Maria Callas, O mio babbino caro — da Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, prima a New York al Metropolitan, 1918 – + altro

 

 

 

 

 

 

MARIA CALLAS

 

 

*** GIANNI SCHICCHI – E’ una opera comica  del chiamato  TRITTICO :
sono tre opere in un atto di Giacomo PucciniIl tabarro su libretto di Giuseppe AdamiSuor Angelica e Gianni Schicchi su libretto di Giovacchino Forzano.

 

 

 

una scena del Gianni Schicchi del 1918 : ” I parenti  di Donati stanno ascoltando il testamento ” ( in verità chi parla nel letto del morto è Gianni Schicchi )

 

 

 

O mio babbino caro, cantato da Frances Alda nel 1919

 

 

 

disegno per la copertina del testo di Peter Hoffer, 1954
Archivio Storico Ricordi
Wikipedia

 

 

 

 

O mio babbino caro è un’aria dell’opera Gianni Schicchi (1918) di Giacomo Puccini, su libretto di Giovacchino Forzano. La canta il personaggio di Lauretta, rivolgendosi al padre Gianni Schicchi, quando lo scontro tra quest’ultimo e la famiglia Donati giunge a un punto tale da mettere a rischio la sua storia d’amore con Rinuccio Donati. Vuole convincerlo a fare finta di essere Donati e dire le sue volontà a favore dell’innamorato come fosse lui il morto – (  che tra l’altro è lì con lui nel letto ).

 

Testo

O mio babbino caroMi piace è bello, belloVo ‘andare in Porta RossaA comperar l’anello!Sì, sì, ci voglio andare!E se l’amassi indarnoAndrei sul Ponte VecchioMa per buttarmi in Arno!Mi struggo e mi tormentoO Dio, Vorrei morir!Babbo, pietà, pietà!Babbo, pietà, pietà!

 

da : https://it.wikipedia.org/wiki/O_mio_babbino_caro

 

 

11 dicembre 1919
Leopoldo Metlicovitz – https://en.wikipedia.org/wiki/File:Schicchi_original_cover.jpg
Wikipedia

 

La prima assoluta ha avuto luogo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York.

 

 

Trama

undefined1918, Kathleen Howard nel ruolo di Zita (Metropolitan Opera Archives)-  PRIMA DELL’OPERA-
Zita è una persona sui 60 anni, cugina di Buoso Donati– contralto

 

 

 

 

trama:

 

1º settembre 1299. Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i propri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti.

 

Inizialmente Schicchi rifiuta di aiutarli a causa dell’atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, dell’aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova». Ma le preghiere della figlia Lauretta (la celebre romanza «O mio babbino caro»), innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa. Dato che nessuno è ancora a conoscenza della dipartita, ordina che il cadavere di Buoso venga trasportato nella stanza attigua in modo da potersi lui stesso infilare sotto le coltri, e dal letto del defunto, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà.

Così infatti avviene, non senza che Schicchi abbia preventivamente assicurato i parenti circa l’intenzione di rispettare i desideri di ciascuno, tenendo comunque a ricordare il rigore della legge, che condanna all’esilio e al taglio della mano non solo chi si sostituisce ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i suoi complici («Addio Firenze, addio cielo divino»).

Schicchi declina dinanzi al notaio le ultime volontà e quando dichiara di lasciare i beni più preziosi – la «migliore mula di Toscana», l’ambita casa di Firenze e i mulini di Signa – al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi», i parenti esplodono in urla furibonde. Ma il finto Buoso li mette a tacere canterellando il motivo dell’esilio e infine li caccia dalla casa, divenuta di sua esclusiva proprietà.

Fuori, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente; mentre Gianni Schicchi sorridendo contempla la loro felicità, compiaciuto della propria astuzia.

 

 

DANTE –

«Mi disse: “Quel folletto è Gianni Schicchi,
e va rabbioso altrui così conciando”.»

 

 

 

chi è ..

Gianni Schicchi de’ Cavalcanti (… – prima del febbraio 1280) è stato un cavaliere medievale italiano, personaggio storico fiorentino del Duecento, citato anche da Dante Alighieri tra i personaggi dell’Inferno.

Era un cavaliere e non si conoscono molte notizie storiche circa la sua figura, ma a partire dalla citazione dantesca i successivi commentatori hanno ritratto una sua biografia che in larga parte ricalca il passo dell’Inferno (XXX, vv. 32-33 e 42-45). Nella bolgia dei falsari egli è condannato per la “falsificazione di persona” cioè per aver imbrogliato gli altri prendendo il posto di Buoso Donati il Vecchio.

 

La questione raccontata ampiamente dai chiosatori, seppur con qualche differenza ma sostanzialmente uguale, è che questo Schicchi fosse famoso per le imitazioni delle persone e che quando morì il ricchissimo vedovo e senza figli Buoso, egli, su richiesta dell’amico Simone Donati, nipote di Buoso, si intrufolò nel letto del defunto poco dopo la sua scomparsa e chiamato un notaio dettò testamento a favore di Simone, che venne puntualmente ratificato. Per sé pare che si facesse intitolare solo una giumenta (citata da Dante) che è un indice del carattere burlesco e da novella dell’accaduto.

A partire da questa storia, e con caratteri stilistici decisamente più lievi e ameni, Giacomo Puccini compose l’opera comica Gianni Schicchi, rappresentata nel 1918. Altra opera teatrale famosa è la commedia Gianni Schicchi di Gildo Passini che debuttò con successo a Milano nel 1922 al teatro Olympia, messo in scena dalla Compagnia Talli-Melato-Betrone.

 

 

William Bouguereau (La Rochelle, 30 novembre 1825 – La Rochelle, 19 agosto 1905), è stato un pittore  appartenente alla corrente dell’ Accademismo. Wikipedia

 

Quadro sopra è un dettaglio dell’opera : Dante e Virgilio di William-Adolphe Bouguereau (1850); Schicchi, coi capelli rossi, è ritratto mentre morde al collo  Capocchio
Sailko

 

CAPOCCHIO, PERSONAGGIO DELLA COMMEDIA DI DANTE
in breve:  “l’episodio di Capocchio nella Divina Commedia si chiude con la rapidissima e sconcertante scena di Gianni Schicchi che lo morde furiosamente alla nuca e lo riduce col ventre a terra, perché questa glielo ‛ gratti ‘ col suo fondo rude e petroso. ” ( Treccani )
E’ stato un alchimista che non riuscendo a produrre oro, si dedica alla falsificazione del metalli: per questo Dante lo mette tra i falsari.

altre notizie nel link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Capocchio

 

 

L’opera al Musée d’Orsay– titolo : Dante e Virgilio ( che qui si vedono sullo sfondo..)

 

William Bouguereau - Dante et Virgile

misure:  H. 280,5 ;  L. 225,3 cm.

 

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