++ 2 CARTINE DEL 2019 SULL’IRAN PRIMA DELL’ARTICOLO DEL 9 MARZO +++ LIMES ONLINE — 9 MARZO 2026  – 16.10 — IL PUNTO DI LUCIO CARACCIOLO — La nazionalizzazione di Gesù Cristo +video- 0.48 min. /La 7 /6 marzo +intero tg

 

 

 

 

 

*** PER L’IDEA DI  ” CUSCINETTI TERRITORIALI ” VEDI CARACCIOLO AL FONDO DELL’ARTICOLO

 

  1. L’INFLUENZA DELL’IRAN NELLA REGIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

[Carta di Laura Canali]

 

 

2. DIFFUSIONE DI HEZBOLLAH  NELLA REGIONE E NEL MONDO

 

 

 

 

 

 

 

 

Carta di Laura Canali, 2018

(sopra ), scritto in stampatello :
CORRIDOIO HEZBOLLAH TRA ASIA CENTRALE E MAR MEDITERRANEO
Presenza di Hezbollah nel mondo

 

CARTINE

da

LIMESONLINE – 22 NOVEMBRE 2019 

di Lorenzo Trombetta

https://www.limesonline.com/dossier/strillone-beirut-rassegna-mediorientale/suona-la-campana-per-la-sfera-d-influenza-iraniana-14706022/#:~:text=Suona%20la%20campana%20per%20la%20sfera%20d’influenza%20iraniana%20%2D%20Limes

 

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ARTICOLO DI LUCIO CARACCIOLO

 

 

LIMES ONLINE — 9 MARZO 2026  – 16.10
https://www.limesonline.com/rubriche/il-punto/usa-america-trump-israele-iran-guerra-caracciolo-evangelici-apocalisse-21379350/

 

 

IL PUNTO

La rubrica del direttore di Limes, Lucio Caracciolo.

 

La nazionalizzazione di Gesù Cristo

 

Trump sta sovvertendo il regime statunitense. I comandanti americani spiegano il conflitto con Teheran in termini religiosi alle proprie truppe, in consonanza con gli ultrareligiosi di Israele. Ma l’improvvisa virata verso il compromesso sarebbe nello stile del tycoon e di Netanyahu.

 

 

Dettaglio della carta “Le fedi americane”. 

 

 

 

La versione integrale

 

 

 

Aggiungo, anche se  tagliata, per leggere il nome a fianco dei vari colori

 

 

 

Penultime da casa Trump: l’America non perde tempo a cambiare il regime iraniano, vuole solo selezionarvi un “buon capo” che ne firmi la resa incondizionata. Badoglio cercasi, glosseremmo noi provinciali.

 

In compenso, The Donald è intento a cambiare il regime americano. L’ideale da avvicinare è la monarchia teocratica. Il presidente-re si vuole sciolto dalla costituzione: “Rispondo alla mia moralità e al mio spirito”. Detto fatto. Congresso sedato, Corte suprema aggirata, Stato profondo sotto epurazione, governo nel caos fra scaltri opportunisti (Rubio), lealisti eccitati (Hegseth) e sleali silenti (Vance).

 

 

Trump sta sovvertendo la liberaldemocrazia a stelle e strisce. E siccome siamo in America, paese fondato sulla religione di sé stesso, la rivoluzione trumpiana si autoproclama in missione celeste. Confermata dalle preghiere per il presidente taumaturgo amministrate nello Studio Ovale dal predicatore di giornata.

 

 

NOTA

Il video ( 0.48 min. ) di Trump che prega con i pastori- tg la 7– 6 marzo 

https://tg.la7.it/esteri/donald-trump-preghiera-pastori-evangelici-video-06-03-2026-253708

il link di tutto il tg del 6 marzo per chi volesse, è sempre interessante

 

FINE NOTA —

 

 

Assistiamo alla nazionalizzazione di Gesù Cristo secondo canoni apocalittici di stampo evangelicale. Il 6 marzo trenta deputati democratici hanno scritto all’ispettore generale del dipartimento della Difesa – non Guerra, definizione ufficiale, perché a rivoluzione in corso ognuno si chiama come gli pare – per denunciare il catechismo da crociata imposto alla truppa da alcuni comandanti.

 

Costoro spiegano che “gli attacchi americani e israeliani accelerano il ritorno di Gesù Cristo” perché rispondono al “piano di Dio”. In linea con l’interpretazione del governo che “presenta pubblicamente la politica americana in Medio Oriente in termini esplicitamente religiosi”. La guerra all’Iran è scritta nella Bibbia.

