ANSA.IT – 25 maggio 2026   — 18.10 — Comunali, chiusi i seggi, la diretta dello spoglio – Liveblog. Il voto coinvolge quasi 750 Comuni e 18 capoluoghi **** ROCCO VAZZANA, La sinistra si è arresa prima di iniziare. Il Manifesto, 25 maggio- ore 16.00

 

 

 

ANSA.IT – 25 maggio 2026   — 18.10 — COMUNALI — RISULTATI –

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Comunali, chiusi i seggi, la diretta dello spoglio – Liveblog.

 

Il voto coinvolge quasi 750 Comuni e 18 capoluoghi.

 

 

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Un momento dello spoglio a Messina

 

 

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IL MANIFESTO — REGGIO CALABRIA ( inviato ) — 25 maggio 2026 — ore 16.00 ca

https://ilmanifesto.it/a-reggio-calabria-la-sinistra-si-e-arresa-prima-di-iniziare-a-giocare

 

A Reggio Calabria la sinistra si è arresa prima di iniziare a giocare

 

Il candidato di centro destra di Reggio Calabria Cannizzaro foto Ansa

Il candidato di centrodestra di Reggio Calabria Cannizzaro – Foto Ansa

 

Le urne si sono appena aperte ma Reggio Calabria ha già un nuovo primo cittadino. O almeno questa è la netta sensazione che ti arriva in faccia camminando per le vie del centro o della periferia. Francesco Cannizzaro – vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, responsabile nazionale per il Sud del partito e segretario regionale in Calabria – sembra avere già la fascia tricolore addosso.

E non solo per la naturale spocchia con cui il candidato parla già come se fosse sindaco da settimane, ma soprattutto per l’incredibile rassegnazione con cui i suoi avversari fanno i calcoli meticolosi nella speranza che al primo turno non vada oltre il 56% delle preferenze.

 

PERCHÉ A SFIDARE, se così si può dire, Cannizzaro ci sono ben tre candidati:

Domenico Battaglia (Pd),

sindaco facente funzioni uscente dopo l’elezione di Giuseppe Falcomatà al consiglio regionale, sostenuto dal centrosinistra senza Movimento 5 Stelle (che qui non riesce a presentare nemmeno una lista);

Eduardo Lamberti Castronuovo, imprenditore della sanità e proprietario di una tv privata locale, spinto da due liste civiche centriste;

Saverio Pazzano, civico di sinistra e consigliere comunale uscente del movimento “la Strada”.

Tutte comparse, di fronte a “Ciccio” Cannizzaro, che per settimane ha costruito una campagna elettorale quasi macchiettistica, fatta di invocazioni alla «Madonna della consolazione», «benedizioni» del popolo, inaugurazioni di infrastrutture realizzate da altri, strali contro gli avversari (Bonelli il più bersagliato, perché, citazione testuale, «è litigato con l’italiano», inteso come lingua»), promesse di investimenti per progetti effimeri quanto poco credibili (cabinovie per collegare le zone collinari della città al mare, attrazione dei grandi vettori croceristici, costruzione di mega opere).

Praticamente un luna park a cielo aperto in una città in cui manca l’acqua a ciclo continuo in molti quartieri, i neet che non studiano né lavorano sfiorano il 33% e il 24% dei cittadini espatria regolarmente fuori regione per potersi curare.

Eppure, dopo 11 anni abbondanti di amministrazione di centrosinistra, sembra che i reggini abbiano voglia di voltare pagina, tornando ad abbracciare quella destra esuberante che nel primo decennio dei Duemila aveva provocato un dissesto finanziario certificato dalla Corte dei Conti (per 679 milioni di euro) e lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose («un atto politico che ha ammazzato la città», per l’aspirante sindaco).

 

UN RITORNO AL PASSATO che Cannizzaro rivendica, ostentando l’amicizia con Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio ed ex governatore della Calabria, condannato a 4 anni e 7 mesi di reclusione per falso in atto pubblico.

Una volta scontata la pena Scopelliti è tornato in pista, anche se non in prima persona, attraverso la costituzione di una lista, Reggio Futura, schierata al fianco di Cannizzaro.

