ANSA.IT — 20 APRILE 2026 – 21.44
https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/04/20/alta-attenzione-del-colle-sugli-incentivi-agli-avvocati-che-seguono_2956ed8b-e64e-43bf-9d25-b2402d59dbac.html
Decreto sicurezza: altolà del Colle, arriva un emendamento di modifica.
La svolta dopo il colloquio di Mattarella con Mantovano: ‘Così non va’.

Una veduta esterna del Palazzo del Quirinale
Altolà del Colle sul decreto sicurezza.
E il governo cerca di correre ai ripari con un emendamento di modifica. Sotto i riflettori c’è la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Da giorni è acceso il faro del Quirinale e – in giornata – la sola ipotesi che Sergio Mattarella avrebbe potuto non controfirmare il provvedimento in assenza di modifiche sostanziali a questa disposizione è bastata ad imprimere una svolta.
La maggioranza inizia a lavorare senza sosta ad un ventaglio di possibilità per superare l’impasse, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sale al Colle per incontrare il capo dello Stato, molto contrariato per le norme sui rimpatri, ‘così non va’, si racconta in ambienti parlamentari che abbia detto al suo interlocutore. Alla fine, in extremis, spunta l’idea di un emendamento in commissione per modificare la disposizione incriminata. I tempi tecnici, si ragiona in ambienti del governo, ci sarebbero con la possibilità di votare il provvedimento con l’emendamento in questione alla Camera tra giovedì e venerdì e chiudere la partita al Senato – con una corsa contro il tempo – entro sabato 25, il giorno in cui il decreto decadrebbe senza il varo definitivo del Parlamento.
IL FATTO QUOTIDIANO — 20 APRILE 2026 — 21.16
Dl Sicurezza, il Colle obbliga il governo al dietrofront: verso un emendamento per cancellare la norma pro-remigrazione
Mattarella riceve Mantovano e minaccia di non firmare la conversione in legge. Con la modifica il decreto tornerà al Senato: corsa contro il tempo per evitare la decadenza

La norma pro–remigrazione rischia di far saltare la conversione in legge del nuovo decreto Sicurezza. Dopo le perplessità fatte filtrare dal Quirinale, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano si è recato al Colle per un colloquio con il capo dello Stato Sergio Mattarella, pronto a non firmare il provvedimento – come ha anticipato il Fatto – se al suo interno resterà la previsione, introdotta durante l’esame al Senato, di un compenso economico agli avvocati che assistono gli stranieri nelle procedure di rimpatrio volontario.
Così alla Camera, su richiesta delle opposizioni, è stata sospesa la seduta congiunta delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia che stanno discutendo a velocità lampo il testo, da convertire entro il 25 aprile pena la decadenza. A quanto si apprende, il governo sta lavorando a un emendamento soppressivo per modificare la norma, che obbligherà il provvedimento a tornare al Senato in terza lettura con tempi ridotti all’osso: al Colle, infatti, non è bastato l’impegno a intervenire con un provvedimento successivo. Il decreto è atteso in Aula a Montecitorio martedì mattina: le Commissioni attendono le decisioni finali per procedere poi con una seduta notturna.
Le proteste delle opposizioni
Nel pomeriggio, la notizia della “missione” di Mantovano al Colle ha portato il centrosinistra a chiedere all’unisono la sospensione dei lavori, accordata fino alle 21 dal presidente della Commissione Giustizia Ciro Maschio (Fratelli d’Italia) “in attesa di eventuali decisioni formali”. Dopo l’articolo del Fatto che pronosticava il rifiuto di Mattarella di firmare il testo, i deputati di opposizione avevano chiesto di “verificare con governo e presidente della Camera” se ci fossero “le condizioni per proseguire l’esame del provvedimento e per evitare un conflitto istituzionale da scongiurare assolutamente”, come ha spiegato Filiberto Zaratti, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Commissione Affari costituzionali.
Dal M5s è intervenuta Carmela Auriemma: “Siamo preoccupati”, ha detto, chiedendo “un supplemento di riflessione” per scongiurare “uno strappo brutto e doloroso”.
Anche Federico Gianassi, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia, insiste sulla “necessità di fermare i lavori per tutti gli accertamenti del caso. Stiamo discutendo di una norma che anche Forza Italia, attraverso il suo capogruppo Costa, ha messo in discussione affermando che deve essere modificata. Siamo al caos e allora ci chiediamo: perché non fermarsi e approfondire davvero? Perché procedere senza chiarire nodi così rilevanti?”. Ma dal presidente della Commissione Affari costituzionali, Nazario Pagano di Forza Italia, era arrivata una netta chiusura: “Se mi si chiede di sospendere i lavori soltanto per indiscrezioni giornalistiche, è chiaro che non posso farlo“, ha tagliato corto.
Schlein: “Maggioranza in confusione”
Dal Pd è intervenuta la segretaria Elly Schlein: “Il centrodestra è in stato confusionale, i partiti della maggioranza sono tutti occupati a risolvere i loro guai e beghe interne, mentre la linea al governo provano a dettarla Casapound e Vannacci. Dopo la sonora sconfitta referendaria, incurante del voto degli italiani, il governo ci riprova sulla giustizia.
Adesso tenta di rimetterci le mani per costringere gli avvocati a farsi esecutori della volontà politica, minando il principio costituzionale del diritto alla difesa. Va ricordato a Meloni che gli avvocati sono chiamati a difendere i diritti e gli interessi del proprio assistito, e non del governo di turno”, affonda.
Il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia parla di “una aberrazione”: “Un decreto che piega la funzione dell’avvocato, mette in discussione l’indipendenza della difesa e rende più fragile il diritto di difesa dei più vulnerabili, non garantisce più sicurezza ma crea solo un arretramento delle garanzie costituzionali. Per queste ragioni insistiamo e chiediamo con forza che questo decreto non venga convertito. Ci aspettiamo che alcune forze di maggioranza prendano atto che questo è un provvedimento autoritario e culturalmente fascista. Se la maggioranza non intende essere ricordata per aver calpestato e piegato il diritto alle esigenze del potere, lo dimostri con un atto chiaro: lasci decadere questo provvedimento”, chiede.
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IL FATTO QUOTIDIANO — 20 APRILE 2026 — 21.16
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