 

La Fondazione per la libertà religiosa dei militari americani cita dozzine di analoghe denunce da parte di interi reparti: “Stamattina il nostro comandante ha aperto il rapporto sullo stato della preparazione al combattimento raccomandandoci di non farci spaventare da quanto ci sta succedendo al fronte. Ci ha ordinato di dire alle nostre truppe che ‘è tutto parte del piano divino di Dio’ con specifico riferimento al Libro dell’Apocalisse sull’Armageddon e l’imminente ritorno di Gesù Cristo.” Gran finale: “Il presidente Trump è stato scelto da Gesù per accendere in Iran il marchio di fuoco che  provocherà Armageddon e segnerà il suo ritorno sulla Terra”.

 

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video (inserito da Limes nell’articolo )

MAPPA MUNDI – 6 marzo 2026 

La guerra in Iran vista da Stati Uniti e Cina. L’obiettivo di Trump e le opportunità per la Cina

Federico Petroni, Giorgio Cuscito e il conduttore Alfonso Desiderio

 

segue Caracciolo:

 

Proclamare “Dio è con noi” non porta fortuna. Rivela però il grado di assimilazione fra vertici americani e israeliani. In guerra per Nostro Signore contro il Diavolo/Amalek. Eppure sei mesi fa lo stesso Trump aveva riunito la crema dell’ufficialità nazionale per mobilitare le Forze armate contro il “nemico di dentro”. Intanto i media diffondono stralci del rapporto con cui il Pentagono aveva sconsigliato l’attacco all’Iran. Gli Stati Uniti vivono il cambio di stagione all’insegna del principio di contraddizione: il sì annuncia il no e viceversa.

 

La non-strategia a stelle e strisce ha avuto i suoi anni di fulgore quando la strapotenza poteva permettersi di sbagliare tutto prima di azzeccare la mossa giusta. Tempo scaduto. Non si può dominare il mondo guardandosi allo specchio senza affacciarsi alla finestra. Ma se ti credi inviato del Supremo non puoi fare altrimenti perché cadresti in terrene tentazioni.

 

Quale che sia l’esito bellico della crociata contro la “teocrazia iraniana” – lo specchio di Trump non l’ha avvertito che a Teheran comandano i pasdaran, non i teologi imamiti – resta che la Casa Bianca è in perfetta consonanza escatologica con l’ultradestra ebraica. Salvo non trascurabile differenza: molti fra gli evangelicali a stelle e strisce sono fieri antisemiti.

 

Adesso sappiamo qual è il fine di questa guerra: la fine del mondo. Trump è profeta di Dio, insieme a Netanyahu. Mentre le guerre di Bibi incrinano il filo-israelismo genetico degli States e ne spaccano la diaspora ebraica, la sintonia fra gli ultrareligiosi delle due sponde forgia l’alleanza da Dio benedetta. Inscalfibile? Dubitiamo.

 

Le biografie dei due condottieri ne escludono la vocazione al martirio (proprio, non l’altrui). Non stupiremmo se virassero d’improvviso dalla guerra fine del mondo al prosaico pragmatismo. Al compromesso con la realtà che potrebbe spingerli a una tregua sporca mascherata da vittoria totale e definitiva, come già dopo la campagna del giugno scorso. Se così non fosse, gli apocalittici avranno avuto ragione. Postuma.

 

 

 

****una versione di questo articolo è apparsa su La Repubblica  08/ 03/ 2026 / link

 

 

 

+++  segue da:

 

LUCIO CARACCIOLO — I CUSCINETTI TERRITORIALI

Obiettivi della guerra israelo-iraniana (4 luglio 2025)

 

 

CARTINA PARZIALE DI LAURA CANALI  – 2025- AL FONDO INTERA

 

 

*** La mappa illustra gli obiettivi politico-militari dello Stato ebraico dentro e fuori la Repubblica Islamica: i vertici del regime teocratico, i gruppi paramilitari affiliati, le piattaforme missilistiche, le raffinerie, i terminal petroliferi, le infrastrutture nucleari..

 

I fini e le connotazioni strategiche della “guerra dei dodici giorni”​ sono trattati nell‘editoriale del numero di Limes “Corsa alla Bomba”: Limes 6 / 2025  – lugli0

 

❝ Ogni impero è impero a suo modo. Ma tutti modulano la propria strategia attorno al principio per cui ci si difende il più lontano possibile dal nucleo. La protezione della patria necessita di estenderla. La difesa è attacco e viceversa. Dipende da dove la guardi. Nel caso, ciò che per Teheran è difensivo, Gerusalemme classifica aggressivo. 

