – ANTICA
https://www.treccani.it/enciclopedia/naqsh-i-rustam_(Enciclopedia-dell’-Arte-Antica)/
LA CONQUISTA ISLAMICA DELLA PERSIA
https://it.wikipedia.org/wiki/Conquista_islamica_della_Persia


Affascinante la storia dell’antica Persia, che forse andrebbe un po’ più conosciuta.