
America contro Europa–sabato 12 aprile 2025
Numero 3/25 di Limes, dedicato al divorzio geostrategico tra Stati Uniti ed Europa.
LIMES ONLINE – 27 APRILE 2026 – 18. 12
https://www.limesonline.com/rubriche/il-punto/usa-nato-europa-donald-trump-ue-spagna-polonia-italia-sicilia-danimarca-groenlandia-lucio-caracciolo-21783260/
Gli europei cercano riparo dall’America
Gli Stati Uniti valutano ritorsioni contro Spagna e Regno Unito, colpevoli di non aver aiutato Washington contro Teheran. Donald Trump manda in crisi l’Anglosfera. Le nazioni del Vecchio Continente studiano garanzie reciproche esterne alla Nato, perché non si fidano del sostegno d’Oltreoceano.

Dettaglio della carta “Il mondo di Trump“. Per la versione integrale, clicca qui
Carta di Laura Canali – 2025– vedi al fondo
Donald Trump sembra essersi sbagliato di secolo. Nella sua furia contro gli “scrocconi” europei che nel momento del bisogno si sottraggono al loro dovere di alleati, il capo della Casa Bianca riscopre antiche partite imperiali per usarle come arma di ricatto.
L’ultimo e più clamoroso caso riguarda la Spagna, quella del “no alla guerra” sillabato dal presidente del governo Pedro Sánchez. Seguito dal rifiuto di far atterrare nelle proprie basi i bombardieri strategici americani B-51 e B-52 in rotta verso l’Iran. Trump ha dato ordine al Pentagono di valutare la sospensione del Regno di Spagna dall’Alleanza Atlantica.
Minaccia puramente politica, visto che il trattato Nato del 1949 non prevede alcuna clausola sospensiva, tantomeno espulsiva. Ma si sa: le regole e la sua stessa costituzione non interessano il presidente, vincolato solo “alla mia moralità e al mio spirito”.
Non basta. Alcuni analisti trumpiani hanno pubblicamente sostenuto che le enclavi nordafricane della Spagna, Ceuta e Melilla, incastonate in Marocco, debbono essere restituite alla sovranità di Maometto VI. Si tratterebbe di “territorio marocchino occupato”.
Tesi da leggere sullo sfondo della sempre più stretta intesa fra Washington e Rabat, specie in relazione alla disputa sull’ex Sahara spagnolo che oppone l’Algeria, sponsor dei saharawi, al Marocco, che lo tratta da parte integrante della nazione.
“America contro Europa”, il numero 3/25 di Limes
Le rappresaglie minacciate contro gli alleati “infedeli” non conoscono limiti.
Al Pentagono si ventila anche la restituzione delle britanniche Isole Falkland/ Malvinas all’Argentina. Alla faccia della “relazione speciale” anglo-americana, forse la vittima più illustre della crisi transatlantica.
Stati Uniti e Regno Unito formano infatti il cuore dell’Anglosfera, che include anche Canada, Australia e Nuova Zelanda. Molto più di una rimpatriata fra Londra e le sue ex colonie d’Oltremare. O, come si usa dire in famiglia, fra paesi divisi dalla stessa lingua.
L’Anglosfera è una formidabile quanto oscura rete intergovernativa che connette le funzioni vitali dei cinque soci. Perno ne sono i Five Eyes ( i cinque occhi ), nome in gergo dell’organizzazione che coordina le intelligence anglosferiche.
Immaginiamo che il grado di collaborazione fra Cia e Mi6 ( servizio segreto britannico ) non sia esattamente quello di un tempo. L’ostentata disistima di Trump per il premier laburista britannico Keir Starmer — forse all’ultimo giro di giostra — aggiunge veleno al tocco di sfregio personale con cui The Donald usa animare la sua erratica narrazione. Intanto Londra avverte che le Falkland non torneranno Malvinas. Rimarranno Territorio britannico d’Oltremare finché i locali non lo rifiuteranno via referendum. Quello del 2013 decretò una maggioranza del 99,8% in favore della Corona britannica. Tre i voti contrari.
Fra gli alleati europei si stanno studiando garanzie di assistenza reciproca.
Sentimento specialmente amaro per quei paesi del Nord-Est continentale, già satelliti di Mosca che alla fine della guerra fredda fecero carte false per entrare nella Nato, considerando l’ammissione nell’Unione Europea di secondaria importanza — prima i soldati poi i soldi.
Il premier polacco Donald Tusk si chiede se gli Usa siano “leali” nel difendere l’Europa. E intanto promuove con i colleghi Ue l’ipotesi di attivare in caso di aggressione russa l’articolo 42 paragrafo 7 del trattato sull’Unione Europea, che prevede meccanismi di mutuo soccorso più stringenti dell’articolo 5 della Nato.
Come sempre, la lettera di qualsiasi trattato conta poco, vale la sua interpretazione nel contesto vigente.
Oggi nessun alleato considera scontato il soccorso americano in caso di attacco nemico. Valuta invece possibile l’attacco americano al proprio territorio. Le minacce di Trump alla Danimarca hanno già portato alla mobilitazione di truppe europee, mentre Copenhagen sta perfezionando un piano di resistenza in forma di guerriglia contro l’invasore a stelle e strisce, in linea con le tattiche studiate dai canadesi.
Dopo il rifiuto di concedere agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella, seguito dai distinguo di Giorgia Meloni che tanto hanno amareggiato l’“amico Trump”, non ci stupiremmo se al Pentagono qualcuno ravvivasse l’idea di separare la Sicilia dall’Italia — progetto inglese stroncato nel 1943-44 proprio dagli americani. Per poi magari annetterla, coronando il sogno di Salvatore Giuliano.
Una versione di questo articolo è apparsa su la Repubblica il 26/4/2026.

