IL NOSTRO DIDI’ –

 

 

 

2015 — foto di STE

 

 

2022 – forse../ foto Mario

 

 

Anche il nostro Didì fa ogni tanto delle facce da strappar le lacrime al mondo, ma in lui è tutta una scena per avere coccole, o anche qualcosa godurioso da mettere in bocca, ma soprattutto carezze: starebbe ore a farsi dire, mentre lo accarezzi : ” povera gioia, povero povero.. ” con tutte le diverse variazioni, tipo : ” sei il cane più bello del mondo “, ” sei fiero, ardito “, ” sei straordinario “,  e qui è quando scodinzola di più..
E’ un attore consumato, queste faccine da derelitto le fa soprattutto quando lo sgridi per qualcosa che lui sa di aver sbagliato, come adesso — è vecchietto e le sue funzioni di scarico hanno scelto la libertà –   Ho appena visto – che ha fatto due volte la pupù in sala e la pipì in cucina:  tutto in una volta ! La faccia che mi ha fatto è proprio del cane abbandonato senza neanche un collare, l’ultimo del mondo.. E chi non lo terrebbe abbracciato per sempre, soprattutto oggi che ci ha lasciato da qualche anno ?
Come sempre accade con le morti, l’unica consolazione che resta è che lo abbiamo letteralmente ” adorato “. Mi viene in mente, poverino, che gli ultimi mesi ogni due passetti doveva fare la pipì, se lo tenevo in braccio non la faceva. Amore per il braccio ma anche affetto per me, non vi pare ? Ho bisogno di sentirmi perdonata.

Non voglio dire strampalatezze: ma lui era il ” mio tu ideale “, con lui stavo sempre bene, lo amavo e lui anche.  Una vera reciprocità continua che non è di questo mondo.  Ce l’hai con alcuni rarissimi amici o, anche con alcuni familiari, ma con gli uni non ci abiti, e con gli altri, si tratta di momenti rari.  Con Didì era ” sempre “:  forse perché io ho un’anima da cane, lui si è trovato bene con un altro suo simile e si è rassegnato che non avessimo la stessa faccia. A me , la sua, è sempre parsa bellissima.

Ho dentro una gran pena: di averlo lasciato solo nella notte in cui è morto.
Stava male, il veterinario ci ha consigliato una clinica per cani ad Imperia- mi pare. Arrivati lì, la visita; poi ci hanno detto che dovevamo lasciarlo lì tutta la notte, ho chiesto di portarlo a casa: non era possibile perché doveva rimanere immobile fino al mattino quando avrebbero fatto l’intervento. L’ho tenuto molto tempo in braccio, gli ho parlato, poi mi sono dovuta rassegnare. Alla mattina alle 7 mi chiamano di andare subito che sta morendo– Siamo andati subito, grazie ad un amico,  ma era già morto. Era la prima volta che stava da solo, senza famiglia, e questo deve aver affrettato le cose.
Questa pena me la porterò sempre dentro.

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