Puntata dedicata al volume di Limes “In trappola”, in edicola, libreria e sul sito per gli abbonati digitali da sabato 11 aprile 2026.
L’imbuto iraniano risucchia l’America, mentre il mondo paga dazio per Hormuz. L’Italia annaspa nel Medioceano semichiuso. / Prima parte

IN TRAPPOLA
Il sommario del numero 3/26 di Limes, dedicato alla guerra tra America, Israele e Iran.
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SECONDA PUNTATA
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INDICE DEL VOLUME:
Articoli di questo volume:

Conversazione con Abdolrasool Divsallar, docente all’Alta scuola di Economia e Relazioni internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
a cura di Fabrizio Maronta, Roger Anton Calvello

Sulla nazione iraniana pesano in Occidente pregiudizi orientalisti che la riducono a cartolina senza storia. Impressionanti stereotipi tradiscono i caratteri di una formidabile civiltà. Le semplificazioni mostrano che a mancare di cultura storica siamo noi. Il caso Soraya.
di Marco Lauri

L’uccisione di Ali Khamenei ha unito il regime anziché distruggerlo. Leadership collettiva, centri di potere multipli e fazioni in equilibrio tengono in piedi il paese. L’invisibilità di Mojtaba e l’occasione di Ghalibaf. Il negoziato con gli Stati Uniti è inevitabile.
di Arash Azizi

La guerra ha accelerato la fine della teocrazia, già trasfigurata dalla graduale eclissi del ‘clero combattente’. Il potere è ora in mano alla fazione intransigente dei pasdaran. La strategia dell’escalation economica. La Guida suprema è una testa di legno.
di Nicola Pedde

Malagestione, corruzione e repressione hanno eroso la fiducia del popolo nel governo. Ma oggi gli iraniani fanno quadrato attorno al regime, perché rifiutano le ingerenze e temono di finire come l’Iraq. La resa dei conti interna è rinviata.
di Arash Kiani

Il khomeinismo ha reso le fondazioni caritatevoli islamiche un pilastro socioeconomico della rivoluzione, fonte di consenso interno e influenza esterna. L’origine del sistema. La natura parastatale, garanzia di irriformabilità. Chi sottovaluta le bonyad sottovaluta il regime.

L’opposizione in esilio è un arcipelago di memorie e un campo di battaglia identitario. L’egemonia monarchica pro Pahlavi, alimentata dai media, scommette sull’asse Israele-Stati Uniti per imporre il cambio di regime.

Netanyahu usa la guerra con l’Iran per garantirsi la sopravvivenza politica. L’alleanza con la destra messianica, l’attacco alla magistratura e l’allineamento dei media. Il paragone con Churchill non regge. Perché il futuro dei palestinesi è il vero nodo irrisolto.
di Noa Limone

Conversazione con Raz Zimmt, Senior Researcher all’Institute for National Security Studies di Tel Aviv.
a cura di Fabrizio Maronta, Giuseppe De Ruvo, Michelangelo Genone

La guerra in Iran rompe gli equilibri e intensifica la rivalità turco-israeliana. Cresce l’influenza di Ankara in Medio Oriente e si moltiplicano i punti di attrito con Gerusalemme. I legami tra apparati di sicurezza. Il caso degli F-35 e il nodo delle monarchie del Golfo.
di Rémi Daniel

Crocevia delle rotte marittime, l’isola è oggi campo avanzato del caos mediorientale. Tra milizie iraniane e pressioni turche, Nicosia scivola nell’orbita strategica, economica e tecnologica di Israele. Cresce il malcontento sociale. Le pressioni di Washington e il distacco da Mosca.
di Lorenzo Noto

Conversazione con Justin Logan, direttore Studi difesa e politica estera al Cato Institute.
a cura di Federico Petroni

Rapporto da Notre Dame, cuore del cattolicesimo conservatore statunitense. Nonostante gli influenti fedeli di Roma nel governo Trump, è Israele la vera religione politica dei repubblicani. Vietato criticarlo. L’Apocalisse al Pentagono.

Impantanato in casa e in Medio Oriente, Trump consente a Pechino di restare agganciata alle filiere tecnologiche statunitensi, di dedicarsi alle sfide interne e al potenziamento militare. L’Ai secondo Confucio. Rubio e la spada di Chiang. Xi si affida a Mencio e Sunzi.
La produzione globale di energia oggi eccede la domanda. Ma mercati liquidi e interconnessi, basati sul trasporto via mare, non eliminano la variabile geografica. La concentrano piuttosto in pochi nodi critici. Risultato: le crisi regionali diventano shock globali.

Petrolio e gas, certo. Ma anche fertilizzanti, polimeri, alluminio, prodotti chimici, materiali da costruzione. Il blackout delle rotte aeree. Europa e Asia piangono, ma l’America non ride. Chi ci guadagna e chi rischia la fame.

Mosca teme che Teheran collassi. A rischio progetti eurasiatici, stabilità e influenza regionali. Sostegno bellico, ambizioni negoziali del Cremlino e contrapposizioni interne. Dai disegni egemonici occidentali alle ambivalenze con la Cina.

Anṣār Allāh può entrare in guerra al fianco di Teheran in tre modi: riprendendo l’offensiva contro Israele, attaccando gli Stati del Golfo o chiudendo Bāb al-Mandab. Interdire lo Stretto sarebbe il ‘punto di non ritorno’.

Fulcro del secessionismo del Sud e specchio delle fratture interne, la città è oggi disputata tra sauditi ed emiratini. Le glorie precoloniali e il lascito britannico. L’importanza per le rotte del greggio e la variabile ḥūṯī. Da qui passa il futuro del paese.
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Al-‘Uwaynāt è oggi il corridoio attraverso cui la guerra civile sudanese si salda alle crisi di Libia, Corno d’Africa e Mar Rosso. Nel silenzio internazionale, il deserto sahariano diventa il nuovo laboratorio delle guerre per procura.
La scelta del nemico definirà le traiettorie sempre più competitive di Arabia Saudita ed Emirati. MbS teme l’espansionismo dello Stato ebraico, alimentato dal cavallo di Troia emiratino. Netanyahu mette i sauditi nel mirino insieme ai turchi.

Lo scalo giuliano spicca come snodo commerciale, energetico e militare tra Mediterraneo, Mitteleuropa e Balcani. Il suo vantaggio dipende dalla stretta interazione tra porto, industria, logistica e ferrovie. All’insegna della competizione con Fiume e Capodistria.
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Limes ci rende sempre un po’ meno ignoranti sulle questioni geopolitiche del nostro tempo.