Carta di Laura Canali – 2025
AGGIUNGIAMO UN BRANO DI QUESTO NUMERO ( AMERICA CONTRO EUROPA – APRILE 2025 ) DALL’INTRODUZIONE DI LUCIO CARACCIOLO IN CUI TRATTA DELLE NUOVE SFIDE PER L’AMERICA E LE GRANDI INCONGITE PER I SUOI ALLEATI
❝ Dopo cinque secoli di conflitti intraeuropei per l’egemonia mondiale la protezione americana ci ha evitato per ottant’anni di riprendere l’abitudine a regolare con le armi i nostri conti. Nulla ci assicura che lasciati a noi stessi saremo in grado di risparmiarci un altro girone degli orrori. L’ultimo.
Per le nazioni europee dotate di una certa idea di sé è allarme rosso. Il terrore che dopo aver semidistrutto l’Ucraina Mosca e Washington apparecchino un cessate-il-fuoco spacciabile per pace sulla testa e a spese degli europei spiega il patetico bellicismo di Berlino, Varsavia e Parigi. Con Roma fra due sedie e gli altri fuori gioco.
In questo giro di giostra sostenere la resistenza ucraina serve a scongiurare l’intesa russo-americana. Meglio una guerra giusta che una pace ingiusta. Fermo che a combatterla siano gli ucraini.
Assistiamo al crollo di Antieuropa, l’Impero europeo dellAmerica (Iea) fondato nel 1945 e consolidato nella Nato. Per Washington quella risorsa è virata in problema.
Ma gli Stati Uniti non pensano di ritirare gli oltre centomila soldati schierati nel Vecchio Continente, meno ancora rinunciare a dozzine di basi, installazioni, centrali di intelligence. Qualche taglio è possibile, non però in stile Musk. Almeno finché gli apparati di Washington vorranno difendere i propri interessi.
Stabilire la nuova carta geopolitica d’Europa a rivoluzione in corso sarebbe peccato d’arroganza. Ma confondere la speranza che qualcosa inceppi lo schiacciasassi trumpista con la fiducia nel ripristino dellOccidente d’antan è utopia. Quello schema è esaurito da tempo. Il trio Trump-Vance-Musk ha sancito la fine del globalismo missionario che i fatti hanno dimostrato irrealistico. (…)
La fine dell’Occidente è mentalmente acquisita su entrambe le sponde dello Iea. Tempi e modi delle ricadute materiali restano da verificare.
La transizione dell’America da fuoriclasse a Numero Uno inter non pares è retromarcia senza retrovisore. Se ti esibisci in tanto salto nel buio, vuol dire che ti senti prossimo alla fine. Coraggio della disperazione. Le reazioni degli europei mostrano più incoscienza che altro. Tempo di provare a recuperare il senso delle nostre posizioni, comunque divaricate. Come sono messe le famiglie atlantiche? Quattro osservazioni affidate alla confutazione del lettore.
