Oggi Taranto ha alzato la voce per ricordare Bakary Sacko.
foto, gentilmente imprestata da :

@soumi_ds / link x

SAKO BAKARY ( 35 anni, Mali, residente regolarmente in Italia )
Ammazzato a piazza Fontana, a Taranto, città vecchia.
foto da : Collettiva
LA 7 PIAZZA PULITA — 14 maggio 2026 –
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DA : CRONACHE TARANTINE / LINK IN FONDO
La città vecchia canta il nome di un uomo che non c’è più, sotto la pioggia Taranto si è stretta per Sako Bakary
Scritto da Pierpaolo D’Auria
14 Maggio 2026

Foto Studio Ingenito
La manifestazione, promossa dal Coordinamento Libera Taranto, dall’Associazione Babele APS, da Mediterranea Saving Humans Taranto e dalla Comunità africana di Taranto e provincia, ha raccolto il mondo dell’associazionismo, i sindacati, rappresentanti delle istituzioni e soprattutto le tante associazioni di cittadini africani che vivono e lavorano nel territorio. C’era anche don Emanuele Ferro, parroco della cattedrale di San Cataldo, che nei giorni scorsi aveva parlato con parole dure e insieme cariche di civismo, ricordando che Taranto è anche accoglienza, relazione, responsabilità.
Tra la folla, in silenzio, c’era il fratello di Bakary. Scosso, incapace di parlare. «Non ci sono più parole», ha sussurrato a chi gli era vicino.
Remo Pezzuto, coordinatore di Libera Taranto: «Siamo qui per interrogarci come comunità. Che cosa sta diventando Taranto? E soprattutto: che cosa vogliamo che diventi?». Ha ricordato Bakary come «un uomo di 35 anni, un bracciante agricolo del Mali, che si alzava all’alba per andare a lavorare. Aveva scelto la strada più difficile e dignitosa: quella della fatica e della responsabilità». Eppure quella vita «è stata spezzata con una violenza brutale». Le indagini, ha detto, «ci stanno raccontando una verità che fa ancora più male: dietro questo omicidio ci sono giovanissimi ragazzi». Per Pezzuto, questa non è solo una vicenda criminale: «È una sconfitta collettiva, il segno di una ferita sociale, educativa e culturale profondissima».
Ha parlato di un limite che si è rotto: «Si è rotto il rispetto della vita umana, il valore dell’altro». E ha denunciato l’abbandono sociale in cui crescono tanti ragazzi: «La violenza nasce nell’assenza di opportunità, nella povertà educativa, nella solitudine». Ha ricordato che quando una persona «smette di essere vista come un essere umano e diventa solo uno straniero, un immigrato, un altro, allora diventa più facile colpirla. E più facile accettare persino l’orrore». Bakary, ha detto, «non era un numero, non era uno slogan. Aveva sogni, paure, affetti, dignità. Aveva il diritto di vivere e di sentirsi al sicuro in questa città».
Per questo, ha insistito, il presidio «deve essere più di una commemorazione: deve essere una scelta collettiva». Una scelta che dica chiaramente che «a Taranto non c’è spazio per il razzismo, non c’è spazio per la violenza, non c’è spazio per la cultura criminale che ruba il futuro ai giovani»
Ha citato una frase del Teatro degli Orrori: «È nell’indifferenza che un uomo muore davvero» «Noi oggi siamo qui per rifiutare l’indifferenza. Per dire che la vita di Bakary conta »
link di : CRONACHE TARANTINE- 14 MAGGIO 2026
DA COLLETTIVA – 11 maggio 2026- 13.13
Il segretario generale della Cgil di Taranto, Giovanni D’Arcangelo – citazioni
Tutto malgrado gli appelli, gli allarmi, e mentre si continua a sottostimare un fattore molto più rischioso dell’emigrazione, ovvero il disagio sociale, l’abbandono delle periferie, la fragilità di un tessuto urbano che ormai scricchiola sotto i colpi inferti dalla crisi, dalla disoccupazione e dalla povertà. Anche in questo caso, non serve il cordoglio e la solidarietà, servono le azioni concrete.”
“L’agguato in cui è morto Bakary Sako è la terra emersa di un disagio più profondo – commenta ancora D’Arcangelo –, di un fenomeno crescente di disagio giovanile e non solo che noi abbiamo documentato con il continuo assalto agli autobus di trasporto pubblico, con l’aggressione al personale sanitario, con le botte agli operatori del 118, con i piani sociali di zona che vanno affrontati come strumento utile e necessario”.
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un altro articolo di cui il titolo:: se vuoi apri il link per leggere
In 15 anni 37 mila persone “fuggite” da Taranto, una città vertenza