È solo uno degli 11 simboli che sosterranno il deputato, oltre a Fi, FdI, Lega e Azione. Sì, perché il partito di Carlo Calenda da queste parti ha già oltrepassato il Rubicone, posizionandosi comodamente al fianco della destra di Tajani, Meloni, Salvini e anche oltre.

Perché all’interno della lista civica che porta il nome di Cannizzaro, a Reggio c’è pure un po’ di Casa Pound, con un candidato, Antonino Marcianò, leader di un movimento locale dall’acronimo evocativo Nfp (che in questo caso però sta per Nuovo fronte politico), che in campagna elettorale ha voluto accanto a sé nientepopodimeno che Gianluca Iannone, leader indiscusso dell’organizzazione del fascismo del terzo millennio, ospite di un evento a porte chiuse in un pub trasformato in segreteria politica.

 

MA A REGGIO NESSUNO arrossisce per la vergogna. Non arrossisce Calenda e non arrossiscono tutti i ministri e i leader che in queste settimane si sono avvicendati in città per sostenere il campione forzista dalla carriera politica fulminante, iniziata oltre vent’anni fa nel piccolo comune di Santo Stefano in Aspromonte. Sul lungomare dal quale, un giorno, il capo della Lega vorrebbe ammirare il Ponte sullo Stretto sono arrivati in processione per Cannizzaro:

il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, quello del Turismo Gianmarco Mazzi, il vice ministro del Made in Italy Valentino Valentini e l’immancabile vice premier Matteo Salvini.

 

Con il leader del Carroccio, Cannizzaro ha raccontato di aver «bevuto un gin tonic in un lido», come ai tempi del Papeete, e «messo a terra un cronoprogramma per portare a casa fondi che in 20 giorni cambieranno il volto della città». Perché col centrodestra al governo del Paese, della Regione (con Occhiuto) e a breve del Comune, sulla città pioveranno milioni di finanziamenti, è il sottotesto delle promesse del quasi sindaco pronunciate davanti a una folla in festa e qualche croce celtica al collo. Non un’idea, non un progetto, non una visione, ma un atto di fede garantito dall’uomo della provvidenza pieno di amici che contano a Roma. Come Antonio Tajani, arrivato in Calabria una settimana fa per incoronare segretario regionale il suo candidato in piena campagna elettorale.

 

MA SE A DESTRA TUTTI fanno a gara per un selfie con Cannizzaro, a sinistra si registra la morte civile. Non un leader nazionale del Pd, fatta eccezione per Francesco Boccia, se l’è sentita di mettere la faccia. E a ben guardare, nemmeno un big locale. Un’arrendevolezza imbarazzante per Battaglia. «È vero, forse il Pd avrebbe dovuto prendere per mano la coalizione più che puntare a costruire una lista forte capace di portare a casa un buon risultato» nonostante la sconfitta, spiega al manifesto il candidato sindaco dem, dopo il comizio in piazza Duomo. Del resto, in assenza di competitor interni (solo 3 partiti, Pd, Avs e renziani e 3 civiche) sarà difficile fare brutta figura per i dem. «In questi 11 anni abbiamo aperto quattro asili nido comunali in una città in cui se ne contavano zero e altri 7 verranno aperti entro il prossimo anno. Abbiamo risanato un bilancio disastrato e costruito opere importanti», aggiunge. Eppure, di argomenti per provare almeno a giocare questa partita il centrosinistra ne avrebbe avuti parecchi. A partire dall’autonomia differenziata, passata alla Camera con il sì di tutte le forze che sostengono Cannizzaro (lo stesso deputato candidato non ha votato contro ma è uscito dall’aula) e con la benedizione di Occhiuto.

«Noi abbiamo provato a parlarne in campagna elettorale», ci spiega Demetrio Delfino, segretario reggino di Sinistra italiana e candidato consigliere con Avs, «Cannizzaro a Roma sta con Calderoli, a Reggio fa finta di non conoscerlo. Noi abbiamo fatto tutto il possibile». E tra le cose possibili fatte da Avs c’è stato il sostegno dei leader. Gli unici volti nazionali arrivati in città per Battaglia sono stati quelli di Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli ed Elisabetta Piccolotti.

Dal Nazareno non si è fatto vedere nessuno. Del resto, a quanto pare, Reggio ha già un nuovo sindaco.

 

 

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