La prima è che l’inversione del rapporto fra Stati Uniti e Russia da cari nemici a partner contro l’Europa sconvolge i neoatlantici del Nord-Est che scoprono scaduta l’assicurazione sulla vita contratta con Washington. Caso limite: se avessero saputo che l’Alleanza Atlantica è quella che pare sciogliersi al sole delle accidentate retrouvailles ( riconciliazioni ) russo-americane gli ucraini avrebbero fatto carte false per entrarci? Quanto alle avanguardie antirusse che dalla Scandinavia scarrellano verso il Mar Nero, con Polonia perno sub-imperiale e baltici novelli arditi (o la vittoria o tutti accoppati), il loro iperamericanismo strumentale, che non ha mai commosso Washington, non fa più senso. Genera anzi sindromi depressive alternate a fughe in avanti. (…)
La seconda è che i britannici orripilati dai bifolchi al timone delle former ( ex ) colonies stanno seriamente valutando se dichiararsene indipendenti.
Nei club della City si alza la voce contro i parvenus attendati a Washington. Clima simile fra i colossi dell’Anglosfera, quali il Canada da Trump minacciato di annessione o la stessa Australia, poco interessata al ruolo di vedetta anticinese flottante nel Pacifico sempre meno anticinese, tanto da invitarsi il 27 marzo al vertice parigino dei «volenterosi».
A Canberra ( Australia ) si studia da vicino il vertice trilaterale del 22 marzo a Tōkyō fra i capi delle diplomazie nipponica, cinese e sudcoreana. Prove di mini-componenda asiatica?
Quanto a Londra, l’accostata di Starmer verso Macron, pallida entente cordiale all’ombra delle rispettive Bombe per offrirsi timonieri dell’arca dei «volenterosi» restringe la Manica. Segue il Canada in versione neogollista che eccede persino i québécois (qualcuno giura di aver captato il grido «Vive le Canada Libre!» sorgere dalla tomba del Generale a Colombey-les-Deux-Églises).
Il nuovo premier di Ottawa, Mark Carney, già governatore della Banca d’Inghilterra, snobba Washington e spunta a Parigi per la sua prima visita all’estero.
Intanto Carlo III pianta un acero rosso, simbolo del Canada, nel giardino di Buckingham Palace e maneggia il timone della portaerei Prince of Wales con la divisa appesantita da onorificenze canadesi. Manca solo la Nuova Zelanda perché i quattro partner dell’Anglosfera si smarchino dagli Stati Uniti.
Che fine faranno i Five Eyes, esclusivissimo club delle intelligence anglosferiche a trazione americana? Per ora sono strabici. L’America guarda sé stessa. Gli assi visivi degli altri fluttuano nel vuoto.. ❞

Canberra, capitale dell’Australia, vista dal Monte Ainslie
https://www.flickr.com/photos/3-bs/52072528695/

Fogliame autunnale a Canberra, sobborgo di Moncrieff a Canberra, ACT, Australia.

Museo Nazionale dell’Australia ( 2001 ) narra la storia sociale di questa nazione ed è
anche uno degli edifici moderni più belli della città.
– Own work

Il parco della città di Canberra che ogni anno fiorisce in questa forma meravigliosa: è il
Commonwealth Park. E’ la più grande festa dei fiori dell’Emisfero sud.
