MICHELE GAMBIRASI, Ávila e Abukeshek ostaggi di Israele: «Sono terroristi» Gli avvocati di Adalah: «Hanno il corpo pieno di lividi, sono rimasti legati a terra tutto il viaggio». Presentato ricorso alla Cedu contro l’Italia. IL MANIFESTO  3 MAGGIO 2026

 

 

 

 

IL MANIFESTO  3 MAGGIO 2026
https://ilmanifesto.it/avila-e-abukeshek-ostaggi-di-israele-sono-terroristi

 

 

Ávila e Abukeshek ostaggi di Israele: «Sono terroristi»

 

 

 

 

Saif Abukeshek e Thiago Avila al porto di Barcellona prima della partenza della Sumud – Lorena Sopêna/Ap

 

 

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Dopo oltre due giorni di navigazione sono giunti in Israele Thiago Ávila e Saif Abukeshek, i due membri della Global Sumud Flotilla catturati mercoledì notte insieme ad altre 173 persone ma non rilasciati a Creta come i propri compagni. Le autorità israeliane hanno trattenuto i due sulla corvetta della marina e li hanno portati nel carcere di Shikma dove sono arrivati ieri mattina. Prima di quel momento per quarantotto ore nessuno ha avuto loro notizie né ha potuto parlarci.

IN CELLA hanno ricevuto la visita delle rispettive ambasciate e degli avvocati dell’associazione legale israelo-palestinese Adalah. Entrambi hanno raccontato le brutalità dell’esercito israeliano: Ávila, con passaporto brasiliano, è stato trascinato per l’imbarcazione con il volto a terra e ripetutamente picchiato dai militari al punto di essere svenuto due volte. «Quando l’ho incontrato era pieno di lividi ben visibili su tutto il corpo e sull’occhio sinistro che era tumefatto. Ora si trova in una cella priva di finestre», racconta Lubna Tuma, l’avvocata di Adalah che gli ha fatto visita. «Da quando è stato catturato a largo della Grecia è stato messo in isolamento, con le mani legate e bendato. È stato interrogato dallo Shin Bet, il servizio di intelligence israeliano, che lo ha accusato di essere affiliato ad un’organizzazione terroristica. Poi gli hanno detto che lo avrebbe interrogato anche il Mossad, i servizi esteri. Tuttavia quando abbiamo chiesto informazioni sui loro capi d’accusa, si sono rifiutati di darcele», prosegue Tuma.

LO STESSO TRATTAMENTO è stato riservato ad Abukeshek, cittadino spagnolo e svedese, nato a Nablus in Cisgiordania. Anche lui è dovuto rimanere legato, bendato e sdraiato a terra con il volto sul pavimento dal momento della cattura sino all’arrivo in carcere ieri mattina. Lo Shin Bet ha accusato anche lui di essere parte di un’organizzazione terroristica. Entrambi sono entrati in sciopero della fame e questa mattina è prevista l’udienza davanti al tribunale civile che stabilirà i tempi della loro prigionia. «Sappiamo che verrà chiesto un prolungamento della detenzione, ma non sappiamo di quanto: potrebbero essere settimane come giorni, ma non ci è stata data alcuna informazione e lo scopriremo in aula. Noi ci opporremo al trattenimento e chiederemo che vengano liberati» conclude Tuma.

IL CASO, però, ha anche un suo lato tutto italiano. Perché entrambi erano partiti da Augusta a bordo della Eros 1, battente bandiera italiana. E da lì la notte di mercoledì sono stati prelevati e portati in Israele. Dunque in base al diritto del mare i due si trovavano sotto la giurisdizione italiana, un principio ribadito anche all’interno dello stesso codice di navigazione italiano. Ieri il team legale della Flotilla ha quindi presentato un ricorso urgente contro l’Italia alla Corte europea dei diritti umani: i due si trovavano sotto la sua giurisdizione, pertanto spetterebbe a Roma adottare tutte le misure possibili per prevenire che ne vengano violati i diritti fondamentali.

IN QUESTO CASO sarebbero state due le violazioni lampanti: la proibizione della tortura, e il rischio per la vita. Questo in particolar modo per Abukeshek, nato in Palestina: a fine marzo Israele ha reintrodotto la pena di morte per chi «intenzionalmente causa la morte di una persona con l’intento di negare l’esistenza dello stato di Israele». Date le circostanze, scrivono gli avvocati che hanno presentato il ricorso, «che la sua vita sia a rischio non può essere ridotto a semplice ipotesi. Al contrario deve essere considerato un rischio reale». Per quanto riguarda la tortura i legali hanno richiamato il trattamento che i militari israeliani hanno riservato agli attivisti delle missioni umanitarie dal 2008 in poi. In quest’occasione, oltre ad Avila e Abukeshek, almeno trentadue persone sono state ferite e uno di loro è stato ricoverato in ospedale con le costole fratturate.

LE AUTORITÀ ITALIANE, hanno scritto i legali, erano state avvistate tempestivamente di quanto stava avvenendo «ma non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione». Gli avvocati hanno formalmente avvisato le autorità italiane dell’abbordaggio alle 23.15 di mercoledì, contattando sia la Farnesina sia le ambasciate in Grecia, Israele e a Cipro. Una seconda comunicazione è stata inviata la sera successiva, chiedendo che venissero adottati tutti gli strumenti per proteggere gli attivisti, compresi quelli stranieri catturati su barche con bandiera italiana. In nessuno dei due casi è arrivata una risposta. La richiesta del ricorso urgente è che il governo si attivi adesso.

IERI MATTINA la Flotilla ha organizzato un presidio davanti alla Farnesina, e il deputato dem Arturo Scotto (che partecipò alla missione di ottobre) ha preparato un’interrogazione parlamentare che depositerà nei prossimi giorni. Le opposizioni già giovedì mattina, dopo l’assalto, hanno chiesto che il governo venga in Aula a riferire. Ma dopo l’autunno di piazze per la Palestina anche la primavera di mobilitazione si prepara a ripartire: le rimanenti barche della Flotilla sono pronte a ripartire. «Avevamo milioni di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo due in più» ha detto ieri Luca, attivista della Sumud, collegato al telefono con il presidio. Già in questi giorni le città italiane si sono mobilitate: ieri a Venezia c’è stata una protesta davanti al consolato greco; a Bari sono stati attivati dei presidi permanenti ogni giorno alle 18 davanti al teatro Petruzzelli. Le date a cui si guarda sono quelle del 15 e 16 maggio, per le quali ci sarà una chiamata internazionale alla mobilitazione nel giorno dell’anniversario della Nakba paklestinese del ’48.

 

*** POST DEL MANIFESTO

 

 

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