Di qui la tattica dei cuscinetti territoriali, spazi che danno profondità al limes canonico, vietati al nemico, subappaltati a soci più o meno fedeli. Buffer (non-) States in gergo strategico. Ne discende nevrosi geopolitica che induce l’impero a integrare volta per volta i cuscinetti instabili. A crearne altri, sempre più periferici, dunque meno governabili. Deriva compulsiva che da fuori pare marcia allo zenit, salvo coglierne da dentro a tempo scaduto l’inclinazione verso il nadir. Se pensiamo al cuore dell’impero come massima densità di colore, la verniciatura semiautomatica di periferie remote equivale alla diluizione della tinta originaria. Infine ridotta a bianco sporco. La grandiosa architettura imperiale cede per gradi. Poi di schianto, per la sorpresa quasi generale. 

Nel caso degli imperi persiani, di cui la Repubblica Islamica è estrema quanto ridotta filiazione, tale stratagemma si declina a partire dalla geografia e dalla storia opportunamente mitizzata della propria civiltà. Cultura che non è solo pedagogia forzosa ma placenta entro cui da secoli si anima la vita delle comunità di vario tono incorniciate nel quadro iranico. Unicum persiano-sciita osteggiato nella regione da popoli arabi di islamismo sunnita e potenze per secoli rivali – Turchia e Russia oggi travestite da partner, insieme all’incombente Cina – minacciato di morte da Stati Uniti e Israele. 

 

Teheran ha costruito nei decenni l’asse della resistenza. In ossequio alla logica dei cuscinetti affidati in comodato non gratuito a soci statuali, parastatuali o facsimili. Esteso dall’Afghanistan al Libano, dallo Hindu Kush al Mediterraneo orientale, cui si aggiungono Gaza, Cisgiordania e lo Yemen degli ḥūṯī capace di strozzare l’imbocco meridionale del Mar Rosso. Spina dorsale, il corridoio imperiale che via Teheran corre da Herat a Beirut. Sistema in parte disarticolato da Israele dopo il 7 ottobre. Prematuro però decretarne la fine. 

 

RIPETO LA CARTINA DELL’INIZIO PER VEDERE  ” IL CORRIDOIO IMPERIALE ” DA HERAT A BEIRUT – ( 2019 )

 

 

 

A proteggere l’Iran resta la geografia. Israele dista quasi duemila chilometri in linea d’aria. Le caratteristiche del territorio disegnano una fortezza naturale. Uno sguardo corsivo all’orografia di questo paese, che al suo interno (1,6 milioni di kmq) potrebbe contenere più di cinque Italie, subito individua lo scudo offerto dall’altipiano iranico, coronato dai monti Alborz e Zagros.

Le vette che superano i 4 mila metri sono oltre un centinaio, il Damavand tocca quota 5.610. Nell’area due ampi deserti, Dasht-e Lut e Dasht-e Kavir o Grande Deserto Salato, ricco di paludi. Chi controlla l’acrocoro persiano domina la regione. L’Iran non potrebbe trovare rocce e grotte migliori per nascondervi missili e laboratori atomici o chimici. Le coste affacciate sul Golfo Persico, piuttosto montuose, sconsigliano operazioni anfibie di potenziali invasori, mentre l’affaccio sullo Stretto di Hormuz consente l’estrema opzione di bloccare il flusso di gas e petrolio che alimenta un quinto del mercato globale. Omicidio-suicidio. 

La storia è per i persiani carburante patriottico. Fierezza di appartenere a tanto lignaggio e crisi del regime vigente innescano corto circuito: ideologia e religione non motivano a sufficienza i combattenti, soprattutto la popolazione che deve sostenerli. Il Nezam (sistema) deve sacrificare tratti della sua retorica al sentimento diffuso. Basti un dettaglio. Nella comunicazione ufficiale finora preceduta dal distico «In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso» si scivola verso il laico-patriottico «In nome del glorioso popolo iraniano».

Fin qui la grammatica materiale e identitaria. Determinante la sintassi geopolitica. Spesso difetta in noi occidentali..

 

 

 

Carta di Laura Canali - 2025

CARTINA INTEGRALE

carta di Laura Canali, 2025

 

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